Malinconia greca. I deboli accettano quello che devono accettare?

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Una legge naturale spinge a dominare chi puoi sopraffare

Tucidide, il Dialogo dei Meli, in La Guerra del Peloponneso

di Massimo RIBAUDO

No, non ce la faccio per la terza volta a urlare un grido che non era da stadio, non era tifoseria. Era ribellione, era sperare e contribuire a sperare che si sarebbe spezzata la grigia catena del “non ci sono alternative”. Che qualcuno finalmente avrebbe impedito ai ragionieri della politica di applicare le loro regole ferree. “La democrazia finisce dove inizia l’insolvenza”: questa è la regola dei forti. Di Jeroen Djiissembloem e Wolfgang Schauble. Dei sempre più forti, perchè gli altri sono deboli.

Perché lo stato, oggi, è sottoposto alle regole privatistiche che vogliono che i servizi pubblici siano deficit, e i salvataggi bancari siano una funzione pubblica.

Quel grido era fatto di nomi e parole greche. Syriza, Alexis, Oxi.

Quando dite: “non poteva fare diversamente”, dite che ha ragione Margareth Thatcher. Non si può fare diversamente. Se le banche chiudono, un referendum, che nelle parole di Alexis Tsipras, doveva insegnare la dignità di una nazione al mondo – e, visto il suo risultato, lo ha fatto – non ha nessun valore.

Certo, Syriza, che ha vinto nuovamente le elezioni greche, potrà amministrare in modo più onesto il bilancio pubblico. Ma le regole per amministrarlo, sono quelle imposte dalla Troika. Privatizzazioni. Deregolamentazioni. Potere delle banche straniere. I soldi sono quelli per creare una partita di giro che li riporta alle banche greche, francesi e tedesche. Non possono creare sviluppo in Grecia. Ci proverà, ne sono certo. Ma dentro la prigione del debito è impossibile riuscirci.

E i tagli saranno quelli imposti dal memorandum di intesa. Ora, nessuna vittoria elettorale può negarlo.

Mentre vedo sorrisi di vittoria e cantare Bellaciao, riascolto le parole di Pierre Moscovici, socialista (dice), Commissario Europeo per gli Affari economici e monetari che, davanti alla domanda di Lucia Annunziata su Alexis Tsipras, nella trasmissione su Rai3 “in Mezz’ora” ha risposto: “Quel che è certo è che la Grecia deve fare le riforme chieste. L’Italia le sta facendo, delle buone riforme. Anche la Grecia deve farle se vuole restare nell’Eurozona. Non importa chi vince“. Non c’è più destra o sinistra. Solo capitalismo e mercato. Niente società e stato, niente rappresentanza, lavoro, dignità. Solo destra.

Pensiamoci, guardiamo in faccia la realtà, e riflettiamo su cosa è diventata davvero la politica. La candidatura a gestire un programma già definito da altri. Dove prendere uno stipendio per garantire che il corpo dello Stato, la sua popolazione, possa servire, come in Matrix, a garantire la vita della grande macchina finanziaria.

L’accordo sugli 85 miliardi di euro di nuovo prestito, a uno stato fallito,  ha salvato le Borse in quel 13 luglio, che salveranno, fino alla prossima crisi, il modello finanziario globale, e faranno restare le Grecia nel limbo dei paesi falliti, ma che non devono dichiararlo. Imbalsamati nel “non ci sono alternative”. All’Euro, alla Nato, alla Bce, al FMI, al Meccanismo Europeo, al fondo salva stati.

A questa lenta e inesorabile discesa della società europea in un destino di terra di schiavitù – sempre meno diritti, sempre salari più bassi – per i popoli che vorranno abitarla. E i vecchi ragionieri delle dinastie capitaliste a regolare il tutto.

Io sono per i sabotatori, ora. Certo, speravo anche che ci fossero margini di accordo, ma sono passati anni. Ora sappiamo che Draghi, Monti, Renzi non hanno nessuna soluzione. E che sono il problema. Tengono in vita uno stato per essere sfruttato dalla macchina finanziaria. Non deve avere sviluppo, storia, futuro. Basta che compri e venda un po’. E che i suoi governanti garantiscano al meglio le regole del mercato globale. Sui diritti Tv,  ai privati, sulla sanità, ai privati, sulla scuola, ai privati.

Quello che anche Alexis Tsipras ora dovrà fare. Perchè ha accettato il principio che non ci sono alternative.

Ci sono, invece.

Non accettare il Memorandum. Non accettare l’agenda delle riforme. Rovesciare il tavolo. Spaventarli. Uscire. Chiuderanno le banche? E cosa succede poi? Mostri terrificanti, morti nelle strade: siete sicuri? Davvero succede tanto peggio rispetto alle percentuali di disoccupazione attuale? Siete sicuri? Se lo siete, non opponetevi. Non serve. Costa anche troppo. Chiamate direttamente Mario Draghi a governare tutto (lo sta già facendo). Non illudetevi con il teatro del governo politico. E’ mera finzione. Ed è meno divertente di una serie televisiva.

Ma se non ci credete cominciate a pensare a cosa succede in uno stato che decide di andare contro le regole attuali. Contro la privatizzazione della vita. Che torna a governare il lavoro, la produzione, l’educazione, l’assistenza, il welfare. L’economia concreta e reale. E iniziamo a creare. A progettare.

La prossima volta, magari, non saremo così deboli davanti ai forti. Che non hanno colpe, in fondo. Se ci facciamo deboli, gli viene voglia di dominarci.

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3 Pensieri su &Idquo;Malinconia greca. I deboli accettano quello che devono accettare?

  1. Si caro Ribaudo. Ha ragione la Merkel, i debiti DEVONO pagarli chi li contrae ho pensi che l’operaio debba lavorare una ora in più al giorno per gli scansa fatica?—SOLO SE UN PAESE HA I CONTI IN REGOLA E PRODUCE DI PIU’ DI QUELLO CHE SPENDE PUO’ AVERE VOCE IN CAPITOLO E FARSI SENTIRE PUNTO.

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