La fine dell’egemonia tedesca

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[Traduzione dell’articolo di Daniel Gros The End of German Hegemony. Daniel Gros è direttore del Center for European Policy Studies a Bruxelles. Ha lavorato per il Fondo monetario internazionale, e come consulente economico per la Commissione europea, il Parlamento europeo, e il primo ministro e ministro delle finanze francese. Gros è editor di Economie Internationale e International Finance]

Senza che nessuno se ne stia accorgendo, l’asse del potere interno dell’Europa si sta spostando. La posizione dominante della Germania, che è sembrata totale a partire dalla crisi finanziaria del 2008, si sta gradualmente indebolendo – con conseguenze di vasta portata per l’Unione Europea.

Naturalmente il solo fatto che le persone credono che la Germania sia forte rafforza la posizione strategica e lo status del paese. Ma non ci vorrà molto prima che le persone comincino a rendersi conto che il principale fattore di quella percezione – che l’economia tedesca sta continuando a crescere, mentre la maggior parte delle economie dell’Eurozona hanno vissuto una lunga recessione – rappresenta una circostanza eccezionale, che presto scomparirà.

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Scandalo Volkswagen: il mito di un rigore aziendale e nazionale apparente

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di Marcello COLASANTI

Lo scandalo legato ai motori diesel Volkswagen, dove un software nella centralina del motore riconosce quando la vettura è sottoposta a controllo e, solo in questa fase, regola le emissioni secondo gli standard di legge – dato che tali motorizzazioni appartengono a tecnologie non recenti ma vendute come tali – getta nello sconcerto molte persone, soprattutto quelli che vedono nel marchio e nell’industria tedesca l’emblema della serietà e del rigore.
In realtà, c’è ben poco da stupirsi: da sempre il Gruppo Volkswagen, spesso in concorso con il governo tedesco e i lander federali, sono venuti meno alla famosa “serietà” teutonica.
Due casi sono piuttosto rilevanti.

Il più clamoroso è legato alla famosa “Legge Volkswagen”. Per blindare l’azienda da possibili scalate, soprattutto estere, una legge del 1960 disegnata appositamente per Volkswagen, limitava il peso del voto di ciascun azionista al 20%, anche se quest’ultimo deteneva una quota maggiore; la Repubblica federale e il Land della Bassa Sassonia, che detengono il 20% del capitale azionario, avevano ciascuno due membri del consiglio di sorveglianza in più; infine, una minoranza di blocco posta al 20% del capitale (guarda caso la stessa detenuta dallo Stato tedesco) per porre un veto alle decisioni rilevanti della società, quando per tutte le altre aziende tedesche questo è posto al 25%.
Per anni la commissione europea ha criticato aspramente queste norme che, oltre a essere leggi “ad aziendam”, ne minano le più basilari regole di libero mercato.

Le uniche modifiche che furono apportate riguardavano il numero dei membri del consiglio di amministrazione e le limitazioni di voto, mentre per il veto, la Germania fu legittimata dalla Corte di Giustizia Europea a mantenere intatta la “legge Volkswagen”, salvando così il diritto di veto per la Bassa Sassonia, anche se questo è formalmente contrario agli standard europei; abbiamo già avuto modo di vedere il “peso e misura” differente dell’Unione Europea nei confronti della Germania: in questo caso, anche sulla Volkswagen.
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Il problema dell’Europa si chiama denatalizzazione

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di Luca SOLDI

Una parola brutta, difficile da pronunciare ma che esprime bene la radice dei mali del vecchio continente. Che esprime in un semplice concetto che la vera materia prima di cui ha necessità l’Europa, per sostenersi, è quello che si riassume nella necessità di “forza lavoro”.

