#ioccupo. Solidarietà a Gianmarco De Pieri. Per lui il divieto di dimora. Una misura che ricorda il confino fascista

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Bologna, 28 ago. – La Digos della Questura di Bologna ha notificato il divieto di dimora nel capoluogo emiliano nei confronti di Gianmarco De Pieri, leader del centro sociale Tpo. Il provvedimento è stato disposto dal Gip Letizio Magliaro, su richiesta del Pm Antonello Gustapane, nell’ambito dell’inchiesta sugli scontri con le forze dell’ordine del 18 giugno, per lo sgombero di una villetta Liberty in viale Aldini. La palazzina, di proprietà di Unifica Holding, era occupata dal collettivo Labàs. (ANSA).

di Massimo RIBAUDO

Il sindaco di Barcellona, Ada Colau, è una donna che si è fatta arrestare per le sue proteste contro gli sfratti e per le occupazioni per tutelare il diritto alla casa dei cittadini più poveri.

A Bologna lottano PER questo diritto il TPO, il collettivo Labàs Occupato, ADL Cobas. Oh, già i centri sociali. Quelli che devono essere spazzati via, quelli che organizzano ancora la protesta viva nelle città e l’autorganizzazione della società. Che esiste, nonostante tutte la Margharet Thatcher che vogliono negarlo.

Esiste e lotta grazie a persone come Gianmarco De Pieri, che, di fronte allo sgombero di villa Adelante a Bologna del 18 giugno,  ha resistito con il presidio solidale.

E oggi viene raggiunto da un ordine di divieto di dimora. Come si legge nel comunicato del TPO: “Poco fa a Gianmarco è stato comunicato che entro le 19.00 [di oggi] dovrà lasciare Bologna, costretto da una misura cautelare del codice Rocco, risalente al ventennio più buio della nostra storia: il divieto di dimora.
A Gianmarco e a molti di noi viene imputata la resistenza al vile sgombero di Villa Adelante, dove per 9 mesi trovarono casa famiglie, pensionati, giovani precari e disoccupati che hanno deciso di non piegarsi alla crisi. Ma non basta: la più grave colpa di Gianmarco sarebbe quella di essere sempre presente in ogni luogo in cui si lotta per i diritti, per la dignità delle persone, per la possibilità di costruire una città più libera”.

E’ un atto gravissimo. Cosa fare? Se potete, partecipate tutti al presidio in piazza San Francesco alle ore 20.00 di oggi, sabato 29. Se non potete recarvi lì, fate sapere a quante più persone possibile che oggi, nell’Italia dove mafiosi e neofascisti fanno affari con le amministrazioni locali, e i loro famigliari si possono permettere sontuosi funerali, a chi lotta per appropriarsi di un diritto all’esistenza viene dato “il confino”. L’obbligo di allontanarsi dalla sua casa e dai suoi affetti.

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La soluzione? La Coalizione!

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di Vincenzo G. PALIOTTI

Sto meditando sul nuovo “slogan” del governo, che pare già sia in campagna elettorale [sic!].

Tutto questo non ci sorprende, se pensiamo che è da quando questi si sono insediati che coniano uno slogan al giorno per convincere la gente sulla loro indispensabilità. Indispensabilità che non ritroviamo nei risultati economico/sociali che sono del tutto scadenti: anzi, sono peggiori di quando andavano entusiasti di quel 40,8%, praticamente fasullo, che giustificava la loro “svolta” a destra.

Oggi ,dicevo, “lo slogan” in voga è: se non ci riconfermate finisce che al governo ci andrà Salvini o Grillo, ovvero “non ci sono alternative”. Niente di più falso e di tendenzioso. E’ vero che c’è un’ondata xenofoba e razzista che sostiene sia il leader della Lega che quello del M5S: il loro cavallo di battaglia è la lotta al “clandestino”. Però è anche vero che messe insieme le due forze arrivano, forse, a quel 40% (molto meno) testimoniando che la maggioranza del Paese non è con loro e con le loro idee.

