Venezia vive anche grazie a Klimt e Chagall. Non certo grazie al suo sindaco

klimt

di Francesco BORGHESAN

Che un sindaco di una città d’arte definisca l’opera di Klimt “modernariato” e pensi che la sua città possa privarsene per ragioni economiche (queste le notizie a meno di smentite) trovo sia peggio della distruzione dell’arco romano a Palmira o dei Buddha di Bamiyan.

In questi ultimi casi , per quando abominevole e barbarico, nell’atto di distruggere vi è il riconoscimento dell’importanza dell’oggetto distrutto sia esso o di tipo religioso (iconoclastia) o di tipo culturale (io sono il nuovo e prima di me non vi deve essere memoria). Nel caso del Sindaco vi è il vuoto pneumatico dell’utilitarismo.

Nell’universo dell’utilitarismo, un martello vale più di una sinfonia, un coltello più di una poesia, una chiave inglese più di un quadro; perché è facile capire l’efficacia di un utensile, mentre è sempre più difficile comprendere a cosa possano servire la musica, la letteratura o l’arte” (Nuccio Ordine).

Servono a dimostrare la carica illusoria del possedere e i suoi effetti devastanti sulla dignitas hominis.

Bataille diceva con lungimiranza, che i governanti che hanno solo il senso dell’utilità vanno presto in rovina. L’utilitarismo infatti favorisce l’ignoranza e l’ignoranza comporta la decadenza.

Invero in un contesto sociale, dove si bada più all’aspetto esteriore che alla dignità interiore non c’è da meravigliarsi se la più grossolana ignoranza ha assunto l’apparenza di istruzione. E laddove non si distingue ignoranza da istruzione, dove ha senso solo ciò che ha un valore di scambio, dove la vita si configura come una continua lotta per il denaro, in quel dove, che poi è la società dei nostri giorni, non vi è posto per il futuro. Se ve ne fosse bisogno si faccia caso al fatto che grandi scoperte scientifiche sulle telecomunicazione, sull’elettricità , sulla medicina ecc. sono nate da studi teorici considerati inutili, senza scopo pratico, ma che cercavano solo di soddisfare il senso di curiositas di chi li praticava. Allora scambiamo pure il nostro futuro per un pareggio di bilancio: sarà sicuramente un “affare”.

Leggo poi che i commenti più ricorrenti alla proposta del Sindaco di Venezia di vendere opere d’arte per fare cassa, vertono, comprensibilmente, sul problema delle risorse. Si dice: non vi sono risorse.

Ebbene vorrei, con molta forza, mettere in evidenza che non è un problema di risorse bensì di DISTRIBUZIONE DELLE RISORSE. I due concetti (risorse e distribuzione delle medesime) sono incommensurabilmente diversi.

Pensare che vi sia un problema di scarsità di denari significa sparare su un bersaglio sbagliato: quand’anche si facesse centro il problema rimarrebbe vivo e vegeto. il bersaglio da inquadrare e’ dato dal capire chi si accaparra le risorse CHE SONO IN ABBONDANZA.

La dimostrazione e’ facile: fate caso che quando si è trattato di salvare il Monte dei Paschi di Siena in piena crisi economica, anzi come ci dicevano, con un piede già nel baratro, si sono trovati subito 4 miliardi di euro. Nella zona euro, quando si è trattato di salvare le banche private, nel periodo 2008-2014 i governi hanno trovato 800 miliardi recuperandone solo il 40%.

Se ora entreremo in guerra contro lo “Stato” Islamico, troveremo i soldi per la nostra azione. Finora nelle missioni di “pace” si sono trovati, e si continuano a trovare, risorse equivalenti a 2,8 milioni al giorno, pari a circa 1 miliardi di euro all’anno. Sono scelte, si può essere d’accordo su come vengono allocati i denari, oppure no, non è questo il problema che voglio mettere in luce; l’importante è capire che le risorse finanziarie non mancano.

Quando il Sindaco di Venezia (o Sgarbi) dice che piuttosto che muoia Venezia é meglio che muoia un’opera di klimt, utilizza un espediente retorico per fuorviarci dal comprendere quali sono i veri termini della questione.

Ci “insufflano” il pensiero che non vi siano alternative, che per ragioni indipendenti dalla nostra volontà, per ragioni di natura, come lo sono un temporale o un terremoto, Venezia non abbia liquidità per far fronte alle proprie spese.

In realtà Venezia incontra problemi economici perché è un unicum al mondo e viene trattata sul piano economico come una qualsiasi altra città (qui il Sindaco subisce scelte altrui).

Ci spiega bene Claudia Fornasier sul Corriere dell’ 11 ottobre, che è dal 2005 che Venezia non riceve trasferimenti che gli sarebbero dovuti grazie alla legge speciale del 1973, legge che considera la salvaguardia di Venezia una preminente questione nazionale (sottolineo nazionale).

Per di più il calcolo del patto di stabilità viene effettuato come se questi contributi venissero ricevuti (si tratta di 50-60 milioni di euro all’anno da accantonare).

Allora non è forse meglio che il Sindaco si ingegni , usi la sua intelligenza, il suo prestigio, la sua capacità di leadership (termine caro agli imprenditori quale lui é), per portare alla conoscenza dei cittadini veneziani ma anche italiani e del mondo la “questione Venezia” nella sua complessità, non in forma macchiettistica (considerando Klimt espressione del modernariato -ignoranza scambiata per istruzione-); non sono forse questi i bersagli da mirare: da un lato lottare per difendere Venezia in tutta la sua ricchezza anche simbolico-culturale, affinché venga, anche nei fatti, riconosciuta un patrimonio di tutti da tutelare e supportare con gli adeguati sforzi economici, dall’altro evidenziare la complessità perché siano i cittadini a decidere se gli va bene questo stato di cose, nel quale la vendita di klimt ne é la logica conseguenza, oppure cercare altre strade?

Ad esempio cominciando a prendere coscienza che non si può accettare che Venezia venga considerata meno di una banca o di un bireattore tornado.

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4 Pensieri su &Idquo;Venezia vive anche grazie a Klimt e Chagall. Non certo grazie al suo sindaco

  1. A dimostrazione del fatto che non è un caso isolato:
    http://www.umbria24.it/perugia-sodalizio-di-san-martino-vuole-vendere-quadro-del-perugino-per-ripianare-i-debiti/374758.html

    Svalutare il lavoro significa anche svalutare la cultura, per svalutare il lavoro si deve anche svalutare la cultura di un popolo. Benvenuti nel colonialismo 2.0, anche conosciuto come “euro” o “liberismo”.

    Ho iniziato a seguirvi da poco, ma mi pare proponiate dei contenuti interessanti.

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