“Libero”: i bastardi siete voi

libero-2015-11-14

di Antonio DITARANTO

Dobbiamo sconfiggere la cultura dell’odio.

Il quotidiano Libero titola a tutta pagina “BASTARDI ISLAMICI” in riferimento alle terribili stragi di Parigi.
Stragi che sconvolgono noi tutti e che ci sprofondano in un grandissimo senso di rabbia e di impotenza di fronte a tali azioni e attacchi alla nostra quotidianità. Questo però non deve mai farci perdere la ragione e abbandonarci alla generalizzazione nella ricerca dei colpevoli e della parte dalla quale arrivano i pericoli.

Sotto gli attacchi del terrorismo oggi non è solo Parigi o il mondo occidentale; l’atroce notizia naturalmente ci scuote molto da vicino e ci colpisce nell’intimo al punto da spingerci verso sentimenti di reazione immediata.

Non va dimenticato però che oltre a noi europei e cittadini del cosiddetto mondo occidentale, sotto gli attacchi del fondamentalismo e del fanatismo, ci sono da anni milioni di persone di cultura diversa dalla nostra, arabi e musulmani che vengono trucidati negli attacchi quotidiani nelle città del medio oriente, della Turchia e dell’Africa, gente che pure crede nello stesso Dio al quale si riferiscono i terroristi, ma che vengono allo stesso modo massacrati e cacciati dalle loro terre.

Continua a leggere

Annunci

La “cosa rossa” e il blocco delle amministrative

il-pensatore

di Claudio BAZZOCCHI

Leggiamo che il tavolo della cosiddetta “Cosa rossa” troverebbe difficoltà a proseguire a causa del nodo delle amministrative e, quindi, delle alleanze. Ci sarebbe insomma una sorta di partito trasversale degli amministratori che resiste all’idea di rompere con il PD a livello locale.

Ora, che la questione delle alleanze e delle elezioni amministrative alle porte sia l’argomento di discussione di un tavolo che vuol dar vita a un nuovo partito della sinistra mi pare che dica alcune cose molto preoccupanti sulla natura dell’iniziativa. Infatti, non è preoccupante che si discuta e che ci si confronti, lo è perché si discute su cose di secondaria importanza.

Quando si decide di costituire un partito, infatti, prima dovrebbe venire il riferimento a una cultura politica condivisa su alcune questioni fondamentali: visione della società, forma-partito, collocazione del proprio paese nel Mediterraneo e quindi politica estera, come si interviene nel conflitto tra capitale e lavoro, crisi della democrazia e sue contraddizioni, euro ed Europa, egemonia dell’immaginario neoliberale e nuova capacità egemonica della sinistra (e qui si ritorna al primo punto sulla visione di lungo periodo).

Se si discute animatamente su alleanze ed elezioni, ciò significa che nessuno discute (magari animatamente!) sui punti fondamentali dell’identità politica. Peraltro, le alleanze si stringono sulla base di patti di programma. Non mi pare che si discuta nemmeno di programmi, cosa difficile se prima non si mettono in fila le questioni dirimenti che ho cercato di elencare prima. E qui il circolo diventa vizioso.

Ho parlato di “partito degli amministratori”. È un’espressione vecchia che risale ai tempi del PCI e che stava a indicare quell’ala cosiddetta riformista o moderata che richiamava il partito alla concretezza del governo contro chi ancora pensava a un’uscita dal capitalismo (anche se chi pensava a quell’uscita non pensava certo all’evento rivoluzionario traumatico ma a una strategia molecolare di avanzamento dei subalterni o di valorizzazione delle eccedenze che rimanevano fuori dal sistema industriale capitalistico). Sul partito degli amministratori c’è una pregevole letteratura sociologica che denunciò anche la sua progressiva autoreferenzialità. Importa qui però dire che all’interno di un grande partito di massa, radicato e strutturato, con organismi dirigenti veri a ogni livello, il confronto fra “amministratori” e “anticapitalisti” (permettetemi le etichette per semplificare) garantiva una dialettica di altissimo livello che rappresentò un arricchimento per quel partito, per i suoi dirigenti e suoi militanti.

