Matrimonio all’italiana, bollito di famiglia naturale con contorno di unioni infedeli

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di Ivana FABRIS

Tolto l’obbligo di fedeltà all’unione civile perchè nessuno si confonda scambiandola per matrimonio naturale, punto di partenza dell’italica sacra famiglia naturale.
Bisogna riconoscere che questo è un governo profondamente attento alle tematiche ecologiste.
Dove c’è natura, c’è la Trimurti Renzi-Alfano-Verdini. Ed hanno un senso dell’umorismo mai visto prima.

Quindi, invece di togliere l’obbligo di fedeltà nel matrimonio, come sarebbe giusto per un paese che vuole definirsi evoluto e maturo, si toglie alle unioni civili.
Davvero, queste scelte scatenano un’ilarità incontenibile perchè se non sono paradossali sono proprio solo grottesche.

Il bello è che, secondo chi ci governa, così facendo la famiglia è protetta. E’ il festival della farsa, altro che Sanremo.
Trionfa l’amore, come ha dichiarato Renzi e siamo tutti felici dell’happy-end.
Perchè la cosa disperante è che c’è pure chi ci crede.

Eh sì, perchè le unioni omosessuali, l’adozione omogenitoriale sono contronatura e pertanto minacciano la naturalità della famiglia.
Quindi la famiglia è salva, la famiglia naturale è salva (poco importa se proprio questo concetto è contronatura, considerato che la famiglia così come la conosciamo è un’istanza sociale, determinata da modelli e bisogni sociali, NON naturali), con tutta l’ipocrisia che è contenuta nel modo di essere famiglia in Italia. Continua a leggere

É unione civile quella di Verdini per il governo Renzi

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di Luca SOLDI

Il presidente del consiglio Matteo Renzi ha sofferto non poco prima del voto.
Al termine della discussione nell’aula del Senato sul ddl Boschi ha preso la parola per la replica. É rimasto soddisfatto delle sue parole.

Dopo l’intervento le dichiarazioni di voto e quindi la votazione: il disegno di legge è stato approvato in terza lettura con 180 sì, 112 no e un astenuto. Il testo adesso dovrà tornare ora alla Camera, che fra tre mesi potrà votare in via definitiva.

Un margine ampio: 19 voti in più dei 161 richiesti dalla maggioranza assoluta prevista dall’articolo 138 della Costituzione per il secondo voto sulle riforme costituzionali. Continua a leggere

Nient’altro che bestie

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di Antonio DITARANTO

Ma che razza di bestie stiamo diventando; possibile che nostri concittadini protestano da giorni per il mantenimento del posto di lavoro e dei propri diritti di lavoratori che non vogliono sottostare alla mercificazione del lavoro e del salario, prendono le botte, manifestano in solitudine per le vie del centro alla ricerca di un minimo di solidarietà e noi, noi tutti benpensanti, noi che fregiamo del titolo di persone civili, attenti alle problematiche della società, lasciamo che il tutto avvenga sotto i nostri occhi nella più totale indifferenza? Possibile?

Ancora ieri sera i facchini della Bormioli sono stati sgomberati dal presidio davanti ai magazzini della Bormioli dalla polizia in tenuta antisommossa e inseguiti fin’anche in tangenziale, si perché non basta allontanarli dal picchetto, li si deve inseguire per centinaia di metri perché devono capire chi comanda, chi è il vero padrone. Continua a leggere

Potere esecutivo, legislativo e giurisdizionale: m’impadronisco dei primi due e abbatto il terzo

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di Cosimo D. MATTEUCCI

Questo è l’obiettivo, ed ogni tentativo di farlo comprendere all’italiano medio è vano, se tu italiano medio non ti sforzi di leggere prima e di riflettere poi.

Il Governo Renzi sta semplicemente proseguendo l’opera di quelli che l’hanno preceduto: sta abbattendo una delle tre funzioni fondamentali dello stato, quella di fare giustizia.

