Estetica dell’antifascismo? Punto di vista di un antifascista

emilianomeloni

di Danny SIVO

L’antifascismo è una cosa seria e faccio fatica a parlarne su Facebook dove tutto viene frullato, digerito e metabolizzato.
Ieri l’antifascismo era notizia per la rumorosa contestazione a Giorgia Meloni a Bari con coda di polemiche su Michele Emiliano presente alla iniziativa che pare non abbia gradito. E’ seguita notizia e condivisioni: domani, temo non ne parlerà più nessuno.

Voglio condividere qualche riflessione controcorrente rispetto ai tanti a sinistra che hanno criticato il presidente della Giunta della Puglia.

Premessa: Per quanto mi riguarda, per essere antifascisti non è mai stato sufficiente essere “anti” ma occorreva “essere” anche qualcosa e quel qualcosa è quello che manca oggi. E non è un dettaglio. Non è colpa dei manifestanti, intendiamoci, ma se dobbiamo parlarne oltre i “tweet” ed i “like” lo dobbiamo provare a fare perbene individuando il “prevalente” delle nostre scarse e malmesse forze.

Innanzitutto dobbiamo ricordare che l’antifascismo, in Italia era fatto da esponenti di culture politiche organizzate in partiti: socialista, comunista, azionista, democristiano, liberale, repubblicano, ecc. Potremmo, anzi, dire che il fascismo è stata la risposta delle classi dominanti alla organizzazione in partiti delle masse popolari che chiedevano diritti ed avanzamenti sociali. Senza partiti che la organizzano, la democrazia, infatti, muore.
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Manifesto del Movimento Essere Sinistra – Seconda parte

senzapermesso

[La prima parte del Manifesto del Movimento Essere Sinistra è stata pubblicata qui]

[documento 001-b/2015/P]

ESSERE SINISTRA É UN MOVIMENTO ANTIFASCISTA E LIBERTARIO

Essere Sinistra si riconosce nei valori della Resistenza Partigiana e della lotta antifascista.

Ci consideriamo naturali eredi e continuatori di quello spirito autenticamente democratico e di quella lotta che oggi intendiamo riprendere per portare a compimento, poiché tale lotta non può considerarsi conclusa finché oltre il fascismo imposto con la repressione e la violenza delle armi, non sarà sconfitto anche il fascismo neoliberista che opprime i popoli con la violenza dei mercati globali esercitata tramite il ricatto finanziario legittimato dalle istituzioni democratiche ad esso asservite.

Allo stesso modo intendiamo portare a compimento gli intenti espressi nella Costituzione del 1948 cui ci ispiriamo per valorizzare il sacrificio e il sangue versato da chi ha lottato per la libertà e la giustizia nel nostro Paese.

La Costituzione della Repubblica Italiana è stata frutto di un inevitabile compromesso tra capitale e lavoro, compromesso che rifletteva i reali rapporti politici di forza in Italia alla fine del conflitto mondiale. Tali rapporti di forza, in parte legittimavano le pressioni delle nazioni allora vincitrici che ancora oggi esercitano una pesante egemonia e condizionamento sulla storia del nostro Paese.
La Costituzione, minacciata nel suo intimo da continue riforme regressive e liberiste, vaga oggi come uno spirito in cerca di incarnazione e al quale intendiamo dare corpo con modifiche e vincoli che la rendano attuativa soprattutto nel dettato in cui si richiama il diritto al lavoro e alle garanzie sociali.

Essere Sinistra è un Movimento Libertario e in quanto tale respinge e combatte con forza ogni sorta di fascismo politico, economico e culturale e ogni forma palese od occulta di autoritarismo e di violenza statuale ponendo al centro il valore assoluto dell’essere umano e il diritto alla sua libera determinazione contro ogni forma di violenza e limitazione derivanti da pregiudizi razziali, discriminazioni etniche, pretese identitarie di carattere religioso o nazionalistico, omofobia, sessismo.

