Il 22 dicembre e la nostra Costituzione. Oggi, c’è chi dovrebbe provare vergogna

Napolitano-Monti-670x274

La Redazione

Oggi è il 22 dicembre e sono pochissimi coloro che ricordano che è uno dei più importanti anniversari dell’Italia Repubblicana. Perchè il 22 dicembre del 1947 fu approvata la nostra Costituzione.

Quella Costituzione che è stata vilipesa da leggi elettorali non rispondenti ai suoi principi e che hanno formato un parlamento, illegittimo – dal punto di vista giuridico e politico – che la sta trasformando in senso autoritario, antidemocratico, quindi contrario ai suoi valori istitutivi.

Sono due i senatori a vita che più di altri dovrebbero vergognarsi in questo giorno: Giorgio Napolitano e Mario Monti.

Dovrebbero vergognarsi e dire al Paese la verità – sull’attuale colonizzazione della Repubblica da parte dei poteri economici e finanziari – con un moto di assunzione di colpa grave nel rileggere le parole di Umberto Terracini alla chiusura della votazione finale dell’Assemblea costituente. Non lo faranno. Ma ci auguriamo comunque che molti leggano queste parole che oggi potrebbero risuonare come vuote e retoriche. Lo sembrano soltanto perchè sono state tradite.

 _______________________________________

Terracini_Costituzione

Umberto Terracini pronuncia questo discorso dopo aver comunicato il risultato della votazione con cui i deputati hanno approvato il testo finale della Costituzione, che entrerà in vigore il 1° gennaio 1948.

Onorevoli colleghi,

è con un senso di nuova profonda commozione che ho pronunciato or ora la formula abituale con la quale, da questo seggio, nei mesi passati ho, cento e cento volte, annunciato all’Assemblea il risultato delle sue votazioni.

Di tutte queste, delle più combattute e delle più tranquille, di quelle che videro riuniti in un solo consenso tutti i settori e delle altre in cui il margine di maggioranza oscillò sull’unità; di tutti questi atti di volontà che, giorno per giorno, vennero svolgendosi, con un legame non sempre immediatamente conseguente – in riflesso di situazioni mutevoli non solo nell’aula, ma anche nel Paese – quest’ultimo ha riassunto il significato e gli intenti, affermandoli definitivamente e senza eccezione come legge fondamentale di tutto il popolo italiano.

Ed io credo di potere avvertire attorno a noi, oggi, di questo popolo l’interesse fervido ed il plauso consapevole e soddisfatto. Si può ora dirlo; vi è stato un momento, dopo i primi accesi entusiasmi, nutriti forse di attese non commisurate alle condizioni storicamente maturate ed in loro reazione, vi è stato un momento nel quale come una parete di indifferenza minacciava di levarsi fra questo consesso e le masse popolari. E uomini e gruppi, già ricacciati al margine della nostra società nazionale dalla prorompente libertà – detriti del regime crollato o torbidi avventurieri di ogni congiuntura – alacremente, e forse godendo troppa impunità, si erano dati ad approfondire il distacco, ricoprendo di contumelie, di calunnie, di accuse e di sospetti questo istituto, emblema e cuore della restaurata democrazia.

Onorevoli deputati, è col nostro lavoro, intenso e ordinato, è con lo spettacolo ad ogni giorno da noi offertogli della nostra metodica, instancabile applicazione al compito affidatoci, che noi ci siamo in fine conquistati la simpatia e la fiducia del popolo italiano. Il quale, nelle sue ristrettezze come nelle sue gioie, sempre più è venuto volgendosi all’Assemblea costituente come a naturale delegata ed interprete e realizzatrice del suo pensiero e delle sue aspirazioni.

E le centinaia, le migliaia di messaggi di protesta, di approvazione, di denuncia, di richieste giunti alla presidenza nel corso dei diciotto mesi di vita della Costituente, testimoniano del crescente spontaneo affermarsi della sua autorità, come Assemblea rappresentativa.

E’ questo un prezioso retaggio morale che noi lasciamo alle future Camere legislative della Repubblica.

