Visione politica, programma e metodo. Come lavora il MovES

franzaltomare

di Franz ALTOMARE

[Relazione presentata all’incontro “Possiamo cambiare le cose, un metodo per costruire un nuovo soggetto politico in Italia. Workshop su Nuovi Metodi di Organizzazione e di Democrazia Partecipativa” organizzato da Amici di Podemos – Roma. Roma 21 novembre 2015

Documento politico 004/2015/A]

In questo periodo assistiamo alla rinascita di un fermento politico che si diffonde a diversi livelli nella società civile e vede la nascita di numerosi movimenti politici nuovi e di gruppi auto-organizzati.
Questo fermento risponde a un bisogno di partecipazione politica particolarmente sentito, per due ragioni specifiche:

1) La prima è una ragione congiunturale, ovvero la grave crisi economica che attanaglia l’Italia e altri paesi dell’Europa meridionale, come la Spagna, il Portogallo e la Grecia. La Grecia che finora ha pagato e continua a pagare il prezzo più alto di quelle politiche criminali, perché tali devono essere definite, e che sono alla base della governance europea.
In realtà la crisi nasce come crisi finanziaria che progressivamente diventa crisi economica, ovvero crisi della domanda e dei redditi e infine degenera in una crisi sociale sofferta in primo luogo dalle classi lavoratrici sfruttate, disoccupate e precarie e a seguire dal mondo del lavoro autonomo e dalla piccola e media impresa.

2) La seconda ragione che spiega il bisogno diffuso di partecipazione politica è LO SVUOTAMENTO DELLE ISTITUZIONI DEMOCRATICHE E LA CESSIONE DI SOVRANITA’ degli stati ad una governance sovranazionale costituita dalla Commissione Europea, dalle banche private con in testa la BCE e dal FMI.
In sostanza succede che il voto dei cittadini è diventato una farsa utile solo per una legittimazione formale di un potere che non rappresenta gli interessi della società nel suo insieme.

Chiunque vinca le elezioni non governa ma amministra secondo le direttive imposte dall’autorità europea: questo lo abbiamo visto con drammatica evidenza in Grecia e lo vediamo, naturalmente, in Italia.
Ma non siamo qui per parlare in maniera diretta della crisi e delle sue cause. Rispettiamo il tema di questo incontro: Nuovi Metodi di Organizzazione e di Democrazia Partecipativa.
Si pone qui il problema del soggetto politico, o della soggettività politica.

Si parlerà del metodo organizzativo e della democrazia interna o partecipativa di un movimento che ha come obiettivo di rappresentare un’alternativa reale alle politiche dell’austerity e al difetto di democrazia connaturato ormai al quadro di potere nazionale ed europeo e che crea un forte divario tra obiettivi politici ed economici e la ragionevole possibilità di metterli in pratica e realizzarli per qualsiasi soggetto politico.

È necessario fare però un discorso coerente e comprensibile su alcune contraddizioni che risaltano in maniera eclatante: come mai a fronte di un dissenso popolare molto ampio contro le politiche dell’austerity non corrisponde a livello democratico una forza politica organizzata per contrastare le politiche neoliberiste e porsi come alternativa valida a una diversa concezione della politica e dell’economia che vada in direzione dei bisogni delle grandi masse?

E soprattutto, perché anche quando non c’è questa frammentazione caotica di partiti e si riesce a compattare una piattaforma politica apparentemente unitaria e alternativa, come avvenuto in Grecia, anche in quel caso il risultato politico si traduce in un fallimento e in una resa sostanziale della democrazia a un altro ordine politico e finanziario, che di democratico non ha davvero niente?

È evidente allora che il problema della SOGGETTIVITA’ POLITICA non può e non deve essere ridotto al solo metodo organizzativo del movimento .
Non possiamo illuderci che uno stile apparentemente nuovo nella comunicazione, ma vecchio per quanto riguarda l’accettazione di fondo del sistema di potere, possa alla lunga mantenere un consenso facilmente ottenuto con arringhe di sapore populistico, ma senza nessuna sostanza di proposte serie che affrontino i problemi nella consapevolezza di poterli risolvere.

