Mi scusi signor padrone, ossequi a vossia!!!

AAnon mi avrete mai rossa

 

di Antonio DITARANTO

Mi scusi signor padrone, ossequi a vossia!!!
Mi scusi signor padrone, ossequi a vostra signoria; scusatemi di cuore, non volevo arrecarvi danno, cosa posso fare per farmi perdonare?
Lo accettate un fazzoletto di uova? O volete che vi porto uno di quei conigli che crescono nel mio cortile?

Vi sembrerà una cavolata, ma è proprio quello che succedeva nel lontano sud nella prima metà del secolo scorso, quando presi dalla rabbia e dalla disperazione i contadini ed i braccianti del meridione diedero vita alla più grande rivoluzione dei lavoratori contro i grandi latifondisti.

Era il ‘49 e i braccianti di Montescaglioso, guidati dalla CGIL, occuparono le terre dei vari conti e marchesi lasciando sulla terra il sangue di Giuseppe Novello. Stessa cosa a Melissa in Calabria e in tanti altri comuni di tutto il mezzogiorno d’Italia.
Ecco, la storia di quei giorni, tramandatami da mio padre, bracciante agricolo e da mia madre. Continua a leggere

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Nient’altro che bestie

aabormioli

 

di Antonio DITARANTO

Ma che razza di bestie stiamo diventando; possibile che nostri concittadini protestano da giorni per il mantenimento del posto di lavoro e dei propri diritti di lavoratori che non vogliono sottostare alla mercificazione del lavoro e del salario, prendono le botte, manifestano in solitudine per le vie del centro alla ricerca di un minimo di solidarietà e noi, noi tutti benpensanti, noi che fregiamo del titolo di persone civili, attenti alle problematiche della società, lasciamo che il tutto avvenga sotto i nostri occhi nella più totale indifferenza? Possibile?

Ancora ieri sera i facchini della Bormioli sono stati sgomberati dal presidio davanti ai magazzini della Bormioli dalla polizia in tenuta antisommossa e inseguiti fin’anche in tangenziale, si perché non basta allontanarli dal picchetto, li si deve inseguire per centinaia di metri perché devono capire chi comanda, chi è il vero padrone. Continua a leggere

Sinistra è amore

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di Antonio DITARANTO

Carissimi compagni,

è un mondo strano quello che stiamo vivendo: alla temuta vigilia di una guerra globale che potrebbe segnare in modo irreversibile il destino di questo nostro straordinario pianeta. E non solo per il disastro e le distruzioni che essa inevitabilmente causerebbe, ma anche per il progressivo imbruttimento, veramente già in atto da tempo, dei rapporti tra i popoli del mondo, tra le differenti culture e il divario sempre più incolmabile tra i ricchi e i poveri della terra.

Sembra quasi che tutti, e con tutti intendo anche noi che crediamo in valori universali di fratellanza e solidarietà, abbiamo perso la bussola della speranza che un mondo migliore possa essere possibile.

Ecco, la speranza, ossia quella grande forza interiore che ha spinto sempre milioni di uomini a guardare oltre i propri confini, verso un infinito dove l’amore per le cose belle della vita possa in qualche modo costituire quell’eden dove sia finalmente possibile una coesistenza armoniosa tra tutti gli esseri viventi, la natura e le infinite cose belle che ci è stato consentito poter ammirare durante questa nostra vita. Il più bel regalo che il destino potesse farci: consentirci di ammirare questo interminabile insieme di cose di straordinaria bellezza.

La speranza appunto, cosa se non la speranza spinge ancora oggi i migranti di terre martoriate dalla fame e dalle distruzioni ad affrontare viaggi senza una meta, viaggi che si perdono nel tempo e che per tanti, per troppi purtroppo, alla fine del viaggio altro premio non c’è se non il crudele destino della morte?

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Sinistra italiana al teatro Quirino? Ennesima operazione di paracadutismo

paracadute

di Antonio DITARANTO

Strano, ma rivedere nuovamente uniti Nichi Vendola e Paolo Ferrero, mi riporta indietro nel tempo alla notte dei lunghi coltelli di Chianciano, quando al congresso di Rifondazione che doveva sancire l’ascesa di Vendola al posto di segretario nazionale, fu proprio Ferrero a togliergli la gioia con una rocambolesca operazione di altissima strategia, alleandosi con l’inimmaginabile al solo scopo di impedirne l’ascesa.

Vendola e Ferrero nuovamente insieme, e con loro i Fassina e i fuorusciti dal PD, quelli stessi cioè che dopo aver assistito inermi – o partecipandovi anche da protagonisti con il loro voto complice in Parlamento – alla demolizione della nostra carta costituzionale, oggi paventano ripensamenti al solo scopo, a  mio avviso, di ricrearsi delle posizioni di rendita su altri lidi diversi da quelli del PD nel quale negli ultimi anni si sono inesorabilmente chiusi i rubinetti dai quali si abbeveravano.

Sinistra italiana, sinistrati o trombati, quella del teatro Quirino, altro non è che l’ennesimo tentativo di calare (paracadutare) dall’alto un soggetto politico che serve solo a scopi ed interessi personali  che nulla hanno a che spartire con la necessità e la domanda del popolo di sinistra di potersi finalmente riconoscere, nuovamente, in una comune casa del popolo.

Da tempo sostengo che non si può rifondare un soggetto della sinistra se prima non si riscoprono e si fanno propri i due valori fondamentali del nostro popolo che sono solidarietà e fratellanza.

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Grazie Grecia

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di Antonio DITARANTO

Eccomi, sono rientrato adesso dopo una lunga giornata di un’afa indimenticabile; non ho ancora letto nulla di ciò che è successo oggi, a parte delle dimissioni di Yanis Varoufakis da ministro delle finanze del Governo Tsipras.

Senza volermi informare di niente, ho voluto mantenere per intera per tutta la giornata la grande emozione che la notte greca ha suscitato in me; una emozione di cui da tempo avevo dimenticato il sapore e che mai avrei pensato di poter rivivere cosi intensamente. Domenica sera guardavo in diretta gli aggiornamenti che arrivavano sull’esito del referendum greco e non nascondo che vedere quel 60 e più percento sugli schermi per diverse volte mi ha riempito gli occhi di lacrime e il cuore pieno di gioia.

Eppure la Grecia, per quanto vicina all’Italia, mi è sempre parsa un tantino lontana. Possibile che proprio da questa piccola nazione di poco più di dieci milioni di abitanti dovesse arrivare una risposta cosi forte alle tante mie frustrazioni degli ultimi decenni che spesso mi hanno anche portato a pensare che fossi io ad essere fuori dai tempi?

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