Quelle insospettabili violenze

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di Ivana FABRIS

In questa giornata vorrei fermarmi a riflettere su come ci focalizziamo sempre e solo sulla violenza fisica, contro le donne, ma in realtà è della violenza che si annida nelle pieghe del perbenismo, del conformismo, del moralismo di un certo pensiero borghese che ci dovremmo occupare e preoccupare maggiormente.

Perchè spesso il sessismo e la discriminazione, ma anche le patologie peggiori, nascono e si nutrono avidamente proprio da questi modelli sociali.

In generale ognuno pensa di volere che le donne italiane e non, si emancipino definitivamente e vedano riconosciuti i loro diritti che, ci tengo a ribadirlo, non sono di genere, ma sono UMANI.
Ma nei fatti, poi, non è così.

Praticamente tutti cadiamo in piccole o grandi trappole comunicative, in modelli preconfezionati dalla cultura patriarcale che ancora ammorba la nostra società e che, come un veleno, si insinua nelle nostre vene sin da piccoli anche a causa di un’educazione in cui l’idea della donna è ancora legata a doppio filo ad un’icona cattolico-moralista che la vede comunque in una posizione di subalternità rispetto all’uomo.

Proviamo solo a pensare che nell’immaginario collettivo, per esempio, una donna che nella sua vita sceglie di non diventare madre o di sposarsi (sì, anche quello, specialmente nella provincia italiana che costituisce una larga fetta del tessuto sociale del paese) viene vista come qualcuna che ha negato se stessa, una donna incompleta, una che ha “ripiegato” e che usa l’alibi della scelta consapevole, secondo la vulgata, e che alla fine viene considerata, a tutt’oggi, come una donna che ha una “marcia in meno” rispetto a tante altre che invece hanno scelto di avere figli.

Oppure soffermiamoci sull’insulto: verso le donne, anche da parte di altre donne, la prima parola che viene pronunciata spesso è “puttana”.
Inezia? No, semmai indicatore di come venga percepita la donna: corpo sessuato, moralmente esposto a continuo giudizio e a prescindere dal motivo per cui viene giudicata.

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La crediamo innocenza ma è ancora violenza

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di Serena CORTI

Faccio parte di alcuni gruppi su Facebook, come la maggior parte di noi.

In uno di questi ieri un giovane uomo ha asserito che noi donne non dobbiamo fare un dramma se non abbiamo un bel fisico o una pancia piatta perché in fondo la cosa più importante per una donna è che quella pancia verrà riempita da un figlio, che una donna realizza pienamente se stessa solo quando è incinta e poi diventa madre. Che addirittura in quel momento raggiunge l’apice della sua bellezza.

Io sono madre. Amo mia figlia profondamente. Ho adorato tenerla dentro di me per 9 mesi.
Ma sono rimasta decisamente senza parole quando ho letto queste affermazioni benché fatte, immagino, in buona fede.

Ho trovato violento il commento.

Violento sottilmente perché il ragazzo in questione non si è reso nemmeno conto di aver rimandato un immagine sessista delle donne, un’immagine che ci “ autorizza” ad essere belle e realizzate solo ed esclusivamente nel momento in cui ci riproduciamo popolando il mondo di altri uomini.

Violento perché non ha tenuto minimamente conto di tutte quelle donne che per volere o per impossibilità non saranno mai madri, che di questo soffrano o ne facciano un punto di forza.

Violento perché pensare che tutto il mondo di una donna si riduca all’essere madre e che questo ci debba bastare è come sentirsi dire tutti i giorni che non valiamo abbastanza per avere altro nella vita o come venire schiaffeggiate quotidianamente.

Violento perché non considera che nessuna donna ha bisogno del benestare di un uomo per sentirsi realizzata, nessuna di noi ha bisogno che siano gli uomini a dirci quali sono i motivi per cui dobbiamo essere serene e sicure di noi stesse.

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Il diritto di difesa e il patrocinio a carico dello Stato. Un welfare giuridico che è stato completamente distrutto

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[Pubblichiamo due comunicati dell’associazione forense M.G.A. – Mobilitazione Generale degli Avvocati che illustrano il gravissimo stato dell’istituto del gratuito patrocinio, sia per gli assistiti che per gli avvocati.

Si parla spesso dell’eliminazione del welfare sanitario, di quello pensionistico. Ma quello giuridico è di primaria importanza per un paese che vuol dirsi civile. E non lo è più da tempo]

 

MOBILITAZIONE GENERALE DEGLI AVVOCATI – M.G.A.