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Il Programma del Movimento Essere Sinistra

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[documento 003/2015/P]

IL PROGRAMMA del MovES

POLITICHE ECONOMICHE E DIRITTO AL LAVORO

 

1) ISTITUZIONE DI UN FONDO PER LA PIENA OCCUPAZIONE

a garanzia di un Programma Permanente per il Salario Sociale a favore di tutti i disoccupati involontari per restituire dignità e sopravvivenza a tutti coloro che sono stati lasciati ai margini del vivere sociale.

L’Obiettivo della piena occupazione andrà sostenuto anche attraverso una legge per la riduzione dell’orario settimanale di lavoro a parità di retribuzione.

2) CONGELAMENTO immediato dei fondi previsti per il FISCAL COMPACT, recesso dal medesimo trattato (Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance dell’Unione Europea del 2012) ed erogazione della spesa prevista a copertura del fondo per la piena occupazione, per l’adeguamento delle pensioni minime e per la riduzione del cuneo fiscale. Recesso dal MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) e richiesta di restituzione dei fondi già versati per un valore di oltre 14 miliardi di euro.

3) RIPRISTINO E AMPLIAMENTO DELLO STATUTO DEI LAVORATORI e del diritto alla libera rappresentanza sindacale contemporaneamente all’abrogazione dei contratti atipici a partire da quelli a tempo determinato, quando non giustificati dalla discontinuità del ciclo produttivo.

4) Avvio di un processo di RIPRISTINO DELLA MONETA STATALE contestualmente a un percorso programmato di uscita dall’Eurozona, dai diktat della Troika e dal sistema del debito sovrano gestito dalle banche private. È auspicabile favorire un’uscita consensuale e negoziata da organizzare preferibilmente insieme ad altri paesi dell’Eurozona ponderata sulla condivisione di un piano comune.

Tale processo, considerato in ogni caso necessario e irreversibile, si fonderà sia sulla ricerca di una collaborazione con le autorità della UE, sia sulla ricerca di una convergenza con le forze politiche anti austerity degli altri Paesi europei.

Saranno individuati e valutati tutti gli strumenti politici necessari per una transizione coordinata da un sistema monetario all’altro, compresa la possibilità dell’istituzione di una moneta complementare da affiancare all’euro durante il processo di avvio al ripristino della moneta statale, per consentire il finanziamento di politiche interne di ripresa economica e di ristrutturazione delle politiche sociali.

5) Ricostituzione di una BANCA CENTRALE PUBBLICA, non indipendente ma al servizio dello Stato e della collettività. Introduzione della separazione tra banche commerciali e banche d’investimento le cui attività andranno sottoposte a un rigido controllo da parte dello Stato.

6) SVILUPPO DI POLITICHE ECONOMICHE A TUTELA E SOSTEGNO di Agricoltura, Commercio, Artigianato, Libere Professioni, Piccola-Media Impresa e Cooperazione con sgravi fiscali e incentivi per la piccola e media impresa con particolare attenzione soprattutto nel settore del turismo; modifica della normativa per l’accesso alle libere professioni e valorizzazione dell’artigianato.

 

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Relazione sull’incontro di Livorno

livorno

[Documento politico 002-d/2015/A]

La valutazione sull’incontro tenutosi a Livorno il 22-23-24 Ottobre scorsi porta il coordinamento politico del MovES a concludere che il confronto pubblico con altre aree della sinistra sia stato utile e proficuo, soprattutto nella conferma della linea politica che stiamo concordemente tracciando.

L’utilità deriva sia dalla constatazione che certi percorsi unitari restano obiettivamente impraticabili, sia dalla ragionevole prospettiva di poter lavorare almeno con uno dei soggetti politici presenti, in questo caso Futuro a Sinistra, alla costruzione di un percorso politico unitario che si fondi sulla condivisione di alcuni obiettivi programmatici di particolare rilevanza: l’approccio alle questioni europee nella ricerca di soluzioni che portino al superamento delle politiche di austerity e la conferma di un nuovo metodo organizzativo che prevede il coinvolgimento di una sinistra popolare e partecipe dei processi decisionali capace di superare i limiti di una sinistra chiusa nelle segreterie di partito e sempre più distante dai bisogni delle persone.