L’alternativa esiste sempre, come scriveva Grazia Naletto sul Manifesto. L’alternativa, ove mai non ci fosse, la si può creare poi solida, compatta, efficace seguendo quei movimenti civici che Landini guida con attenzione e senza lo spirito distruttivo e narcisista dell'”uomo solo al comando”, con il contributo di uomini di grande spessore. Uomini che hanno per statuto la Costituzione ed hanno come slogan, unico e indiscutibile: “La Costituzione è la via maestra”. Con lui, infatti, si sono aggregati uomini come Gustavo Zagrebelsky, Stefano Rodotà che vedono proprio nella Costituzione l’esprimersi di quegli strumenti (il nostro reale toolkit), ignorati dal governo, per superare i momenti difficili del nostro Paese.

E sì, perché deve essere chiaro a tutti che la crisi nazionale, legata a quella mondiale, va affrontata e combattuta all’interno delle istituzioni, della Costituzione appunto e delle leggi dello Stato. Una sorta di “guerra” tra la parte onesta del Paese e quella che pensa al proprio tornaconto cercato soprattutto fuori dalla legalità. Ed in questo nessuno dei tre “contendenti” può garantire quanto invece affermano e vogliono realizzare i sostenitori della riscossa civica.

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Maurizio Landini: con il popolo greco nella lotta contro il debito e l’austerità

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[traduzione dell’intervista su AVGI di Argyrios Argiris PANAGOUPOLOS]

“Il governo greco ha sollevato la questione della ristrutturazione del debito dei Paesi, la fine dell’austerità e la ricostruzione dell’Europa su basi democratiche e di solidarietà”, ha detto ad “Avgi” Maurizio Landini, il segretario generale del più grande sindacato italiano di metalmeccanici, la Fiom – Cgil, che come è noto ha sostenuto le iniziative a favore della Grecia in Italia. Il leader del sindacato italiano ha avvertito che la democrazia in Europa è in pericolo, sottolineando che il governo greco, con la sua posizione durante la dura negoziazione con l’UE, è riuscito a dimostrare che “il re è nudo”.

Renzi ha promesso una grande riduzione delle imposte partendo con l’abolizione della tassa sulla prima casa….

I governi in Italia da vent’anni promettono di tagliare le tasse. Ma lo hanno fatto determinando da un lato un grande aumento della tassazione del lavoro dipendente e dall’altro l’aumento dell’evasione fiscale, che in Italia non ha precedenti per i suoi livelli alti. Le dichiarazioni del presidente del Consiglio hanno più il sapore delle promesse elettorali (per altro rivolte solo a determinate categorie a partire dalle imprese) e non facilitano nessun modo la ridistribuzione della ricchezza. Non ha detto una parola sulla lotta all’evasione fiscale, come non ha detto nulla su come ridurre il debito pubblico del nostro Paese. Queste sono in realtà le due condizioni preliminari, se si vuole una seria riforma fiscale, che colpisca l’evasione fiscale e riduca con questo modo la tassazione sul lavoro dipendente. Ma contemporaneamente bisogna cominciare a tassare i patrimoni, perché in Italia esiste il paradosso di avere bassi redditi ad alta tassazione, anche per i lavoratori autonomi e gli imprenditori, ma non esiste nessun tipo di imposte che colpisca i grandi patrimoni e le grandi ricchezze. Peraltro il governo Berlusconi aveva ridotto persino la tassa di successione, che Prodi prima di lui aveva alzato, ma nessuno ha poi rimediato a quell’errore.

Il presidente del consiglio ha detto che l’abolizione della tassa sulla prima casa si farà se si applicheranno le riforme. Questo significa che ci sarà un nuova ondata di austerità e un nuovo attacco ai diritti dei lavoratori e dei cittadini?

Questo è in realtà un messaggio al Parlamento e al suo partito, perché questo momento cerca di far passare la riforma della scuola, della costituzione e della legge elettorale. Ci troviamo di fronte ad una situazione assurda, perché si promuovono riforme che non hanno nessuna relazione con i bisogni del Paese.