Lo strumento è sempre lo stesso: la falce reddituale e la tua ignoranza.
Si aumentano i costi di accesso ad un servizio per dissuaderne la richiesta, e questo vale per la giustizia, come per tutti gli altri servizi pubblici, tutto deve costarti di pù affinche tu possa essere indotto a rinunciarvi.
Capisci adesso, italiano? Continua a leggere

Per loro è del tutto normale

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di Vincenzo G. PALIOTTI

Ma come si può pretendere che il ministro Boschi si dimetta per il conflitto d’interesse sorto nella questione “salva banche” che vede coinvolto il papà della stessa?

Non molleranno mai qualcosa che hanno conquistato, prima di tutto ignorando il destino di famiglie alle quali hanno portato via, in modo truffaldino, i risparmi di una vita intera.

Per una persona “normale” il rimorso e la morale, se l’avesse, lo porterebbe ad un passo indietro spontaneo, automatico anche per rispetto di chi è rimasto senza nulla.

Non si può quindi pretendere che questi individui compiano un atto che è peculiare di persone civili, oneste ed è quindi lungi da loro.

Emblematiche le parole del ministro delle finanze, Pier Carlo Padoan che, oltre al danno, arreca anche la beffa ai danneggiati apostrofandoli “ingenui”, ingenui di essersi fidati di gente che è esattamente uguale a lui che dispensa numeri fasulli ad ogni piè sospinto facendo credere che il Paese va, che la ripresa è in atto. Anche questa è un’altra forma di illegalità, di crimine, direi, senza sanzione penale..

La Maria Elena poi che si “sbraccia” nel dire a tutti: “ma, mio padre è una persona per bene”. Caro ministro, lei ha ragione a dire questo e magari il suo papà lo è davvero perbene, non è però onesto e quindi il suo perbenismo serve solo a differirlo da chi la legalità la contravviene in modo più “spettacolare”, con giacca e cravatta, con il “savoir faire” del venditore, ma gli effetti sono gli stessi.

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Gli onanisti della Leopolda

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di Vincenzo G. PALIOTTI

Non c’è tanto da girarci intorno alla Leopolda per darle una definizione. Sic et simpliciter si può definirla “una enorme masturbazione mentale”, alla quale ammettono solo chi vive di queste pratiche.

Egli, il premier/segretario, la definisce sogno e invece è proprio l’espressione più chiara di chi si autocompiace con la pratica onanista. Woody Allen definisce l’autoerotismo “un modo di fare l’amore con la persona alla quale si vuole più bene”. Ed è esattamente così.

Si riuniscono tutti insieme come ad un congresso di “cultori della pratica” ed alla fine tirando le somme hanno goduto da soli senza coinvolgere che il loro ego, le loro enormi figure retoriche di un conservatorismo dei più scellerati ed antiquati possibili perché non conoscono ostacoli ai loro “sogni”.

Camminerebbero su un tappeto di cadaveri di amici e parenti pur di arrivare all’orgasmo dell’autocompiacimento narcisistico.

Ed è così perché sanno che al di fuori di quel contesto non si gode, si soffre della più grave crisi del mondo occidentale negli ultimi cento anni, si lotta per volerli sradicare dai loro posti, questi ignoranti di democrazia, di politica: affamati solo di potere, di benefici, di soldi.

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La tua banca è indifferente

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di Roberto RIZZARDI

In questi giorni si parla molto del “salvataggio” delle quattro banche, di quanto la manovra possa essere un assist al padre di una “ministra” del governo e sul fatto che questo salvataggio sia avvenuto a spese di azionisti e obbligazionisti.

Il fatto da analizzare, però, è che quando una banca “va a remengo” non ci sono molte cose da fare e tutte quante, comunque, sono per qualche verso opinabili.