Angela Merkel che parla di voler aprire le porte della Germania a 800 mila rifugiati, infatti, non esprime un concetto dirompente. Non è improvvisamente mossa da pietismo. Non lo fa per conquistare le simpatie del Papa. Non cerca consenso nel popolo socialdemocratico tedesco. Semplicemente applica qualche operazione matematica. Come ha fatto, ad esempio, Leonid Bershidsky, che su Bloomberg , calcola che l’Europa avrà bisogno di 42 milioni di nuovi europei entro il 2020 e di oltre 250 milioni di europei in più nel 2060.

O come e’ stato anche espresso da più commentatori nel convegno della “Rosa bianca” questo fine agosto, a Terzolas. La bassa natalità si esprime così come il problema per sopravvivenza del continente. E la cifra che corrisponde ai 42 milioni di europei in più, emerge dalla necessità di avere subito, il più possibile in equilibrio il “generoso sistema pensionistico”. Che è poi un sistema pensionistico generoso solo per le corporazioni protette dagli stati della vecchia, sempre più vecchia, Europa.

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Hanno seppellito i valori della democrazia

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[Intervista rilasciata da Yanis Varoufakis al magazine tedesco Stern. Autore dell’ intervista: Arno Luik. Traduzione italiana di Claudia Baldini]

L’intervista con Yanis Varoufakis era stata originariamente prevista nella sua casa sull’isola di Egina, lontano dalla frenesia di Atene, in pace e tranquillità, concentrati e senza interruzioni. Ma la pace e la tranquillità sono cosa impossibile da trovare in Grecia, oggi, tanto meno per un ministro delle Finanze che ha recentemente rassegnato le dimissioni, ancora preso nel vortice di una crisi politica: un eroe per alcuni, un oggetto di odio per altri.

Varoufakis ci telefona poco prima della nostra partenza per l’isola: dobbiamo trovarci ad Atene, questi sono “tempi frenetici e stressanti”. Incontri in corso, conferenze, dibattiti parlamentari speciali richiesti immediatamente, gli lasciano pochissimo tempo.

“Perché non vieni a casa mia per garantire un serio scambio di vedute in tranquillità?”
Questa era l’unica opzione, e così è avvenuto: a volte le conversazioni hanno avuto luogo a tarda notte, a volte la mattina presto; di tanto in tanto a pranzo, in un ristorante o in cucina in compagnia della moglie di Varoufakis , Danae Stratou.

Un fantasma si aggira per l’ Europa, signor Varoufakis, lo spettro di Syriza. Tutte le potenze della vecchia Europa si sono unite in una Santa Alleanza, nel tentativo di esorcizzare questo spettro: la troika e l’Eurogruppo, il Cancelliere Merkel, il suo ministro delle finanze Wolfgang Schäuble, il leader del partito socialdemocratico Sigmar Gabriel, il governo finlandese e gli investitori di Goldman Sachs.

Non posso fare a meno di sorridere al fatto che qualcuno, dalla Germania, un paese il cui governo è così deciso a tormentarci, viene qui con una citazione aggiornata del ‘Manifesto’ di Marx. Naturalmente è un’accusa insidiosa per mettere Syriza sullo stesso piano del comunismo. E’ quello che fanno i nostri avversari politici per screditarci.

Ma questo non è più necessario, dopo tutto, lo spettro di Syriza è ormai stato domato, umiliato.

Questo è un modo di vedere i fatti. Solo un modo.

Avete accettato le condizioni dell’Eurogruppo, compresi i tagli alle pensioni e un drastico aumento della imposta sul valore aggiunto, a cui vi siete fortemente opposti per anni.

E’ così. E resto ancora contrario. Durante la mia permanenza al governo ho combattuto contro questo cosiddetto pacchetto di salvataggio. Che porterà miseria e sofferenza, ma certamente nessuna crescita economica. Tuttavia, non vorrei dire che le persone sono state ingannate. Forse è anche peggio: noi abbiamo ingannato noi stessi.

Ho portato con me una fotografia. Essa mostra Wolfgang Schäuble e il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, poco dopo il vostro primo ministro, Alexis Tsipras, ha accettato il pacchetto di salvataggio.