La Fiom si sta organizzando per la costruzione di una coalizione sociale, per la difesa dei diritti dei lavoratori nei luoghi di lavoro, mentre altri si muovono per l’organizzazione dei referendum popolari…

La realtà è di fronte gli occhi di tutti. I dati ufficiali mostrano che nonostante il taglio delle pensioni, l’abolizione dei diritti dei lavoratori e i tagli alla pubblica istruzione il debito pubblico italiano è salito ulteriormente. Il nostro debito è aumentato di 80 miliardi di euro. Questo rappresenta un vero problema, ma nessuno vuole discutere come affrontarlo. Al contrario, doveva essere l’obiettivo di una grande campagna politica in tutta l’Europa. Abbiamo bisogno di discutere e di ridefinire la ristrutturazione dei debiti in tutti i paesi. Ne abbiamo assolutamente bisogno.
Per quando riguarda le azioni e le mobilitazioni della Fiom abbiamo in programma di organizzare nel mese di ottobre una grande manifestazione mettendo al centro le relazioni sul lavoro e le diseguaglianze sociali, partendo dalla rivendicazione di un reddito di dignità per tutti i disoccupati. Abbiamo bisogno di lotte vere per cambiare le politiche economiche e sociali del governo.

Come ha visto la situazione in Europa partendo dalla crisi greca?

Il governo greco e Alexis Tsipras in prima persona hanno fatto quello che potevano. Si sono trovati da soli contro tutta l’Europa, contro tutti i paesi. Quello che è successo a Bruxelles segna la fine della socialdemocrazia in Europa, perché quando i socialdemocratici tedeschi arrivano a urlare parole più pesanti contro la Grecia persino di quelle usate dal governo tedesco vuol dire che ci troviamo di fronte ad un pericoloso “pensiero unico”. Dall’altro lato la cosa positiva di questa dura e difficile vicenda per il popolo greco e le misure che è stato costretto ad accettare, è il fatto che il governo greco è riuscito a mostrarci che “il re è nudo”. Nessuno ha ora un alibi. Se non cambieranno le politiche di austerità e non si riaprirà il dialogo per la riduzione e ristrutturazione del debito, non solo in Grecia o in l’Italia ma in tutta l’Europa, ci troveremo di fronte al crollo dell’Europa stessa, come la abbiamo conosciuta o come l’avevano costruita. Questa è la grande sfida e la battaglia che dobbiamo continuare.

Mi dispiace del fatto che il governo italiano in sostanza non ha mosso un dito, non ha aperto una vera battaglia per chiedere una Conferenza Europa per il Debito, non solo come elemento di solidarietà verso il popolo greco, ma come un grave problema che affronta lo stesso nostro paese.
L’Italia paga ogni anno almeno 80 miliardi di euro per gli interessi del suo debito pubblico. Oggi i paesi più poveri pagano gli interessi alle banche dei paesi più ricchi dell’Europa. I sindacati devono stare in prima linea per affrontare il problema del debito. Il governo greco e lo stesso Tsipras continuano a svolgere un ruolo molto importante per aprire una nuova prospettiva per l’Europa.

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Il nuovo partito? Sì, ma con cervello e passione

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di Paolo Henrici DE ANGELIS

Vedo una gran voglia di un nuovo partito a sinistra (chiamatelo come volete). E noto anche tanti frettolosi tentativi di crearlo.

Fondare un nuovo partito è come sposarsi, pur sapendo che la maggior parte dei matrimoni si rompono o sono infelici: ci si dice che il nostro sarà diverso perché sarà dal basso, democratico, collegato ai movimenti (o sommatoria dei movimenti), veramente di sinistra, veramente ambientalista ecc. ecc. E già si mettono le mani avanti: no alla classe dirigente dei partitini, no alle nomenclature, società civile ecc.

Prima di disprezzare i partitini, bisognerebbe dimostrare di saper fare di meglio sul terreno proprio di un partito, la politica, l’organizzazione interna, i diritti degli iscritti, la partecipazione alle elezioni, la creazione di una classe dirigente di partito e di una leva di amministratori, di deputati, in prospettiva di uomini di governo capace e onesta (almeno).

Mi preoccupa che per ora la spinta al nuovo partito nasca in qualche modo per esclusione: base comune è essere incazzati con Renzi e pensare che sia imbattibile nel PD.

Renzi porta ancora più avanti una svolta moderata che per la verità parte da lontano e non si vede solo in Italia, anzi rappresenta una tendenza che è un approdo comune delle sinistre del continente europeo (il resto del mondo lo conosco in modo così vago che non ne parlo proprio).

Una tendenza che ha dietro di sé grandi forze, problemi e motivazioni. Renzi quindi non è un fungo malefico che ha invaso un organismo sano. Sono incazzato con lui, ma questa non è la base per un nuovo partito.

Un partito che nasca “per negazione” di quello che fa la parte preponderante della sinistra (non è più sinistra? chiamatela come vi pare) a mio parere sarà lacerato sulle scelte difficili.