Continua a leggere

M5s alternativo al sistema? Ne siete davvero sicuri?

Grillo-Casaleggio

di Riccardo ACHILLI

I 5 Stelle possono vincere?
Certamente, per la fase attuale del capitalismo sono addirittura funzionali, desiderabili.

Rappresentano il passaggio finale della destrutturazione della società trasformata in monadi di generici cittadini egoisti ed infelici, formalmente liberi di vagare in uno spazio darwiniano di opportunità precostituite e disponibili per il più forte, sostanzialmente profondamente soli nel deserto delle libertà formali, eliminando gli ultimi bastioni della rappresentanza e del pubblico, inteso come anelito ad un interesse collettivo prevalente su quello individuale.

In questo senso, sono persino più funzionali al capitalismo post fordista dei fascisti, che in fondo continuano a collocare una entità statuale, seppur autoritaria, al di sopra degli interessi individuali e di classe.

Dentro una dialettica fra cittadino onesto che desidererebbe solo girovagare nelle lande solitarie delle opportunità, come un coyote affamato alla ricerca di cibo, e una casta di disonesti rinchiusi nella loro cittadella rifornita di viveri, vi è soltanto la volontà di ampliare lo spazio dell’ipercompetizione, livellando il playing field ed al contempo la volontà di eliminare definitivamente la dialettica di classe, in un omogeneizzato mondo di cittadini-liberi immersi nel darwinismo, che era il sogno dei borghesi che fecero la rivoluzione francese, o quella statunitense.
Continua a leggere

Non fidatevi del “pacificatore” Enrico Rossi

enrico-de-medici

di Riccardo ACHILLI

Il ciclo di Renzi si avvia, inevitabilmente, verso la sua involuzione.

Quando avrà riformato, nel senso militare del termine, ovvero dichiarati inabili ed inutili, i sindacati, quando avrà fatto la riforma fiscale per tagliare detrazioni e deduzioni ai redditi bassi, quando si sarà fatto incensare da un referendum sulle riforme che potrebbe vincere, in un Paese esausto, Renzi perderà la sua ragion d’essere politica.

Senza l’azione frenetica, senza l’attivismo manicomiale, senza una cultura politica ed una visione a sorreggerlo, Renzi non può trasformarsi nel grigio amministratore dell’Italia da lui “riformata”.

Servirà, per il dopo, un “pacificatore”, cioè una figura che impedisca che sorga una reazione alle riforme renziane, quando esse inizieranno a produrre i loro effetti tangibili, ed il popolo italiano potrebbe uscire dal bovino torpore in cui tende a crogiolarsi per lunghi periodi della sua storia.

Il pacificatore non dovrà rimettere in discussione la ristrutturazione – o distruzione – renziana del Paese.

Dovrà dare un canale di gestione del malcontento sociale, dichiarando una tregua, amministrando le riforme fatte, limandone magari alcuni aspetti secondari, e spacciando queste innocue limature come conquiste sociali.

Dovrà cioè, al contempo, imbrigliare la rabbia sociale che sfocia nel voto ai grillini o a Salvini, ed impedire che nasca una sinistra di classe, che rimetta in discussione il sistema, iniziando dall’euroidiotismo.

Continua a leggere

Manifesto del Movimento Essere Sinistra – MovES

dal Movimento Essere Sinistra

 

[documento 001-a/2015/P]


 

PRESENTAZIONE

 

Spesso ci sentiamo dire che i manifesti e i programmi, a leggerli, sono tutti belli e pieni di buone intenzioni, ma oltre questo non riescono ad andare e restano strumenti inutili per l’azione politica.

 

É vero, ma quello che ci capita spesso di leggere sono solo delle dichiarazioni d’intenti, vaghe e ben lontane dall’offrire soluzioni comprensibili e praticabili.