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Non è un pacchetto di salvataggio, è un diktat. Mostrami la foto. Mio Dio! Non l’avevo vista questa. Devo farne una copia. E’incredibile come si guardano soddisfatti!
Questo è stato il Lunedi, 13 luglio. La Grecia è appesa alla forca, eppure stanno celebrando il più grande assalto alla democrazia europea dalla fine della seconda guerra mondiale. Stanno ridendosela su come seppelliscono i valori, gli ideali e i principi della democrazia.

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Il collasso dell’euro(pa)

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di Michele CASALUCCI

In questi giorni di torrido caldo non è difficile prevedere scenari di turbolenza in rapidissimo avvicinamento.

Non è solo il mio ginocchio “malato” che prevede modifiche climatiche anche a distanza di molto tempo.

E’ l’attenzione di qualsiasi persona dotata di buon senso che riesca a leggere notizie e informazioni, dopo averle depurate di quella propaganda mainstream nella quale si è trasformata l’informazione, decadendo a mera comunicazione di concetti ed informazioni dettate da quanti detengono il potere in rappresentanza del capitalismo finanziario dominante.

Pavento uno scenario preoccupante perché lo schiaffo dei greci impartito con il referendum di domenica scorso ai “dirigenti” di questa europa e ai rappresentanti dei singoli stati, assuefatti e addomesticati alla rigida disciplina della Merkel, sembra non aver sortito effetto alcuno se non il loro vano ripetere che Tzipras deve dimostrare ragionevolezza e, soprattutto, deve “rispettare gli impegni”.

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Lo spazio vitale del liberismo e quello del popolo

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di Daniele OIAN

Il Lebensraum (“spazio vitale”) moderno, è quello della dinamica liberista.

“La parola lebensraum venne coniata da Friedrich Ratzel nel 1897, in applicazione ad analisi fito e zoo-geografiche, per riferirsi ad un’area geografica all’interno della quale si sviluppa una determinata specie, per poi ricevere riconoscimento in ambiente scientifico dopo la pubblicazione del suo studio biogeografico nel 1901. Un termine che, in tale contesto, otteneva una valenza di carattere darwinistico-sociale.”

I generali prussiani utilizzarono il termine, Lebensraum, come espansione militare della Germania verso est, a discapito dei Paesi slavi.
Il termine fu poi menzionato esplicitamente anche nel Mein Kampf e messo in pratica nella successiva e sanguinosa guerra d’invasione a Est, e in particolare dell’U.R.S.S.


Anche Angela Merkel avrebbe utilizzato il termine “spazio vitale” in tutt’un altro contesto, e tuttavia quello spazio vitale (economico e di potere geopolitico) non risulterebbe oggi neppure a vantaggio e ad appannaggio della Germania (dove il livello di povertà è il più alto degli ultimi 20 anni, dove i mini jobs l’hanno fatta da padrone per troppi anni a salari da € 400 al mese, dove metà della popolazione corrisponde a un misero 1% di tutta la ricchezza nazionale), nè tanto meno dell’Europa, parlo di un’ Europa come la sognavano Altiero Spinelli e i padri fondatori.

Il Lebensraum moderno è un concetto e purtroppo una prassi, a esclusivo vantaggio delle elites che sostengono in ogni modo il liberismo, in quanto ne sono gli artefici e i guardiani.

Quello che il Lebensraum per loro significa “spazio vitale”, per noi 99% invece è la prigione, il ghetto dove il moderno volto del capitalismo vuole costringerci, confinarci, per sfruttarci a piacimento, una volta liberatosi delle “fastidiose” Costituzioni antifasciste del dopoguerra (vedi il proclama “capostipite” della J.P. Morgan: Ricetta J.P. Morgan per l’unione integrata: liberarsi delle costituzioni antifasciste ).

Per noi vogliono un Lebensraum “speciale”, un angusto e ristretto luogo, in contrapposizione alla δῆμος, ovvero alla democrazia, il “governo del popolo”, cioè il sistema di governo in cui la sovranità è esercitata, direttamente o indirettamente, dall’insieme dei cittadini, che a me sembra sempre e ad oggi, l’UNICO Lebensraum (Spazio Vitale) possibile.

