Pare un castigo “divino”, ma quelle morti pesano solo sui potenti del mondo

Un profugo siriano porta suo figlio in braccio mentre nuota al largo dell’isola di Lesbo, in Grecia, dopo che il gommone su cui viaggiavano è naufragato

Un profugo siriano nuota con suo figlio piccolissimo in braccio al largo dell’isola di Lesbo, in Grecia, dopo che il gommone su cui viaggiavano è naufragato

 

di Luca SOLDI

Ancora morti, mentre ognuno di loro cullava la speranza di arrivare in Europa.
Questa volta quarantacinque esistenze distrutte in tre naufragi avvenuti nelle ultime ore.
E fra di loro ben venti bambini, sono morti.

Il primo naufragio è avvenuto nella notte, intorno all’1.30.
Un’imbarcazione si era arenata sugli scogli al largo dell’isola di Farmakonissi: 48 le persone tratte in salvo dalla Guardia costiera che però ha recuperato i corpi di sei bambini e di una donna.

Qualche ora più tardi, è avvenuto il secondo naufragio, al largo dell’isola Kalolimnos.
La polizia portuale ha recuperato 14 corpi (due bambini, 9 donne e 3 uomini); sono state salvate 26 persone.

Nell’ultimo, in quello avvenuto nelle acque del mar Egeo, la Guardia costiera turca ha recuperato i corpi di 3 bambini al largo della località costiera di Dydyma, gli altre due sono avvenuti davanti alle isole greche di Farmakonissi e Kalolimnos. Il bilancio complessivo delle tre sciagure è arrivato così ad almeno 45 morti tra i quali 20 bambini e 17 donne.

I salvati sarebbero, al momento, meno di un’ottantina.
Le informazioni sono comprensibilmente ancora confuse ma la “conta” risulta essere decisamente ottimistica.
Ci sono decine di persone che sarebbero disperse ed è facile immaginare cosa può succedere a quei fragili corpi immersi nelle acque gelide.

Ed il freddo, il mare mosso, la paura, non frenano minimamente questi “viaggi” alla ricerca di una speranza.
L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, ricorda a questo proposito che dal primo al 18 gennaio sono morte 77 persone in 31 mila sbarchi sulle isole greche.

Gli sbarchi sono aumentati, rispetto a gennaio 2015, di 21 volte.
Di fronte a questo scenario che inchioda alle responsabilità i potenti della terra sono arrivate, ancora una volta, pesanti come macigni, le parole dell’Unicef. Per bocca di Andrea Iacomini.

“L’UE osservi una giornata di lutto” – ha detto – “Lo dico come cittadino, come padre e come portavoce in Italia della più grande agenzia mondiale per la tutela dell’infanzia, l’Unicef.
Non possiamo più assistere né accettare che circa 20 bambini muoiano nel mare Egeo senza far nulla, davanti ai nostri occhi, è il fallimento di tutto, è contro ogni diritto civile, un crimine contro l’umanità oltre che una palese violazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza che tutti i Paesi del mondo hanno ratificato”.

Ed ancora: “Non possiamo voltare le spalle – prosegue – alle morti continue di bimbi nell’Egeo solo perché non avvengono sulle nostre coste.
Oggi è un giorno triste per l’umanità.
Oltre al dibattito su Schengen, l’Europa osservi domani una giornata di lutto per ricordare queste vittime della nostra indifferenza e l’Italia dimostri di non essere indifferente e sia capofila di questa iniziativa”.

Assistiamo, ogni giorno a questo castigo che un tempo sarebbe stato chiamato “divino”.
Oggi sappiamo bene che di “divino” c’è ben poco.
Quel castigo arriva dagli uomini, dai potenti e colpisce gli ultimi, gli ultimi degli ultimi.

 

 

(immagine dal web)

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