Prima giornata: giovedì 22 ottobre

Il primo dei tre incontri è stato dedicato ai problemi della città di Livorno e abbiamo toccato con mano come la politica istituzionale sopravvive in un limbo di piccole guerre di potere, di meccanismi burocratici comprensibili solo agli addetti, di promesse che non saranno mai mantenute e di progetti inesistenti e tutto questo mentre apprendiamo che in città, tra i tanti problemi creati dalla crisi, c’è un’emergenza casa per cui è diventato normale per gli sfrattati dormire in macchina.

Il confronto è avvenuto tra esponenti politici senza un vero coinvolgimento dei cittadini presenti e la noia è stata seconda solo all’amarezza per non aver ascoltato una proposta che andasse in direzione dei bisogni drammaticamente urgenti di chi è ancora senza una dimora.

Alla fine del dibattito ci siamo fermati a scambiare qualche parola con Marco Valiani, uno dei relatori, consigliere comunale di Livorno eletto nella lista del M5S e successivamente espulso per dissensi con il sindaco pentastellato sulle nomine poco trasparenti di assessori e vertici di partecipate.

Una persona che ci è apparsa sinceramente interessata a non rinunciare a idee e obiettivi utili per la città ma che nello stesso tempo esprime il paradosso di chi è rimasto prigioniero di una logica del potere che pensava di superare entrando nel M5S. In questo si intravvede tutta l’anomalia italiana di un’assenza della sinistra dei bisogni e del passaggio inutile e traumatico di chi spera di portare avanti istanze popolari all’interno di un movimento populista e falsamente democratico come il partito privato di Grillo e Casaleggio.

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Io sono il segretario dio tuo. Non avrai altro leader al di fuori di me

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di Franz ALTOMARE

[Documento politico 002-c/2015/A]

Abbiamo pubblicato due documenti come Movimento Essere Sinistra in cui si critica la scelta politica di Nichi Vendola approvata dall’Assemblea nazionale di SEL e dal quale prendiamo nettamente le distanze per le ragioni che abbiamo argomentato in maniera, a nostro avviso, sobria e ragionata.

Avere declinato l’invito di SEL a condividere un percorso unitario insieme al PD, benché con alleanze a macchia di leopardo per il governo nelle amministrazioni locali, ci ha attirato critiche garbate ma pur sempre severe e ingiuste di settarismo ed estremismo.

Per chi non li avesse ancora letti ed è interessato a farlo, i documenti in forma di articoli sono sul nostro blog ai seguenti indirizzi:

L’unità a sinistra secondo SEL

Sinistra dei bisogni e sinistra di governo. Con il PD

Nel merito dell’opportunismo vendoliano ci siamo già entrati quindi, e consigliamo di leggere gli articoli succitati per comprendere come la linea politica del MovES non prevede affatto di restare ghettizzati in un recinto di saggezza politica improbabile e di eterna opposizione: tutt’altro.

Il MovES intende competere per strappare spazi politici istituzionali a forze regressive e neoliberiste che stanno attuando la più stringente e assoluta tirannia possibile, quella mascherata da democrazia, e intendiamo farlo non come micro realtà politica, elitaria o autoreferenziale, ma impegnandoci per costruire percorsi unitari con altri soggetti della sinistra sulla base inequivocabile di obiettivi certi e condivisi e all’interno di una linea politica di autentica alternativa al presente sistema di dominio sulle classi lavoratrici sfruttate, disoccupate e precarie.

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Sinistra dei bisogni e sinistra di governo. Col PD

selpd

Coordinamento politico MovES

[Documento politico 002-b/2015/A]

Vogliamo spendere qualche parola di più circa il nostro dissenso sulla linea politica emersa dall’ultimo documento approvato dall’Assemblea nazionale di Sel e relativamente a cosa, per noi, significa rappresentare una vera alternativa di sinistra e una sinistra popolare, capace di farsi carico dei bisogni delle persone che maggiormente pagano il prezzo della crisi, quelle che non trovano rappresentanza politica e che sono ormai chiuse nell’astensionismo, fenomeno che dovrebbe ricordare a tutti quanto la politica di una certa sinistra di sistema ha dimenticato in favore della propria autoreferenzialità.