Ho parlato di lavoro instancabile. Ne fanno fede le 347 sedute a cui ci convocammo, delle quali 170 esclusivamente costituzionali; i 1663 emendamenti che furono presentati sui 140 articoli del progetto di Costituzione, dei quali 292 approvati, 314 respinti, 1057 ritirati o assorbiti; i 1090 interventi in discussione da parte di 275 oratori; i 44 appelli nominali ed i 109 scrutini segreti; i 40 ordini del giorno votati; gli 828 schemi di provvedimenti legislativi trasmessi dal governo all’esame delle Commissioni permanenti ed i 61 disegni di legge deferiti all’Assemblea; le 23 mozioni presentate, delle quali 7 svolte; le 166 interpellanze di cui 22 discusse; le 1409 interrogazioni, 492 delle quali trattate in seduta, più le 2161 con domanda di risposta scritta, che furono soddisfatte per oltre tre quarti dai rispettivi dicasteri.

Lavoro instancabile, sta bene.

Ma anche lavoro completo? Alla stregua del mandato conferitoci dalla nostra legge istitutiva, sì.

Noi consegnamo oggi, a chi ci elesse il 2 giugno, la Costituzione; noi abbiamo assolto il compito amarissimo di dare avallo ai patti di pace che hanno chiuso ufficialmente l’ultimo tragico e rovinoso capitolo del ventennio di umiliazioni e di colpe; e, con le leggi elettorali, stiamo apprestando il ponte di passaggio, da questo periodo ancora anormale, ad una normalità di reggimento politico del Paese nel quale competa ad ogni organo costituzionale il compito che gli è proprio ed esclusivo: di fare le leggi, al Parlamento; al governo di applicarle; ed alla magistratura di controllarne la retta osservanza.

Ma, con la Costituzione, questa Assemblea ha inserito nella struttura della stato repubblicano altri organi, ignoti al passato sistema, suggeriti a noi dall’esperienza dolorosa o dettati dalla evoluzione della vita sociale ed economica del Paese. Tale la Corte delle garanzie costituzionali, sancita a difesa dei diritti e delle libertà fondamentali, ma non a preclusione di progressi ulteriori del popolo italiano verso una sempre maggiore dignità dell’uomo, del cittadino, del lavoratore.

Tale il Consiglio nazionale della economia e del lavoro, che rimuovendo gli ostacoli dovuti a incomprensione o ad ignoranza delle altrui esigenze, eviterà le battaglie non giustificate, disperditrici di preziose energie, dando alle altre, necessarie invece ed irreprimibili in ogni corpo sociale che abbia vita fervida e sana, consapevolezza di intenti e idoneità di mezzi. Ma forse, sì, non taciamolo, onorevoli colleghi, molta parte del popolo italiano avrebbe voluto dall’Assemblea costituente qualcos’altro ancora.

I più miseri, coloro che conoscono la vana attesa estenuante di un lavoro in cui prodigare le proprie forze creatrici e da cui trarre i mezzi di vita; coloro che, avendo lavorato per un’intera vita, fatti inabili dall’età, dalla fatica, dalle privazioni, ancora inutilmente aspettano dalla solidarietà nazionale una modesta garanzia contro il bisogno; coloro che frustano i loro giorni in una fatica senza prospettiva, chiudendo ad ogni sera un bilancio senza residui, utensili pensanti e dotati d’anima di un qualche gelido mostruoso apparato meccanico, o forze brute di lavoro su terre estranee e perciò stesso ostili: essi si attendevano tutti che l’Assemblea esaudisse le loro ardenti aspirazioni, memori come erano di parole proclamate e rieccheggiate.

Noi lo sappiamo, oggi, che ciò avrebbe superato le nostre possibilità.

Ma noi sappiamo di avere posto, nella Costituzione, altre parole che impegnano inderogabilmente la Repubblica a non ignorare più quelle attese, ad applicarsi risolutamente all’apprestamento degli strumenti giuridici atti a soddisfarle.

