Rivediamoci a Sinistra

18316_10205132839434950_564730331862539856_n

di Andrea NOBILE

In maggio ci saranno le elezioni regionali in Veneto a cui guardo stupito e perplesso perchè stanno già tristemente assomigliando a quanto avvenne un anno fa.

Proprio come l’anno scorso, alle europee, la “minoranza” pidì correva con dei suoi candidati sostenendo di dover mantenere una rappresentanza all’interno di un partito ormai di destra economica.

Già, un anno fa, in quel 40,8% c’erano le schede di chi sosteneva candidati civatiani come Elly Schlein, candidati bersaniani che sostenevano la “ditta”, e che, insieme a tutti gli altri garantirono un potere illimitato al segretario rottamatore che le uniche cose che sta rottamando sono le conquiste sindacali e la Costituzione.

Continua a leggere

Annunci

Inclusivo sarà lei!

altan andrea

 

 

di Andrea NOBILE

 

Se c’è una parola che mi sta qui, sullo stomaco, è il termine “inclusivo”.
È uno dei vocaboli ‘trendy’ nella discussione politica. E più lo si pronuncia, più l’aggressività e la derisione dell’altro aumentano.
È un’inclusività a senso unico: “ti includo se fai quello che dico io”, pure Renzi è inclusivo, infatti sono diventati tutti renziani.

Sono inclusive anche le cosiddette minoranze Pd che cercano punti di incontro con SEL, sindacato ed elettori delusi del Pd.
Ma se per caso qualcuno non riconosce la loro leadership allora giù botte.
Sono inclusivi quelli che vogliono riprendersi la “ditta”, ma che mollano per strada gli alleati di sinistra per governare con Alfano e non irritare Renzi. Continua a leggere

Essere e non subire

comunicazione art andrea

 

di Andrea NOBILE

Assistere ogni giorno alla rissosità determinata da un senso malato di “appartenenza” a questo o quel gruppo, partito, leader o bandiera, diventa davvero fastisioso. Fastidioso e pericoloso.
Si sono scritti fiumi di parole sulla frammentazione della sinistra e, mentre si scriveva nasceva un nuovo leader o partito da seguire, abbandonando un’altra briciola del nostro spirito critico e di analisi.

Oggi, più di sempre, si parla della necessità di un nuovo soggetto che raccolga la istanze della sinistra, ma, pare, che la condizione prioritaria sia trovare il leader adatto a calamitare intorno a sè la maggior parte di consensi.
Ci stiamo preparando ad una nuova sonora e meritata batosta. Vorremmo di colpo che UNA persona sola ci restituisca ciò che abbiamo dimenticato, svenduto, banalizzato in vent’anni di berlusconismo, di consumismo becero, di globalizzazione e omologazione. Continua a leggere

La piazza tra manganelli e cacciatori di consensi

landini

di Andrea NOBILE


Le scorribande dell’allegro comandante fiorentino coi calzoni alla zuava non vengono fermate da nulla e da nessuno.
Ciò che deprime è che non è per suo solo merito, ma anche e soprattutto per demerito altrui.
Le manie di protagonismo e la conta compulsiva del consenso da parte degli ipotetici oppositori la fa da padrona.
E’ evidente che il berlusconismo abbia fatto più proseliti di quanto si temesse. Siamo in preda a desideri di uomini della provvidenza, siano essi leader assoluti o novelli subcomandanti di minoranze e garbate opposizioni, seguiamo quasi tutti i proclami e le acrobazie di qualche capoclan.

La piazza del 25 ottobre che nell’immaginario collettivo poteva essere (doveva essere!) un momento di svolta e di rivolta, pare trasformarsi in una resa dei conti tra le varie anime di una sinistra affamata più di voti che di ideali. Continua a leggere

Comunicato agli indecisi: la Sinistra c’è

indecisi

 

di Andrea NOBILE

Se ancora non fosse stato chiaro, da sabato è lampante. Esiste una Sinistra.
Esiste una Sinistra tanto quanto non esiste il PD.