Il discorso di Alexis Tsipras al Parlamento Europeo

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Dopo questo discorso di Alexis Tsipras, di oggi 8 luglio 2015, l’Europa non potrà mai più essere quella di prima.

O nascerà sotto nuove forme, oppure non esisterà più.

La redazione

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Onorevoli parlamentari,
è un onore per me parlare in questo vero e proprio tempio della democrazia europea. La ringrazio molto per l’invito, Presidente. Sono onorato di incontrare i rappresentanti eletti dei popoli d’Europa, in un momento critico sia per il mio paese- per la Grecia e per la zona euro- e pure per l’Unione europea nel suo insieme.
Mi trovo in mezzo a voi, a pochi giorni dal forte verdetto del popolo greco, seguito alla nostra decisione di consentirli di esprimere la sua volontà, a decidere direttamente, di adottare una posizione e prendere attivamente parte ai negoziati per quanto riguarda il futuro. A pochi giorni dal forte verdetto, abbiamo rafforzato i nostri sforzi per raggiungere una soluzione socialmente giusta e finanziariamente sostenibile al problema greco, senza gli errori del passato che hanno condannato l’economia greca, e senza l’austerità perpetua e senza speranza che ha intrappolato l’economia in un circolo vizioso di recessione e la società in una depressione duratura e profonda.
Il popolo greco ha fatto una scelta coraggiosa, sotto pressioni senza precedenti, con le banche chiuse, con la maggior parte dei media che hanno cercato di terrorizzare la gente dicendo che un NO avrebbe portato ad una rottura con l’Europa.
È un piacere per me essere in questo tempio della democrazia, perché credo che siamo qui per ascoltare prima gli argomenti e poi giudicare tali argomenti. “Colpiscimi, ma prima ascoltami “.

La scelta coraggiosa del popolo greco non è per una rottura con l’Europa, ma per un ritorno ai principi fondamentali della costruzione europea, ai principi di democrazia, solidarietà, rispetto reciproco e uguaglianza.
Si tratta di un messaggio chiaro che l’Europa – il nostro comune progetto europeo, l’Unione europea- o sarà democratica o si troverà ad affrontare enormi difficoltà di sopravvivenza, date le condizioni difficili che stiamo vivendo.
La trattativa tra il governo greco e i suoi partner, che sarà completata a breve, cerca di riaffermare il rispetto dell’Europa per regole operative comuni, così come il rispetto assoluto per la scelta democratica del nostro popolo.
Il mio governo e io, personalmente, siamo saliti al potere circa cinque mesi fa. Ma i programmi di soccorso sono in vigore da circa cinque anni.

Mi assumo la piena responsabilità di ciò che è accaduto nel corso di questi cinque mesi. Ma dobbiamo tutti riconoscere che la responsabilità principale per le difficoltà che l’economia greca sta vivendo oggi, per le difficoltà che l’Europa sta vivendo oggi, non è il risultato di scelte fatte negli ultimi cinque mesi, ma nei cinque anni di programmi di attuazione che non hanno portato a far finire la crisi.

Voglio assicurarvi che, a prescindere dalla vostra opinione, se gli sforzi di riforma sono stati buoni o cattivi, resta il fatto che la Grecia, e il popolo greco, hanno fatto uno sforzo senza precedenti nel corso degli ultimi cinque anni. Estremamente difficile e duro.

Questo sforzo ha esaurito la capacità di resistenza del popolo greco.
Naturalmente questi sforzi non solo si svolgono in Grecia. Hanno preso posto altrove, come pure – e io rispetto pienamente lo sforzo di altre nazioni e governi che hanno dovuto affrontare,e decidere misure difficili – in molti paesi europei, dove sono stati attuati programmi di austerità.