Si parte con l’idea di essere “tra noi”, finalmente distaccati dai cattivi.

Poi si scoprirà che tra “noi” ce ne sono alcuni che non sono abbastanza “noi”: non sufficientemente radicali, o troppo; non abbastanza ambientalisti, o troppo; molto o poco comunisti; troppo per i diritti civili invece che per i diseredati, o il contrario; troppo settari, oppure troppo legati al mondo politico; chi troppo filo, chi troppo antiamericano; chi esita ad uscire da un partito che c’è per entrare in un’avventura incerta, chi non capisce come si faccia a non piantare Renzi, e così via.
Le vere spaccature poi vengono sulla politica delle alleanze, come è sempre stato. Possiamo decidere di non fare alleanze a costo di far vincere la destra (un po’ come i 5 stelle), oppure puntare a sfruttare anche il minimo spazio per governare. In mezzo, tutta la gamma delle opzioni possibili, e nessuno in grado di dire davvero quale sia giusta o sbagliata.

Di fatto il miglior partito possibile non può essere privo di ambizioni e interessi interni; e se governa, o anche solo se è influente, deve fare i conti con la forza delle idee moderate, con la influenza dei poteri economici, con la materialità degli interessi costituiti, con la realtà delle forze con cui si allea, tanto più quanto più è alto il livello del governo.

In più a volte assomigliamo alle caricature che fanno di noi gli avversari: settarismo, “tafazzismo”, atteggiamenti acidi e rancorosi, localismo, individualismo, incapacità di disciplina, sfogo di frustrazioni ecc. ecc.

Se si vuole fare un partito è necessario che abbia una leadership forte e coesa, in grado di guidarlo davvero. Non ne vedo le condizioni, adesso, e quindi eviterei di accelerare troppo il processo, ma anche di fare il processo anticipato ai leader esistenti.

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Manifesto per niente utopico di una rete della sinistra italiana

pueblo

di Francesco GENTILINI GIANNELLI

UNA PROPOSTA COLLETTIVA DI STATUTO

Premessa: il contenuto di questo Manifesto non è proprietà intellettuale di nessuno, quindi è di tutti. Le idee qui presentate sono quelle che corrono tra le bocche e le orecchie di molte donne e uomini di sinistra in tutto il mondo.

Ho deciso di buttare giù un canovaccio, uno scheletro di quello che potrebbe essere un giorno, giusto per dare qualche spunto e riassumere i punti più importanti secondo me, in modo da lasciare spazio ad aggiunte, integrazioni e, perché no, per togliere qualcosa. Tutto ciò verrà fatto col contributo di chiunque abbia voglia di esprimere la sua opinione su questo Manifesto. So che là fuori ci sono molte persone che hanno tante belle cose da suggerire.

Ho scelto il nome “Rete” perché mi piace, ma è un nome come un altro.

Il nome, il logo e tutto il resto lo decideranno gli iscritti. Per me si può chiamare come volete, basta che sia credibile e che vinca, per il popolo.

Penso che ogni partito o coalizione si debba configurare secondo il modello di comunità (quindi anche statale, ma non solo e non per forza) che desidera creare. Per questo qui è riassunto un partito “snello”, dove nessuno può arrogarsi il diritto di essere un “leader” (che più che altro è spesso oggi un “boss”) e dove la saggezza ed il potere stanno nel popolo.

Vorrei che fosse finita l’era di chi, come mestiere, fa il “dirigente”. Per due motivi: il primo è che ormai mi pare chiaro che l’Italia ha i gruppi dirigenti politici meno preparati della sua storia, gente che magari potrebbe tenere corsi accademici (mica sempre) ma che non è allenato a fare il politico, a fiutare la strategia da intraprendere. Il secondo è che, per quanto io ritenga che per fare il rappresentante di una comunità serva molta preparazione e “gavetta”, questo non vuol dire che questa attività non possa essere perpetrata gratuitamente per quella comunità, come servizio e non come mestiere. Se oggi ancora l’Europa (e soprattutto la Grecia) si tengono in piedi è soprattutto grazie a chi ha fatto della sua gratuità e del suo impegno una risorsa per gli altri.
Per finire, so che molti storceranno il naso dicendo che “non è il momento di parlare di contenitori”. So bene che molto più importante e urgente è la discussione sui contenuti e sulle campagne di lotta comune, ma io sono convinto che un contenitore influenzi il suo contenuto e viceversa. Provateci voi a bere dell’acqua con una forchetta.
Mi scuso per la lunghezza. Buona lettura.

