Il 22 dicembre e la nostra Costituzione. Oggi, c’è chi dovrebbe provare vergogna

Napolitano-Monti-670x274

La Redazione

Oggi è il 22 dicembre e sono pochissimi coloro che ricordano che è uno dei più importanti anniversari dell’Italia Repubblicana. Perchè il 22 dicembre del 1947 fu approvata la nostra Costituzione.

Quella Costituzione che è stata vilipesa da leggi elettorali non rispondenti ai suoi principi e che hanno formato un parlamento, illegittimo – dal punto di vista giuridico e politico – che la sta trasformando in senso autoritario, antidemocratico, quindi contrario ai suoi valori istitutivi.

Sono due i senatori a vita che più di altri dovrebbero vergognarsi in questo giorno: Giorgio Napolitano e Mario Monti.

Dovrebbero vergognarsi e dire al Paese la verità – sull’attuale colonizzazione della Repubblica da parte dei poteri economici e finanziari – con un moto di assunzione di colpa grave nel rileggere le parole di Umberto Terracini alla chiusura della votazione finale dell’Assemblea costituente. Non lo faranno. Ma ci auguriamo comunque che molti leggano queste parole che oggi potrebbero risuonare come vuote e retoriche. Lo sembrano soltanto perchè sono state tradite.

 _______________________________________

Terracini_Costituzione

Umberto Terracini pronuncia questo discorso dopo aver comunicato il risultato della votazione con cui i deputati hanno approvato il testo finale della Costituzione, che entrerà in vigore il 1° gennaio 1948.

Onorevoli colleghi,

è con un senso di nuova profonda commozione che ho pronunciato or ora la formula abituale con la quale, da questo seggio, nei mesi passati ho, cento e cento volte, annunciato all’Assemblea il risultato delle sue votazioni.

Di tutte queste, delle più combattute e delle più tranquille, di quelle che videro riuniti in un solo consenso tutti i settori e delle altre in cui il margine di maggioranza oscillò sull’unità; di tutti questi atti di volontà che, giorno per giorno, vennero svolgendosi, con un legame non sempre immediatamente conseguente – in riflesso di situazioni mutevoli non solo nell’aula, ma anche nel Paese – quest’ultimo ha riassunto il significato e gli intenti, affermandoli definitivamente e senza eccezione come legge fondamentale di tutto il popolo italiano.

Ed io credo di potere avvertire attorno a noi, oggi, di questo popolo l’interesse fervido ed il plauso consapevole e soddisfatto. Si può ora dirlo; vi è stato un momento, dopo i primi accesi entusiasmi, nutriti forse di attese non commisurate alle condizioni storicamente maturate ed in loro reazione, vi è stato un momento nel quale come una parete di indifferenza minacciava di levarsi fra questo consesso e le masse popolari. E uomini e gruppi, già ricacciati al margine della nostra società nazionale dalla prorompente libertà – detriti del regime crollato o torbidi avventurieri di ogni congiuntura – alacremente, e forse godendo troppa impunità, si erano dati ad approfondire il distacco, ricoprendo di contumelie, di calunnie, di accuse e di sospetti questo istituto, emblema e cuore della restaurata democrazia.

Continua a leggere

Fermate Schäuble. E scendiamo subito da questa unione monetaria e bancaria

La Redazione

Il colonialismo della Germania colpisce ancora. Dopo aver impedito alla Grecia di sviluppare il proprio programma politico di salvataggio del paese, e avergli imposto un nuovo rovinoso piano di prestiti che non potranno mai essere restituiti, il modello economico tedesco impone ai Paesi dell’Unione Europea la distruzione del sistema creditizio privato.

Così afferma Vladimiro Giacchè, in un’intervista su AbruzzoWeb.

Giacchè è autore, tra l’altro, di due testi molto conosciuti e apprezzati come “Anschluss – L’Annessione“, e il recente “Costituzione italiana contro Trattati europei, il conflitto inevitabile“.

Lo schema di garanzia europea dei depositi bancari scompare dalle conclusioni dell’ultimo vertice Ue dei capi di Stato e di governo.

