Perchè la guerra non è la soluzione.

banlieu

di Riccardo ACHILLI

Ho letto con molto interesse questa intervista a Dominique Vidal e ve la consiglio.

Contro la risorgente voglia di guerra, che sembra tentare anche la sinistra italiana, Vidal ci parla di un’altra strada, politica, praticabile.

Utilizzare il ritorno dell’Iran sulla scena internazionale per fare pressioni sui governi sciiti di Siria ed Irak, al fine di integrare maggiormente le comunità sunnite nella gestione politica ed economica, superando quella emarginazione che ha costituito la base per il salafismo.

Vorrei ricordare un dato non citato dall’articolo. Daesh (o IS, o Isis, come volete chiamarlo) nasce dai circa 400.000 militari iracheni che, dopo il rovesciamento di Saddam, furono radiati, con un tratto di penna, dal governatore statunitense Paul Bremer, che li lasciò senza nemmeno la pensione, e più in generale dai quadri baathisti emarginati.

Ed al contempo, dentro i nostri Paesi, Vidal ci parla di politiche di integrazione delle banlieues, di maggiori opportunità sociali e lavorative, per distogliere le reclute europee di Daesh da quel senso di vuoto e disperazione che le porta a trasformarsi in kamikaze.

Questa dovrebbe, a mio avviso, essere la posizione di sinistra più coerente, che ovviamente non esclude un potenziamento dei sistemi di intelligence e sicurezza.

Correre dietro a suggestioni belliche, parlare di intensificazione dell’intervento militare in Siria, anche solo evocarlo parlando di “dichiarazione di guerra”, significa cercare di curare un malato inoculandogli ulteriori virus della malattia.

E’ il dissennato intervento neoimperialistico in giro per il Medio Oriente e l’Africa settentrionale ad aver prodotto eventi come quello parigino.

Rendiamoci conto, per un momento, dei risultati delle varie guerre sin qui combattute negli ultimi vent’anni: Stati fantoccio guidati da cricche mafiose, che non hanno nemmeno risolto le tensioni etniche, vedi il Kosovo.

Ristabilimento al potere di sceicchi medievali finanziatori di terrorismo, vedi Kuwait. Interi Paesi precipitati dentro sanguinose ed interminabili guerre civili, terreno ideale per la formazione di gruppi terroristici, vedi Libia e Irak, ed oggi la Siria.

Sarebbe ora di lasciar perdere i soldatini ed il Risiko, e ragionare, anziché continuare a seguire come fessi i disastrosi appelli alla guerra che vengono, in alcuni casi, come il Kosovo, anche dai soliti personaggi che, negli ultimi venti anni, si sono dedicati a demolire qualsiasi idea di sinistra.

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