La Costituzione postula, senza equivoci, le riforme che il popolo italiano, in composta fiducia, rivendica. Mancare all’impegno sarebbe nello stesso tempo violare la Costituzione e compromettere, forse definitivamente, l’avvenire della Nazione italiana. Onorevoli colleghi, ieri sera, quasi a suggello simbolico apposto alla Carta costituzionale, voi avete votato un ordine del giorno col quale raccomandate e sollecitate dal presidente della Repubblica un atto generoso di clemenza e di perdono.

Già al suo primo sorgere, la Repubblica volle stendere le sue mani indulgenti e volgere il suo sguardo benigno e sereno verso tanti, che pure non avevano esitato a straziare la Patria italiana, ad allearsi con i suoi nemici, a colpirne i figli più eroici. Il rinnovato gesto di amistà, del quale vi siete fatti promotori, vuole oggi esprimere lo spirito che ha informato i nostri lavori, in ognuno di noi, su qualunque banco si sedesse, a qualunque ideologia ci si richiami.

L’Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un solenne patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa lo affida perchè se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore. E noi stessi, onorevoli deputati, colleghi cari e fedeli di lunghe e degne fatiche, conclusa la nostra maggiore opera, dopo avere fatta la legge, diveniamone i più fedeli e rigidi servitori. Cittadini fra i cittadini, sia pure per breve tempo, traduciamo nelle nostre azioni, le maggiori e le più modeste, quegli ideali che, interpretando il voto delle larghe masse popolari e lavoratrici, abbiamo voluto incidere nella legge fondamentale della Repubblica.

Con voi m’inchino reverente alla memoria di quelli che, cadendo nella lotta contro il fascismo e contro i tedeschi, pagarono per tutto il popolo italiano il tragico e generoso prezzo di sangue per la nostra libertà e per la nostra indipendenza; con voi inneggio ai tempi nuovi cui, col nostro voto, abbiamo aperto la strada per un loro legittimo affermarsi.

Viva la Repubblica democratica italiana, libera, pacifica ed indipendente!

 