 

Wolfgang Schaeuble, il ministro delle Finanze tedesco ha imposto ancora una volta la sua visione ordoliberista dell’Unione Monetaria e Bancaria e ha impedito venisse approvata la mutua garanzia dei depositi fra le banche europee. “Questa è la ciliegina sulla torta di una unione bancaria che è stata costruita in un modo tale da non ridurre, ma anzi enfatizzare le asimmetrie tra i sistemi bancari nazionali dell’Eurozona”.

Il tutto mentre ancora non si placano le polemiche sul crack delle quattro piccole banche – Banca Etruria, Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti – da anni in grave difficoltà ma “miracolate” grazie al decreto “salva-banche” del governo italiano “aggrappato” alle regole europee.

“L’unione bancaria – spiega Giacchè – si fonda su tre pilastri: il primo è la sorveglianza della Banca centrale europea sulle banche europee, il secondo è il Resolution Mechanism, il sistema accentrato per la gestione delle crisi bancarie nei paesi aderenti all’area euro, e il terzo quello che avrebbe dovuto essere la mutua garanzia tra le banche a livello europee. E che, a quanto sembra, almeno per il momento non ci sarà”.

I tre pilastri sono debolissimi e tutti favorevoli alla Germania.

Continua a leggere

2016: il disastro economico

happynewfear

[traduzione dell’articolo pubblicato da Rory HALL su ZeroHedge e su The Daily Coin]

Se guardiamo ad alcuni dei punti che si stanno cominciando ad allineare, il 2016 non potrà essere un anno molto buono per la produzione, la vendita al dettaglio o per l’economia nel suo complesso.

L’economia statunitense è per il 70% vendita al dettaglio, il che rappresenta un’insostenibile base economica comunque la si guardi. Se le persone che fanno saltare hamburger accanto al grande centro commerciale sono clienti uno dell’altro e questa è la maggior parte della vostra base economica, ritenete che essa sia sana?

Caterpillar, il cui fatturato ha rappresentato  uno dei parametri di misurazione per la crescita della Cina, nell’industria estrattiva e di costruzione a livello mondiale, è nei guai.

Guardando al più grande produttore mondiale di macchine pesanti si può ottenere un senso di ciò che accadrà nei prossimi mesi, basandosi sulle vendite di macchine Caterpillar. Nessuna vendita, nessuna costruzione e da lì si dispone di un intero sguardo sull’economia.

Il numero di altri settori che sono legati alla costruzione ed estrazione mineraria è immenso. La situazione è così grave che Caterpillar ha annunciato di dover tagliare 10.000 posti di lavoro fino al 2018, di cui 5.000 già nel 2016. Questo non fa ben sperare per la crescita economica globale.

Come abbiamo segnalato per la maggior parte del 2015 il Baltic Dry Index (BDI) [il quale riferendosi ai costi di trasporto navale delle materie prime o derrate agricole costituisce anche un indicatore del livello della domanda e dell’offerta di tali merci ndt] è stato in emorragia per tutto l’anno. In primavera il BDI era già caduto da una scogliera e molte persone piangevano a causa dello sciopero degli scaricatori di porto in California, che è cominciato nel febbraio 2015. Semplicemente, questo non era casuale e così il BDI è continuato a scivolare in basso e in due diverse occasioni ha raggiunto nuovi minimi record. Come noto, il Baltic Dry Index rappresenta il prezzo intersettoriale per navi container che trasportano materie prime in Cina, India e gli altri centri di produzione del mondo, compresi gli Stati Uniti. Con questi numeri in picchiata, ciò significa che nessuno ha bisogno di questo servizio. Dalla mia personale prospettiva, se la produzione manifatturiera non riceve materie prime ci deve essere un lento ma inesorabile calo nella produzione. Questo è uno dei primi passi nella creazione di un’economia.

Devono esserci ordinativi di prodotti per i magazzini per avere prodotti sugli scaffali.