ALCUNI IMPRESCINDIBILI VALORI
Antifascismo. Il germe del fascismo, inteso come dominazione del prossimo attraverso violenza fisica e non al fine della supremazia di un gruppo su un altro, è vivo e vegeto nella società in cui viviamo, sia su scala locale (razzismo verso minoranze etniche o migranti, ad esempio) che globale (il controllo della finanza sulla politica a favore delle élites e a sfavore dei popoli). La Rete usa tutte le sue forze per combattere il fascismo, predatore della democrazia, sia riducendone gli spazi di efficacia che promuovendo l’aggregazione e la cultura antifascista, nel segno della comprensione, del rispetto e della convivenza nonviolenta.

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La speranza è l’ultima a gioire

miseria

di Franz ALTOMARE

LA SPERANZA E’ L’ULTIMA A GIOIRE
ma la prima a dire di metterci in cammino.
Non giudico chi resta ancora fiducioso dopo mille delusioni
e si mette all’ascolto ancora nella stessa direzione.
Parole senza suono, concetti senza pensiero
cento sigle che vogliono diventare una
come se la somma di cento fallimenti
può per miracolo trasformarsi in un successo.

Non giudico chi ancora attende qualcosa dalle stesse persone di sempre
ma giudico quelle persone che non sanno giudicarsi
e ci chiedono ancora di seguirle nella nebbia.

Quelle persone in cui abbiamo avuto fiducia
ma che quando hanno potuto non hanno fatto
e non hanno neanche cercato di opporsi con forza a chi ci ha comandato
e ancora oggi ci comanda
perché sono sempre gli stessi quelli che hanno comandato.

Il segreto di ogni impresa di successo è nell’INNOVAZIONE.
Tutti sappiamo che è più facile a dirsi che a farsi
ma è inutile nascondersi che questa è l’unica strada.

Bisogna saper essere visionari e giocare in anticipo.
Occorre competenza, coraggio e a volte un pizzico d’incoscienza.
La passione sostiene la competenza che resta fondamentale.
La passione porta al cuore del problema
e la competenza mette in condizione di ascoltare e di capire.

Troppi cuori pulsanti sono restati inascoltati in questi anni
e nessun progetto avrà futuro se questi cuori resteranno inascoltati.
Per questa ragione non considero credibili le operazioni politiche costruite dall’alto.
Quell’altezza è solo un rischio per chi ha le ali tarpate
e per chi resta giù a guardare.

Chi ha invece passione e amore per la giustizia
sa in che direzione deve volgere lo sguardo
e non possiamo fingere di non vedere
dove abita chi subisce il torto di un tempo iniquo.
Là vorrei essere adesso
là vorrei che fossimo tutti noi
per dare un senso a questi cuori pulsanti
per avviarci insieme verso l’agognata meta
e scalzare dalle loro oscene poltrone i tiranni di sempre.

E se quando saremo stati capaci d’ascoltare
quando non ci ritroveremo più soli
e qualcuno più astuto sarà nei paraggi a osservare
cercando di cogliere qualcosa
mentre altri si limiteranno a schernire
col solito fare tronfio di chi è abituato a stare in campo senza aver mai giocato
noi sapremo di non essere più soli
e di essere sulla strada giusta.

 

 

(immagine dal web)

La povertà ha gli occhi di vetro

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di Immacolata LEONE

Giulia è una bella donna, ha forse due o tre anni più di me: la conosco dai tempi del liceo, all’epoca io ero una “squiccia” timidona e lei era la più bella dell’istituto.
Ci accomodiamo nel salottino, Martina è a scuola.
Mi guarda e sorride, di un sorriso triste, ormai rassegnato, all’improvviso mi sembra una vecchia, senza più speranze, senza più nessuna voglia di andare avanti.
Sono tre anni che continua questo stillicidio. Dapprima lei, che lavorava in uno studio privato è stata licenziata e poi è successo al marito, promettente ingegnere, senza più rinnovo di lavoro.

