Relazione sull’incontro di Livorno

livorno

[Documento politico 002-d/2015/A]

La valutazione sull’incontro tenutosi a Livorno il 22-23-24 Ottobre scorsi porta il coordinamento politico del MovES a concludere che il confronto pubblico con altre aree della sinistra sia stato utile e proficuo, soprattutto nella conferma della linea politica che stiamo concordemente tracciando.

L’utilità deriva sia dalla constatazione che certi percorsi unitari restano obiettivamente impraticabili, sia dalla ragionevole prospettiva di poter lavorare almeno con uno dei soggetti politici presenti, in questo caso Futuro a Sinistra, alla costruzione di un percorso politico unitario che si fondi sulla condivisione di alcuni obiettivi programmatici di particolare rilevanza: l’approccio alle questioni europee nella ricerca di soluzioni che portino al superamento delle politiche di austerity e la conferma di un nuovo metodo organizzativo che prevede il coinvolgimento di una sinistra popolare e partecipe dei processi decisionali capace di superare i limiti di una sinistra chiusa nelle segreterie di partito e sempre più distante dai bisogni delle persone.

Prima giornata: giovedì 22 ottobre

Il primo dei tre incontri è stato dedicato ai problemi della città di Livorno e abbiamo toccato con mano come la politica istituzionale sopravvive in un limbo di piccole guerre di potere, di meccanismi burocratici comprensibili solo agli addetti, di promesse che non saranno mai mantenute e di progetti inesistenti e tutto questo mentre apprendiamo che in città, tra i tanti problemi creati dalla crisi, c’è un’emergenza casa per cui è diventato normale per gli sfrattati dormire in macchina.

Il confronto è avvenuto tra esponenti politici senza un vero coinvolgimento dei cittadini presenti e la noia è stata seconda solo all’amarezza per non aver ascoltato una proposta che andasse in direzione dei bisogni drammaticamente urgenti di chi è ancora senza una dimora.

Alla fine del dibattito ci siamo fermati a scambiare qualche parola con Marco Valiani, uno dei relatori, consigliere comunale di Livorno eletto nella lista del M5S e successivamente espulso per dissensi con il sindaco pentastellato sulle nomine poco trasparenti di assessori e vertici di partecipate.

Una persona che ci è apparsa sinceramente interessata a non rinunciare a idee e obiettivi utili per la città ma che nello stesso tempo esprime il paradosso di chi è rimasto prigioniero di una logica del potere che pensava di superare entrando nel M5S. In questo si intravvede tutta l’anomalia italiana di un’assenza della sinistra dei bisogni e del passaggio inutile e traumatico di chi spera di portare avanti istanze popolari all’interno di un movimento populista e falsamente democratico come il partito privato di Grillo e Casaleggio.

Terza giornata: sabato 24 ottobre

La serata è dedicata ai temi europei e il titolo che sottende un suggerimento è “Syriza in Grecia, Podemos in Spagna. E in Italia?”, quasi a dire che questi partiti possono essere il modello mancante in Italia e una risposta certa alla grave questione europea. Ospite d’onore Tommaso Fattori di Sì Toscana a Sinistra, una persona dal fare mite e rassicurante, sicuramente un politico serio che avrebbe fatto bene come governatore e che potrà fare ancora bene per una regione come la Toscana. Ma qui si parla di euro e per quanto mi sforzo di restare attento alle sue parole, il discorso resta vago e generico, infarcito di interrogativi retorici cui non seguono risposte e soprattutto non emerge nessuna proposta. A un certo punto sento che Fattori dice qualcosa che mi suona familiare: “Il problema non è la moneta, ma chi governa la moneta”. Devo averla sentita diverse volte questa frase, come se facesse parte di un vademecum, di una formula talmente ovvia che riesce a sortire sempre un certo effetto, da imparare a memoria per quei politici della sinistra euroforica a digiuno di economia politica e impegnati in una mission impossible, quella di “Salvate il soldato Euro!”

Mentre mi avvio per prenotare una domanda a Fattori mi viene in mente come la frase in questione, che implica un ventaglio di relazioni possibili tra un oggetto qualsiasi e il suo eventuale utilizzo, è applicabile alle più svariate situazioni della vita. Penso che il problema non è la mazza da baseball ma chi la brandisce, e cioè se si tratta di un provetto battitore sul campo oppure di uno dei drughi nel film Arancia Meccanica. Rinuncio a presentare le mie osservazioni a Fattori, consapevole che servirebbero solo a fare torto a una persona che sta provando a impegnarsi seriamente per la regione Toscana.