Nessun prodotto, nessun lavoro, nessuna economia. Si possono leggere valanghe di articoli da una varietà di fonti, su questo argomento qui. È stupefacente come questo indice sia crollato e non sembra proprio che ci sarà una ripresa presto.

Continua a leggere

Lettera di Fidel Castro a Nicolás Maduro

Fidel-y-Maduro-3.5-580x4353

[La traduzione della lettera del 10 dicembre 2015 di Fidel Castro a Nicolás Maduro per il suo discorso successivo alla sconfitta elettorale in Venezuela, come pubblicata su Violapost.it]

Caro Nicolás, mi unisco all’opinione unanime di coloro che si sono congratulati per il tuo brillante e coraggioso discorso la notte del 6 dicembre, appena si è conosciuto il verdetto delle urne. Nella storia del mondo, il più alto livello di gloria politica che poteva raggiungere un rivoluzionario è spettato all’illustre combattente venezuelano e Libertador de América, Simón Bolívar, il cui nome non appartiene più solo a quel paese fratello, ma a tutti i popoli dell’America Latina.

Un altro ufficiale venezuelano di pura stirpe, Hugo Chávez, lo comprese, lo ammirò e lottò per le sue idee fino all’ultimo minuto della sua vita. Da bambino, quando frequentava la scuola primaria, nella patria dove gli eredi poveri di Bolivar dovevano anche lavorare per aiutare al sostentamento familiare, sviluppò lo spirito in cui si forgiò il Libertador de América.

I milioni di bambini e di giovani che oggi frequentano la più grande e più moderna catena di scuole pubbliche nel mondo sono quelli del Venezuela. Altrettanto si può dire della sua rete di centri di assistenza medica e di assistenza sanitaria di un popolo coraggioso, ma impoverito a causa di secoli di saccheggi da parte del colonialismo spagnolo, e più tardi delle grandi transnazionali che hanno estratto dalle sue viscere, per più di cento anni, il meglio dell’immenso patrimonio di petrolio di cui la natura ha dotato quel paese.

La storia deve anche registrare che i lavoratori esistono e sono quelli che rendono possibile la fruizione degli alimenti più nutritivi, delle medicine, dell’educazione, della sicurezza, dell’abitazione e della solidarietà del mondo. Possono anche, se lo desiderano, domandare all’oligarchia: sapete tutto questo?

I rivoluzionari cubani – a poche miglia dagli Stati Uniti che hanno sempre sognato di impadronirsi di Cuba per trasformarla in un ibrido di casinò e postribolo, come modo di vita per i figli di José Martí – non rinunceranno mai alla loro piena indipendenza e al totale rispetto della loro dignità.

Sono sicuro che solo con la pace per tutti i popoli della Terra e con il diritto a trasformare in proprietà comune le risorse naturali del pianeta, così come le scienze e le tecnologie create dall’essere umano per il beneficio di tutti i suoi abitanti, si potrà preservare la vita umana sulla Terra. Se l’umanità prosegue la sua strada per i sentieri dello sfruttamento e continua il saccheggio delle sue risorse da parte delle transnazionali e delle banche imperialiste, i rappresentanti degli Stati che si sono riuniti a Parigi, trarranno le conclusioni pertinenti.

La sicurezza oggi non esiste più per nessuno. Sono nove gli Stati che contano su armi nucleari, uno di essi, gli Stati Uniti, hanno lanciato due bombe che hanno ucciso centinaia di migliaia di persone in soli tre giorni, e hanno causato danni fisici e psichici a milioni di persone indifese.

La Repubblica Popolare della Cina e la Russia conoscono molto meglio che gli Stati Uniti i problemi del mondo, perché hanno dovuto sopportare le terribili guerre che impose loro l’egoismo cieco del fascismo. Non ho dubbi che per la loro tradizione storica e la loro esperienza rivoluzionaria faranno il massimo sforzo per evitare una guerra e contribuire allo sviluppo pacifico del Venezuela, dell’America Latina, dell’Asia e dell’Africa.