In sintesi.

La differenza sulle politiche europee non era una novità e sinceramente non ci aspettavamo da Nichi Vendola una rottura con il conformismo politico di una parte della sinistra che non considera la moneta unica e il sistema del debito cause principali dell’austerity e dei problemi sociali derivanti.

Nonostante ciò, e pur sapendo che nel lungo periodo una divergenza su questo punto cruciale non sarebbe sostenibile, eravamo aperti a valutare la possibilità di convergenze con Sel sulle politiche nei territori.

Quella eventuale convergenza per una unione circoscritta e a tempo determinato (una sorta di “contratto atipico”) poteva fondarsi solo su una minima intesa che riguardava due punti base: linea politica e contenuti.

Considerando che il MovES prende le distanze dalla sinistra di sistema, quella che ha governato e continua a governare, e che Sel rientra oggi in questa nostra definizione, almeno per quanto riguarda le amministrazioni locali, una eventuale apertura sarebbe dovuta comunque passare non dal coordinamento politico di Essere Sinistra ma da tutto il gruppo che si riconosce e ha sottoscritto il Manifesto del MovES.

Perché questo è il nostro METODO, autenticamente condiviso e partecipato, per cui ogni documento politico non è il frutto esclusivo di questo o quel compagno che può apparire come leader e a cui dare o non dare consenso senza discussione.

E siamo sicuri, dopo aver conosciuto personalmente e dialogato con alcuni compagni di Sel che abbiamo incontrato a Livorno, in occasione dell’evento “Sì, Livorno a sinistra” e per i quali tutti noi proviamo stima e rispetto, che se insieme al documento di Vendola ci fosse stata anche solo un’altra mozione da discutere non nell’Assemblea nazionale ma tra tutti gli iscritti, le cose sarebbero andate diversamente.

L’UNICO VERO SCOGLIO che ci impedisce anche solo di aprire una discussione per valutare un percorso comune con Sel, per quanto circoscritto alle politiche sul territorio, è la linea politica delle alleanze possibili che non esclude la presenza del PD in quelle realtà locali dove questa può essere considerata accettabile.

Per noi di Essere Sinistra non è mai accettabile perché alla fine il PD cadrebbe sempre in piedi e questo, per noi che lo avversiamo a 360 gradi, non è possibile, sostenendo politiche di trasformazione e di cambiamento di più largo respiro. Se Sel dovesse cambiare idea ed escludere il PD da percorsi unitari circa le politiche territoriali, noi procederemmo nel seguente modo e diremmo:

“Cari compagne e compagni del MovES, in deroga a quanto scritto nel nostro Manifesto sulle politiche europee e sulle formazioni di sinistra che consideriamo di sistema, consapevoli che non potremmo mai rinunciare alle nostre posizioni su certi punti, si apre comunque la possibilità, per quanto riguarda le politiche sui territori, di condividere percorsi insieme a Sel e ad altri soggetti politici di sinistra per mirare al governo dei territori nell’interesse di tutti i cittadini. Vi invitiamo a discuterne e a prendere una decisione attraverso il voto.”

Non possiamo, quindi, dire altro che ci sarebbe piaciuto che fosse andata così.

Purtroppo il nodo PD – finché permane e finchè evidenzia come le scelte della dirigenza di SEL non tengono conto dei sentimenti e dei bisogni della società e dei suoi iscritti e simpatizzanti, in nome della propria autoreferenzialità – non può essere superato.

L’unità a sinistra secondo SEL

ombra

Coordinamento politico MovES

[Documento politico 002-a/2015/A]

In questo documento spieghiamo le ragioni per le quali il Movimento Essere Sinistra, coerentemente con la linea politica tracciata nel Manifesto del MovES, respinge l’invito di Nichi Vendola a condividere un percorso unitario delle varie formazioni di sinistra sulla base del documento approvato a larga maggioranza dall’Assemblea nazionale di Sel.