 

Il Manifesto che si propone qui non è una mera dichiarazione d’intenti ma una fonte di riflessione sulla crisi del capitalismo nella sua fase più crudele, quella del neoliberismo.

 

Il neoliberismo altro non è che la fase in cui il capitalismo assume una nuova identità, quella finanziaria globale, per continuare ad opprimere e sfruttare soprattutto attraverso il sistema del debito.

 

Quella fase in cui riduce la partecipazione dei cittadini alle scelte riguardanti un Paese, ad una mera operazione di facciata esattamente come accaduto in Grecia.

Quella fase in cui esautora la democrazia per meglio imporre la sua volontà di dominio.

 

Questo Manifesto è la dichiarazione di un posizionamento politico nell’area della sinistra e la giustificazione teorica dell’azione politica del programma che stiamo elaborando, a partire dall’individuazione degli stretti spazi di manovra democratica sopravvissuti alla crisi e alla destrutturazione del sistema di rappresentanza.

 

C’è la volontà di cogliere i limiti del capitalismo e le contraddizioni che esso produce ma anche i margini di manovra, per quanto ridotti, nell’ambito delle istituzioni liberaldemocratiche che hanno ceduto la propria sovranità a enti sovranazionali progettati a garanzia del profitto e dell’interesse privato.

 

Questa azione politica, per avere una speranza di successo, per evolvere dalla protesta verso la proposta, non dovrà svolgersi esclusivamente nei palazzi del potere ma dovrà necessariamente essere praticata attraverso la mobilitazione pacifica e democratica dei lavoratori e dei disoccupati e coordinarsi con le libere associazioni di cittadini e con le rappresentanze sindacali che non intendono abdicare alla tirannia neoliberista.

 

L’intesa e il coordinamento con formazioni politiche della sinistra alternativa di altri paesi europei, non è solo auspicabile ma necessaria per rafforzare il consenso e dare intensità alla lotta politica oltre gli orizzonti nazionali dove oggi, prevalentemente, si svolge.

 

La critica del capitalismo è storica, specifica e mai generica, lontana dalle posizioni opportunistiche tanto in voga oggi in cui ci si affretta a dichiarare di non essere né di destra né di sinistra, perché il corollario di questa definizione è essere di centro, o peggio di centro sinistra, formula che smaschera il miglior contenitore a suprema garanzia delle politiche conservatrici della destra per il mantenimento di privilegi di classe nell’azzeramento della dialettica politica.

 

La nostra specificità è quella di voler organizzare un soggetto politico che si faccia partecipe e promotore di una unione dei lavoratori tutti, dei disoccupati, dei pensionati e di tutti coloro che pur partecipando con il proprio lavoro e con il proprio sacrificio alla ricchezza di un sistema riservato a pochi, non ne godono i frutti perché la sperequazione e la disuguaglianza non consentono una giusta redistribuzione delle ricchezze prodotte.

Una sinistra non solo di gestione quindi, ma di ideali e di trasformazione.

 

MANIFESTO DEL MOVIMENTO ESSERE SINISTRA

ESSERE SINISTRA è un movimento politico autonomo della sinistra radicale e democratica.

Nasce in rete con l’intento di contribuire al dibattito attraverso l’approfondimento dei principali temi politici nazionali e internazionali affinché il confronto a sinistra possa produrre una visione politica libera che sia il presupposto di un’azione politica comune e condivisa, volta a ristabilire la giustizia e l’equità sociale.

Lo scopo è quello di costituirsi come SOGGETTO COLLETTIVO attorno ad una visione politica condivisa e partecipata, in un programma di obiettivi chiari e realizzabili, attraverso un metodo autenticamente democratico all’interno dell’organizzazione, affinché la volontà maggioritaria della base coincida sempre con le iniziative politiche effettivamente promosse e praticate a tutti i livelli, fuori e dentro le istituzioni, sui territori come a livello nazionale e internazionale.

