E se partissimo dalla critica del maggioritario?

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di Claudio BAZZOCCHI

Sono giorni che tutti i giornali e commentatori parlano della frase di Fassina sul ballottaggio e sul M5S.

Purtroppo, quando si esce dal sistema elettorale proporzionale, gli attori politici e gli elettori sono investiti da valutazioni, commenti, tattiche e pettegolezzi che hanno ben poco di politico.

La politica cessa di essere visione del mondo – campo accidentato e tragico in cui ogni giorno provare a ricucire autorità e verità ed evitare così la dissoluzione nichilistica del non senso e della volontà di potenza nella convivenza civile – e si avventura nella giungla degli opportunismi, delle alleanze spurie per ottenere almeno un voto più degli avversari. E gli avversari politici non sono più portatori di visioni del mondo contrapposte con cui competere nella lotta etico-politica sull’idea di libertà e di mediazione tra individuo e Stato più affascinante, ma il nemico da schiacciare – appunto con un voto in più – nell’ottica della vittoria a tutti i costi a cui non può che portare il principio maggioritario.

Se la sinistra vuole riportare un minimo di civiltà politica nel nostro paese deve cominciare a rimettere in discussione il maggioritario e tornare a enunciare la nobiltà e la grandezza del proporzionale.

Si dirà – come al solito – che il sistema proporzionale non garantisce la governabilità. Interroghiamoci allora su cosa significhi governabilità. Significa vincere le elezioni in modo chiaro? Anche Berlusconi vinse le elezioni con maggioranze schiaccianti ma non ha mai governato, perché si governa effettivamente quando si è in grado di rappresentare e mediare interessi, vocazioni produttive, specificità territoriali, etc.

La sinistra deve dire che si ha il massimo della governabilità di un paese in presenza del massimo della rappresentanza.
Un paese riesce a essere governato solo grazie all’esatta rappresentazione degli interessi sociali.

Una vera governabilità si ottiene con la rappresentazione dei conflitti e degli interessi in gioco, e con la conseguente mediazione in nome di pensieri lunghi e di una visione di paese. Per fare questo c’è bisogno di radicamento sociale e quindi soggetti politici che sappiano rappresentare il conflitto e attuare la mediazione.

È evidente che il leader mediatico che si appella a un indistinto popolo, in virtù della superiorità morale e della maggiore capacità di decisione, non sarà in grado di decidere e di governare, perché non avrà mai il polso del proprio paese e non avrà dietro di sé forze sociali, politiche e culturali in grado di operare allo stesso tempo conflitto e mediazione, grazie al radicamento sociale e all’aderenza alla cultura e ai territori che compongono la nazione.

Bisogna avere il coraggio di cominciare a dire cose che all’inizio potranno sembrare impopolari. Bisogna iniziare e accettare quel rischio. Altrimenti, la sinistra sarà sempre a rimorchio dell’ideologia dominante, non farà altro che rincorrere sondaggi e titoli di giornali.
Coraggio, coraggio!

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7 Pensieri su &Idquo;E se partissimo dalla critica del maggioritario?

  1. La fascinazione, interessata, berlusconiana del “manager” che assomma in sé efficienza e capacità è la mistificazione che ha sdoganato le pulsioni autoritarie e populiste nel nostro panorama politico. E dopo questa suggestione ne sono partite altre, altrettanto perniciose, quali il dibattito sul finanziamento dei partiti per esempio.
    M5S ci ha costruito la propria fortuna sulla rimozione delle complessità quale succedaneo, inutile e controproducente, di una dialettica che sia il punto di sintesi di analisi differenti e mediazione tra istanze differenti.
    Naturalmente, prima ancora, è stato, è tuttora e sempre sarà, il modus operandi della destra autoritaria, perché la rimozione delle complessità non opera mai in favore della collettività, ma solo di chi riesce a farla passare, grazie ad accorte manipolazioni e costruzione di narrazioni ad hoc.

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  2. se il cittadino sceglie il proprio rappresentante nelle istituzione si sente parte della politica e partecipa – se i rappresentanti nellòe istituzioni sono nominati il cittadino li vede come casta ed estraneo e quindi si allontana dalla politica – come avviene ora

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  3. la politica è partecipazione – il sistema uninominale da ad ogni territorio un solo rappresentante che fa politica nelle istituzioni portando le istanze dei cittadini del proprio territorio – una barca dove i rematori vogano un senso contrario non va da nessuna parte e la politica muore

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      • quella del Sindaci e del Presidente della Regione è una battaglia che ho vinto –
        ora dobbiamo continuarla con l’elezione diretta dell’intera Giunta comunale e Regionale e con i collegi uninominali in tutte le competizioni elettorali Comunali, Regionali, Nazionali, Europee

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