Tuttavia, in nessun altro posto questi programmi sono stati così difficili e di lunga durata come in Grecia. Non sarebbe esagerato dire che il mio paese è stato trasformato in un laboratorio sperimentale di austerità negli ultimi cinque anni. Ma dobbiamo tutti riconoscere che l’esperimento non è riuscito.

Negli ultimi cinque anni, la disoccupazione è alle stelle, la povertà è salito alle stelle, l’emarginazione sociale è cresciuta enormemente, così come il debito pubblico, che prima del lancio dei programmi era del 120% del PIL, ed è attualmente il 180% del PIL. Oggi, la maggior parte di popolo greco, a prescindere dalle nostre valutazioni, questa è la realtà e dobbiamo accettarla, sente di non avere altra scelta che combattere per fuggire da questo corso senza speranza. Ed è proprio questo desiderio, espresso nel modo più diretto e democratico che noi, come governo, siamo chiamati a contribuire a realizzare.

Cerchiamo un accordo con i nostri partner.

Un accordo, però, che porterà ad una fine definitiva alla crisi. Che darà speranza, perchè alla fine del tunnel, c’è la luce. Un accordo che sarà la base per affidabili e necessarie riforme, nessuno si oppone a questo, ma che sposterà l’onere di coloro che hanno davvero la capacità di farsene carico – e che, nel corso degli ultimi cinque anni, sono stati protetti dai governi precedenti – onere che è stato posto interamente sulle spalle dei lavoratori, dei pensionati, di quelli che non possono più sopportare.

E, naturalmente, con politiche redistributive di cui beneficeranno le classi medie e basse, può essere raggiunta una crescita equilibrata e sostenibile.

La proposta che sottoponiamo ai nostri partner comprende:
Riforme credibili, sulla base, come ho detto prima, dell’equa distribuzione degli oneri, e con il possibile effetto minimo di recessione.
La richiesta di un’adeguata copertura dei fabbisogni di finanziamento a medio termine del paese, con un programma di crescita forte; se non ci concentriamo su un programma per la crescita, allora non vedremo mai la fine della crisi. Il nostro primo obiettivo deve essere quello di combattere la disoccupazione e incoraggiare l’imprenditorialità,
-e naturalmente, la richiesta di un impegno immediato per iniziare un dialogo sincero, una discussione significativa per affrontare il problema della sostenibilità del debito pubblico.

Non ci possono essere tabù tra di noi. Dobbiamo affrontare la realtà e cercare soluzioni a questa realtà, a prescindere da quanto possano essere difficili queste soluzioni.

La nostra proposta è stata presentata per la revisione all’Eurogruppo, durante il vertice di ieri. Oggi, stiamo inviando una richiesta al Meccanismo Europeo di Sostegno (ESM).

Ci siamo impegnati, in un paio di giorni, a fornire tutti i chiarimenti per quanto riguarda la nostra proposta, e mi auguro che riusciremo a soddisfare i requisiti per risolvere questa situazione critica nei prossimi giorni, sia per il bene della Grecia, come pure come per il bene della zona euro.

Direi, soprattutto, per il bene della zona euro non solo per motivi finanziari, ma anche per il bene geopolitico dell’Europa.

Voglio essere molto chiaro su questo punto: le proposte del governo greco per finanziare i suoi obblighi e ristrutturare il proprio debito, non hanno lo scopo di gravare ulteriormente il contribuente europeo. Il denaro dato alla Grecia – siamo onesti – in realtà non è mai arrivato al popolo greco. Il denaro è stato dato per salvare le banche greche ed europee, ma non è mai andato al popolo greco.