Quanto mi sarebbe piaciuto poter dire che se la moneta in sé non è un problema, ma il problema è chi la governa, e se chi governa questa moneta privata e straniera è la BCE che non può essere obbligata da nessuno a fare una politica monetaria piuttosto che altra perché come è scritto nel suo statuto molto democratico non è tenuta a prendere ordini da nessuno, allora, a fronte dei disastri provocati dagli squilibri di una valuta con cambio rigido, funzionale solo a chi lucra interessi sui debiti sovrani e che viene emessa da un organo che non risponde a nessun tipo di volontà democratica, se davvero l’unico problema è chi governa la moneta e non la moneta in quanto tale, perché un governo legittimo dovrebbe privarsi di uno strumento così fondamentale per finanziare in proprio la spesa pubblica e mettere in atto una corretta politica economica nell’interessa dell’intera collettività? Mi rassegno al fatto che la sinistra liberista non potrà mai rispondere a questa domanda ovvia se non con un’altra risposta ovvia che prevede, ahimè, il rifiuto di uno strumento monetario come l’euro costruito per ragioni politiche con l’unico scopo di soggiogare ogni volontà popolare e la cui conseguenza devastante è quella di deflazionare i salari e rendere strutturale e stabile nei secoli un elevato tasso di disoccupazione.

Diciamolo apertamente: l’euro è una gran rottura di palle. Lo è per la sinistra “responsabile” e fedele esecutrice di programmi governativi dettati dalla Troika quando è costretta a difendersi con argomenti razionali dalle critiche della sinistra autenticamente socialista e lo è anche per noi quando dobbiamo rinunciare al confronto se non vogliamo passare dal campo illuministico della ragione a quello fideistico della metafisica. Ma una cosa è certa per il momento, e questo i social-liberisti lo hanno ben compreso: fuori dall’euro oggi, per i politici di una certa sinistra, non ci sono poltrone e forse neanche posti in piedi.

Noi del MovES non abbiamo alcuna intenzione di metterci comodi nei salotti del sistema e condurremo con forza anche e soprattutto questa battaglia fino a quando la democrazia non ritornerà nelle mani di chi oggi lavora, o sogna d’avere un lavoro, per mantenere in piedi un sistema di privilegi e disuguaglianze.

Seconda giornata: venerdì 23 ottobre – la giornata di partecipazione del MovES

Questo incontro è incentrato sul tema di quello che succede a sinistra e dell’eventuale prospettiva di un’azione unitaria. La prima conclusione da trarre è che nella sinistra delle formazioni politiche presenti, con parziale eccezione per Futuro a Sinistra, non succede proprio niente.

Prima di sintetizzare la proposta avanzata durante l’incontro dal sottoscritto a nome del MovES con lo scopo di realizzare un processo unitario delle sinistre che abbia senso e che vada in direzione di obiettivi programmatici concreti per il soddisfacimento dei bisogni reali di larghe fasce della popolazione italiana lasciate ai margini in una povertà crescente, facciamo un breve excursus delle posizioni rappresentate dagli altri relatori.

Secondo Massimo Torelli de l’Altra Europa per Tsipras occorre un soggetto unitario che non abbia sigle al suo interno. Un partito omogeneo della sinistra che operi a livello Europeo per un cambiamento della politica. Non è dato sapere al momento sapere cosa in concreto dovrebbe cambiare e soprattutto con quali strumenti giuridici inesistenti sarebbe possibile mutare l’incubo in un sogno. Torelli aggiunge che non c’è bisogno di individuare alcuni punti programmatici forti su cui convergere per unirsi perché a suo dire siamo già d’accordo su tutto. Sarebbe sufficiente dichiararsi di sinistra e pur non dicendo niente e non stabilendo alcun obiettivo in maniera esplicita ci si presenta uniti all’elezioni e si va a cambiare l’Europa.
E poi, Massimo Torelli, alla domanda sugli interlocutori e i destinatari delle scelte politiche, se non fosse il caso di puntare ad altre aree della società, visto che quasi il 50% degli aventi voto non si reca più alle urne, e di questa percentuale molta parte dell’elettorato è storicamente di sinistra, lo stesso Torelli a quel punto farfuglia risposte ovvie, visibilmente infastidito.
Il tempo è scaduto, non c’è tempo per approfondire. Confusione totale.
Sorge il dubbio che la strategia vincente di Tsipras per la Grecia sia il modello da seguire. Ed è una posizione che RESPINGIAMO!