Fraternamente,
Fidel Castro Ruz

firma

Il Programma del Movimento Essere Sinistra

sole_mani

[documento 003/2015/P]

IL PROGRAMMA del MovES

POLITICHE ECONOMICHE E DIRITTO AL LAVORO

 

1) ISTITUZIONE DI UN FONDO PER LA PIENA OCCUPAZIONE

a garanzia di un Programma Permanente per il Salario Sociale a favore di tutti i disoccupati involontari per restituire dignità e sopravvivenza a tutti coloro che sono stati lasciati ai margini del vivere sociale.

L’Obiettivo della piena occupazione andrà sostenuto anche attraverso una legge per la riduzione dell’orario settimanale di lavoro a parità di retribuzione.

2) CONGELAMENTO immediato dei fondi previsti per il FISCAL COMPACT, recesso dal medesimo trattato (Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance dell’Unione Europea del 2012) ed erogazione della spesa prevista a copertura del fondo per la piena occupazione, per l’adeguamento delle pensioni minime e per la riduzione del cuneo fiscale. Recesso dal MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) e richiesta di restituzione dei fondi già versati per un valore di oltre 14 miliardi di euro.

3) RIPRISTINO E AMPLIAMENTO DELLO STATUTO DEI LAVORATORI e del diritto alla libera rappresentanza sindacale contemporaneamente all’abrogazione dei contratti atipici a partire da quelli a tempo determinato, quando non giustificati dalla discontinuità del ciclo produttivo.

4) Avvio di un processo di RIPRISTINO DELLA MONETA STATALE contestualmente a un percorso programmato di uscita dall’Eurozona, dai diktat della Troika e dal sistema del debito sovrano gestito dalle banche private. È auspicabile favorire un’uscita consensuale e negoziata da organizzare preferibilmente insieme ad altri paesi dell’Eurozona ponderata sulla condivisione di un piano comune.

Tale processo, considerato in ogni caso necessario e irreversibile, si fonderà sia sulla ricerca di una collaborazione con le autorità della UE, sia sulla ricerca di una convergenza con le forze politiche anti austerity degli altri Paesi europei.

Saranno individuati e valutati tutti gli strumenti politici necessari per una transizione coordinata da un sistema monetario all’altro, compresa la possibilità dell’istituzione di una moneta complementare da affiancare all’euro durante il processo di avvio al ripristino della moneta statale, per consentire il finanziamento di politiche interne di ripresa economica e di ristrutturazione delle politiche sociali.

5) Ricostituzione di una BANCA CENTRALE PUBBLICA, non indipendente ma al servizio dello Stato e della collettività. Introduzione della separazione tra banche commerciali e banche d’investimento le cui attività andranno sottoposte a un rigido controllo da parte dello Stato.

6) SVILUPPO DI POLITICHE ECONOMICHE A TUTELA E SOSTEGNO di Agricoltura, Commercio, Artigianato, Libere Professioni, Piccola-Media Impresa e Cooperazione con sgravi fiscali e incentivi per la piccola e media impresa con particolare attenzione soprattutto nel settore del turismo; modifica della normativa per l’accesso alle libere professioni e valorizzazione dell’artigianato.

 

Continua a leggere

“La Spagna va bene”

crisispagna

[Articolo pubblicato da Agenor sul sito A/simmetrie.org. Traduzione a cura di Serena Corti]

Nessuno in Spagna osa utilizzare in modo esplicito lo slogan con cui Aznar cercava di silenziare qualsiasi voce critica nel suo governo, proclamando che “la Spagna va bene”.

Tuttavia, questo è il messaggio che implicitamente si sta cercando di vendere in questi mesi di avvicinamento alla campagna per le elezioni generali di dicembre. Il dibattito sull’economia diventa più vivace, ma non più informato.

La Spagna è il paese in cui si parla meno del problema fondamentale dell’economia europea: l’unione monetaria, la sua instabilità, la sua inefficienza e la sua difficile sostenibilità.
Sette anni dopo la caduta in recessione il paese non ha ancora recuperato il livello del PIL nel 2008.