Il fallimento delle politiche socialdemocratiche in Europa e in Italia, la definitiva mutazione dei partiti della sinistra storica istituzionale e la loro acquiescenza alle politiche del capitalismo globalizzato e neoliberista hanno sancito un vuoto di rappresentanza per le classi lavoratrici, precarie e disoccupate.

Continua a leggere

Lor signori

borghesia-e-proletariato1

Alfredo MORGANTI

Oggi Chicco Testa sull’Unità rivendica la giustezza dell’appello dei 200 comparso sul Corriere della Sera a sostegno di Renzi, che egli stesso dice di aver sottoscritto con orgoglio. Ci spiega anche chi siano i firmatari: rappresentanti del “mondo delle professioni e delle imprese italiani”, coloro che hanno “la responsabilità” dice Chicco “di far camminare questo paese”. Lor signori, insomma, direbbe il vecchio Fortebraccio. Quelli che vogliono, continua, un’Italia libera da burocrazia, parassitismi, lacci e lacciuoli e, soprattutto, “più ordinata”. Non hanno pagato 140 euro a testa (tale è il costo dell’inserzione) per “lamentarsi”, ma per incoraggiare il primo ministro a proseguire fiero sulla sua strada di un coraggioso rinnovamento.

I 200 firmatari si sarebbero trovati col passaparola. Non avrebbero agito per conto di qualcuno ma solo per se stessi. Io ci credo. Il mondo delle professioni e delle grandi imprese agisce sempre per se stesso, è una metafora classica dell’egoismo sociale. Ci credo che abbiamo fatto passaparola, e magari si siano incontrati a Cortina, oppure in un aperitivo a casa di qualche ‘conte duca’ direbbe Fantozzi. Ce li vedo, mentre tra un’olivetta e l’altra, bagnate in un Martini, vestiti di tutto punto, si dicono e si confermano reciprocamente che non si può continuare così, che serve più ordine, meno burocrazia, meno tasse, meno lamentele, meno comunisti (che roba contessa!). Che Renzi è l’uomo giusto per farla finita.

Continua a leggere

Poveri, ma tanti

poverimabelli

di Nello BALZANO

I ricchi sono pochi, ma contano. In questo periodo di vacanze loro non vanno nei posti esclusivi (che, appunto, escludono) per ostentare, ma per non mischiarsi con i “poveri”.

Quello che fanno non è poi tanto diverso da ciò che si potrebbe fare in un altro posto alla portata di molti, ma è riservato solo ad essi. I ricchi non si fanno la guerra tra di loro, ma riescono sempre a trovare l’unità di intenti. Loro non hanno il problema da che parte stare, scelgono sempre la parte giusta, quella che tutela i loro privilegi.

Non hanno bisogno di tessere, ma basta partecipare ad una cena di finanziamento da 1000 euro. Non invocano le “ruspe”, te le comprano, perché le possa guidare tu: loro le mani non se le sporcano. Non è un problema se il cammello passa dalla cruna dell’ago e il ricco no perché sanno che a dirglielo è chi vive in un attico da 800 metri quadrati nel centro di Roma e non si riferisce a loro, ma a chi sogna di diventare come loro.

Non si informano, ma passano le notizie ai poveri, perché possano distogliersi dal problema che rappresentano i ricchi – la concentrazione delle risorse in poche mani – e concentrarsi meglio sulla guerra tra poveri, dichiarata dai ricchi.

Leggevo un commento sotto un articolo di economia, che spiegava la situazione di crisi che si sta vivendo. Il tono era più o meno il seguente: la crisi non è altro che un riportare la realtà indietro di 70 anni, quando le masse dovevano solo lavorare e non concedersi nulla, chi oggi si lamenta sbaglia perché certi stili di vita non si adattavano a determinati classi sociali.

Continua a leggere

Credo che per essere di sinistra…

rivoluzione

Maurizio SANTAROSSA

Valori di sinistra?

Il valore della giustizia sociale, di una Società che non imponga una uguaglianza artificiale ma che dia a tutti eguali opportunità. Una Società che creda nella condivisione di questi valori e nel sostegno ai deboli e questa si chiama solidarietà. Solidarietà che non si esaurisce nelle idee e negli atteggiamenti ma che si concretizza nei fatti e questo significa welfare e stato sociale.

