Molenbeeck: il cuore dell’Europa

molenbeeck

di Francesco GENTILINI GIANNELLI

[pubblicato in italiano e in inglese sul blog Bereshit]

Qualcuno sostiene che Molenbeek (olandese per “Torrente del Mulino”) sia nata anche prima di Bruxelles.

Non è facile dire se ciò sia vero o no, ma nonostante ormai da tempo la capitale europea abbia completamente inglobato questo borgo, trasformandolo in una delle sue 19 “communes”, rimane una sensazione, assente in altri quartieri, di un confine netto.
Una linea di demarcazione evidente tanto nel canale che la separa dal centro della città quanto nell’atmosfera del quartiere, un mix di odori e forme arabeggianti ed esotici.

Ho vissuto a Molenbeek per un anno e posso dire di conoscere bene la distanza tra l’immagine che se ne dipinge e la realtà. Questo quartiere ne ha viste di ogni genere, tra un passato ricco ed un presente molto più complesso. Quello che ha sempre mantenuto, a dispetto dei suoi alti e bassi, è un carattere di forte coesione sociale.

Mi avevano espresso ogni genere di opinione negativa riguardo a Molenbeek: sporco, caotico, pericoloso. E invece, a più d’un anno di distanza dalla mia prima notte nella “piccola Marrakech”, ci tornerei senza pensarci.

Molenbeek è il vero cuore pulsante d’Europa, in un certo senso. Si trova praticamente dalla parte opposta di Bruxelles rispetto alle istituzioni europee, e questa distanza geografica è simbolo di una distanza sociale ancor più grande. Il quartiere europeo (definito anche “la bolla”) è un accozzaglia di palazzi moderni figli della speculazione edilizia quasi completamente deserto dopo l’orario di lavoro e assai lontano dalla vita del bruxellese medio.

Molenbeek è un intricarsi di strade disordinate e palazzi più o meno vecchi, con strade raramente non affollate grazie anche ai molti negozi, locali e ristoranti aperti fino a tardi. La sua popolazione, per la maggior parte proveniente dal nordafrica e relegata tra le classi più basse del proletariato belga, tende ad avere un approccio molto solidale alla vita, e ciò è dovuto anche allo stato di emarginazione collettiva che il quartiere vive.

Il tutto a testimoniare, se ce ne fosse bisogno, che i Paesi non sono rappresentati dai loro governanti ma dai loro cittadini.

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