La prima parte del documento appare come una vera e propria invettiva contro le politiche europee considerate disumane a tal punto da indurre il caro compagno a scrivere di “Europa matrigna che ha tradito il proprio compito storico…”, incline alla guerra, indifferente al destino di altri popoli e persino “violenta anche verso i popoli che la compongono”.

La capacità narrativa di Vendola riesce ancora a suggestionare qualche sprovveduta anima bella laddove indugia sugli effetti fin troppo eclatanti del disastro europeo mentre si guarda bene dall’insistere sulle cause reali di questa situazione.

Secondo questa narrazione le cause non sono da rintracciare in elementi strutturali che avrebbero garantito attraverso i Trattati europei, e la moneta unica legata al sistema del debito, l’inevitabile destrutturazione delle economie periferiche prima e lo svuotamento delle istituzioni democratiche dopo. Tutto si riduce in questa sintesi riportata nel documento di Sel ad un concetto elementare:

il sistema di regole e la struttura di potere della UE non è in discussione in quanto tale, non ha contraddizioni proprie che generano conflitti di vario tipo, anzi, l’Unione Europea in generale, e in particolare l’Eurozona, è perfettamente funzionale al progetto di Europa dei popoli e può essere ricondotta al suo compito storico originale di pace e benessere diffuso operando semplicemente scelte politiche diverse ma lasciando immutato il quadro di potere e di regole su cui si fonda.

Infatti in un passo la retorica lascia spazio ad un’indicazione politica netta ed inequivocabile, quando si legge che “la piega distruttrice che ha preso l’Europa non c’entra con la moneta e la sovranità monetaria (..) ma con scelte esclusivamente politiche”.

La sinistra che immagina Sel per l’Europa, e che in fin dei conti in Italia riesce pure a praticare a livello locale insieme al Partito Democratico, è una sinistra di gestione del sistema e non di trasformazione.

La lettura mistificatoria della questione greca porta all’affermazione paradossale per cui il voto greco secondo Vendola sancisce che la sovranità popolare non è soggetta a nessun vincolo tecnocratico.

Infatti, sul piano strettamente giuridico nessuno ha obbligato Tsipras a firmare il terzo Memorandum se non la tragica circostanza che vincere le elezioni e non disporre di nessuno strumento effettivo per attuare una qualsiasi politica economica non significa affatto governare, ma solo ratificare scelte che risiedono in organi che di democratico non hanno nulla.

La posizione euroforica di Sel fa rimpiangere addirittura quella più romantica spesso vagheggiata dai sostenitori italiani di L’Altra Europa per Tsipras, che almeno stimolano la fantasia (e l’ilarità) dei critici quando costringono ad ascoltare il racconto di un paradiso in terra chiamato Stati Uniti d’Europa, in cui gli stati più ricchi socializzano le perdite degli stati meno ricchi, o poveri, e nello stesso tempo distribuiscono i profitti.

Nessuno di loro ha mai spiegato però che per realizzare questa utopia i diciannove governi degli stati membri dell’Eurozona dovrebbero essere contemporaneamente concordi tra loro e con le maggioranze parlamentari dei propri paesi.

Veniamo ora alla seconda parte del documento di Sel, e qui il discorso si fa più serio, perché tutto torna ad una dimensione più tangibile e maledettamente concreta per una persona di stile come Nichi Vendola, trattandosi di arredi per interni, e quindi di poltrone, sedie e sgabelli da conquistare. L’enfasi retorica è più sobria, il criterio che informa l’invito all’unità sinistra delle sinistre non è affatto vago e anche le nostre conclusioni si adeguano nel definire in maniera succinta quell’unità che a noi appare non più come un’ammucchiata quanto un’orgia perfettamente organizzata dalla sinistra per l’opportunismo.

Mentre il Paese muore c’è qualcuno che si preoccupa di confermare e ampliare i propri spazi di potere.
Alleanze politiche a tutti i costi: con il PD dove non se ne può fare a meno e senza il Pd dove non ce n’è bisogno. Questa finta sinistra è morta e continuare a darle credito equivale ad essere necrofili.
Nuova sinistra a parole, vecchie logiche nei fatti.

