Visione politica, programma e metodo. Come lavora il MovES

franzaltomare

di Franz ALTOMARE

[Relazione presentata all’incontro “Possiamo cambiare le cose, un metodo per costruire un nuovo soggetto politico in Italia. Workshop su Nuovi Metodi di Organizzazione e di Democrazia Partecipativa” organizzato da Amici di Podemos – Roma. Roma 21 novembre 2015

Documento politico 004/2015/A]

In questo periodo assistiamo alla rinascita di un fermento politico che si diffonde a diversi livelli nella società civile e vede la nascita di numerosi movimenti politici nuovi e di gruppi auto-organizzati.
Questo fermento risponde a un bisogno di partecipazione politica particolarmente sentito, per due ragioni specifiche:

1) La prima è una ragione congiunturale, ovvero la grave crisi economica che attanaglia l’Italia e altri paesi dell’Europa meridionale, come la Spagna, il Portogallo e la Grecia. La Grecia che finora ha pagato e continua a pagare il prezzo più alto di quelle politiche criminali, perché tali devono essere definite, e che sono alla base della governance europea.
In realtà la crisi nasce come crisi finanziaria che progressivamente diventa crisi economica, ovvero crisi della domanda e dei redditi e infine degenera in una crisi sociale sofferta in primo luogo dalle classi lavoratrici sfruttate, disoccupate e precarie e a seguire dal mondo del lavoro autonomo e dalla piccola e media impresa.

2) La seconda ragione che spiega il bisogno diffuso di partecipazione politica è LO SVUOTAMENTO DELLE ISTITUZIONI DEMOCRATICHE E LA CESSIONE DI SOVRANITA’ degli stati ad una governance sovranazionale costituita dalla Commissione Europea, dalle banche private con in testa la BCE e dal FMI.
In sostanza succede che il voto dei cittadini è diventato una farsa utile solo per una legittimazione formale di un potere che non rappresenta gli interessi della società nel suo insieme.

Chiunque vinca le elezioni non governa ma amministra secondo le direttive imposte dall’autorità europea: questo lo abbiamo visto con drammatica evidenza in Grecia e lo vediamo, naturalmente, in Italia.
Ma non siamo qui per parlare in maniera diretta della crisi e delle sue cause. Rispettiamo il tema di questo incontro: Nuovi Metodi di Organizzazione e di Democrazia Partecipativa.
Si pone qui il problema del soggetto politico, o della soggettività politica.

Si parlerà del metodo organizzativo e della democrazia interna o partecipativa di un movimento che ha come obiettivo di rappresentare un’alternativa reale alle politiche dell’austerity e al difetto di democrazia connaturato ormai al quadro di potere nazionale ed europeo e che crea un forte divario tra obiettivi politici ed economici e la ragionevole possibilità di metterli in pratica e realizzarli per qualsiasi soggetto politico.

È necessario fare però un discorso coerente e comprensibile su alcune contraddizioni che risaltano in maniera eclatante: come mai a fronte di un dissenso popolare molto ampio contro le politiche dell’austerity non corrisponde a livello democratico una forza politica organizzata per contrastare le politiche neoliberiste e porsi come alternativa valida a una diversa concezione della politica e dell’economia che vada in direzione dei bisogni delle grandi masse?

E soprattutto, perché anche quando non c’è questa frammentazione caotica di partiti e si riesce a compattare una piattaforma politica apparentemente unitaria e alternativa, come avvenuto in Grecia, anche in quel caso il risultato politico si traduce in un fallimento e in una resa sostanziale della democrazia a un altro ordine politico e finanziario, che di democratico non ha davvero niente?

È evidente allora che il problema della SOGGETTIVITA’ POLITICA non può e non deve essere ridotto al solo metodo organizzativo del movimento .
Non possiamo illuderci che uno stile apparentemente nuovo nella comunicazione, ma vecchio per quanto riguarda l’accettazione di fondo del sistema di potere, possa alla lunga mantenere un consenso facilmente ottenuto con arringhe di sapore populistico, ma senza nessuna sostanza di proposte serie che affrontino i problemi nella consapevolezza di poterli risolvere.

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A cosa deve pensare una sinistra di trasformazione. A tagliare la testa al sovrano: la BCE

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di Massimo RIBAUDO

Dovrei scrivere un commento sulla riunione del nuovo gruppo alla Camera che si è presentato oggi al Teatro Quirino di Roma. Ero lì, ma è stato detto tutto da Franz Altomare in questo articolo pubblicato sul nostro blog la sera prima. E’ stato profetico: ed oggi, nessuna sorpresa. Siamo nella gabbia delle risorse scarse e bisogna arredarla. Il programma politico di destra crea due gabbie separate. Una per coloro che ancora pensano di essere vincenti e di potercela fare – sono di destra, animal spirit, uno su mille ce la fa, e ognuno di loro pensa di essere quell’uno e chi non ce la fa è un soggetto di meno con cui spartire la torta – e l’altra per chi dovrà chiedere aiuto. Agli amici, ai parenti, alla Chiesa, alle mafie. Cameron, Renzi, tutti i socialdemocratici alleatisi con i popolari stanno arredando “la gabbia” in questo modo qui.