Per il salvataggio si sarebbe potuto ricorrere alla fiscalità generale, come con le banche francesi e tedesche, caricando sul groppone di tutti i relativi costi.
Si sarebbe potuto utilizzare il bail-in, come si è fatto, e far pagare azionisti, obbligazionisti e correntisti sopra i 100mila Euro.
Si sarebbe potuto fare un bel niente, lasciando fallire le banche facendo pagare ancora azionisti, obbligazionisti, correntisti (tutti, anche quelli con pochi Euro sul conto) e le vecchine con il libretto di risparmio, per non parlare di alcune migliaia di dipendenti messi in mezzo alla strada.
Qualsiasi cosa si fosse fatta sarebbe stata discutibile sotto qualche aspetto.
Il vero problema è come impedire che il management di una banca combini disastri come questo senza che nessuno vigili preventivamente.

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Miseria del bipartitismo

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di Turi COMITO

Uno degli elementi (falso) sul quale si basa la retorica del renzismo – circa la riforma costituzionale e l’adozione dell’italicum – è dato dall’argomento del bipartitismo.
Il bipartitismo (che si differenzia dal bipolarismo in quanto dominanti nel sistema politico sono due partiti e non due coalizioni di partiti) è considerato una specie di panacea per tutti i problemi legati alla governabilità delle democrazie moderne e, segnatamente, per la democrazia italiana.

La retorica del bipartitismo offre, a sostegno di sé stessa, le seguenti motivazioni:

  • il bipartitismo offre chiarezza di posizioni. Da una parte c’è un partito che la pensa in un modo su un determinato tema (o meglio su un insieme di temi) e dall’altra parte un partito che la pensa in maniera alternativa;
  • il bipartitismo evita la frantumazione politica e con essa l’ingovernabilità di un sistema. Questo poiché la riduzione dei partiti porta con sé, evidentemente, la riduzione delle posizioni politiche eliminando il conflitto tra i partiti al governo o le lungaggini nel processo decisionale parlamentare dovuto, ad esempio, all’ostruzionismo dei piccoli partiti;
  • il bipartitismo garantisce la pluralità nell’unità poiché i due partiti alternativi assommano in sé una pluralità di posizioni che però sono, alla fine, riassunte in posizioni unitarie decise a maggioranza all’interno dei partiti stessi.

In realtà, l’Italicum non è detto che assicuri il bipartitismo. Ma non voglio entrare nel merito di questa questione: altri (molti altri) ne hanno già parlato e qui segnalo soltanto un articolo breve ma esaustivo di Raimondo Catanzaro.
Quello di cui voglio occuparmi è invece un altro aspetto, di fondo, e cioè contestare la “bontà” del bipartitismo come sistema di rappresentanza e di governo che assicura stabilità, rappresentatività e chiarezza di posizioni.

Bipartitismo o monopartitismo?
Il primo punto da tenere a mente è questo. Nelle democrazie europee e in quella statunitense non esiste, nei fatti, il bipartitismo. Non perché non vi siano due partiti dominanti ed esclusivi nella corsa al governo, ma perché le posizioni politiche, nei temi essenziali, tra i due partiti sono pressocché indistinguibili da almeno un trentennio. Il che crea un monopartitismo di fatto. Per cui potrebbe anche essere vero che le posizioni siano chiare, ma non sono due. E’ una.
Il caso tedesco, quello inglese, quello americano, quello francese (pure quello italiano, con le dovute differenze) testimoniano in tal senso.

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Sel a Bologna. Nessuna credibilità

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di Claudio BAZZOCCHI

Come in altre parti d’Italia, anche a Bologna l’esperienza di Sinistra Ecologia e Libertà vide la marginalizzazione di tutti quelli che provenivano dal PCI o dai DS. Li si accusò di non capire il nuovo avanzante e persino di essere vecchi non solo ideologicamente, ma proprio di età, con quella retorica generazionale che connotava il vendolismo che procedeva dalla Puglia.

A quel punto, successe che tanti cosiddetti vecchi si accodarono al nuovo verbo per stare con la parte vincente, con il capo e il suo cerchio magico pugliese, e altri, invece, caparbiamente provarono a opporsi a quella retorica della modernizzazione in nome di una cultura che ancora voleva parlare di capitale e di lavoro, di liberazione del lavoro, di socialismo, di corpi intermedi, ecc…

Fu una resistenza che non ebbe grandi risultati, schiacciata dai sondaggi che dicevano che il capo di Bari poteva addirittura scalare il PD con le primarie (strategia sostanzialmente approvata al Congresso di Firenze, quello per cui non contava il partito ma la partita, cioè la scalata al PD).