Gli unici bisogni che si vogliono soddisfare sono sempre quelli relativi a governare in ogni caso. L’opportunismo non è una cosa nuova ed è la premessa per il fallimento politico di una parte che si dice ancora di sinistra ma che mantiene lo sguardo fisso al centro, radicandosi nella realtà dei propri interessi e restando lontana da ogni ipotesi di reale cambiamento degli assetti di potere, unico presupposto per un’inversione di rotta che avvicini la politica ai bisogni reali delle persone.

 

(immagine dal web)

Manifesto del Movimento Essere Sinistra – Seconda parte

senzapermesso

[La prima parte del Manifesto del Movimento Essere Sinistra è stata pubblicata qui]

[documento 001-b/2015/P]

ESSERE SINISTRA É UN MOVIMENTO ANTIFASCISTA E LIBERTARIO

Essere Sinistra si riconosce nei valori della Resistenza Partigiana e della lotta antifascista.

Ci consideriamo naturali eredi e continuatori di quello spirito autenticamente democratico e di quella lotta che oggi intendiamo riprendere per portare a compimento, poiché tale lotta non può considerarsi conclusa finché oltre il fascismo imposto con la repressione e la violenza delle armi, non sarà sconfitto anche il fascismo neoliberista che opprime i popoli con la violenza dei mercati globali esercitata tramite il ricatto finanziario legittimato dalle istituzioni democratiche ad esso asservite.

Allo stesso modo intendiamo portare a compimento gli intenti espressi nella Costituzione del 1948 cui ci ispiriamo per valorizzare il sacrificio e il sangue versato da chi ha lottato per la libertà e la giustizia nel nostro Paese.

La Costituzione della Repubblica Italiana è stata frutto di un inevitabile compromesso tra capitale e lavoro, compromesso che rifletteva i reali rapporti politici di forza in Italia alla fine del conflitto mondiale. Tali rapporti di forza, in parte legittimavano le pressioni delle nazioni allora vincitrici che ancora oggi esercitano una pesante egemonia e condizionamento sulla storia del nostro Paese.
La Costituzione, minacciata nel suo intimo da continue riforme regressive e liberiste, vaga oggi come uno spirito in cerca di incarnazione e al quale intendiamo dare corpo con modifiche e vincoli che la rendano attuativa soprattutto nel dettato in cui si richiama il diritto al lavoro e alle garanzie sociali.

Essere Sinistra è un Movimento Libertario e in quanto tale respinge e combatte con forza ogni sorta di fascismo politico, economico e culturale e ogni forma palese od occulta di autoritarismo e di violenza statuale ponendo al centro il valore assoluto dell’essere umano e il diritto alla sua libera determinazione contro ogni forma di violenza e limitazione derivanti da pregiudizi razziali, discriminazioni etniche, pretese identitarie di carattere religioso o nazionalistico, omofobia, sessismo.

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Manifesto del Movimento Essere Sinistra – MovES

dal Movimento Essere Sinistra

 

[documento 001-a/2015/P]


 

PRESENTAZIONE

 

Spesso ci sentiamo dire che i manifesti e i programmi, a leggerli, sono tutti belli e pieni di buone intenzioni, ma oltre questo non riescono ad andare e restano strumenti inutili per l’azione politica.

 

É vero, ma quello che ci capita spesso di leggere sono solo delle dichiarazioni d’intenti, vaghe e ben lontane dall’offrire soluzioni comprensibili e praticabili.

 

Il Manifesto che si propone qui non è una mera dichiarazione d’intenti ma una fonte di riflessione sulla crisi del capitalismo nella sua fase più crudele, quella del neoliberismo.

 

Il neoliberismo altro non è che la fase in cui il capitalismo assume una nuova identità, quella finanziaria globale, per continuare ad opprimere e sfruttare soprattutto attraverso il sistema del debito.

 

Quella fase in cui riduce la partecipazione dei cittadini alle scelte riguardanti un Paese, ad una mera operazione di facciata esattamente come accaduto in Grecia.

Quella fase in cui esautora la democrazia per meglio imporre la sua volontà di dominio.