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Sono buonista e posso vantarmene

aiuto

di Ἀρχιμήδης ὁΠυθαγόρειος

Io sono del ’76 e a scuola mi hanno sempre spiegato come il razzismo e il fascismo siano cose terribili: film sulla Shoah alle superiori, per mostrarci a che cosa porta l’odio razziale (e indipendentemente da chi ne sia vittima), educazione civica alle medie, storia della Seconda Guerra Mondiale e spiegazioni di come la storia deve esserci maestra per non ricadere nel razzismo, e in generale nel fascismo, dalla prima elementare alla quinta superiore. Si cominciava alle elementari ed all’asilo a disegnare bimbi di tutto il mondo in girotondo. Cose da “buonisti”, vero? Dico a chi chiama “buonismo” quelli che sono i valori fondamentali dell’umanità, per i quali vale la pena di vivere e con i quali si riesce a guardarsi allo specchio senza farsi venire la nausea, come solidarietà e fratellanza, aderendo così ad un pensiero in cui è la cattiveria a diventare un valore; infatti la parola “buonista”, visto che è quasi sempre usata proprio in questo senso, è ormai un complimento a tutti gli effetti: dirmi “buonista!” è come dirmi “persona solidale che considera la fratellanza un valore!“, che è poi lo stesso di “persona non spregevole!“.

Da quando ho cominciato ad interessarmi di politica, da ragazzino, molti amici mi cercavano di convincere ad aderire all’ANPI, ma, mentre trovavo utile sostenere il mio partito tesserandomi, trovavo il tesseramento all’ANPI una cosa lodevole, ma ridondante: tutti si era antifascisti, non era necessario lottare contro il fascismo. I Rom e i Sinti erano ancora profondamente discriminati, ma nessuno invocava ruspe contro le baracche della povera gente.

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Manifesto per niente utopico di una rete della sinistra italiana

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di Francesco GENTILINI GIANNELLI

UNA PROPOSTA COLLETTIVA DI STATUTO

Premessa: il contenuto di questo Manifesto non è proprietà intellettuale di nessuno, quindi è di tutti. Le idee qui presentate sono quelle che corrono tra le bocche e le orecchie di molte donne e uomini di sinistra in tutto il mondo.

Ho deciso di buttare giù un canovaccio, uno scheletro di quello che potrebbe essere un giorno, giusto per dare qualche spunto e riassumere i punti più importanti secondo me, in modo da lasciare spazio ad aggiunte, integrazioni e, perché no, per togliere qualcosa. Tutto ciò verrà fatto col contributo di chiunque abbia voglia di esprimere la sua opinione su questo Manifesto. So che là fuori ci sono molte persone che hanno tante belle cose da suggerire.

Ho scelto il nome “Rete” perché mi piace, ma è un nome come un altro.

Il nome, il logo e tutto il resto lo decideranno gli iscritti. Per me si può chiamare come volete, basta che sia credibile e che vinca, per il popolo.

Penso che ogni partito o coalizione si debba configurare secondo il modello di comunità (quindi anche statale, ma non solo e non per forza) che desidera creare. Per questo qui è riassunto un partito “snello”, dove nessuno può arrogarsi il diritto di essere un “leader” (che più che altro è spesso oggi un “boss”) e dove la saggezza ed il potere stanno nel popolo.

Vorrei che fosse finita l’era di chi, come mestiere, fa il “dirigente”. Per due motivi: il primo è che ormai mi pare chiaro che l’Italia ha i gruppi dirigenti politici meno preparati della sua storia, gente che magari potrebbe tenere corsi accademici (mica sempre) ma che non è allenato a fare il politico, a fiutare la strategia da intraprendere. Il secondo è che, per quanto io ritenga che per fare il rappresentante di una comunità serva molta preparazione e “gavetta”, questo non vuol dire che questa attività non possa essere perpetrata gratuitamente per quella comunità, come servizio e non come mestiere. Se oggi ancora l’Europa (e soprattutto la Grecia) si tengono in piedi è soprattutto grazie a chi ha fatto della sua gratuità e del suo impegno una risorsa per gli altri.
Per finire, so che molti storceranno il naso dicendo che “non è il momento di parlare di contenitori”. So bene che molto più importante e urgente è la discussione sui contenuti e sulle campagne di lotta comune, ma io sono convinto che un contenitore influenzi il suo contenuto e viceversa. Provateci voi a bere dell’acqua con una forchetta.
Mi scuso per la lunghezza. Buona lettura.