Inoltre, da agosto 2014, la Grecia non ha ricevuto alcuna rata di erogazione in base al piano di salvataggio fino alla fine del mese di giugno,rate di importo da 7,2 miliardi di euro. Non sono state concesse da agosto del 2014, e vorrei sottolineare che il nostro governo non era al potere da agosto 2014 a gennaio 2015. Le rate non sono state erogate perché il programma non è stato attuato. Il programma non è stato attuato in quel periodo (vale a dire, agosto ’14 -Jan. ’15) -non a causa di questioni ideologiche, come avviene oggi, ma proprio perché al programma, allora come ora, mancava il consenso sociale. A nostro avviso, non è sufficiente che un programma sia corretto, è importante anche che sia possibile da attuare, che esista consenso sociale affinché possa essere attuato.

Onorevoli parlamentari, allo stesso tempo, in cui la Grecia stava negoziando e rivendicando 7200000000 € di erogazioni, ha dovuto rimborsare alle stesse istituzioni rate del valore di € 17500000000. Il denaro è stato pagato dalle magre finanze del popolo greco.

Onorevoli parlamentari, a dispetto di quello che ho detto, io non sono uno di quei politici che sostengono che “stranieri cattivi” sono responsabili per la sventura del mio paese. La Grecia è sull’orlo del fallimento a causa dei precedenti governi greci che hanno creato per molti anni uno stato clientelare, hanno sostenuto la corruzione, hanno tollerato o addirittura sostenuto l’interdipendenza tra la politica e l’élite economica e l’evasione fiscale su grandi quantità di ricchezza è rimasta incontrollata. Secondo uno studio del Credit Suisse, il 10% dei greci è in possesso del 56% della ricchezza nazionale. E che il 10% dei greci, nel periodo di austerità e di crisi, non sono stati toccati, non hanno contribuito agli oneri come hanno contribuito il restante 90% dei greci. I programmi di soccorso e il memorandum non ha neppure tentato di affrontare questi grandi ingiustizie.
Invece, le ha aggravate, purtroppo.
Nessuna delle presunte riforme, purtroppo, ha migliorato il meccanismo di riscossione delle imposte che è crollato, nonostante il desiderio di qualche “illuminato”, come anche giustamente spaventato, funzionario pubblico. Senza presunte riforme rivolte a colpire il famigerato triangolo di corruzione che è stato istituito nel nostro paese molti anni fa, prima della crisi, tra l’establishment politico, gli oligarchi e le banche. Nessuna riforma ha migliorato il funzionamento e l’efficienza dello Stato, che ha imparato ad operare per servire interessi particolari piuttosto che il bene comune.

E, purtroppo, le proposte per affrontare questi problemi ora sono sotto i riflettori. Le nostre proposte si concentrano su riforme reali, che mirano a cambiare la Grecia. Le riforme che i governi precedenti, la vecchia guardia politica, così come chi guida i piani del Memorandum, non voleva vedere implementate in Grecia. Questa è la semplice verità.

Trattare in modo efficace con la struttura oligopolistica e con le pratiche di cartello nei singoli mercati – tra cui il mercato televisivo non regolamentata inspiegabilmente-  costituiscono priorità di riforma del nostro governo, il rafforzamento dei meccanismi di controllo in materia di entrate pubbliche e il mercato del lavoro per combattere l’elusione fiscale e l’evasione, modernizzare la Pubblica Amministrazione.

E, naturalmente, ci aspettiamo che i nostri partner siano d’accordo su queste priorità.
Oggi, veniamo con un mandato forte da parte dei cittadini greci e con la ferma determinazione di non scontrarci con l’Europa, ma a scontrarci con gli interessi acquisiti nel nostro paese, e con le logiche e gli atteggiamenti che hanno portato la Grecia in crisi, e che stanno mettendo anche un freno all’Eurozona.

Onorevoli parlamentari,
l’Europa è a un bivio critico. Ciò che noi chiamiamo “crisi greca” non è che l’incapacità generale della zona euro di un trovare una soluzione definitiva a una crisi del debito insostenibile. In realtà, questo è un problema europeo, e non esclusivamente un problema greco.
E un problema europeo richiede una soluzione europea.
La storia europea è piena di conflitti, ma anche, di compromessi. Ma è anche una storia di convergenze e di allargamento. Una storia di unità e non di divisione. Ecco perché si parla di una Europa unita, cerchiamo di non permettere che diventi un’Europa divisa. Attualmente siamo chiamati a raggiungere un compromesso praticabile e onorevole per evitare una rottura storica che possa ribaltare la tradizione di un’Europa unita.