IL TETTO PER L’AMMISSIONE AL PATROCINIO A SPESE DELLO STATO VA INNALZATO ALMENO A EURO 20.000, PER RENDERE EFFETTIVO IL DIRITTO DI DIFESA

Immaginiamo un nucleo familiare di tre persone. Due genitori e un figlio: quanto di più normale.
Immaginiamo poi che a lavorare sia uno solo dei genitori.
15.000 euro l’anno: quanto di più normale.
Pagano un affitto di 500 euro al mese: una casa piccola, in periferia.
Se ne vanno 6000 euro: ne restano 9.000. Per tre persone.
Povertà, ma si può fare.
Ebbene, immaginiamo che a qualcuno dei tre capiti di essere indagato in un processo penale. Oppure persona offesa.
Si deve pagare l’avvocato. Nel ménage usuale, già ristrettissimo, sorge un problema.
Con quel reddito, lo Stato italiano, ipocrita, ti ritiene abbiente.
E l’avvocato te lo devi pagare da solo.
L’avvocato chiede 5000 euro per tutto il processo. Magari è un processo serio, che dura a lungo. Parcella normale.
Ma la famiglia non può.
Ok, si va da un altro. Ne chiede 3000.
Ne resterebbero 6000.
La famiglia non può.
Andrà benone il difensore d’ufficio, magari nominato di volta in volta ex 97 comma 4.

Un difensore immediatamente reperibile che ignori il processo.

E quando arriverà la parcella prima, il pignoramento poi, Dio pensa. Ci si porrà il problema allora.
Belle parole, il diritto di difesa.
Ma per difendersi ci vogliono soldi.

Alla luce delle condizioni economiche degli italiani;
alla luce del peso fiscale che grava sul cittadino medio-piccolo;
alla luce dell’aumento costante di tutti i servizi essenziali, dall’elettricità al riscaldamento;
alla luce della povertà misconosciuta conseguente alla crisi e alle politiche del governo

oggi non tutti possono difendersi o veder riconosciuti i propri diritti.

MGA ritiene che il tetto di reddito per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato vada assolutamente innalzato fino a 20.000 euro.
A meno che non si voglia procedere con le belle enunciazioni che poi restano vuote di ogni significato, come l’art. 24 della Costituzione. 

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Il Programma del Movimento Essere Sinistra

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[documento 003/2015/P]

IL PROGRAMMA del MovES

POLITICHE ECONOMICHE E DIRITTO AL LAVORO

 

1) ISTITUZIONE DI UN FONDO PER LA PIENA OCCUPAZIONE

a garanzia di un Programma Permanente per il Salario Sociale a favore di tutti i disoccupati involontari per restituire dignità e sopravvivenza a tutti coloro che sono stati lasciati ai margini del vivere sociale.

L’Obiettivo della piena occupazione andrà sostenuto anche attraverso una legge per la riduzione dell’orario settimanale di lavoro a parità di retribuzione.

2) CONGELAMENTO immediato dei fondi previsti per il FISCAL COMPACT, recesso dal medesimo trattato (Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance dell’Unione Europea del 2012) ed erogazione della spesa prevista a copertura del fondo per la piena occupazione, per l’adeguamento delle pensioni minime e per la riduzione del cuneo fiscale. Recesso dal MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) e richiesta di restituzione dei fondi già versati per un valore di oltre 14 miliardi di euro.

3) RIPRISTINO E AMPLIAMENTO DELLO STATUTO DEI LAVORATORI e del diritto alla libera rappresentanza sindacale contemporaneamente all’abrogazione dei contratti atipici a partire da quelli a tempo determinato, quando non giustificati dalla discontinuità del ciclo produttivo.

4) Avvio di un processo di RIPRISTINO DELLA MONETA STATALE contestualmente a un percorso programmato di uscita dall’Eurozona, dai diktat della Troika e dal sistema del debito sovrano gestito dalle banche private. È auspicabile favorire un’uscita consensuale e negoziata da organizzare preferibilmente insieme ad altri paesi dell’Eurozona ponderata sulla condivisione di un piano comune.

Tale processo, considerato in ogni caso necessario e irreversibile, si fonderà sia sulla ricerca di una collaborazione con le autorità della UE, sia sulla ricerca di una convergenza con le forze politiche anti austerity degli altri Paesi europei.

Saranno individuati e valutati tutti gli strumenti politici necessari per una transizione coordinata da un sistema monetario all’altro, compresa la possibilità dell’istituzione di una moneta complementare da affiancare all’euro durante il processo di avvio al ripristino della moneta statale, per consentire il finanziamento di politiche interne di ripresa economica e di ristrutturazione delle politiche sociali.