Libertà, che deve dissociarsi dal significato distorto imposto oggi dalla globalizzazione , perché non significa liberismo anarcoide, ma mantiene il suo antico significato che prevede la libertà propria sempre in relazione con la libertà degli altri. Quella libertà all’interno di precise regole che costituisce la base della democrazia. Democrazia che significa governo del popolo mediante le partecipazione ed il controllo e non solamente mediante la delega.

Credo che essere di sinistra significa credere che i diritti debbano essere quali per tutti e che debbano essere stabiliti da Leggi e regole e non concessi dal paternalismo di oligarchie basate su una gestione distorta del potere. Credere che non vi possa essere sviluppo se esso non comporta un miglioramento della esistenza per l’intera Società, che non vi possa essere vero sviluppo senza giustizia sociale.

E che non vi possa essere libertà in un Paese nel quale vi sono uomini e donne in vendita e chi ha il denaro per comperarli.

E che non vi possa essere speranza di futuro in un Paese nel quale il dieci per cento delle famiglie detiene l’ottanta per cento della ricchezza del paese, ed a pagare le tasse sono soltanto il restante novanta per cento di famiglie che tutte insieme si debbono accontentare di dividersi il restante venti per cento.

E che non si può pensare di cominciare a ricostruire un futuro per i nostri figli in un Paese nel quale la criminalità organizzata è talmente collusa con il suo Governo che alcuni suoi esponenti siedono sugli scranni del Parlamento.

Continua a leggere

OXI!

oxigen

di Yuri Crea #cuococlandestino

Siamo i greci, i migranti, i siriani, i curdi, siamo donne e uomini precar*, siamo cittadine e cittadini di un mondo che sognamo e desideriamo libero, senza confini e senza padroni.
Siamo i coraggiosi combattenti di Kobane, che lottiamo e diciamo OXI ai tagliagole nazisti dell’ Isis, tenuti in vita dall’occidente, l’ antica civiltà che preferisce guardare indifferente, senza intervenire con la nostra stessa forza e coerenza.

Diciamo OXI all’Occidente, che ha creato questo mostro fondamentalista e nazista, che in nome di Dio, della morte, dell’odio e dell’ Islam distrugge con violenza popoli e culture bellissime, millenarie, che appartengono all’ Islam.

OXI!, l’ ISIS non è l’Islam che predica la fratellanza, la solidarietà, l’ amore per il prossimo e la tolleranza. Diciamo OXI, con forza, a questi regimi neonazisti che ci vogliono far vivere nella miseria, nell’ignoranza e nel terrore.

Continua a leggere

Il fiore della democrazia va curato con un NO

dimopsifisma-oxi

di Mario GALLINA – cittadino europeo

Anche se chiusi nel nostro piccolo mondo, non possiamo tacere su quello che domani succederà ad Atene, perchè come uomini civili interessa tutti noi personalmente e vale la pena fermarsi un attimo a ragionare.

Dalla Grecia, madre della democrazia, l’Europa ha ancor’oggi ha da apprendere. Il ” NO” di Tsipras è il grido d’allarme di tutti i popoli democratici contro il governo Europeo delle oligarchie finanziarie.

Tsipras, come un novello Leonida si gioca il tutto per tutto contro i Persiani-Germanici alle Termopili di Bruxelles, e come Leonida le forze contro cui si batte sono i nuovi Persiani delle gerarchie finanziarie Euroepee, alle quali, come sempre avviene nella storia, si accodano lo stuolo di scodinzolanti governi supini e senza spina dorsale, dei quali Renzi è un ottimo rappresentante.

A Renzi non bastava battere il suo colpo contro Tsipras, per quello che può valere, ma addirittura per essere più visibile è andato a dirlo in Germania alla Merkel: immagino lo abbia fatto seduto sulla poltrona a sacco di “fracchiana” memoria!

Continua a leggere