Mai nella sua storia ha vissuto una recessione più lunga. Il paese che ha sofferto di più gli eccessi e le carenze di questo sistema monetario, è anche quello che sembra meno disposto a metterlo in discussione. E sarebbe sufficiente chiedersi il motivo per cui la Spagna ha subito e continua a subire, una perdita di ricchezza, di occupazione e di diritti maggiore rispetto ad altri paesi.

Continua a leggere

Perchè l’Euro divide l’Europa – prima parte

[Abbiamo tradotto il saggio di Wolfgang Streeck, ex direttore dell’Istituto di Studi Sociali del Max Planck Institute e autorevole sociologo dell’economia, apparso su The New Left Review. Vista la sua complessità lo dividiamo in due parti. E’ un importante contributo alla comprensione che l’euro non è solo una moneta, ma un sistema monetario, le cui regole privatizzano totalmente i rapporti economici all’interno del conflitto tra Lavoro e Capitale. Mettendo gli stati e le popolazioni europee le une contro le altre. In una guerra (per ora solo economica) civile europea. Proprio il contrario di quello che tutti credevano]

di Wolfgang STREECK

Per comprendere i conflitti che sono scoppiati dentro e intorno alla zona euro negli ultimi cinque anni, può essere utile iniziare rivisitare il concetto di moneta.  

E’ questa una delle figure prevalenti nel secondo capitolo della monumentale opera di Max Weber Economia e società, – “Categorie Sociologiche dell’Azione Economica”.

La moneta diventa moneta in virtù di un’ “organizzazione regolata”, un ‘sistema monetario’, ha ritenuto Weber. 

Ed è stato seguito da G.F. Knapp con la teoria della Moneta statale [1905], che ha insistito sul fatto che, nelle attuali condizioni, questo sistema sarebbe dovuto essere necessariamente monopolizzato dallo Stato.  La moneta è un istituto politico-economico inserito, e reso efficace, in una ‘organizzazione normativa’ – un altro concetto weberiano cruciale; come tutte le istituzioni, essa privilegia certi interessi e svantaggia degli altri. Questo lo rende un oggetto del ‘conflitto sociale’ o, meglio, una risorsa in quella a cui Weber si riferisce come una  ‘lotta di mercato’:

La moneta non è  ‘meramente un titolo di acquisto per utilities indefinite”, che potrebbero essere modificate a piacimento senza alcun effetto fondamentale sul carattere del sistema dei prezzi quale lotta dell’uomo contro l’uomo. ‘La moneta’ è, piuttosto, in primo luogo un’ arma in questa lotta, ed i prezzi sono espressioni della lotta; sono strumenti di calcolo solo come quantificazioni stimate delle relative possibilità in questa lotta di interessi.

Il concetto socio-politico di Weber di moneta è sostanzialmente diverso da quella dell’economia liberale.

I documenti fondanti di quella tradizione sono i capitoli IV e V  della Ricchezza delle Nazioni di Adam Smith, in cui la moneta viene spiegata come un mezzo sempre più universale di scambio, che serve una (in definitiva, illimitata) espansione delle relazioni commerciali nelle ‘società avanzate’, cioè le società fondate sulla base di una divisione del lavoro. La moneta sostituisce scambio diretto mediante scambio indiretto, attraverso l’interpolazione di un prodotto intermedio universalmente disponibile, facilmente trasportabile, infinitamente divisibile e durevole (un processo descritto da Marx come ‘circolazione semplice’, Merce-Denaro-Merce).

Secondo Smith, i sistemi monetari si sviluppano dal basso, dalla volontà dei partecipanti al mercato di estendere e semplificare le loro relazioni commerciali, che aumentano la loro efficienza riducendo continuamente i loro costi di transazione. Per Smith, il denaro è un simbolo neutrale per il valore degli oggetti da scambiare; dovrebbe essere creato nella forma più funzionale possibile al suo scopo, anche se ha un suo valore oggettivo proprio, derivante in teoria dai suoi costi di produzione. Lo Stato fa la sua apparizione solo nella misura in cui può essere invitato dai partecipanti al mercato per aumentare l’efficienza del denaro  dal ‘mettere la sua impronta’ su di esso, facendo in modo che appaia più affidabile. A differenza di Weber, che differenzia i sistemi monetari in base alla loro capacità di compensare interessi distributivi, per Smith l’unico scopo a cui la moneta può servire è l’interesse universale del garantire il corretto funzionamento di un’economia di mercato la più ampia possibile.

