Sel a Bologna. Nessuna credibilità

bologna

di Claudio BAZZOCCHI

Come in altre parti d’Italia, anche a Bologna l’esperienza di Sinistra Ecologia e Libertà vide la marginalizzazione di tutti quelli che provenivano dal PCI o dai DS. Li si accusò di non capire il nuovo avanzante e persino di essere vecchi non solo ideologicamente, ma proprio di età, con quella retorica generazionale che connotava il vendolismo che procedeva dalla Puglia.

A quel punto, successe che tanti cosiddetti vecchi si accodarono al nuovo verbo per stare con la parte vincente, con il capo e il suo cerchio magico pugliese, e altri, invece, caparbiamente provarono a opporsi a quella retorica della modernizzazione in nome di una cultura che ancora voleva parlare di capitale e di lavoro, di liberazione del lavoro, di socialismo, di corpi intermedi, ecc…

Fu una resistenza che non ebbe grandi risultati, schiacciata dai sondaggi che dicevano che il capo di Bari poteva addirittura scalare il PD con le primarie (strategia sostanzialmente approvata al Congresso di Firenze, quello per cui non contava il partito ma la partita, cioè la scalata al PD).

Ora, succede che quel gruppo dirigente che seguiva il capo e le sue retoriche si spacca al proprio interno, dal momento che non ci sono più partite e neppure più il capo carismatico accreditato dai sondaggi. Ognuno prova a mettersi ai ripari come può: chi più a sinistra, chi più a destra.

Già, destra e sinistra: peccato che quei dirigenti continuino a ispirarsi alla solita retorica della modernizzazione giovanilistica. Stare da una parte o dall’altra significa solo provare a mettersi sotto chi può garantire un futuro, magari per amicizie pregresse dentro al PD o nuovi legami maturati in corso d’opera nel mondo dell’associazionismo.

Infatti, gli argomenti portati sono molto deboli: da una parte l’idea del centrosinistra, quando è evidente che al PD di Renzi interessa tutto tranne una prospettiva di centrosinistra per il nostro paese, dall’altra la prospettiva di costruzione della sinistra portata avanti da chi per anni ha disprezzato proprio le culture della sinistra italiana socialista e comunista in nome di nuovi inizi fondati sulle nuove professioni e la smartness giovanile, nella consapevolezza di vivere nel migliore dei mondi possibili in cui le nuove tecnologie, la rete, il web 2.0 sono in grado di garantire grandi possibilità espressive al talento e alla creatività dei giovani, in cui compito della politica sarebbe allora quello di rendere fluide e accessibili quelle possibilità.

Poco credibili, gli uni e gli altri…

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3 Pensieri su &Idquo;Sel a Bologna. Nessuna credibilità

  1. I “compagni” qui sono più rossobruni che compagni. Al “compagno” Napolitano (chi miglior erede della qui esaltata esperienza del Pci?) preferiremo sempre Toni Negri, il marxismo eretico, la democrazia diretta della Rojava.

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