Annunci

3 Pensieri su &Idquo;Il 22 dicembre e la nostra Costituzione. Oggi, c’è chi dovrebbe provare vergogna

  1. LA COSTITUZIONE TRADITA SUBITO DOPO AVERLA APPROVATA! ECCO LE PROVE!
    La Costituzione nella vita e la vita nella Costituzione
    Ma chi la conosce?
    Eccovi un ODG proposto all’Assemblea Costituente
    in data 11 dicembre 1947
    Dagli On.li Moro, Ferrarese, Franceschini e Sartor
    Presidente Umberto Terracini
    “ L’Assemblea Costituente esprime il voto che la nuova Carta Costituzionale trovi senza indugio adeguato posto nel quadro didattico della scuola di ogni ordine e grado, al fine di rendere consapevole la nuova generazione delle raggiunte conquiste morali e sociali che costituiscono ormai sacro retaggio del popolo italiano”
    ( E’ approvato all’unanimità – Vivi, generali applausi)
    Questo ODG è stato tradito da tutti i legislatori che si sono avvicendati al governo del paese fino da 1° governo De Gasperi. Così i legislatori hanno tolto la LIBERTA’ al popolo di conoscere il patrimonio economico, sociale, culturale e politico scritto nella Costituzione.
    Gli è stata negata la libertà di conoscere di quali diritti e doveri sociali i cittadini avevano diritto,
    impedendogli di controllare i legislatori affinchè tali diritti e doveri sociali venissero applicati.
    Questi sono i diritti e i doveri
    Associazione articolo 53 – Salvatore Scoca – Meuccio Ruini
    Per attuare la Costituzione economica
    E per uscire da questa gravissima crisi economica e sociale
    la repubblica rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale che: impediscono i diritti ( art 3 costituzione)
    1)di assicurare il lavoro a tutti i cittadini retribuito in modo da assicurare a loro
    Ed alla sua famiglia una esistenza libera e dignitosa.(artt. 4/35/36/37/38 costituzione.)
    2)le pari opportunità affinchè sia assicurato anche alle persone meno abbienti lo sviluppo economico , sociale e culturale.(articolo 3 Costituzione).
    3)pari dignità davanti alla legge. ( articolo 3 Costituzione)
    4)la promozione ed il riconoscimento della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Reddito dignitoso garantito nel caso di disoccupazione involontaria ( articolo 29/38 della Costituzione)
    5)alla famiglia il diritto/dovere di educare e istruire i figli anche se nati fuori dal matrimonio e di ricevere misure economiche per il loro sviluppo e per altri carichi sociali.( articolo 30/31 della Costituzione)
    6)il diritto all’istruzione per tutti per creare le pari opportunità al momento dell’ingresso nel mondo del lavoro e all’assistenza sanitaria gratuita ( articolo 32/33/34 Costituzione)
    7)la libertà all’iniziativa economica privata che non contrasti con l’utilità sociale, con la libertà e la dignità umana.( articolo 41 della Costituzione)
    8) la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio ed il patrimonio storico e artistico del paese. ( Articolo 9 della Costituzione)
    Ma senza richiedere i doveri a tutti, non possono essere richiesti i diritti!
    9)il dovere di tutti(compresi gli stranieri ed azionisti delle multinazionali e delle SPA )di concorrere alle spese pubbliche in
    Ragione della loro capacità contributiva. Che tutte le tasse, nel suo complesso, rispettino il criterio della progressività.(art 53 Costituzione).
    La non attuazione dell’articolo dei doveri, il 53, produce: 180 miliardi di mancato gettito fiscale tra IVA e IRPEF, 70 di contributi previdenziali ed altri 70 di corruzione ed altri 140 da criminalità organizzata e impedisce di rimuovere gli ostacoli citati dall’art. 3 della Costituzione..
    L’attuale modo di calcolo della capacità contributiva privilegia i redditi medio/alti degli imprenditori, dei liberi professionisti e degli autonomi resi non veri dagli ” studi di settore” e viola l’articolo 53 della Costituzione.
    L’attuale modo di tassazione su beni e consumi privilegia tutti redditi medio alti. Infatti essendo l’IVA ad aliquota unica colpisce il reddito in modo regressivo penalizzando così i redditi medio/bassi, l’esatto contrario di come prescritto dall’art.53 della Costituzione ( On. Scoca relatore a nome di tutti i partiti all’Assemblea Costituente 23 maggio 1947).
    Esempio
    Una persona consuma in un anno euro 2400 di benzina suddivisa così:
    ( euro 960 di benzina e 1440 di tasse) le tasse su di un reddito di euro 14400 rappresentano il 10% mentre un’altra persona con lo stesso consumo di benzina ma con un reddito di euro 28800 rappresentano il 5% ciò dimostra come i redditi medio
    bassi ,con questo modo anticostituzionale di tassazione , siano pesantemente danneggiati . Questo esempio vale per tutti gli acquisti siano essi beni o servizi.
    Per ottenere capacità contributive effettive, per avere la progressività Costituzionale dell’insieme di tutti i tributi, occorre dedurre dal reddito lordo, in sede di calcolo del reddito globale personale comunque conseguito, sia da capitale sia da tutti i tipi di rendite, da lavoro etc.etc, tutte quelle spese primarie e sociali che non rappresentino un lusso, documentate dai relativi documenti fiscali, ed essere tassati sulla loro differenza con la progressività più graduale possibile in modo che essa diventi la spina dorsale del nostro sistema tributario ( On. Scoca relatore ed altri, Assemblea Costituente 23 maggio 1947). Così otterremo: 1)la vera equità fiscale
    2)dichiarazioni dei redditi con ricavi e costi veri perché essi saranno scritti sia nelle dichiarazioni di chi vende beni e servizi sia in quelle di chi li acquista.
    3) lo stato di diritto della persona non più soggetta a ricatti sia economici ( con fattura o senza), che politici ( io non ti faccio pagare le tasse e tu mi dai il voto).
    4) l’emersione di tutta l’evasione fiscale condizione per ottenere i diritti costituzionali sopra descritti, per una politica equa e solidale che renda i cittadini fiduciosi ed amici del fisco e della classe dirigente. Per la vera ripresa economica!!!!