5) Ricostituzione di una BANCA CENTRALE PUBBLICA, non indipendente ma al servizio dello Stato e della collettività. Introduzione della separazione tra banche commerciali e banche d’investimento le cui attività andranno sottoposte a un rigido controllo da parte dello Stato.

6) SVILUPPO DI POLITICHE ECONOMICHE A TUTELA E SOSTEGNO di Agricoltura, Commercio, Artigianato, Libere Professioni, Piccola-Media Impresa e Cooperazione con sgravi fiscali e incentivi per la piccola e media impresa con particolare attenzione soprattutto nel settore del turismo; modifica della normativa per l’accesso alle libere professioni e valorizzazione dell’artigianato.

 

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Perchè la guerra non è la soluzione.

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di Riccardo ACHILLI

Ho letto con molto interesse questa intervista a Dominique Vidal e ve la consiglio.

Contro la risorgente voglia di guerra, che sembra tentare anche la sinistra italiana, Vidal ci parla di un’altra strada, politica, praticabile.

Utilizzare il ritorno dell’Iran sulla scena internazionale per fare pressioni sui governi sciiti di Siria ed Irak, al fine di integrare maggiormente le comunità sunnite nella gestione politica ed economica, superando quella emarginazione che ha costituito la base per il salafismo.

Vorrei ricordare un dato non citato dall’articolo. Daesh (o IS, o Isis, come volete chiamarlo) nasce dai circa 400.000 militari iracheni che, dopo il rovesciamento di Saddam, furono radiati, con un tratto di penna, dal governatore statunitense Paul Bremer, che li lasciò senza nemmeno la pensione, e più in generale dai quadri baathisti emarginati.

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Voglia di pace

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di Vincenzo G. PALIOTTI

Sono tre giorni che sono bloccato, scioccato, cercando di scrivere qualcosa per esprimere il mio stato d’animo su quanto è accaduto a Parigi.

E’ difficile perché sono tante le emozioni che mi ha provocato quella strage, ma penso anche a quanto è accaduto a Beirut, e sta avvenendo in Siria, e contro il popolo curdo, a quello che ogni giorno avviene in Palestina e mi rendo conto come sia triste fare discriminazione anche in queste circostanze, considerando una più importante dell’altra solo perché una provocata nel cuore della cosiddetta civiltà ed un’altra in posti dove, secondo alcuni, è da considerarsi quasi “normale”, tanto normale da non costituire più nemmeno notizia.

Ma non siamo noi quelli della “Livella” di Totò che spesso tiriamo fuori per ricordare a tutti che la morte rende uguali? Che è l’unico atto di giustizia sul quale possiamo contare perché questa “tratta” alla stessa stregua il potente, il ricco, il prepotente e il povero, il negletto, il diverso? Dove è finito quindi tutto questo?

Io non l’ho trovato in questi due giorni se non da parte di chi ha veramente capito che la tragedia non era solo quella di Parigi, che non appartiene solo ai francesi o a noi perché hanno “violato” la nostra civiltà: quando si tratta di violenza non c’è posto al mondo dove questa può essere giustificata o addirittura considerata “quasi normale”.

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Cuore di pietra

strage

di Immacolata LEONE

Negli ultimi anni non esco quasi più la sera, per svariati motivi di natura economica, per comodità, per stanchezza e altro.

A volte mi sforzo per fare contento mio figlio, amore di mamma.

Ho pensato a quella mamma che era nel locale con i suoi figli , magari per passare un venerdì sera in serenità con la famiglia, un momento di pace, un attimo di svago, dopo una settimana di lavoro o altro.

Posso solo immaginare il terrore puro, agghiacciante, infinito, come un brivido che parte da dietro il collo fino a scendere alla spina dorsale.

Il primo pensiero sono i tuoi figli, li guardi uno ad uno, pensi a come farli stare in silenzio per non far arrabbiare questi esseri immondi , che sono qui per trucidare, ammazzare, seviziare, senti il tuo sudore freddo, la paura può essere glaciale, non può essere vero proprio qui, ora, con i tuoi bambini, speri che non piangano, li prendi per le mani e sussurri loro con occhi imploranti, di stare immobili e in silenzio.

Questi uomini con lo sguardo buio come un pozzo magari sono qui solo per spaventare e magari una volta spaventati tutti e fatti mettere tutti giù per terra se ne andranno, se ne devono andare.

Invece no, cominciano a prendere uno ad uno le persone e sparano loro a sangue freddo.