Sofocle in “Antigone” ci ha insegnato che la più grande legge è la giustizia per gli esseri umani.
Sono certo che tutti noi comprendiamo la gravità della situazione e che risponderemo di conseguenza; ci assumeremo la nostra responsabilità storica.

Grazie.

 

(Si ringrazia per la traduzione Daniela Sansone. Immagine dal web)

 

Per vivere in Europa con dignità – il discorso di Alexis Tsipras del 3 luglio a Piazza Syntagma

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E’ il discorso prima del referendum. E’ il discorso per chiedere un NO che superi paure e ricatti. E’ il discorso di Alexis Tsipras a Piazza Syntagma per un’Europa della solidarietà contro l’Europa del profitto.
E per scegliere la prima bisogna votare NO. OXI!

La Redazione

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Questa non è una manifestazione di protesta. Questa è una festa per la democrazia e la libertà. Oggi stiamo celebrando il coraggio e la nostra decisione di prenderci in mano il nostro destino e dare la parola al popolo greco. Oggi festeggiamo e cantiamo, cantiamo per superare la paura, per superare i ricatti.

L’Europa che abbiamo conosciuto, l’Europa con i suoi valori fondanti non ha niente a che vedere con tutto questo che stiamo subendo.

E oggi a quest’ora tutta l’Europa ha gli occhi su di voi, sul popolo greco, sui tre milioni di poveri e su tutti i disoccupati.

Oggi tutto il pianeta ha gli occhi su piazza Syntagma, sulle piccole grandi piazze della nostra patria, sul luogo dove la democrazia è nata.
Ridiamo un’altra occasione alla democrazia per farla tornare in Europa, perché l’Europa possa tornare ai valori che l’hanno fondata, che per tanti anni non ha applicato e ha così costretto i popoli a fare scelte che vanno contro la loro volontà.

Tutti insieme daremo un messaggio di speranza alla democrazia e ai greci. Domenica non decidiamo semplicemente di rimanere in Europa, ma di rimanere con dignità, di avere un futuro e di essere uguali agli altri popoli dell’Europa.

Nessuno può ignorare questa passione, nessuno può ignorare questa agonia, questa voglia di vita per la speranza e per l’ottimismo

E credetemi: nessuno ha il diritto di minacciare che taglierà la Grecia fuori dal suo luogo naturale, nessuno ha il diritto di minacciare che dividerà l’Europa. La Grecia – la nostra patria – è, è stata e rimarrà la culla della civiltà europea.

Da questo luogo, ci dice la mitologia che Zeus ha rapito Europa.
Ora i tecnocrati della società vogliono portarci via di nuovo Europa, e noi diciamo no, non lasceremo l’Europa nelle mani di quanti vogliono rapirla dal suo passato democratico e dai valori della solidarietà del rispetto reciproco.

Cittadini greci, uomini e donne di ogni età che siete qui inondando piazza Syntagma sentendo il crescendo del terrore che ci viene fatto negli ultimi giorni.

Cittadini greci, il nostro popolo, nella sua storia, ha dimostrato molte volte di saper rispedire indietro gli ultimatum. Perchè gli ultimatum possono essere respinti. Le pagine più splendenti della storia di questo Paese e del popolo di questo Paese sono state pagine di coraggio e di virtù.

Vi richiamo, quindi, a scrivere insieme momenti di storia di libertà.

Vi invito questa domenica a dire di nuovo a dire un grande e orgoglioso no agli ultimatum, a voltare le spalle a coloro che vi stanno terrorizzando.