C’è da sottolineare che la tradizione sociologica del dopoguerra ha scelto di seguire Smith piuttosto che Weber.

La fine della scuola storica tedesca, e il fatto che lo struttural-funzionalismo, soprattutto con Talcott Parsons ad Harvard, ha lasciato l’economia come oggetto di studio solo alle facoltà di economia, sempre più purificate nello spirito neoclassico, in quanto affermatosi nei decenni post-histoire dopo il 1945, portò a rinunciare a una teoria propria della moneta. Si è quindi optato per una vita tranquilla e si è scelto di concepire la moneta, quasi del tutto, nel modo teorizzato da Smith, come mezzo neutrale di comunicazione, piuttosto che come istituzione sociale carica di un potere, come valore numerico, un numéraire, piuttosto che come un rapporto sociale. 

Continua a leggere

17 maggio 1973. Analisi linguistica di uno slogan

jeansjesus

di Pier Paolo PASOLINI

Il linguaggio dell’azienda è un linguaggio per definizione puramente comunicativo: i «luoghi» dove si produce sono i luoghi dove la scienza viene «applicata», sono cioè i luoghi del pragmatismo puro. I tecnici parlano fra loro un gergo specialistico, sì, ma in funzione strettamente, rigidamente comunicativa. Il canone linguistico che vige dentro la fabbrica, poi, tende ad espandersi anche fuori: è chiaro che coloro che producono vogliono avere con coloro che consumano un rapporto d’affari assolutamente chiaro.

C’è un solo caso di espressività – ma di espressività aberrante – nel linguaggio puramente comunicativo dell’industria: è il caso dello slogan. Lo slogan infatti deve essere espressivo, per impressionare e convincere. Ma la sua espressività è mostruosa perché diviene immediatamente stereotipa, e si fissa in una rigidità che è proprio il contrario dell’espressività, che è eternamente cangiante, si offre a un’interpretazione infinita.

La finta espressività dello slogan è così la punta massima della nuova lingua tecnica che sostituisce la lingua umanistica. Essa è il simbolo della vita linguistica del futuro, cioè di un mondo inespressivo, senza particolarismi e diversità di culture, perfettamente omologato e acculturato. Di un mondo che a noi, ultimi depositari di una visione molteplice, magmatica, religiosa e razionale della vita, appare come un mondo di morte.

Ma è possibile prevedere un mondo così negativo? E’ possibile prevedere un futuro come «fine di tutto»? Qualcuno – come me – tende a farlo, per disperazione: l’amore per il mondo che è stato vissuto e sperimentato impedisce di poter pensarne un altro che sia altrettanto reale; che si possano creare altri valori analoghi a quelli che hanno resa preziosa una esistenza. Questa visione apocalittica del futuro è giustificabile, ma probabilmente ingiusta.

Sembra folle, ma un recente slogan, quello divenuto fulmineamente celebre, dei «jeans Jesus»: «Non avrai altri Jeans all’infuori di me», si pone come un fatto nuovo, una eccezione nel canone fisso dello slogan, rivelandone una possibilità espressiva imprevista, e indicandone una evoluzione diversa da quella che la convenzionalità – subito adottata dai disperati che vogliono sentire il futuro come morte – faceva troppo ragionevolmente prevedere.

Continua a leggere

La sinistra deve mettere l’uscita della Gran Bretagna dalla UE all’ordine del giorno

owenjones

di Owen JONES

[traduzione dell’articolo apparso sul The Guardian “The left must put Britain’s EU withdrawal on the agenda]

I progressisti dovrebbero essere sconvolti dalla rovina della Grecia nell’Unione Europea. E’ tempo di reclamare per noi la causa euroscettica.