L’orrore genera altro orrore, è solo un incubo, abbracci i tuoi bambini, loro, i mostri vestiti da umani, ti vedono e ti prendono , urli in silenzio ai tuoi bimbi di non piangere, sì fate quello che volete basta che lasciate vivi i miei figli.

Un colpo due o tre, questo non lo so, ma la mamma è a terra davanti ai suoi bambini.
Non contenti i mostri prendono i bambini e li ammazzano.
Tutto è buio.
E’ finito tutto.

“Libero”: i bastardi siete voi

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di Antonio DITARANTO

Dobbiamo sconfiggere la cultura dell’odio.

Il quotidiano Libero titola a tutta pagina “BASTARDI ISLAMICI” in riferimento alle terribili stragi di Parigi.
Stragi che sconvolgono noi tutti e che ci sprofondano in un grandissimo senso di rabbia e di impotenza di fronte a tali azioni e attacchi alla nostra quotidianità. Questo però non deve mai farci perdere la ragione e abbandonarci alla generalizzazione nella ricerca dei colpevoli e della parte dalla quale arrivano i pericoli.

Sotto gli attacchi del terrorismo oggi non è solo Parigi o il mondo occidentale; l’atroce notizia naturalmente ci scuote molto da vicino e ci colpisce nell’intimo al punto da spingerci verso sentimenti di reazione immediata.

Non va dimenticato però che oltre a noi europei e cittadini del cosiddetto mondo occidentale, sotto gli attacchi del fondamentalismo e del fanatismo, ci sono da anni milioni di persone di cultura diversa dalla nostra, arabi e musulmani che vengono trucidati negli attacchi quotidiani nelle città del medio oriente, della Turchia e dell’Africa, gente che pure crede nello stesso Dio al quale si riferiscono i terroristi, ma che vengono allo stesso modo massacrati e cacciati dalle loro terre.

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Sono in ruolo e sciopero!

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di Matteo SAUDINO

“Ma come prof, è appena entrato in ruolo e domani sciopera?”

Certamente ragazzi e vi spiego anche il perché.
1. Venerdi 13 novembre sciopero perché i docenti neo-immessi in ruolo finiranno in albi territoriali da cui saranno scelti, in modo arbitrario, dai dirigenti scolastici senza nessuna graduatoria dai criteri chiari e razionali. Ciò favorirà clientelismo e servilismo.

2. Venerdì 13 sciopero perché i neo-immessi in ruolo rischiano di diventare tappabuchi al servizio di una scuola progettificio, dove studiare, leggere, confrontarsi e discutere sembra essere ormai una vetusta eccezione.

3. Venerdì 13 sciopero perché la scuola gelmin-renziana si sta trasformando velocemente in una succursale di supermercati, fondazioni bancarie e imprese che vogliono plasmare lavoratori e consumatori e non formare uomini liberi e cittadini critici.

4. Venerdi 13 sciopero come atto di solidarietà nei confronti di tutti quei docenti precari di seconda fascia, che la buona scuola ha abbandonato a se stessi.

5. Venerdì 13 sciopero perché la lotta contro la pessima scuola azienda-autoritaria deve continuare, per il diritto allo studio, per il bene della democrazia e della nostra Costituzione.

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Per questo spero di vedere in piazza anche voi.

E se partissimo dalla critica del maggioritario?

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di Claudio BAZZOCCHI

Sono giorni che tutti i giornali e commentatori parlano della frase di Fassina sul ballottaggio e sul M5S.

Purtroppo, quando si esce dal sistema elettorale proporzionale, gli attori politici e gli elettori sono investiti da valutazioni, commenti, tattiche e pettegolezzi che hanno ben poco di politico.

La politica cessa di essere visione del mondo – campo accidentato e tragico in cui ogni giorno provare a ricucire autorità e verità ed evitare così la dissoluzione nichilistica del non senso e della volontà di potenza nella convivenza civile – e si avventura nella giungla degli opportunismi, delle alleanze spurie per ottenere almeno un voto più degli avversari. E gli avversari politici non sono più portatori di visioni del mondo contrapposte con cui competere nella lotta etico-politica sull’idea di libertà e di mediazione tra individuo e Stato più affascinante, ma il nemico da schiacciare – appunto con un voto in più – nell’ottica della vittoria a tutti i costi a cui non può che portare il principio maggioritario.

Se la sinistra vuole riportare un minimo di civiltà politica nel nostro paese deve cominciare a rimettere in discussione il maggioritario e tornare a enunciare la nobiltà e la grandezza del proporzionale.

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