E lunedì, qualunque sia il risultato di questo procedimento democratico che alcuni non volevano che avvenisse, che volevano impedire, diremo un assoluto no alla divisione. Lunedì i greci e le greche non avranno nulla che li dividerà tra di essi: lotteremo insieme per ricostruire una Grecia migliore di quella che da cinque anni è stata ridotta in questo stato.

Vi invito a mettere da parte le sirene del terrore che stanno urlando e che voi possiate decidere con calma e con cuore, che voi prendiate una decisione orgogliosa per una Europa democratica.

Per un piccolo popolo che lotta senza spade, senza pallottole, ma con un’arma più forte di tutte: abbiamo la giustizia dalla nostra parte e quindi vinceremo, nessuno può nascondere questo.

Cittadini di Atene, la libertà vuole virtù e coraggio, e tutti noi abbiamo virtù e coraggio. Siamo liberi e respiriamo aria di libertà. Qualunque cosa succeda siamo noi i vincitori: la Grecia ha vinto, la democrazia ha vinto.

Ci rivedremo e abbiate coraggio. Con la libertà il nostro popolo andrà avanti, la Grecia resterà nell’Europa della solidarietà.

 

(Immagine dal web – traduzione redazionale dal discorso in diretta)

Enrico Rossi e Matteo Renzi: una vergogna per la Toscana e per la sinistra

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di Tommaso FATTORI

Né con la Merkel né con Tzipras (con la “z”, poi l’ha corretto ndr)”, scrive il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, echeggiando un triste slogan del secolo scorso.

Poi, aggiunge che Syriza sarebbe “populista” e invoca una terza via: una sinistra europea svincolata dalla subordinazione al capitalismo finanziario. Ecco, vorrei ricordargli che questa sinistra esiste ed è proprio quella di Syriza, in prima linea nella battaglia per il superamento delle politiche di austerità. Una sinistra che Rossi e il PD stanno lasciando completamente sola.

Proprio mentre Enrico Rossi, nel suo programma di governo regionale, si lamenta dei vincoli del pareggio di bilancio (peraltro votati dal PD in parlamento), ecco che attacca l’unico governo europeo che coraggiosamente fa quello che lui, a parole, afferma altrove di voler fare. Ritirando poi la mano.

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La Germania e i governi fantoccio

di Claudia BALDINI

Punirne uno per avvisarne 17. Ecco la tecnica della Germania.

Poteva la Grecia fare diversamente? No, perché per mettere ordine nel Paese, adeguare le pensioni, sfoltire la PA, ridurre i salari e togliere gli ultimi diritti, aumentare il ticket sulla sanità, e lasciare stare i grandi patrimoni – come voleva il FMI – avrebbe compiuto ulteriore macelleria sociale.
Un governo di sinistra non può contraddire se stesso. C’era il modo di fare diversamente da parte dell’ Europa. Certo, se l’Europa fosse una federazione di Stati a pari dignità. Si sono persi in un pomeriggio quasi più soldi in borsa che quelli del debito greco.

I “governi fantoccio” chiamano riforme:

1) togliere diritti ai lavoratori;
2) mandare la gente in pensione cadavere e bloccare l’entrata dei giovani;
3) fare leggi elettorali che tolgano la democrazia parlamentare dalle balle;
4) fare contratti di lavoro elastici con lavoratori sempre sul ‘badile’, in modo che possano essere sempre ricattati;
5) mandare a quel paese i precari della scuola e stabilire chi può insegnare per volontà del Preside;
6) impoverire Sanità Pubblica e Scuola Pubblica per fare cassa;
7) continuare con pressione fiscale da suicidio, per non fare patrimoniali che disturbino lor signori.

Quindi il terrorismo portato avanti anche dal nostro governo fantoccio punta, come al solito, sempre, a realizzare la strategia delle destre, a fare apparire i greci come quelli che non vogliono fare sacrifici e usare i soldi degli altri per godersi le vacanze. Quindi, dividere tra loro i popoli dell’Europa, che dovrebbe essere una Federazione con unità di intenti, e all’interno di essa mettere poveri contro poveri.

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