Allo specchio, la verità

ritratto

di Giandiego MARIGO

Alla fine, diciamolo, si tratta di guardarsi dentro ed allo specchio. Fuori da ogni retorica, definizione o pomposità. Certo, l’Ipnosi ed il Sistema, certo la Società Consumistica e la Cultura Dominante, ma nulla di tutto questo potrà mai essere più forte e più reale della Verità.

Guardarsi allo specchio e dirsi come stanno, realmente, le cose. Si può continuare così? Possiamo proseguire nella finzione che tutto vada per il meglio e che questo sia il miglior mondo possibile?
Possiamo continuare ad ignorare i segnali che il Pianeta che vive attorno a noi ci manda?
Le definizioni stanno a zero, come le chiacchiere, l’umanità possiede occhi e cervello e se non li usa è una colpa ed il più grave dei suoi peccati…

L’umanità è dotata di capacità di comprensione e se finge di non capire lo fa per scelta, per stoltezza finendo con il meritarsi quel che le capiterà. L’evidenza ci circonda … in cielo, in mare, la Verità bussa alla nostra porta e cammina per le nostre strade…narrandoci la profonda differenza fra ciò che è e quel che ci raccontano.
L’Apparenza, nelle nostre ordinate e pulite città, costruite sul sangue e sul dolore, si sgretola, per mostrare l’orrore del nostro assoluto egoismo.
Abbiamo un cervello, abbiamo un’anima ed il Pianeta ci invia ogni sorta di segnale, continuamente. Questi segnali sono lì per tutti, basterebbe volerli vedere.

Possiamo continuare così? Quanto tempo ancora potremo consumare e sprecare più di quel che c’è, più di quel che ci spetta? Per quanto tempo ancora potremo sostenere sia giusto impossessarci di quel che non è nostro e costruire la nostra grandezza sulla prevaricazione?

Per quanto tempo ancora potremo sostenere il possesso di pochi su quel che è di tutti e che non “appartiene a nessuno?
Realmente nostro è quello con cui nasciamo e quello con cui moriamo … cioè nulla se non la nostra anima che è il più grande dei possibili doni.
Alla fine le parole servono a poco meno di nulla, esse infiorettano e colorano la Verità sino a farla scomparire dietro alle definizioni. Quello che è lo abbiamo attorno e nessun luogo del pianeta è lontano o invisibile. Quello che siamo lo vediamo nelle nostre assurde guerre e nell’odio infinito che portiamo dentro e con il quale elaboriamo quella che poi definiamo Civiltà.

Alla fine la ripetizione di ciò che riteniamo giusto o logico o doveroso, morale o sacro, di quel che definisce la differenza fra gli uomini di fronte al divino immaginario o meno ch’esso sia, la definizione del nostro potere, della nostra ricchezza, della nostra influenza nel breve cammino che ci è concesso in questo mondo fra la nascita e la morte: tutto questo è una solenne inutile e dolorosa fregnaccia. Un balla gigante che continuiamo a raccontarci illudendoci di poter portare con noi una scintilla di eternità. Senza renderci conto che le scintille siamo noi. Che siamo circondati da scintille di cui facciamo scempio sino a farne il nostro cibo. La Verità è lì, ci circonda e ci avvolge, non è possibile narrarla, perchè il farlo la filtra, rendendola un punto di vista, è lì da vedere.
Ed allora ripetiamoci questa domanda: possiamo continuare così? Questa corsa da lemming verso il baratro ha qualche senso? Il modello sociale che abbiamo permesso ci imponessero è sostenibile?

Le risposte sono evidenti come lo è la verità ed il cambiamento non è la farneticazione di un rivoluzionario da operetta che rispecchia sé stesso ed il proprio enorme ego in quel che dice, ma una semplicissima, elementare necessità di sopravvivenza. Se questa umanità dolente vuole sopravvivere deve cambiare e deve farlo in fretta… deve redistribuire, deve cercare la giustizia, accettando l’orizzontalità, la circolarità. Ascoltando il divino femminile, deve modificare le proprie premesse teo-filosofiche, deve accettare la propria complessità ed abbandonare i dogmi che l’hanno portata sino al disastro. Decrescere verso la vera crescita, l’unica possibile e degna quella della propria intrinseca spiritualità (si badi, non ho parlato e non parlo di alcuna religione).

Il cambiamento è indispensabile: questo modello sociale ha distrutto il mondo, il Capitalismo non ha affatto vinto… Ha fallito, nel peggiore dei modi e ci sta distruggendo con la sua parabola discendente verso un Medio Evo tecnologico ed elitario, terribile e selvaggio: questo è il modello che abbiamo implementato sin qui e che sta portando l’umanità verso la sua ingloriosa e drammatica fine.

Non c’è bisogno di prove scientifiche o meglio esse ci circondano sono lì davanti ai nostri occhi basta guardarle. Sono evidenze.

Il resto, le chiacchiere, le definizioni, le tifoserie, le sigle, le divisioni … persino le parole che più amiamo e che , secondo noi, ci definiscono, sono una montagna di inutili orpelli che abbiamo inventato per nasconderci l’evidenza della verità.

(Pubblicato su Nuova Resistenza)

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