All’inizio, mi racconta, sei smarrito ti senti mancare la terra sotto i piedi, alla prima cosa che pensi è il mutuo, poi alle bollette alla spesa e, cosa ne sarà di tua figlia.
Poi arriva il senso di vergogna, il segreto da mantenere e fare finta di niente in attesa di tempi migliori che dovranno pur arrivare.

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La voce del padrone

His_Master's_Voice

di Nello BALZANO

C’è un dato che l’ISTAT ci segnala che passa inosservato, non perché non merita la dovuta attenzione, ma perché è “pericoloso” diffonderlo, deve essere schiacciato, mischiato con le altre notizie: la finale di Coppa dei Campioni di calcio, i 150.000 nuovi assunti, meglio, nuovi precari del JOBS ACT, le vicende che riguardano l’elezione del presidente della Regione Campania, Mafia Capitale che coinvolge in modo bipartisan le forze politiche al centro della scena (un teatrino dei pupi) politica.

7.000.000 (sette milioni) di invisibili, 7.000.000 che devono rimanere tali, che nel silenzio delle loro grida, non devono distrarre l’opinione pubblica, non devono disturbare il “manovratore”, che non è solo colui che dall’alto della sua posizione ci racconta a reti unificate un mondo fantastico, ma anche le nostre sensazioni coinvolte in questo turbinio di notizie.

Ci caschiamo in pieno nella trappola di rispondere al nulla, riusciamo senza rendercene conto ad interpretare il clima che deve regnare nel Paese, perché con le nostre mille interpretazioni, con le nostre mille soluzioni, entriamo a far parte anche noi della confusione.

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Lorenza Carlassarre: la Costituzione è un progetto di vita

di La Redazione

Il 6 giugno a Roma, l’Assemblea costitutiva di Coalizione Sociale si è aperta con l’appello dell’illlustre giurista Lorenza Carlassarre a difendere principi e prassi costituzionali che stanno per essere divelte e colpevolmente messe in disparte dalla legislazione dell’attuale governo di Matteo Renzi.

La Costituzione Italiana è la grammatica della nostra libertà, della nostra democrazia parlamentare, dei diritti sociali.

E’ un progetto di vita per le generazioni attuali e quelle future. Il potere governativo deve applicarla, non ignorarne i principi e tradire il progetto su cui si fonda la coesione del Paese.

Lorenza Carlassare si è quindi rivolta agli operatori del diritto: magistrati e avvocati. Si deve fare di tutto per far riconoscere come incostituzionali le norme del Jobs Act che violano i principi relativi all’equa retribuzione e ai diritti di chi lavora. Così come si devono portare l’Italicum e la Buona Scuola, che non è affatto buona, davanti alla Corte per verificarne tutti gli aspetti che non attuano il dettato costituzionale, ma che invece ne distorcono il progetto. Il suo progetto di democrazia dove la sovranità APPARTIENE al popolo. Che ne è stato defraudato.

Ascoltiamola.


 

La cinghia di trasmissione

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di Massimo RIBAUDO

 

Abbiamo costituito un Gruppo di discussione e proposta su Facebook per elaborare un vero e proprio programma politico in modo collettivo. Senza tesi predeterminate, ma con elementi che fuoriescano da un dialogo aperto e libero tra persone – in questa fase, sul web – che sentono di appartenere alla sinistra.

Lo sentono, perché tra chi sfrutta il lavoratore e il lavoratore sanno da che parte stare.

Lo sentono, perchè sanno che senza migrazioni questo paese non sarebbe neppure nato.

Lo sentono, per le ragioni che Ivana Fabris ha spiegato nel suo articolo sulla necessità di appartenenza ad un’ideale e a una prassi sociale, prima ancora che politica. E sanno che non esiste ora un partito politico che li rappresenti. Quindi, ne vorrebbero uno.

Ma attenzione. Con intelligenza dobbiamo riconoscere che Maurizio Landini insieme a Stefano Rodotà e molto altri stanno dicendo la verità. Non c’è più fiducia nei partiti, nel Parlamento, nella politica. E non si ricrea questa fiducia dicendo: fondiamo un partito per un governo di sinistra!

In fondo, pur di aumentare la confusione ed il discredito delle istituzioni, potrebbe anche dirlo Berlusconi, visto che senza Stato e diritto è solo la politica delle aziende che vince. E questo lo sa bene anche Beppe Grillo.

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