    Mi piace

  2. Scusate, ma in questo giorno 22 dicembre 2015 ricorre il 68° anno dall’approvazione della Costituzione. Quindi rendiamo la parola ai Veri Costituzionalisti cioè a coloro che l’hanno scritta!
    ASSOCIAZIONE ARTICOLO 53 – SALVATORE SCOCA – MEUCCIO RUINI
    FIRENZE – PRESSO CIRCOLO ARCI R.ANDREONI
    RENDIAMO LA PAROLA AI VERI COSTITUENTI
    L’IDEOLOGIA COMUNE SCRITTA NELLA COSTITUZIONE CHE POTRA’ SALVARE L’ITALIA!!
    Da un circolo di studio sulla Costituzione tenuto e diretto dal prof.re Umberto Allegretti docente di diritto pubblico all’università di Firenze e esponente dei comitati Giuseppe Dossetti
    9-10-SETTEMBRE 1946
    1a sottocommissione dell’Assemblea Costituente incaricata di redigere e proporre,all’Assemblea Costituente, i diritti sociali che la Repubblica doveva/deve garantire in modo effettivo e strutturale.
    Dopo vivaci e brillanti discussioni sulla presenza di una ideologia nella Costituzione, venne trovato l’accordo di alto profilo etico e morale, su una ideologia comune che possiamo ritrovare in queste parole dei Costituenti.

    ODG presentato dal Costituente Giuseppe Dossetti
    “Venendo alla sostanza, cioè all’ideologia comune pongo questa domanda: si vuole o non si vuole affermare un principio antifascista che non sia riconoscimento della tesi fascista della dipendenza del cittadino dallo Stato, ma affermi” l’anteriorità della persona, che si completa nella comunità, nella famiglia, nelle associazioni sindacali, di fronte allo stato”?
    Se così è, ecco che si viene a dare alla Costituzione una impostazione ideologica, ma di una ideologia comune a tutti.

    Tale concetto deve essere stabilito non per una necessità ideologica, ma per una ragione giuridica.
    Ora i giuristi hanno bisogno di sapere, e questo vale particolarmente quando si tratta di uno Statuto che codifica principi supremi, generalissimi, proprio per quella più stretta interpretazione giuridica delle norme, qual’è l’impostazione logica che sottostà alla norma”.

    Intervento del Costituente Palmiro Togliatti
    E’ assurdo si pensasse che debba scomparire la persona umana. Potremmo dissentire nel definire la personalità umana; però possiamo indicare come il fine di un regime democratico sia quello di garantire un più ampio e più libero sviluppo della persona umana.
    Poiché si discute tra persone in buona fede, credo che un accordo sia possibile, e che non sia necessario il richiamo diretto nella Costituzione alle ideologie da cui deriva una determinata posizione,che oggi può essere formulata nella Costituzione. E’ possibile però dare oggi una giustificazione della lotta che si conduce per instaurare la democrazia nel Paese.
    Poiché si parte da una esperienza politica comune, anche se non da una comune esperienza ideologica, questo, a mio avviso, dovrebbe offrire un terreno di intesa

    “.Ritengo indispensabile creare una Costituzione accessibile a tutti, una Costituzione che possa essere compresa dal professore di diritto ed in pari tempo dal pastore sardo, dall’ operaio, dall’ impiegato d’ordine, dalla donna di casa.”

    La 1a sottocommissione riconosce “l’anteriorità della persona umana rispetto allo stato e questi al servizio di quella”
    E’ votato dai rappresentanti di tutti i partiti e con il voto contrario di quelli dell’ Uomo Qualunque e dei Monarchici.
    Con questo accordo iniziò la discussione, su quali diritti sociali della persona umana e come lo stato doveva garantirli, e prescritti per il legislatore ordinario a venire.