Poi, ci sono Syriza, Podemos e anche coloro che oggi si sono riuniti per formare una sinistra italiana che ritengono di arredare la prigione con quadri con cieli azzurri e stelle per non far vedere che è una prigione. Per spingere, nella loro buona fede, alcuni partecipanti della città del business a redistribuire – difficile sapere come – parte della loro ricchezza agli sconfitti nella gara, agli “have not”. Certo, mediante i valori spirituali dell’onestà, della partecipazione, della condivisione, della solidarietà. Un po’ quello che fanno da millenni, come core business, anche le diverse chiese sparse per il pianeta. Unico modello economico concreto, i riferimenti a Keynes. Praticamente impossibili da gestire per uno Stato senza il controllo di una banca centrale. Senza una moneta politica.

Io vorrei uscire da questo scenario, abbastanza noioso per me, per riconoscere chi è il sovrano che ci tiene in gabbia.

Nessuno ha parlato delle affermazioni di Mario Draghi contenute nel suo discorso del 5 novembre 2015 agli studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, a Milano. Futura classe dirigente, in cuor loro.

Affermazioni molto più gravi e dense di conseguenze di quelle che ascoltiamo dal Presidente del Consiglio. Di cui, credo, una sinistra in fase nascente dovrebbe parlare.

Il mandato della BCE, non è quello dello Stato italiano: “Mantenere la stabilità dei prezzi” non è “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese“.

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Il saggio di Bagnai, l’intervista di Fassina, significati di ri-evoluzione

stefano_santachiara

di Stefano SANTACHIARA

[dal suo blog https://stefanosantachiara2.wordpress.com/2015/09/28/il-saggio-di-bagnai-lintervista-di-fassina-significati-di-evoluzione/]

Pratica il dubbio ogni volta che l’agire collettivo contrasta col tuo sforzo di essere libero”. Le parole di Pietro Ingrao, ad oggi, mi suscitano riflessioni sul valore dell’evoluzione personale.

Nell’introdurre l’intervista di Stefano Fassina su Left Avvenimenti del 19 settembre 2015 vorrei premettere che non sono un economista, quindi ho cercato di snodare il percorso cognitivo secondo una logica etimologicamente essenzialista, laicamente scettica.

Con colpevole ritardo, sto studiando gli scritti del professor Alberto Bagnai, l’econometrista che da anni sta cercando di spiegare agli italiani la nocività dell’Unione monetaria europea.
L’Italia può farcela”, secondo saggio di successo dopo “Il Tramonto dell’euro“, è un compendio di dati statistici, rigorose analisi, aneddoti che limitando al necessario il tecnicismo chiariscono i passaggi chiave.

In sostanza avvalorano convinzioni maturate anche in coloro i quali per lavoro si occupano d’altro (dalle inchieste giudiziarie alla geopolitica) favorendo la comprensione delle dinamiche della struttura macroeconomica.

Ad esempio Bagnai rende intellegibili i meccanismi con cui la gabbia dell’aggancio valutario fornisce al capitalismo finanziario una serie di strumenti per massimizzare i profitti e riprodursi al Potere, accrescendo le disuguaglianze. Nella fattispecie l’Euro favorisce le esportazioni tedesche impedendo la rivalutazione del marco a fronte di un surplus commerciale della Germania e, simmetricamente, penalizza i paesi con deficit di partite correnti che in un sistema di tasso di cambio variabile avrebbero beneficiato della svalutazione competitiva. La Bce, affidata a tecnocrati indipendenti, è perno di un’architettura istituzionale che assieme agli organi esecutivi (Consiglio d’Europa e Commissione) ha svuotato le facoltà decisionali dei popoli nell’interesse delle elitè finanziarie. Bagnai spiega in che modo la massa monetaria, causa o effetto dell’inflazione a seconda delle teorie economiche, venga comunque determinata dalle banche private che prestano a imprese e cittadini il denaro ricevuto dalla Centrale in ragione della domanda (e dalle garanzie) dei clienti.

Ragion per cui non c’è Quantitative Easing che possa incidere se manca la fiducia e la spirale di recessione non si arresta. Il mandato della Bce a mantenere costante l’inflazione, che secondo l’autore è anche lo scopo della Uem, ha ragioni opposte alla presunta ossessione storica della Germania per il rincaro dei prezzi.

Scorrendo il testo, colpisce il parallelo inquietante con l’avvento del nazismo, che attecchì su masse di lavoratori disoccupati e impoveriti non per l’eccesso di inflazione ma per via delle politiche di austerity con cui la Repubblica di Weimar rispose alla crisi di Wall Street del 1929. Cosa vi ricorda?

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