Il senso del passato: le rivoluzioni si fanno per riscattare i nostri padri

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di Alfredo MORGANTI

Ho letto, proprio in questi giorni, ‘Anna’ di Niccolò Ammanniti. È un romanzo dove la decomposizione la fa da padrona: dei corpi, della vita, delle relazioni sociali, delle regole, di ogni forma di economia.

Ma dove, soprattutto, si raffigura in termini apocalittici la decomposizione del passato. Un virus micidiale, difatti, ha progressivamente ucciso tutti gli adulti, ed è pronto ad accanirsi con i più giovani giunti alle soglie della pubertà. Il mondo è così popolato da bambini e ragazzi abbandonati a se stessi e affamati, che in modo selvaggio, animalesco si contendono le risorse rimaste, incapaci di produrne di proprie, anche perché non c’è più elettricità, né acqua corrente, né un sapere.

Dominano il saccheggio, la sopraffazione, la disperazione. Man mano che gli anni passano, muoiono i ragazzi più grandi, quelli che conoscevano il mondo dei ‘Grandi’ e che ne tramandavano la memoria, mentre crescono bambini privi di ogni riferimento al passato, che alla lunga nemmeno sanno che un passato sia mai esistito. Una completa e progressiva tabula rasa storica. Tutto è destinato a scomparire, ma prima di ogni cosa, sta già scomparendo la civiltà umana, le sue ragioni, il suo senso. La storia.

Ho pensato, leggendo, che Ammanniti ci stesse quasi proponendo una metafora della ‘rottamazione’. In fondo, il virus dà un taglio netto a tutto ciò che è esistito, a tutte le generazioni precedenti, ne cancella esistenza e significato, porta con sé un unico, prolungato e definitivo oblio delle esistenze trascorse. Ciò non è solo tagliare radici, è proprio cancellare tutto.
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Lor signori

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Alfredo MORGANTI

Oggi Chicco Testa sull’Unità rivendica la giustezza dell’appello dei 200 comparso sul Corriere della Sera a sostegno di Renzi, che egli stesso dice di aver sottoscritto con orgoglio. Ci spiega anche chi siano i firmatari: rappresentanti del “mondo delle professioni e delle imprese italiani”, coloro che hanno “la responsabilità” dice Chicco “di far camminare questo paese”. Lor signori, insomma, direbbe il vecchio Fortebraccio. Quelli che vogliono, continua, un’Italia libera da burocrazia, parassitismi, lacci e lacciuoli e, soprattutto, “più ordinata”. Non hanno pagato 140 euro a testa (tale è il costo dell’inserzione) per “lamentarsi”, ma per incoraggiare il primo ministro a proseguire fiero sulla sua strada di un coraggioso rinnovamento.

I 200 firmatari si sarebbero trovati col passaparola. Non avrebbero agito per conto di qualcuno ma solo per se stessi. Io ci credo. Il mondo delle professioni e delle grandi imprese agisce sempre per se stesso, è una metafora classica dell’egoismo sociale. Ci credo che abbiamo fatto passaparola, e magari si siano incontrati a Cortina, oppure in un aperitivo a casa di qualche ‘conte duca’ direbbe Fantozzi. Ce li vedo, mentre tra un’olivetta e l’altra, bagnate in un Martini, vestiti di tutto punto, si dicono e si confermano reciprocamente che non si può continuare così, che serve più ordine, meno burocrazia, meno tasse, meno lamentele, meno comunisti (che roba contessa!). Che Renzi è l’uomo giusto per farla finita.

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Il coach di cocc (shish!)

di Alfredo MORGANTI

“L’idea di Renzi sui migranti: dare più poteri ai sindaci”. Lo scrive il Corriere della Sera e c’è da crederci.

Matteo Renzi per tutte le cose ha una sola soluzione, quella di dare più potere a qualcuno, immaginando così di risolvere il problema. La scuola? Il Preside sceriffo! Il governo? Il Sindaco d’Italia! Il partito? Un leader con pochi fedelissimi attorno! La governance Rai? Un amministratore delegato che risponde all’esecutivo, più un consiglio di amministrazione con due terzi dei membri anch’essi di nomina governativa (grazie al potere parlamentare dopato dall’Italicum)!

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Come può uno scoglio…

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di Alfredo MORGANTI

Lo dice anche il Segretario Generale della CGIL. Non io, non un ‘passante’ casualmente entrato in un circolo PD durante le primarie credendo che fosse una festa di compleanno.
Ma Susanna Camusso, il vertice del più grande sindacato italiano, l’unico organismo che ancora adotti il rosso come emblema. “Credo che alla lunga è una dinamica naturale. Lo spazio c’è, è evidente, il PD non è più un tradizionale partito di sinistra e da qui alle prossime elezioni immagino che qualcosa di importante succederà”. Un nuovo soggetto che, però, non deve essere promosso dal sindacato, dice ancora la Camusso. A lanciarlo deve essere “nel modo più naturale” la politica. Lo ripete due volte: “naturale”.
Da l’idea di un processo che è già partito, che corre lungo il binario quasi senza la necessità o la spinta di una volontà o di un artificio umano.

