A Berlino c’è un popolo. Centinaia di migliaia contro il TTIP. Il trattato che uccide il diritto

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di Luca SOLDI

Centinaia di migliaia di persone, 250mila sembra una cifra decisamente realistica, sono scese in piazza sabato a Berlino, in Germania, per protestare contro il Ttip.

Contro il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti in corso di negoziato dal 2013 tra l’Unione europea e gli Stati Uniti.

Il governo di Berlino appoggia il trattato, ma i manifestanti, organizzati nella Confederazione dei Sindacati tedeschi (Dgb) e da tante associazioni, temono che l’accordo faciliterebbe l’ingresso di alimenti con OGM difficili da rintracciare, un maggiore utilizzo di pesticidi, riduzione dei diritti dei lavoratori e la concentrazione delle produzioni nelle mani di pochi.

Il TTIP è un trattato di liberalizzazione commerciale che ha l’intento dichiarato di abbattere dazi e dogane tra Europa e Stati Uniti rendendo il commercio più fluido e penetrante tra le due sponde dell’oceano. L’idea, che potrebbe sembrare buona, nasconde pericoli che minerebbero il diritto di ciascuno e quelli comuni. Diritti già abbastanza condizionati e ridotti nelle nostre società più avanzate. Infatti, in realtà, questo trattato, che viene negoziato in segreto tra Commissione UE e Governo USA (senza Wikileaks non ne avremmo saputo nulla), vuole costruire un blocco geopolitico offensivo nei confronti di Paesi emergenti come Cina, India e Brasile creando un mercato interno tra noi e gli Stati Uniti le cui regole, caratteristiche e priorità non verranno più determinate dai nostri Governi e sistemi democratici, ma modellate da organismi tecnici sovranazionali sulle esigenze dei grandi gruppi transnazionali, le corporation multinazionali. Con il rischio, anzi la certezza, che norme, prodotti e controlli finirebbero nelle mani di lobby, gruppi, multinazionali fuori dal raggio d’azione di ogni controllo pubblico.

Rischi per tutti settori di produzione e consumo come cibo, farmaci, energia, chimica, ma anche per i nostri diritti connessi all’accesso a servizi essenziali di alto valore commerciale come la scuola, la sanità, l’acqua, previdenza e pensioni, sarebbero tutti esposti a ulteriori privatizzazioni e alla potenziale acquisizione da parte delle imprese e dei gruppi economico-finanziari più attrezzati, e dunque più competitivi.

Facile immaginare che, senza misure di tutela pubbliche, come i contratti di lavoro, misure di salvaguardia o protezione sociale o ambientale, potrebbero essere spazzati via i produttori che ancora conservano standard di qualità alti (e quindi più costosi) se non si affidano allo studio legale giusto e ben accreditato. Tutto questo va ben oltre le derive di oggi, come possiamo vedere con le “liberalizzazioni” introdotte dal Jobs Act.

Ricordiamolo: le vertenze non verrebbero giudicate da tribunali ordinari che ragionano in virtù di tutta la normativa vigente, come è ancora possibile, ma da un consesso riservato di avvocati commerciali superspecializzati che giudicherebbero solo sulla base del trattato stesso se uno Stato – magari introducendo una regola a salvaguardia del clima, o della salute – dovesse creare un danno a un’impresa. Se venisse trovato colpevole, quello stato o comune, o regione, potrebbe essere costretto a ritirare il provvedimento o ad indennizzare l’impresa. Pensiamo ad un caso come quello dell’Ilva a Taranto, o della diossina a Seveso, tutte le problematiche emerse nelle Terre dei Fuochi. Ecco così che l’ingiustizia sarebbe davvero servita, ben oltre quanto accade oggi.

Per questo in tanti hanno manifestato a Berlino ed in tanti continueranno a farlo ancora. E c’è da immaginarsi e da sperare, manifesteranno in tanti non solo nella Germania della Merkel, malgrado gli sforzi di alcuni media di sottacere e nascondere la questione.

 

 

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