Estetica dell’antifascismo? Punto di vista di un antifascista

emilianomeloni

di Danny SIVO

L’antifascismo è una cosa seria e faccio fatica a parlarne su Facebook dove tutto viene frullato, digerito e metabolizzato.
Ieri l’antifascismo era notizia per la rumorosa contestazione a Giorgia Meloni a Bari con coda di polemiche su Michele Emiliano presente alla iniziativa che pare non abbia gradito. E’ seguita notizia e condivisioni: domani, temo non ne parlerà più nessuno.

Voglio condividere qualche riflessione controcorrente rispetto ai tanti a sinistra che hanno criticato il presidente della Giunta della Puglia.

Premessa: Per quanto mi riguarda, per essere antifascisti non è mai stato sufficiente essere “anti” ma occorreva “essere” anche qualcosa e quel qualcosa è quello che manca oggi. E non è un dettaglio. Non è colpa dei manifestanti, intendiamoci, ma se dobbiamo parlarne oltre i “tweet” ed i “like” lo dobbiamo provare a fare perbene individuando il “prevalente” delle nostre scarse e malmesse forze.

Innanzitutto dobbiamo ricordare che l’antifascismo, in Italia era fatto da esponenti di culture politiche organizzate in partiti: socialista, comunista, azionista, democristiano, liberale, repubblicano, ecc. Potremmo, anzi, dire che il fascismo è stata la risposta delle classi dominanti alla organizzazione in partiti delle masse popolari che chiedevano diritti ed avanzamenti sociali. Senza partiti che la organizzano, la democrazia, infatti, muore.

Per questo ed altro c’è qualcosa che stonava della contestazione odierna alla Meloni che non mi pare sia paragonabile a Rauti e alla destra fascista eversiva del dopoguerra semplicemente perché quella democrazia attaccata dal neofascismo è stata già sequestrata e semplicemente non c’è più.

Il problema della democrazia in Italia di oggi è rappresentato da Giorgia Meloni? Dobbiamo chiedere la cacciata del pericoloso Filippo Melchiorre dal municipio di Bari?

Posso sbagliare, ma a me pare che il problema prevalente oggi in Italia sia la post democrazia ed il modello liquido nel momento in cui la democrazia non è più organizzata dai corpi intermedi della società ed è in balia sostanziale del capitale e della finanza.

Nulla si oppone allo strapotere di chi distrugge lo stato sociale ed i diritti dei lavoratori mentre fa immensi profitti. Non lo fa il governo e non lo fa il M5S. Tale logica, quella post democratica, oggi è rappresentata in Italia dal presidente del consiglio e dalle sue politiche e dal suo modello culturale.

Il problema si chiama “partito della nazione” che, non a caso, ricorda il ventennio.

In questo quadro la stessa natura organizzata del fu PD è divenuta, infatti, bersaglio del premier che sta facendo terra bruciata di ogni residua idea di organizzazione politica. Sempre più prefetti e commissari al posto di assemblee elettive, via i finanziamenti pubblici ai partiti e trionfo dei notabilati e clan personali in perenne movimento trasformista.

E allora, tornando ai fatti di Bari di oggi, cosa può capire oggi uno studente (sterminati i partiti) del non fare parlare la Meloni? Che strumenti hanno per comprendere quanto accade e non derubricare la cosa a folklore o peggio in atteggiamenti antidemocratici? Ma la avete mai sentita la Meloni in TV? Quella è destra ma mica scema quando parla di periferie e disoccupazione. Cosa opponiamo noi alla destra che soffia sul fuoco del disagio nelle periferie?

Possiamo a sinistra andare avanti con il situazionismo o i flashMob che vedo sempre più come strumento prevalente?

Io penso di no e che in questo momento il principale compito che abbiamo sia ricostruire una soggettività politica che avversi il modello liquido costruendo mobilitazione contro le politiche antipopolari del governo Renzi che, inoltre, sta scassando la Costituzione: quella sì, nata dell’antifascismo. Per essere antifascisti, insomma. bisogna tornare ad “essere” qualcosa.

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Un pensiero su &Idquo;Estetica dell’antifascismo? Punto di vista di un antifascista

  1. Concordo su quanto scrivi, ma esiste un grossissimo problema che è la mancanza di idee. L’antifascismo ha avuto fior di pensatori, ha avuto la capacità di immaginare una società diversa anche se poi quei sogni si sono realizzati solo in parte. Oggi chi c’è come riferimento? Una frammentazione caleidoscopica della sinistra partitini che fanno riferimento ai loro segretari e basta. Forse solo i movimenti (non parlo dei 5 stelle) riescono a creare qualche “sogno”, ma sempre limitato alla necessità contigua senza la forza di andare oltre.

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