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Gli scatoloni della sinistra

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di Alfredo MORGANTI

Prima ancora che la minoranza PD decida il proprio futuro, Renzi ha già deciso il suo.
Ieri 30 marzo in Direzione è nato il Partito della Nazione, o almeno i suoi prodromi.
Senza la ‘zavorra’ della sinistra il partito democratico è ormai pronto a spiccare il volo verso i verdiniani e verso quel mondo politico profondamente anticomunista che ha visto come manna piovuta dal cielo l’assunzione al trono dell’attuale premier.

Sarà un partito né di destra né di sinistra, ma piazzato là in mezzo come un grande carrozzone su cui possono salire tutti a partire dai passanti, ma meno i comunisti (a meno che non siano pronti a fare tappezzeria in streaming).
Rosy Bindi oggi su Repubblica è più precisa. Lo chiama ‘il partito unico della nazione, che avrà alla sola Camera una maggioranza pigliatutto di 340 deputati e avrà intorno 4 o 5 partiti in lotta tra loro”. “È la fine del bipolarismo nel nostro Paese”, aggiunge.

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I pesci del Pd. Dall’Acquario alla brace?

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di Alfredo MORGANTI

Renzi sente l’odore del sangue, e allora indice in fretta una direzione del PD per affrontare il nodo dell’Italicum adesso che il ferro dell’Acquario – la riunione delle minoranze PD – è ancora caldo.

Vuole imprimere il colpo definitivo a una vicenda interna che si trascina da tempo senza esiti se non l’insoddisfazione di tutti, sia di chi detiene il bastone del comando, sia di chi fa il pontiere e intravede strapuntini all’orizzonte, sia di chi si oppone in varie forme (moderate o più radicali) al disegno renziano.

Sapete che vi dico? Ben venga l’idea di fare la direzione. È uno step che obbligherà a delle scelte tutti, nessuno escluso. E voglio vedere di cosa saranno capaci, a partire dalla minoranza. Tutti, ma proprio tutti: padri e figli, moderati e radicali, dialoganti e incazzati.

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La “buona scuola”? Una scatola vuota

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di Alfredo MORGANTI

La ‘buona’ scuola?
Perché dovrebbe essere ‘buona’ una scuola che affida al preside ogni potere, e lo tramuta nell’ormai classico ‘uomo solo al comando’, applicando anche qui, alla scuola appunto, la modalità ‘Italicum’? Circondato, peraltro, da uno staff di fedelissimi provenienti dall’albo territoriale, pronti a tutto per lui, pure a giudicare i ‘colleghi’ assieme agli studenti?
Come se fossero una sorta di ‘consulenti’ esterni di cui la PA è già abbastanza sovraccarica, numericamente e ideologicamente.
Perché dovrebbe essere ‘buona’ una scuola che resta TALE E QUALE sul piano della didattica e dell’offerta formativa? Dove starebbe la ‘bontà’ di tutto questo? Nel fatto che oggi, come dice l’esperto, ‘le scuole si scelgono i docenti’ e non il contrario? Che tradotto vuol dire: i presidi si scelgono i docenti.
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La sinistra inattuale

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di Alfredo MORGANTI

Spiace dirlo, ed è davvero doloroso anche solo pensarlo, ma i fatti sono nudi e crudi.
Sono cadute le paratie, più di quanto la logica e il buon senso possano ammettere, e il deserto politico oggi è davvero piatto, una piatta e grigia entropia che rischia di annullare anche le residue speranze e le ultime passioni ancora vive.

La politica ha perso. O almeno questa è la scena che appare oggi più che mai ai nostri occhi.
Non è stata soltanto sovrastata dalla tecnica, dalla comunicazione, dalla finanza. Sta subendo anche i contraccolpi della criminalità.
Non è più tangentopoli, quando era comunque il sistema dei partiti, certi partiti in special modo, a finanziarsi illegittimamente.
Oggi il manico ce l’hanno i poteri criminali, il malaffare, i clan che si muovono borderline tra politica e società. Nei mondi di mezzo.
Non c’è finanziamento ‘nero’ ai partiti (che sono scomparsi, peraltro), c’è il ‘nero’ e basta, l’arricchimento imperioso di taluni a discapito del bene pubblico, il cinismo che diventa crimine. Continua a leggere