Monica Sgherri di Rifondazione Comunista commenta una mia osservazione circa l’impossibilità di attuare riforme economiche e politiche sociali in assenza di risorse finanziarie, oggi rese indisponibili dalla mancanza di strumenti autonomi di politica monetaria per i governi dell’Eurozona.
I governi sono costretti a finanziare la propria spesa pubblica esclusivamente sui mercati finanziari alimentando la spirale del debito pubblico. Le risorse secondo la Sgherri sono comunque sufficienti e andrebbero solo utilizzate meglio.

Noi siamo d’accordo che la razionalizzazione nell’utilizzo politiche delle risorse finanziarie disponibili sia indispensabile ma siamo anche sicuri che i tagli crescenti al Welfare si spiegano soprattutto con il soddisfacimento di necessità contabili imposti dalla UE e implicite nel sistema del debito connesso alla moneta unica. Concordiamo in linea di principio con la rappresentante di RC su una considerazione circa il PIL e l’ossessione della crescita senza la quale il sistema resta in recessione. È vero che il sistema economico produce abbastanza da poter soddisfare in teoria i bisogni di tutti se ci fossero politiche redistribuitive dei redditi (e dell’occupazione) più eque.

Sfugge però un fatto essenziale e cioè che in questo sistema politico-finanziario gli interessi sul debito pubblico, e il debito stesso nel suo insieme, sono destinati a crescere irreversibilmente e se il PIL non cresce di conseguenza il bilancio dello stato non può che aggravarsi mentre la politica dei tagli può solo inasprirsi. Nessuna proposta concreta quindi da Rifondazione Comunista, nessun progetto utile a dare risposte e risolvere problemi.

Non c’aspettavamo niente, lo ammettiamo, da un partito che si compiace ancora di chiamarsi comunista ma che dimentica come questa definizione dovrebbe pianificare il superamento del capitalismo come modo di produzione. Invece pare che il sistema economico vada di per sé bene e che non contenga contraddizioni strutturali come, per esempio, il sistema del debito pubblico nelle mani degli interessi privati delle banche.

Una posizione politica che non propone nulla di concreto, e basta leggere quello che scrive Ferrero per capirlo, ma nello stesso tempo conferma e legittima l’esistenza di un quadro di potere che noi del MovES osiamo mettere in discussione.
Considerando che le soluzioni proposte dalla Sgherri, per quanto oniriche, sono coerenti con il comunismo futurista di Rifondazione, rimandiamo la sua proposta in un Universo parallelo.

Simone Oggionni del Coordinamento nazionale di SEL dice cose di sinistra, condivisibili nei valori ma senza obiettivi chiari e definiti, ma poi accetta che il suo partito vada in tutt’altra direzione.

I commenti li lascio a chi legge avendo noi già rese pubbliche le nostre critiche dopo l’approvazione del documento di Vendola all’interno dell’Assemblea nazionale di SEL e alla luce anche delle dichiarazioni di Laura Boldrini a sostegno di Renzi. Mi limito a trascrivere quello che ho sentito con le mie orecchie e che Oggionni ha espresso con grande enfasi: “Il PD è un partito di destra perché fa politiche di destra. Il problema però non è solo Renzi, perché se fosse sufficiente sostituire Renzi con un’altra persona, io sarei il primo ad entrare in quel partito. Il problema è proprio il PD”. E poi ci si allea alle elezioni amministrative?
ECCO PERCHE’ RESPINGIAMO LA SUA POSIZIONE.

Monica Gregori di Futuro a Sinistra resta l’unica eccezione in questo incontro dove l’astrattismo politico oscilla tra buoni e vaghi proponimenti e mancanza di obiettivi. Intercettando un concetto a noi molto caro la Gregori parla di sinistra popolare, di coinvolgimento del popolo sui territori e di capovolgimento delle regole del gioco a livello nazionale ed europeo. Una boccata d’ossigeno. Sostiene che la politica deve essere diretta dai cittadini in una concezione popolare alternativa al populismo e agli estremismi delle destre e della Lega. Siamo d’accordo. Come siamo d’accordo sulla posizione riguardante euro e politiche europee.
Futuro a Sinistra dovrà confermare una scelta di campo coerente con i suoi propositi: se non cede alla tentazione di allearsi alle prossime amministrative con il PD o con chi lo sostiene e se a livello nazionale non confluisce in coalizioni con partiti o soggetti politici pro euro, allora la possibilità di condividere uniti anche solo parte di un percorso politico che vada in direzione dei bisogni reali delle persone, diventerà una prospettiva realistica che auspichiamo con grande forza per costruire una rete popolare e di sinistra.