Un milione di persone che partono a notte fonda per manifestare, che riempiono strade, piazze, che urlano la loro rabbia e che si ritrovano unite e compatte per difendere i loro diritti sono una cosa vera, reale, concreta e bella.
E’ finito il tempo delle favole, delle promesse non mantenute, delle attese di “tempi maturi” e dell’inclusività politicamente corretta.
La parte debole del paese è alle corde ed è ora di fare scelte nette e coraggiose.

Un partito che si divide tra un rassemblement di politici rampanti e finanzieri spregiudicati, ove si discute persino dell’abolizione del diritto di sciopero, ed una sparuta rappresentanza che manifesta contro se stessa può ramazzare voti a destra e a manca ed è cosa altrettanto vera, reale, concreta e triste. Continua a leggere

In manifestazione il 25 ottobre, senza se e senza ma

lavoro andrea

 

di Andrea NOBILE e la Redazione di Essere Sinistra

Il 25 ottobre a Roma in manifestazione col Sindacato, senza se e senza ma.
Senza aderire allo sport nazionale del tiro al piccione e senza fare facili ed efficaci demagogie, ma facendo esercizio di analisi ed intelletto, la vera battaglia da non perdere assolutamente è quella in difesa del sindacato.

Vogliono far morire la rappresentanza sindacale, dopo quella parlamentare. Inutile girarci troppo intorno.

Senza se e senza ma, bisogna difendere ciò che resta, la nostra dignità e la dignità del lavoro.
Che non significa parlare di Landini o Camusso, significa parlare di noi, di sinistra e di lavoro. O di ciò che ne rimane.

Già, perchè è solo il sindacato che ci rimane come strumento identitario, di aggregazione e come baluardo in difesa dagli attacchi, ormai a mani basse, della nuova politica alleata ai potentati economici e finanziari.

Per ristabilire l’ordine delle cose, per riprenderci il pensiero e stabilire che la sinistra è quella che sta dalla parte dei lavoratori e non dalla parte di Marchionne e Squinzi.

Perchè non è demagogico sostenere che sono interessi contrapposti, lo è, semmai, il contrario.
E questo “fondamentale” oggi lo si può affermare solo difendendo e rafforzando il sindacato.

Non si tratta solo di articolo diciotto, si tratta di affermare il diritto di essere parte attiva nelle scelte che ci riguardano, si tratta di non togliere la parola “dignità” al lavoro.

“La vera questione è: il lavoro non può essere una legge, senza essere un diritto.” (Victor Hugo)

(foto dal web)

Giobsat is on de teibol

quarto stato

 

di Andrea NOBILE

Sentire una frase del tipo: “la difesa dell’articolo 18 è una battaglia ideologica della sinistra” non mi sorprende.
Non mi sorprende in questi anni in cui le ideologie sono diventate il nemico assoluto.

Sentirlo dire dal ritopavone segretario del Pidì, però, francamente mi inquieta.
Non tanto perchè l’arrivista di turno ha esclamato questa perla di saggezza, ma per quel popolo che ripone nel Pidì la speranza per un mondo più equo.
Già, un mondo più equo non è possibile se un magistrato non può esprimersi sul reintegro di un lavoratore licenziato per eventuali discriminazioni. Quello è un mondo iniquo, dove il datore di lavoro diventa “il padrone” che può decidere, al di sopra di ogni regola del gioco.

La reale ideologia/cloaca, quella si, è sostenere che siccome non tutti i lavoratori possono godere di una tutela, allora questa va cancellata.
La vera porcheria è parlare di “rischio scissione del partito”, quasi fosse quello il problema e non, invece, l’azzeramento di ogni residua speranza di veder ripristinato il diritto del lavoro che compete ad un paese civile. Continua a leggere

Lettera aperta a Pippo Civati

PeoplePuzzle

di Andrea NOBILE

 

Ciao Pippo, ti do del tu come si conviene a chi sta dalla nostra parte.
E per “nostra parte” intendo non un assembramento, una bandiera o un partito. Intendo quella parte ideale dove è permesso continuare a sognare a sinistra.