    Il Costituente De Vita
    “Finora abbiamo parlato troppo di diritti e poco di doveri. Dobbiamo mettere in equilibrio diritti e doveri. E’ stato giustamente detto che il diritto senza dovere fa il padrone,che il dovere senza diritto fa il servo. Equilibrando i diritti e i doveri si fa l’uomo veramente libero. In questo equilibrio è tutto un uomo nuovo, e raggiungerlo è la grande missione di questo secolo”.
    Nel mese di maggio del 1947 venne dato forma alla Costituzione economica. Cioè venne deciso all’unanimità come la Repubblica doveva garantire in modo strutturale i diritti sociali.
    La questione venne posta, in seduta plenaria, l’8 maggio del 1947 dal Costituente On.le Francesco Saverio Nitti: ” tutte le promosse fatte al cittadino per il diritto al lavoro,all’istruzione,alla sanità,alla previdenza, alla sicurezza, ad un reddito dignitoso per se e per e la sua famiglia anche nel caso di disoccupazione involontaria, e per tutti gli altri previsti in questa prima parte di Costituzione, non potranno mai essere garantiti nelle condizioni economiche in cui ci troviamo”.
    La risposta arrivò, sempre in seduta plenaria, il 23 maggio 1947 con l’approvazione dell’articolo aggiuntivo concordato con tutti i partiti, che sarà poi il 53 .
    IL COSTITUENTE RELATORE ON.le SCOCA ILLUSTRA i 2 COMMI DELL’ARTICOLO AGGIUNTIVO ( SARA’ IL 53) CONCORDATO AL MATTINO CON TUTTI I PARTITI
    1° comma ” tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della propria capacità contributiva”.
    2° comma “ Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.
    Anche nel nuovo sistema tributario la persona umana venne messa al centro con la sua vita economica e sociale che è fatta di ricavi e spese. Venne deciso da tutti i partiti :
    “ Onorevoli colleghi, l’aspetto finanziario tocca e toccherà sempre di più tutti noi ed in misura sempre più notevole.
    Il nostro sistema tributario è informato al criterio della proporzionalità ma considerando che più dei tributi diretti danno i tributi indiretti e questi attuano non la progressività e neppure la proporzionalità ma una regressività. Il che costituisce una grave ingiustizia sociale che colpisce in modo grave le classi meno abbienti e deve essere eliminata con una radicale e meditata riforma tributaria.
    Quindi la regola della progressività deve essere effettivamente operante.
    Si può discutere sulla misura della progressione non sul principio.

    Prima che il cittadino debba essere chiamato a destinare una quota della sua ricchezza allo stato per soddisfare i suoi bisogni, DEVE soddisfare i bisogni suoi che la vita quotidiana richiede e quelli dei suoi famigliari. Sono questi carichi economici che caratterizzano quella capacità contributiva che l’articolo concordato mette a base dell’imposizione. Così potremo accertare redditi e capacità contributive effettive e dare progressività al sistema tributario nel suo complesso”

    Da questo semplice e comprensibilissimo precetto Costituzionale si capisce,senza possibili interpretazioni, il diritto Costituzionale alla deducibilità, analitica ed effettiva, delle spese primarie e sociali della persona dal reddito lordo comunque conseguito sia da capitale,da rendite di tutti i tipi da lavoro etc.etc! Sull’importo della loro differenza applicare aliquote leggermente progressive ma infinite su scaglioni di reddito il più vicino possibile!
    E’ così che diritti e doveri sociali furono messi, da Padri e Madri Costituenti, in perfetto equilibrio.
    Ma così non è stato! Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.
    Un articolo di Repubblica del marzo 2013 dimostra l’efficacia dell’articolo 53 della Costituzione, una volta applicato, nell’evitare l’evasione fiscale! Anche le spese per ristrutturazioni edilizie e per l’installazione di impianti fotovoltaici sono spese che fanno parte di quella capacità contributiva decisa dai Costituenti.
    L’agenzia delle Entrate di Firenze ha fatto un controllo incrociato ed ha scoperto che gli imprenditori non avevano contabilizzato gli incassi fatturati ai loro clienti mentre loro li avevano “ scaricati” dal loro imponibili! 11 milioni di imponibile evaso! E’ la capacità contributiva lo strumento decisivo per la trasparenza fiscale e per sconfiggere il sommerso che determina la corruzione e tutti i tipi di mafia da quella organizzata a quella politica!
    A CURA DELL’ASSOCIAZIONE ARTICOLO 53
    SALVATORE SCOCA – MEUCCIO RUINI
    PER ATTUARE LA COSTITUZIONE
    FIRENZE
    TORELLI ROBERTO

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...