Alla faccia della “modernizzazione”

servitu

di Vincenzo G. Paliotti

Cosa manca ancora per completare “l’opera d’arte” della modernizzazione renziana?
Io credevo che modernizzare significasse utilizzare i metodi di oggi per meglio applicare i principi, i valori, che hanno sempre guidato la vita della sinistra.
La comunicazione, principalmente, la quale, sviluppandosi ed aggiornandosi, avrebbe potuto aiutare a diffondere questi principi.

Evidentemente il mio concetto di moderno è diverso da quello del premier/segretario e del nuovo Partito Democratico (mi si lasci dire, “cristiano”).
Lo chiamano ancora così ma se bisogna modernizzare bisogna aggiornare anche questa sigla che tante contraddizioni contiene, contraddizioni che tutti i giorni ci portano a fare i nostri conti con la realtà per comprendere ancora una volta in quali mani ci siamo messi, o siamo finiti, se preferite pensarlo.
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Essere e non subire

comunicazione art andrea

 

di Andrea NOBILE

Assistere ogni giorno alla rissosità determinata da un senso malato di “appartenenza” a questo o quel gruppo, partito, leader o bandiera, diventa davvero fastisioso. Fastidioso e pericoloso.
Si sono scritti fiumi di parole sulla frammentazione della sinistra e, mentre si scriveva nasceva un nuovo leader o partito da seguire, abbandonando un’altra briciola del nostro spirito critico e di analisi.

Oggi, più di sempre, si parla della necessità di un nuovo soggetto che raccolga la istanze della sinistra, ma, pare, che la condizione prioritaria sia trovare il leader adatto a calamitare intorno a sè la maggior parte di consensi.
Ci stiamo preparando ad una nuova sonora e meritata batosta. Vorremmo di colpo che UNA persona sola ci restituisca ciò che abbiamo dimenticato, svenduto, banalizzato in vent’anni di berlusconismo, di consumismo becero, di globalizzazione e omologazione. Continua a leggere

Siamo Stato NOI

siamostato

 

di Ivana FABRIS

Caro Andrea, leggo ciò che hai scritto ieri e mi ritrovo a riflettere, come ogni qualvolta mi accade quando tu affronti una tematica, perchè lo fai senza aver paura delle parole, senza timore di affondare la lama in ciò che fa più male, quasi volessi ripulire e ricruentare i lembi di una ferita che non riesce a cicatrizzare perchè infetta.
Effettivamente sei un buon medico poichè tutto il tuo agire mira al bene del paziente, solo ed esclusivamente a quello, e colgo nel tuo sentire che, in un certo senso, da un lato ti arrabbi perchè quella lesione sia stata lasciata suppurare mettendo a repentaglio la vita del paziente stesso e dall’altro ti dispiaccia perchè sai che per arrivare alla guarigione dovrai far soffrire ancora il malato, facendo sanguinare nuovamente la ferita. Continua a leggere

Riflessioni

(immagine dal web)

 

di Elsa LUSSO

Gli amici mi guardano preoccupati, fanno capolino in ufficio, se telefonano mi chiedono sempre la stessa cosa, con tono perplesso: “Ma come. Non dici nulla?”
Già, come ammettere, senza essere scambiata per l’eterna brontolona inconcludente di sinistra, che ho vissuto questi risultati eccezionali con grande distacco?

Per questo provo a spiegare perché il malessere che, strisciante da tempo ed esploso un anno fa, dopo le ultime elezioni politiche, è ancora lì, intatto, nonostante Pippo Civati, e nonostante i risultati di queste elezioni Europee: per questo parlerò delle mia storia di elettrice del PD.
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