ALCUNI IMPRESCINDIBILI VALORI
Antifascismo. Il germe del fascismo, inteso come dominazione del prossimo attraverso violenza fisica e non al fine della supremazia di un gruppo su un altro, è vivo e vegeto nella società in cui viviamo, sia su scala locale (razzismo verso minoranze etniche o migranti, ad esempio) che globale (il controllo della finanza sulla politica a favore delle élites e a sfavore dei popoli). La Rete usa tutte le sue forze per combattere il fascismo, predatore della democrazia, sia riducendone gli spazi di efficacia che promuovendo l’aggregazione e la cultura antifascista, nel segno della comprensione, del rispetto e della convivenza nonviolenta.

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Piazza Fontana, 45 anni dopo

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di Ivana FABRIS

Avevo 8 anni, quel pomeriggio del 12 dicembre 1969. Un pomeriggio invernale come tanti altri, freddo e altrettanto sicuro nel tepore della mia casa, a Milano.

Poi la notizia: è scoppiata una caldaia in una banca, è morta tanta gente. Solo più tardi non era più una caldaia, era stata una bomba, una bomba in una banca in Piazza Fontana, a pochi passi dal Duomo.

Ero piccola in una famiglia di adulti e questo, oltre alla mia innata curiosità di sapere e capire, mi spingeva sempre ad ascoltare attentamente, a scrutare i volti per comprendere gli accadimenti e per capire quali fossero i sentimenti che esprimevano al di là delle parole.

E poi c’erano le domande, quelle che mi era consentito porre senza alcun problema e a cui una risposta arrivava sempre, da mio padre, soprattutto e alla mia domanda su chi fosse stato, lui rispose: “Ivana, sono stati i fascisti”. Continua a leggere

Antifascismo, se non ora quando?

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di Ivana FABRIS

Il fascismo è il fascismo, ed assume molteplici forme, si manifesta sotto diversi aspetti, veste panni più affidabili di quelli di una camicia nera ma di certo non meno pericolosi.

Ho letto con interesse e partecipazione quanto scritto, qui, da Christian Raimo che stimo e seguo sempre, e una domanda mi è salita alla mente: perchè.
Perchè è successo che l’antifascismo sia diventato, nell’immaginario collettivo, qualcosa che appartiene al passato, perchè se ne sia fatto un vessillo di tempi che furono, perchè si sia voluta cancellare, così, una parte di storia italiana addirittura mistificandola e manipolandola. Continua a leggere

Perchè a Brescia?

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di Essere Sinistra

E’ bello sapere la verità, si dice.
Per fare cosa? Per cambiare scelte? Per conoscere i meccanismi che hanno coinvolto le nostre vite in un patto tra economia industriale e potere che oggi ci lascia tutti senza alternative e futuro?
Per sapere come si è svolta la guerra fredda tra fascisti e operai nel dopoguerra?
E dopo averlo saputo, cosa faremo?

Diventeremo migliori, più consapevoli e attenti?
Domande.

Ecco il ricordo della strage di Piazza della Loggia a Brescia, il prof. Giuseppe Casadio, insegnante e sindacalista al tempo della strage, e membro del CNEL. Dal suo discorso di commemorazione all’Università di Bologna nel 2012, gentilmente inviatoci da sua moglie, Milena Garoia, che ringraziamo.