C’è un sacco di gente che ti chiede quando ti deciderai a venir via dal PD. Io ho in mente di chiederti qualcos’altro, qualcosa di molto più ambizioso. Non mi interessa molto sotto a quale vessillo alloggerai.

Se guardo a quanto avviene da alcuni anni a questa parte, mi pare sciocco pensare che sia la “costruzione di un partito” la strada maestra per trovare il farmaco adatto a curare il malessere che ci ha travolti. Un malessere che viene da lontano e che tutti vorrebbero curare in un attimo, con un colpo di bacchetta magica, senza impegno di passione e di intelletto. Un malessere che ci ha appiattiti nella speranza che un uomo forte ci guarisca dai disastri di un ventennio “pieno di vuoto”. Continua a leggere

Il Presidente Orfini ha risposto

lettera aperta
Quest’oggi il Presidente del Partito Democratico, On. Matteo Orfini, ha cortesemente risposto alla nostra lettera aperta dalla sua pagina Facebook.
Pur apprezzando la disponibilità dimostrataci, riteniamo la sua risposta inadeguata ed evasiva.
Abbiamo interagito col Presidente sulla sua pagina e vi postiamo lo scambio di commenti.
Per chi volesse, qui il link per poter intervenire nella discussione sulla pagina Facebook -che è pubblica- del Presidente Orfini.

***

Matteo ORFINI: Nell’intervista a cui fate riferimento mi si chiedeva se noi “proporzionalisti del pd” avremmo fatto sponda con il movimento 5 stelle e con la sua proposta di riforma della legge elettorale. A quella domanda ho risposto di no, perché non si poteva ricominciare da capo stravolgendo un testo che non è più “la proposta del pd”, ma una legge approvata da un ramo del parlamento. Proprio perché stiamo discutendo di una cosa seria, è indispensabile rispettare le istituzioni e le procedure della democrazia parlamentare. Se i grillini hanno cambiato idea e vogliono discutere, bene. Ma non possiamo buttare il lavoro di mesi solo perché si sono svegliati tardi. Questo sì sarebbe umiliare “passaggi intrisi di democrazia” come quelli parlamentari.
Non condivido la critica alla ricerca di un accordo con forza italia sulle riforme. Anche perché da subito il pd ha rivolto la richiesta di dialogo a tutte le opposizioni, fedele alla convinzione che le regole del gioco si debbano scrivere insieme. Forza italia si è subito resa disponibile, grillo no. Questa è la ragione per cui c’è stato l’incontro al nazareno.
Per quanto riguarda la mia elezione, sono stato votato da un’assemblea costituita da persone a loro volta elette da primarie. Persone libere che potevano votarmi o non votarmi. E verso le quali suggerirei di usare maggior rispetto.
Per quanto riguarda la democrazia interna al pd, no non credo vi sia un problema. Discutiamo di continuo, anche duramente. Ogni tanto siamo obbligati a decidere. In quei casi si sceglie a maggioranza, fermo restano il diritto costituzionalmente garantito a ogni parlamentare di comportarsi come ritiene nello svolgimento delle proprie funzioni. In un partito -almeno per come la vedo io- si discute, si da battaglia, ma se la si perde si rispetta disciplinatamente quanto deciso dalla maggioranza di quella comunità a cui si è volontariamente deciso di aderire. Io questa la chiamo democrazia. E non vedo bene quale possa essere l’alternativa.
Infine mi scuso per averci messo un po’ a rispondere, ma vi assicuro che le cose da fare sono assai superiori al tempo disponibile…

Noi abbiamo replicato così:

Giuseppe CARELLA: “A quella domanda ho risposto di no, perché non si poteva ricominciare da capo stravolgendo un testo che non è più “la proposta del Pd”, ma una legge approvata da un ramo del parlamento. “………. Scusa Presidente, (ti do del tu perchè potresti essermi figlio) Ma che significa? Se un ramo del parlamento vota una porcata bisogna portarla fino in fondo perchè siamo rispettosi delle istituzioni? E perchè ciurlare nel manico sull’incontro del Nazareno con Berlusconi definendolo come incontro tra PD e Forza Italia, mentre è stato solo un incontro tra due leader di partito  (uno dei due, dettaglio non trascurabile, pregiudicato) che si sono messi d’accordo fra di loro senza che nei rispettivi partiti (almeno nel PD) vi fosse stato uno straccio di discussione? Capisco tutto, ma arrampicarsi sugli specchi in modo così sfacciato non è esattamente una bella cosa. Poi magari in seguito potremo parlare di tante altre cose caruccie che questo PD sta facendo, come il regaluccio alle banche sull’anatocismo o il ripristino dell aimmunità parlamentare. Ma probabilmente si affermerà che è un errore e si correggerà nell’altro ramo del parlamento. Ma guarda un po’: e quando a votare sarà solo la Camera? E poi in questo caso l’errore lo si ammette, sulla legge elettorale no. Non ti pare sia tutto un pò strano? (P.S. per precisione: sono iscritto al PD e prima ancora al PCI-PDS-DS).

Massimo RIBAUDO: Presidente Orfini, nessuno mette in dubbio la correttezza di questo metodo per questioni di governo e di legislazione ordinaria. Anche se non è stato certo seguito dal Segretario e Presidente del Consiglio Renzi, il quale non sembra minimamente ascoltare e discutere – come qui ha fatto lei – le ragioni degli altri. Però continui a concederci il diritto di porre in discussione qualsivoglia disciplina di partito in relazione a questioni costituzionali. Sopratutto se imposte – senza margini di apertura al confronto – dal terzo Presidente del Consiglio il cui programma e la cui persona non è mai stata votata dagli elettori, e con il sostegno di un Parlamento eletto attraverso una legge incostituzionale. Democrazia è certamente rispetto delle decisioni delle maggioranza, ma, vorrei ricordarle, è anche, come ben sapeva il suo massimo teorico contemporaneo Robert. A. Dahl, rispetto dello Stato di diritto, rispetto delle minoranze e libera ed autonoma informazione (non certo le balle su Bruxelles che tutta la stampa italiana ha messo in prima pagina in questi giorni). Tutto deve essere contemplato. Altrimenti, non è più democrazia. Al limite, è plebiscito. Non credo voglia avvicinarsi a metodi plebiscitari sudamericani. Purtroppo, invece, con queste vostre modifiche imposte in modo autoritario, la strada ad essi sembra aperta.

Ivana FABRIS: Presidente Orfini, mi faccia capire, ma lei ci crede veramente a quello che ha scritto?
Perdoni se glielo chiedo ma rimango davvero basita a leggere frasi come “si sono svegliati tardi” e non capisco (mi domando) se lei sia davvero convinto, se creda in questa narrazione del correre e della fretta o se invece pensi che siamo davvero tutti scollegati dal ricordarci cosa significhino le parole democrazia e pluralismo, se pensi che la base del Pd ma anche quella fuori che ha sempre votato a sinistra prima di accorgersi che di sinistra il Pd non aveva più granchè e oggi non ha più rappresentanza politica nel Paese, possa essersi dimenticata tutta di cosa significhi fare politica in modo serio e credibile.
E’ dal 19 aprile 2013 che state prendendo in giro l’elettorato. Avete espresso ben TRE, dicasi TRE governi che nulla hanno a che vedere con il voto delle politiche dell’anno scorso e lei ci viene a parlare di svegliarsi tardi e di decidere a maggioranza?
Ma pensa realmente che non ci sia nessuno ad aver capito dove si voglia portare il paese e l’elettorato di sinistra con queste manovre?
Scusi, ma forse davvero ci prende per inetti o, peggio, stupidi.
La proposta di una legge elettorale seria e non pasticciata (ad arte come quella che volete imporci) c’era e c’era proprio dentro al Pd ma NESSUNO che sia NESSUNO, si è degnato di prenderla in considerazione.
Beh, sì, certo, era la proposta di una minoranza, mi rendo conto, ma se ben ricordo, in quello che era il mio partito, (il PCI) delle minoranze si teneva conto eccome e si discuteva fino a trovare una sintesi con le diverse anime.
Evidentemente il Pd è un partito molto meno democratico rispetto a quanto si definisca, perchè le minoranze o sono state fatte salire sul carro dell’A.D. (che è considerato pure azionista di maggioranza) o sono state schiacciate in un angolo.
Eh già, questo si chiama essere di sinistra.
Capisco, si vede che questa nuova era è stata geneticamente modificata in tutto, anche nella concezione di cosa significhi essere di sinistra, così come la intende il pregiudicato con cui vigono accordi ormai più che evidenti.
Ma sono io che ricordo male o i voti presi grazie ai quali sedete in Parlamento sono quelli ottenuti da Bersani che per tutta la campagna elettorale non ha fatto che dire, mai accordi con Berlusconi?
Bersani, dico, Bersani, ha presente, no?