Conclusioni:

Prendiamo atto che le sinistre di sistema rappresentate da SEL, Rifondazione Comunista e l’Altra Europa per Tsipras sono prigioniere di una logica che noi rigettiamo fermamente e che resta antitetica al nostro Manifesto, al nostro Programma e al nostro Metodo: ammucchiate elettorali, assenza di programma e obiettivi politici, approssimazione d’analisi, cauto e interessato opportunismo, attenzione a non dispiacere un sistema di potere che in qualche modo legittima la loro opaca e inutile esistenza; ma soprattutto colpisce l’abissale distanza di questi soggetti politici dalla sinistra popolare dei bisogni e delle risposte.

Noi, come MovES, abbiamo invitato tutti i presenti a considerare una nostra proposta fondata su un percorso unitario partecipato dal basso e sulla base di pochi obiettivi forti e chiari. Abbiamo proposto, alla luce di queste condizioni preliminari, di iniziare subito a costruire insieme una piattaforma politica comune, uno spazio terzo dove riconoscersi e coordinarsi per raggiungere obiettivi essenziali. Non intendiamo confluire in nessun partito, né chiediamo ad altri di confluire nella nostra sinistra in movimento. Abbiamo voluto individuare nel LAVORO un tema centrale e ineludibile per ogni sinistra degna di definirsi tale. Una proposta sintetizzata nei primi tre punti del nostro programma dove si parla di DIRITTO AL LAVORO e DIRITTO DEI LAVORATORI.

Obiettivi politici chiari e comprensibili, realizzabili e praticabili che rappresentano una risposta concreta ai bisogni disattesi delle classi lavoratrici sfruttate, disoccupate e precarie. Obiettivi che in teoria sarebbero condivisibili pure da quei partiti di sinistra asserviti ad una democrazia in cui anche se si viene eletti non si governa.

La nostra proposta è stata chiara: congelare MES e Fiscal Compact, per un valore di oltre 50 miliardi di euro l’anno e indirizzare quei fondi per azzerare la disoccupazione, ridurre il cuneo fiscale e allineare le pensioni minime a importi ragionevoli.

Per ora non abbiamo udito alcuna risposta ma la nostra azione politica continua e va incontro non ai dirigenti di partiti che hanno fallito e che perseverano nell’errore. Andiamo a parlare e organizzarci con chi sta subendo il dominio del potere: lavoratori sfruttati, precari, disoccupati, pensionati, lavoratori autonomi, studenti senza futuro, gli invisibili senza rappresentanza.

Questa è la nostra direzione.
Non possiamo sbagliarci.
Andiamo a sinistra.
Franz Altomare per il Coordinamento Politico del MovES

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4 Pensieri su &Idquo;Relazione sull’incontro di Livorno

  1. Bravi, avanti così. Passiamo pure il tempo a cercare i motivi di divisione anziché quelli di coesione che sono di gran lunga prevalenti. Immagino le risate che si fanno a destra.

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    • Infatti.
      Abbiamo fatto proposte.
      Non ne abbiamo sentite.
      Trovami un motivo di coesione, una sola ragione e un solo obiettivo e siamo pronti ad unirci.
      Ma noi sentiamo solo chiacchiere.
      La sinistra evanescente è destinata a fallire sempre.
      Un solo obiettivo, uno solo che non sia la golosità di poltrone.
      Non ne perdiamo tempo con chi parla ancora il politichese e non ha a cuore i bisogni delle persone.
      Quando c’è una proposta seria l’ascolteremo.
      Le nostre per una certa sinistra sono fin troppo concrete.

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  2. Da una parte capisco il sarcastico commento di andalucia5865, e solo cinque anni fa l’avrei pure sottoscritto, non troppo entusiasticamente, ma l’avrei fatto, avendo ancora alcune illusioni che però, nel frattempo, sono tutte naufragate malamente.
    Il problema grosso della sinistra, io credo, consiste nel non avere nulla al di fuori di una visione elettoralistica che privilegia il conseguimento di posti da cui manovrare leve, completamente dimentica che i grandi successi, quelli ora minimizzati o neutralizzati dagli avversari, furono conseguiti grazie alle grandi mobilitazioni popolari, quelle che, a un certo punto, cominciarono a dare fastidio perché segreterie e base cominciarono a dire cose diverse (un certo D’Alema, in proposito, fu abbastanza attivo).
    I nostri avversari “fanno i fatti” e per questo vincono a mani basse. Noi dovremmo fare altrettanto. Individuare obiettivi strategici e condivisibili, in grado di aggregare e coinvolgere.
    Abbiamo un compito gravoso. risalire una ripida china con persone sfiduciate e ormai avvezze a non essere ascoltate, e che non ascoltano più, giustamente, il chiacchericcio di gladiatori da tavola rotonda, più avvezzi a spiegare perché “non funziona” che a trovare percorsi.

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