 

Questo Manifesto è la dichiarazione di un posizionamento politico nell’area della sinistra e la giustificazione teorica dell’azione politica del programma che stiamo elaborando, a partire dall’individuazione degli stretti spazi di manovra democratica sopravvissuti alla crisi e alla destrutturazione del sistema di rappresentanza.

 

C’è la volontà di cogliere i limiti del capitalismo e le contraddizioni che esso produce ma anche i margini di manovra, per quanto ridotti, nell’ambito delle istituzioni liberaldemocratiche che hanno ceduto la propria sovranità a enti sovranazionali progettati a garanzia del profitto e dell’interesse privato.

 

Questa azione politica, per avere una speranza di successo, per evolvere dalla protesta verso la proposta, non dovrà svolgersi esclusivamente nei palazzi del potere ma dovrà necessariamente essere praticata attraverso la mobilitazione pacifica e democratica dei lavoratori e dei disoccupati e coordinarsi con le libere associazioni di cittadini e con le rappresentanze sindacali che non intendono abdicare alla tirannia neoliberista.

 

L’intesa e il coordinamento con formazioni politiche della sinistra alternativa di altri paesi europei, non è solo auspicabile ma necessaria per rafforzare il consenso e dare intensità alla lotta politica oltre gli orizzonti nazionali dove oggi, prevalentemente, si svolge.

 

La critica del capitalismo è storica, specifica e mai generica, lontana dalle posizioni opportunistiche tanto in voga oggi in cui ci si affretta a dichiarare di non essere né di destra né di sinistra, perché il corollario di questa definizione è essere di centro, o peggio di centro sinistra, formula che smaschera il miglior contenitore a suprema garanzia delle politiche conservatrici della destra per il mantenimento di privilegi di classe nell’azzeramento della dialettica politica.

 

La nostra specificità è quella di voler organizzare un soggetto politico che si faccia partecipe e promotore di una unione dei lavoratori tutti, dei disoccupati, dei pensionati e di tutti coloro che pur partecipando con il proprio lavoro e con il proprio sacrificio alla ricchezza di un sistema riservato a pochi, non ne godono i frutti perché la sperequazione e la disuguaglianza non consentono una giusta redistribuzione delle ricchezze prodotte.

Una sinistra non solo di gestione quindi, ma di ideali e di trasformazione.

 

MANIFESTO DEL MOVIMENTO ESSERE SINISTRA

ESSERE SINISTRA è un movimento politico autonomo della sinistra radicale e democratica.

Nasce in rete con l’intento di contribuire al dibattito attraverso l’approfondimento dei principali temi politici nazionali e internazionali affinché il confronto a sinistra possa produrre una visione politica libera che sia il presupposto di un’azione politica comune e condivisa, volta a ristabilire la giustizia e l’equità sociale.

Lo scopo è quello di costituirsi come SOGGETTO COLLETTIVO attorno ad una visione politica condivisa e partecipata, in un programma di obiettivi chiari e realizzabili, attraverso un metodo autenticamente democratico all’interno dell’organizzazione, affinché la volontà maggioritaria della base coincida sempre con le iniziative politiche effettivamente promosse e praticate a tutti i livelli, fuori e dentro le istituzioni, sui territori come a livello nazionale e internazionale.

Il fallimento delle politiche socialdemocratiche in Europa e in Italia, la definitiva mutazione dei partiti della sinistra storica istituzionale e la loro acquiescenza alle politiche del capitalismo globalizzato e neoliberista hanno sancito un vuoto di rappresentanza per le classi lavoratrici, precarie e disoccupate.

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Manifesto del Movimento Essere Sinistra – Prima parte

ombrello

dal Movimento Essere Sinistra

 

[documento 001-a/2015/P]


 

PRESENTAZIONE

 

Spesso ci sentiamo dire che i manifesti e i programmi, a leggerli, sono tutti belli e pieni di buone intenzioni, ma oltre questo non riescono ad andare e restano strumenti inutili per l’azione politica.

 

É vero, ma quello che ci capita spesso di leggere sono solo delle dichiarazioni d’intenti, vaghe e ben lontane dall’offrire soluzioni comprensibili e praticabili.