Matteo ORFINI: la fonte di legittimazione di un governo è il parlamento, non il voto. Il fatto che gli ultimi tre governi siano nati in parlamento è pienamente costituzionale e legittimo. Sul resto evidentemente non siamo d’accordo. Ora scusate ma sono in commissione a discutete il provvedimento sulla cultura e devo staccare.

Ivana FABRISPresidente, si prenda tutto il tempo che le necessita, ci mancherebbe altro, noi non abbiamo fretta, è più di un anno che aspettiamo, quindi si immagini se non troviamo un altro po’ di pazienza.
In quanto a ciò che afferma qui, non discuto che formalmente lei abbia ragione ma mi permetta di dirle che quanto ha scritto è davvero la conferma che in questo Paese la democrazia è arrivata al suo fine corsa.
Si rilegga, cortesemente, perchè mi ha appena detto che della volontà degli elettori vi importa solo per ottenere uno scranno in Parlamento; mi ha appena detto che il nostro parere non conta nulla; mi ha appena detto che farete quel che deciderete di fare, a prescindere da quel che vorremmo noi.

Massimo RIBAUDO: Buon lavoro in Commissione, Presidente. Questa fa lei espressa è una doppia verità, per la quale quando si vota stiamo legittimando un programma (ce lo chiedete appositamente) ed un leader (e questo è un male) – e quando poi siete in Parlamento il nostro voto non conta più. Ripeto. E’ un concetto questo da lei espresso di democrazia plebiscitaria. Inoltre, va sempre ricordato come la legge elettorale – come anche quella che vuole Renzi – è incostituzionale. Non è che il virus di ventanni di berlusconismo ha ottenebrato anche le giovani menti del Left Wing?

Giuseppe CARELLA: Non voglio essere offensivo verso il mio Presidente, ma a scoprire l’acqua calda ci arrivo da solo. La lettera aperta pone dei problemi seri riguardo il PD, le sue politiche per il partito e per il Paese. Io mi auguro che da questa pagina riuscirai a trovare tempi e modi per avviare un confronto con iscritti ed elettori. Non basta dire che non siamo d’accordo, questo era evidente già da prima, altrimenti la lettera non avrebbe avuto granchè senso.

Andrea NOBILE: Onorevole Orfini, la ringrazio per aver risposto. Nel merito di quanto scrive sono a condividere sull’affermazione della legittimità di quanto avviene. Se ciò non fosse non avrebbe alcun senso una discussione politica. Ma ciò che è legittimo non è di conseguenza etico o politicamente opportuno. Ad esempio, una legge elettorale partorita in un incontro privato tra un pregiudicato per frode fiscale ed un segretario di partito non è illecita, ma disdicevole. Soprattutto se i due protagonisti si siano accordati tra loro prima di discuterne col loro partito e men che meno con i loro gruppi parlamentari. Tant’è che sia nel PD che in Forza Italia i malpancisti ci sono e non sono pochi. Questo accordo è stato votato in un ramo del parlamento eletto con una legge dichiarata incostituzionale (rispetto delle istituzioni e delle procedure parlamentari, come dice lei). Tutto lecito, è vero, ma nei fatti Razzi e Scilipoti andranno a metter mano su ciò che scrissero Calamandrei e i padri costituenti. Quanto alla democrazia interna al PD, mi permetta, nutro qualche dubbio. Come lei dice “si discute di continuo, anche duramente. Ogni tanto siamo obbligati a decidere. In quei casi si sceglie a maggioranza”. Io aggiungo che ciò avviene fatto salvo 101 o più franchi tiratori che di fatto hanno completamente ribaltato la linea del partito che era stata decisa alle primarie e in segreteria.
Un’ultima cosa, dire che la fonte di legittimazione di un governo è il parlamento, non il voto, sarà anche lecito, ma con la sinistra che sbandiera le sue primarie ha poco a che fare
.