Ora, succede che quel gruppo dirigente che seguiva il capo e le sue retoriche si spacca al proprio interno, dal momento che non ci sono più partite e neppure più il capo carismatico accreditato dai sondaggi. Ognuno prova a mettersi ai ripari come può: chi più a sinistra, chi più a destra.

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Sinistra: ultima fermata

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di Roberto RIZZARDI

Un anno fa, quando già si poteva presagire per il PD e il paese quello che è poi effettivamente accaduto, svolgevo alcune considerazioni.
La necessità di una sinistra vera, di un attore politico che brilla per la sua assenza, nel frattempo è diventata ancora più pressante.
Qualcosa si sta muovendo, ed è ancora ai primi passi e potrebbe finire col fornire la “risposta mancante”.
Una strada lunga, difficile e irta di ostacoli, di rischi ideologici e passibile di vecchie e perniciose “abitudini comportamentali”, ma intanto il MovES muove i suoi primi passi.

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Dopo aver visto i risultati delle elezioni regionali in Emilia Romagna, ritengo che una forte astensione del popolo di sinistra fosse un passo imprescindibile, un messaggio inequivocabile e necessario per segnalare alla direzione PD che la misura è colma.  Sono dunque soddisfatto che il segnale sia partito.

Ora i casi sono due, o il PD trae le debite conseguenze oppure continua a “renzare” (mi si perdoni l’azzardato neologismo) e diventa definitivamente quella strana creatura liberal-centrista tanto cara a Squinzi e al blocco sociale da cui questi proviene. La seconda è, a mio parere, l’ipotesi al momento più probabile.

Ecco allora che si apre uno spazio potenziale a sinistra che però non potrà essere adeguatamente sfruttato dai litigiosi epigoni di svariate ortodossie più o meno virtuose e insofferenti.
Finora tutti gli esperimenti di costituzione di una qualsivoglia formazione a sinistra del sempre più mutato PD hanno perfino faticato a spiccare il volo, non parliamo della possibilità di svilupparsi e incidere, funestati da accuse incrociate di tradimento ideologico, di deviazionismi di ogni tipo e qualità, di collusione col nemico e dalla pratica devastante delle mene egemoniche più viete e controproducenti, dimentichi di quanto queste ultime siano storicamente costate care al movimento operaio nel suo complesso.

La sinistra e le istanze operaie, del lavoro e delle classi popolari non sono più adeguatamente rappresentate e difese a livello politico, ed anche il sindacato fatica a sviluppare una efficace azione di protezione, costretto com’è a subire l’iniziativa di una classe padronale arrembante e ben ammanigliata.

 

I tempi sono veramente maturi per la nascita di una rappresentanza politica realmente di sinistra e con una certa capacità di incidere.  Gli elettori hanno chiaramente detto che “vincere” (che suono mussoliniano ha questa parola) non è sufficiente, che l’occupazione delle giuste poltrone non può ripagare dello scempio dei diritti così duramente conquistati e garantiti da quella che fu “la più bella Costituzione del mondo”.

Una Costituzione ora sconciata, disattesa e in procinto di essere ancor più disinnescata da sconsiderate, opportunistiche e presunte “riforme costituzionali” che, in realtà, sono una autentica restaurazione di uno status quo ante che ci riporta ai primi del ‘900.

Il PD è occupato da una dirigenza che non presenta elementi di continuità con quello che fu il partito che univa le istanze socialiste a quelle della sinistra democristiana. La situazione, italiana, europea e mondiale vira sempre di più verso un assetto iperliberista, dove la mercificazione e la sostituzione dei diritti con privilegi esclusivi avanzano sempre più incontenibili.  Una situazione che crea scompensi e disuguaglianze, che acutizza disagi e risentimenti. Una vera pacchia per il populismo e per la rozzezza della destra xenofoba e classista.

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