Io, per ragioni fortuite, stavo entrando nella piazza, di fianco al Comune, proprio nel momento in cui la bomba esplodeva.
Ma non intendo raccontare quello che si vide in quella piazza, perché questo ciascuno lo può immaginare. Chi è meno giovane, anche fra i presenti, di certo avrà visto tante documentazioni – televisive, cinematografiche-, avrà letto tante cose utili a capire la violenza che lì si manifestò.
Non è di questo che voglio parlare: invito ciascuno di voi a immaginare.
Lo scenario che fa da fondale anche ad un arco di anni: avanzamento di conquiste sociali, di conquiste civili, sostenute da una parte dal movimento studentesco (il ’68) e dall’altra dal movimento operaio in grande crescita.

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Il mio Primo Maggio

Mio padre

Al lavoro

di Ivana Fabris

Guardate bene questa foto e imprimetevela nella mente perchè racconta un pezzo di storia italiana, quella del lavoro, quella del sindacato, quella di un mondo che ha cambiato questo Paese rendendone più dignitosa la vita, quella che ha consentito a tutti noi di essere riconosciuti come persone e non solamente come forza lavoro, quella che l’ha fatto progredire non solo economicamente ma anche umanamente.

In questa immagine è ritratto mio padre (il primo a destra), qui fotografato coi suoi colleghi di lavoro in un cantiere della Metropolitana Milanese quando si apprestavano a realizzare il tratto della Linea 1, la linea rossa, all’altezza della fermata che poi fu ribattezzata “Amendola-Fiera”.
È particolarmente il giorno del 1º Maggio che il pensiero va a mio padre. Mio padre come lavoratore,  ma soprattutto come persona che si impegnò nel sindacato fino al suo ultimo giorno di lavoro, che partecipò attivamente alle lotte sindacali degli anni più difficili, quelli più caldi, quelli che cambiarono un intero Paese anche per le generazioni future, anche se cambiarlo costò un prezzo altissimo a molti di loro che, spesso, persero la loro stessa occupazione come ritorsione per il loro impegno sindacale e politico. Mio padre fu tra questi e non una sola volta.

La loro ‘coscienza di sfruttati’ li spinse a lottare credendo fermamente che una vita migliore potesse essere possibile.
Era una generazione di persone che avevano attraversato una guerra, che avevano vissuto la clandestinità per liberarsi dall’oppressione nazi-fascista ma tale era la loro volontà di costruire un mondo migliore, un mondo giusto, di luce e libertà, che malgrado quella sofferenza fosse appena dietro le loro spalle, non esitarono a lottare ancora, a dare tutto ciò che avevano e potevano e che significava, di nuovo, dare pezzi importanti di vita.

Oggi osserviamo questa immagine quasi come se fosse un pezzo di archeologia perchè questi ultimi trent’anni son serviti a smantellare un’altra volta il mondo del lavoro: prima contadini, poi operai, successivamente impiegati e ogni passaggio ha costruito una sua propria rimozione della memoria di ciò che siamo stati.
E oggi?
Oggi non sappiamo più chi siamo, non abbiamo più identità politica e quindi anche sindacale, fatto salvo alcune ‘sacche di Resistenza’ che ancora residuano ma a cui molti italiani guardano quasi con tenerezza.

Eppure proprio oggi ci sarebbe un estremo bisogno che quegli uomini qui ritratti, tornassero e ci raccontassero il loro tempo, che ci rendessero consapevoli di quanto il nostro percorso sia un cammino a ritroso verso le condizioni da cui erano partiti loro, che ci facessero ritrovare quella forza di alzare la testa e dire un NO fermo, inappellabile, al processo di annientamento che viene di continuo perpetrato nei confronti dell’occupazione e di tutti quei diritti conquistati col sangue e il sudore di chi li ha ottenuti. Che ci facessero ritrovare la coscienza di appartenere con orgoglio alla classe dei lavoratori.

Oggi, soprattutto oggi, 1º Maggio 2014, a mio padre e a tutte quelle donne e quegli uomini che ci han consentito di godere di una vita quanto più degna di definirsi tale, voglio dire grazie e affermare che non dimenticherò, che non dimenticheremo chi siamo e che la loro memoria non morirà mai.