Celeste INGRAO: Io penso che Matteo Orfini, che è un politico accorto e non privo di ingegno, tante delle cose che quelli come noi gli rimproverano le sappia benissimo. Temo quindi che la discussione non tocchi il punto vero. Il punto è che Orfini a un certo punto ha ritenuto che la via da intraprendere fosse comunque quella di appoggiare Renzi, al di là dei contenuti da Renzi proposti e dei metodi da lui adottati. Continua a fare la sua rivista che civetta a sinistra, non risparmia le battutine per sottolineare la sua “diversità” (“sono l’unico proporzionalista”), si diverte con le magliette di Togliatti, ma sono ormai solo elementi di costruzione di un “personaggio”.
Io tendo, forse ingenuamente, a non pensare mai che le scelte politiche siano frutto di opportunismo personale e non lo penso quindi nemmeno in questo caso. Ci leggo però l’idea che in politica conti solo stare nei posti giusti, che solo stando vicino al potere si possano ottenere risultati, che la “manovra” sia la strada attraverso cui far passare le proprie idee. L’ombra dell’antico maestro D’Alema aleggia pesante.
Peccato: un altro giovane quadro che poteva essere e che non sarà.

 

 

(foto di Essere Sinistra)

Lettera aperta al Presidente del Pd Matteo Orfini

question

 

di Andrea NOBILE, Ivana FABRIS, Massimo RIBAUDO

 

Onorevole Orfini,

leggiamo in questi giorni la sua opinione rispetto all’ impossibilità di riaprire una discussione con il Movimento 5 Stelle a proposito della riforma elettorale e, di conseguenza, la riforma della struttura del parlamento.

Lei dice, prima ancora di entrare nel merito della loro proposta, che non si può “ricominciare da capo”.

E’ un’affermazione che abbiamo sentito anche da altri esponenti del PD e sinceramente questo ci lascia allibiti. Che cosa vuol dire “non si può ricominciare da capo”? Stiamo parlando di una riforma epocale che vuole ridisegnare le regole della rappresentanza in Italia, non stiamo parlando dell’organizzazione di una sagra di paese. Non ci conforta, peraltro, il segretario che incontra i cinque stelle in streaming dopo che Boschi, Verdini e Romani hanno chiuso altrove le trattative per assicurarsi i voti necessari all’approvazione dell’Italicum. Ci pare lecito pensare che si sia voluta sbrigare una formalità più che affrontare una discussione con una parte politica rilevante.

Fu lei stesso che criticò queste modalità il 23 ottobre scorso ad una trasmissione televisiva (Omnibus) : “Se noi questa discussione la facessimo con meno fuffa di quella che ha messo in campo Renzi ieri, cercando di discutere nel merito sarebbe meglio“… “Intanto in questo paese il bipolarismo non c’è più, poi mi può anche piacere l’idea di ripristinarlo, ma dato che abbiamo preso gli stessi voti di Pdl e M5S e non possiamo mettere fuori legge uno dei tre poli, stiamo facendo una discussione surreale. E poi non si può parlare così della Germania, il paese che ha retto meglio la crisi…Se ragionassimo di queste cose con meno slogan e con più serietà sarebbe meglio“.

Continua a leggere