Euro: i tre piani della sinistra

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di Marco GIUSTINI

La sconfitta di Tsipras contro la Troika di questa estate è stato un colpo micidiale alla prospettiva di cambiamento apertasi con la prima vittoria elettorale di Syriza. Quanto è avvenuto questa estate ha però di fatto aperto il dibattito a sinistra sul destino dell’eurozona, fino ad allora del tutto marginale. Si è creato il blocco europeo Varoufakis-Melenchon-Lafontaine-Fassina che propone con sfumature diverse come possibile l’uscita dall’euro.

Posizione questa che però è uscita sconfitta dalle ultime elezioni greche. Sebbene con un astensione fortissima che ha cancellato dal Parlamento greco i dissidenti di Syriza (Unità Popolare, supportata da Varoufakis) ha vinto Tsipras. Che si propone di gestire da sinistra l’irrealizzabile Terzo Memorandum della Troika, approvato dal primo governo Tsipras. Tra pochi mesi quando finiranno i soldi dei prestiti di emergenza europei la Grecia si troverà nelle stesse condizioni di questa estate. L’unica speranza di Tsipras è che in Spagna alle elezioni generali di dicembre possa vincere Podemos. L’uscita della Spagna dal blocco liberista potrebbe, infatti, il condizionale è d’obbligo, permettere alla Grecia di rinegoziare il debito ed avere la liquidità necessaria per realizzare una spesa pubblica espansiva.

Quindi le elezioni spagnole saranno decisive anche per il futuro del secondo governo Tsipras e per la ripresa di una politica socialdemocratica e neokeynesiana su base europea, in teoria, senza uscire dall’eurozona. Una vittoria di Podemos in Spagna avrebbe anche un effetto moltiplicatore in tutta Europa, darebbe ancora maggiore forza alla sinistra portoghese del Bloco de Izquierda – che potrebbe ora formare un governo in Portogallo –  al Sinn Fein in Irlanda alle prossime elezioni e favorirebbe Corbyn nel Labour inglese. Sostanzialmente metterebbe le basi per una nuova Internazionale Socialista in Europa.

Ma in caso di sconfitta di Podemos in Spagna, l’opzione più realistica diventerebbe quella di preparare l’uscita dall’eurozona, evitando che questa sfoci in nazionalismi identitari e xenofobi. In quest’ottica, nonostante la sconfitta in Grecia, resta importante l’opzione transeuropea promossa da Varoufakis ed a cui hanno aderito in Francia, Melenchon, in Germania Oskar Lafontaine ed in Italia, Stefano Fassina. Ovvero aprire la possibilità di una uscita dall’eurozona concertata a livello europeo nel caso l’Europa risulti del tutto irriformabile.

In realtà tra le due posizioni ne esiste una terza, che chiameremo PIANO C. Ovvero l’introduzione di una moneta complementare all’euro per sostenere il mercato interno. Un modo per uscire dall’euro senza uscirne. Una delle possibili proposte è l’introduzione dei Certificati di Credito Fiscale (CCF) di Stefano Sylos Labini che però ancora manca di una forza di riferimento politica europea. In Italia non esiste alcun partito che sostiene il PIANO C: è forse il caso di crearlo?

Fuori dal blocco liberista europeo che ormai comprende sia i vecchi partiti conservatori che quelli socialisti, la “Grosse Koalition” della Merkel che ormai si è riprodotta ovunque in Europa, ad oggi vi sono tre opzioni. Il Piano A è quello della nuova Internazionale Socialista, che nascerebbe in caso di vittoria in Spagna di Podemos, che propone una nuova Europa socialdemocratica e keynesiana all’interno dell’eurozona. Il Piano B è quello dell’Euroexit da sinistra di Varoufakis-Melenchon-Lafontaine e Fassina ed il Piano C che è una mediazione tra entrambi e che può però essere funzionale ad entrambi i Piani.

Il Piano C, ovvero l’introduzione di una valuta complementare all’euro, infatti nel caso del Piano A serve a facilitare una politica pubblica espansiva tramite la liquidità generata dalla valuta complementare, all’interno della compatibilità dell’eurozona. Mentre nel caso del Piano B permette di preparare per tempo i paesi all’introduzione di una valuta che poi sostituirà l’euro. Quindi è evidente che è interesse di entrambi i propugnatori dei Piani A e B sostenere anche il Piano C. Bisognerebbe parlarne.

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2 Pensieri su &Idquo;Euro: i tre piani della sinistra

  1. “Ma in caso di sconfitta di Podemos in Spagna, l’opzione più realistica diventerebbe quella di preparare l’uscita dall’eurozona, evitando che questa sfoci in nazionalismi identitari e xenofobi.”

    Ovviamente che la xenofobia vincerà molto più facilmente con l’euro, non vi sfiora? Poi avere un’identità… che mancanza di buon gusto! L’identità va bene solo per qualche folkloristica tribù…

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