Dovete chiamarmi Compagno

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MIRA (Venezia), 20 gennaio 2007

Cari Compagni, sì, Compagni, perché è un nome bello e antico che non dobbiamo lasciare in disuso; deriva dal latino “cum panis” che accomuna coloro che mangiano lo stesso pane. Coloro che lo fanno condividono anche l’esistenza con tutto quello che comporta: gioia, lavoro, lotta e anche sofferenze.
È molto più bello Compagni che “Camerata” come si nominano coloro che frequentano lo stesso luogo per dormire, e anche di “Commilitone” che sono i compagni d’arme.
Ecco, noi della Resistenza siamo Compagni perché abbiamo sì diviso il pane quando si aveva fame ma anche, insieme, vissuto il pane della libertà che è il più difficile da conquistare e mantenere.

Oggi che, come diceva Primo Levi, abbiamo una casa calda e il ventre sazio, ci sembra di aver risolto il problema dell’esistere e ci sediamo a sonnecchiare davanti alla televisione.
All’erta Compagni! Non è il tempo di riprendere in mano un’arma ma di non disarmare il cervello sì, e l’arma della ragione è più difficile da usare che non la violenza.
Meditiamo su quello che è stato e non lasciamoci lusingare da una civiltà che propone per tutti autoveicoli sempre più belli e ragazze sempre più svestite.
Altri sono i problemi della nostra società: la pace, certo, ma anche un lavoro per tutti, la libertà di accedere allo studio, una vecchiaia serena; non solo egoisticamente per noi, ma anche per tutti i cittadini. Così nei diritti fondamentali della nostra Costituzione nata dalla Resistenza.
Vi giunga il mio saluto, Compagni dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e Resistenza sempre.
Vostro
Mario Rigoni Stern

 

(proposto da Andrea Nobile)

Ora e sempre, Resistenza

Erano tantissimi e in ogni regione d’Italia.
Erano ovunque e lottavano per ciò in cui credevano e per costruire un Paese migliore.
Dovremmo ricordarli tutti e tutti insieme non dimenticare che in migliaia hanno dato la vita per ciò che noi abbiamo, la libertà.
Vinsero perchè avevano una passione incrollabile ma soprattutto perchè erano uniti in quella battaglia.

 

Partigiani in Sicilia

Partigiani in Sicilia

Partigiani nelle Marche

Partigiani nelle Marche

Partigiane in Piemonte

Partigiane in Piemonte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Partigiani in Lombardia (Brescia)

Partigiani in Lombardia (Brescia)

 

Partigiane in Emilia-Romagna

Partigiane in Emilia-Romagna

 

 

 

 

 

 

 

 

Partigiani a Fondi (Latina)

Partigiani nel Lazio (Fondi, Latina)

Partigiana in Val d'Aosta

Partigiana in Val d’Aosta

Partigiani sardi

Partigiani in Sardegna

Partigiani a Venezia

Partigiani nel Veneto (Venezia)

Runione partigiana sull'Appennino Ligure

Riunione partigiana sull’Appennino Ligure

 

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Partigiani in Carnia (Friuli Venezia-Giulia)

Partigiani a Napoli

Partigiani a Napoli (Campania)

 

 

 

 

 

 

 

Partigiani a Matera

Partigiani a Matera (Basilicata)

Partigiani in Umbria

Partigiani in Umbria

 

Partigiani abruzzesi della Brigata Maiella

Partigiani in Abruzzo, Brigata Maiella

 

 

 

 

Partigiani toscani

Partigiani in Toscana

 

Partigiano morto in Val di Fiemme

Partigiano morto in Val di Fiemme (Trentino Alto-Adige)

Partigiani dal Molise (Mario Brusa Romagnoli)

Partigiani dal Molise (Mario Brusa Romagnoli)

Partigiani dalla Calabria

Partigiani dalla Calabria

 

 

 

 

 

Partigiani In Puglia

Partigiani in Puglia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(foto dal web)