 

Il Manifesto che si propone qui non è una mera dichiarazione d’intenti ma una fonte di riflessione sulla crisi del capitalismo nella sua fase più crudele, quella del neoliberismo.

 

Il neoliberismo altro non è che la fase in cui il capitalismo assume una nuova identità, quella finanziaria globale, per continuare ad opprimere e sfruttare soprattutto attraverso il sistema del debito.

 

Quella fase in cui riduce la partecipazione dei cittadini alle scelte riguardanti un Paese, ad una mera operazione di facciata esattamente come accaduto in Grecia.

Quella fase in cui esautora la democrazia per meglio imporre la sua volontà di dominio.

 

Questo Manifesto è la dichiarazione di un posizionamento politico nell’area della sinistra e la giustificazione teorica dell’azione politica del programma che stiamo elaborando, a partire dall’individuazione degli stretti spazi di manovra democratica sopravvissuti alla crisi e alla destrutturazione del sistema di rappresentanza.

 

C’è la volontà di cogliere i limiti del capitalismo e le contraddizioni che esso produce ma anche i margini di manovra, per quanto ridotti, nell’ambito delle istituzioni liberaldemocratiche che hanno ceduto la propria sovranità a enti sovranazionali progettati a garanzia del profitto e dell’interesse privato.

 

Questa azione politica, per avere una speranza di successo, per evolvere dalla protesta verso la proposta, non dovrà svolgersi esclusivamente nei palazzi del potere ma dovrà necessariamente essere praticata attraverso la mobilitazione pacifica e democratica dei lavoratori e dei disoccupati e coordinarsi con le libere associazioni di cittadini e con le rappresentanze sindacali che non intendono abdicare alla tirannia neoliberista.

 

L’intesa e il coordinamento con formazioni politiche della sinistra alternativa di altri paesi europei, non è solo auspicabile ma necessaria per rafforzare il consenso e dare intensità alla lotta politica oltre gli orizzonti nazionali dove oggi, prevalentemente, si svolge.

 

La critica del capitalismo è storica, specifica e mai generica, lontana dalle posizioni opportunistiche tanto in voga oggi in cui ci si affretta a dichiarare di non essere né di destra né di sinistra, perché il corollario di questa definizione è essere di centro, o peggio di centro sinistra, formula che smaschera il miglior contenitore a suprema garanzia delle politiche conservatrici della destra per il mantenimento di privilegi di classe nell’azzeramento della dialettica politica.

 

La nostra specificità è quella di voler organizzare un soggetto politico che si faccia partecipe e promotore di una unione dei lavoratori tutti, dei disoccupati, dei pensionati e di tutti coloro che pur partecipando con il proprio lavoro e con il proprio sacrificio alla ricchezza di un sistema riservato a pochi, non ne godono i frutti perché la sperequazione e la disuguaglianza non consentono una giusta redistribuzione delle ricchezze prodotte.

Una sinistra non solo di gestione quindi, ma di ideali e di trasformazione.

 

MANIFESTO DEL MOVIMENTO ESSERE SINISTRA

ESSERE SINISTRA è un movimento politico autonomo della sinistra popolare e democratica.

Nasce in rete con l’intento di contribuire al dibattito attraverso l’approfondimento dei principali temi politici nazionali e internazionali affinché il confronto a sinistra possa produrre una visione politica libera che sia il presupposto di un’azione politica comune e condivisa, volta a ristabilire la giustizia e l’equità sociale.

Lo scopo è quello di costituirsi come SOGGETTO COLLETTIVO attorno ad una visione politica condivisa e partecipata, in un programma di obiettivi chiari e realizzabili, attraverso un metodo autenticamente democratico all’interno dell’organizzazione, affinché la volontà maggioritaria della base coincida sempre con le iniziative politiche effettivamente promosse e praticate a tutti i livelli, fuori e dentro le istituzioni, sui territori come a livello nazionale e internazionale.

Il fallimento delle politiche socialdemocratiche in Europa e in Italia, la definitiva mutazione dei partiti della sinistra storica istituzionale e la loro acquiescenza alle politiche del capitalismo globalizzato e neoliberista, hanno sancito un vuoto di rappresentanza per le classi lavoratrici, precarie e disoccupate.

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