Il senso della sinistra per la fregatura

joeren

 

di Franco CILLI

 

Ho perseverato nell’idea di Europa prima di accorgermi che le idee vanno bene fintanto che è la realtà che detta le regole e non l’immaginario, sia esso collettivo – lascito di una storia densa di passione e sangue -, o individuale, frutto malato del solipsismo dell’intellettuale avvolto dalla muffa di vecchi scaffali. L’immaginario è tendere a qualcosa che trascende il quotidiano, ma oltre certi limiti diventa mera illusione.
Il materialista non si nutre d’immaginario, ma di fatti tangibili.

L’Europa è il nostro campo privilegiato, i conflitti sono globali, i diritti vanno globalizzati. Strano, perché mai un diritto non può essere globalizzato se hai una moneta sovrana?

Marx era internazionalista. Si, ma Marx non ha fondato una religione: era internazionalista e non protezionista certo, seguiva una prassi conseguente alla sua scienza economica, ma era principalmente un materialista, un positivista, niente di immaginario. Avrebbe potuto essere tutto e il contrario di tutto se avesse inteso come contingente un certo agire piuttosto che un altro.

D’accordo, Tsipras ha dovuto cedere per la forza del nemico, ma se avesse valutato meglio la situazione forse non avrebbe ceduto o forse lo avrebbe fatto da posizioni più nette. Non puoi volere la fine dell’austerità e allo stesso tempo continuare a volere ciò che la alimenta. È come non volersi scottare, ma rifiutarsi di spegnere l’incendio.

Il problema sta tutto lì, l’Europa immaginata si scontra con l’Europa reale, la cui costituzione, e sottolineo costituzione, cioè l’architrave su cui si reggono l’insieme di regole, norme, pesi e contrappesi della legislazione e dell’ispirazione democratica di uno stato, non permette deroghe a certe regole. E queste regole sono quelle del capitalismo finanziario.

Sappiamo benissimo che per cambiare gli elementi costituenti di un aggregato così imponente, come una nazione di popoli e stati, occorre un consenso larghissimo o una rivoluzione. Dannatamente improbabile, direi. Tutto questo poi perché? Per realizzare un esperimento che parte da un anelito ideale: dimostrare che la bramata Europa è possibile. È fin troppo facile dimostrare che difficilmente può esistere un qualcosa senza che esistano le dovute premesse. Dov’è l’unità dei popoli? Dov’è la comunanza dei valori, l’unione politica, la banca federale che copre il deficit della California senza strangolarla?

Facciamo prima l’unità monetaria poi si vedrà, è stato il mantra. Si è visto: abbiamo offerto i nostri soldi al mercantilismo tedesco  su un piatto d’argento.

Gli stati nazione sono un retaggio di un passato fatto di guerre e sopraffazione… Stato nazione, suona così male alle orecchie progressiste. Eppure “stati sovrani” per nulla defunti all’interno della stessa Europa,  sono fra i maggiori responsabili di guerre infami che hanno portato allo smembramento della Libia e allo sfacelo della Siria. Diciamocelo: chi crederebbe ad un Belgio sovrano che fa la guerra all’Austria?

Non è meglio piuttosto che un’Europa senza linfa nè anima, un’Europa confederazione di stati sovrani?

Si fa qualcosa di sbagliato, sapendo che è sbagliato perché si crede che l’errore produrrà comunque alla fine qualcosa di giusto.

Non possiamo chiedere più forza e più consenso per Tsipras se non sappiamo come utilizzerà questa forza. L’ambiguità e la retorica non servono a nulla: “diamo forza a Tsipras, Podemos e altri perché sono di sinistra e la sinistra combatterà l’austerità se ne avrà il potere”.

Torniamo indietro di una casella. Come? Il militante di sinistra è molto paziente, ma non si può sperare in una compattezza del popolo di sinistra se non si capisce cosa farà esattamente Tsipras del suo potere e quando esattamente dirà la fatidica parola: fuori dall’euro e fuori da questa Europa, perché non esistono le condizioni.

Qui, sì che uno sforzo di fantasia servirebbe, perché occorre immaginare quando e come contrattaccare.

Forse ormai è troppo tardi: non si può non essere con Alexis Tsipras dopo l’investimento massiccio nei suoi confronti.

Non si può più tornare indietro, anzi si deve insistere perché “sull’euro non bisogna dargliela vinta” . Bella tattica. Non possiamo dire che abbiamo sbagliato tutto e non possiamo più permetterci la chiarezza delle nostre posizioni. Dal materialismo recediamo al sofismo.

Ma questo è un ricatto duro da sopportare per tutti noi di sinistra ed è colpa loro, di quelli che ci hanno guidato fino ad ora e ci hanno costretto con i nostri pochi mezzi di semplici militanti a capire, in ritardo, quello che essi avrebbero dovuto capire da tempo: che l’euro e questa Europa sono una fregatura.

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2 Pensieri su &Idquo;Il senso della sinistra per la fregatura

  1. una sola osservazione: se si tornasse alla moneta nazionale, il capitalismo finanziario sparirebbe o sarebbe più debole? La Grecia da sola se la caverebbe meglio? e noi?

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    • Paolo, se tu vedi la moneta nazionale esclusivamente dal punto di vista economico. Non c’è risposta. Ma se la vedi, come è, un rapporto di potere, tu dai un forte colpo al capitalismo finanziario perché puoi tornare a gestire l’economia reale. Certo, la capacità di gestirla poi dipenderà dal popolo italiano. E te la facciamo noi una domanda: non è che tutte le elite politiche europee sono peggiorate proprio in funzione della deresponsabilizzazione creata da una moneta privata? La Grecia, lo leggi da TUTTI gli economisti, potrà solo peggiorare col nuovo prestito…

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