All’inizio, solo pochi hanno immerso le dita dei piedi nell’acqua; poi gli altri, esitanti, hanno seguito l’esempio, tutto il tempo a guardare gli altri in cerca di rassicurazione. Per come è stata imposta l’austerità che ha devastato la Grecia, nei termini che Yanis Varoufakis ha definito come una “occupazione postmoderna”, per come è stata rovesciata la sua sovranità, costringendola ad attuare ancora delle politiche che non hanno ottenuto nulla, se non la rovina economica, a sinistra in Gran Bretagna si stanno rivoltando contro l’Unione europea, e in fretta.

“Tutto bene se l’Unione europea si ritira; tutto il male se diventa egemonica con violenza”, scrive George Monbiot, spiegando il suo voltafaccia. “Tutta la mia vita sono stata pro-Europa”, dice Caitlin Moran, “ma vedendo come la Germania sta trattando la Grecia, la sto trovando sempre più sgradevole.” Nick Cohen ritiene che l’Unione europea viene rappresentata “con una parte di verità, come una crudele, fanatica e stupida istituzione”. “Come può supportare la sinistra ciò che è stato fatto?” Chiede Suzanne Moore. “L’Unione europea. Non nel mio nome “. Ci sono anche autorevoli esponenti del Labour a Westminster e Holyrood privatamente in movimento per una “posizione di uscita”.
Continua a leggere

Relazione sull’incontro di Livorno

livorno

[Documento politico 002-d/2015/A]

La valutazione sull’incontro tenutosi a Livorno il 22-23-24 Ottobre scorsi porta il coordinamento politico del MovES a concludere che il confronto pubblico con altre aree della sinistra sia stato utile e proficuo, soprattutto nella conferma della linea politica che stiamo concordemente tracciando.

L’utilità deriva sia dalla constatazione che certi percorsi unitari restano obiettivamente impraticabili, sia dalla ragionevole prospettiva di poter lavorare almeno con uno dei soggetti politici presenti, in questo caso Futuro a Sinistra, alla costruzione di un percorso politico unitario che si fondi sulla condivisione di alcuni obiettivi programmatici di particolare rilevanza: l’approccio alle questioni europee nella ricerca di soluzioni che portino al superamento delle politiche di austerity e la conferma di un nuovo metodo organizzativo che prevede il coinvolgimento di una sinistra popolare e partecipe dei processi decisionali capace di superare i limiti di una sinistra chiusa nelle segreterie di partito e sempre più distante dai bisogni delle persone.

Prima giornata: giovedì 22 ottobre

Il primo dei tre incontri è stato dedicato ai problemi della città di Livorno e abbiamo toccato con mano come la politica istituzionale sopravvive in un limbo di piccole guerre di potere, di meccanismi burocratici comprensibili solo agli addetti, di promesse che non saranno mai mantenute e di progetti inesistenti e tutto questo mentre apprendiamo che in città, tra i tanti problemi creati dalla crisi, c’è un’emergenza casa per cui è diventato normale per gli sfrattati dormire in macchina.

Il confronto è avvenuto tra esponenti politici senza un vero coinvolgimento dei cittadini presenti e la noia è stata seconda solo all’amarezza per non aver ascoltato una proposta che andasse in direzione dei bisogni drammaticamente urgenti di chi è ancora senza una dimora.

Alla fine del dibattito ci siamo fermati a scambiare qualche parola con Marco Valiani, uno dei relatori, consigliere comunale di Livorno eletto nella lista del M5S e successivamente espulso per dissensi con il sindaco pentastellato sulle nomine poco trasparenti di assessori e vertici di partecipate.

Una persona che ci è apparsa sinceramente interessata a non rinunciare a idee e obiettivi utili per la città ma che nello stesso tempo esprime il paradosso di chi è rimasto prigioniero di una logica del potere che pensava di superare entrando nel M5S. In questo si intravvede tutta l’anomalia italiana di un’assenza della sinistra dei bisogni e del passaggio inutile e traumatico di chi spera di portare avanti istanze popolari all’interno di un movimento populista e falsamente democratico come il partito privato di Grillo e Casaleggio.

Continua a leggere