A norma di legge

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di Vincenzo G. PALIOTTI

A margine di un convegno sulla difesa a Roma, l’AD di Finmeccanica Mauro Moretti risponde alle polemiche sulla vendita di armamenti e i commerci dell’Italia con Paesi come Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, dal cui interno provengono – secondo molti analisti – finanziamenti e supporto all’Is.  Ed ecco la sua dichiarazione: “Noi parliamo con governi di Paesi che non sono sulla lista nera. Siamo autorizzati anche dagli Stati Uniti a farlo. Se poi all’interno di quei Paesi ci sono persone che raccolgono denaro per finanziare l’Isis, non è un problema nostro.”

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Dal palco dello stesso convegno, il ministro della Difesa Roberta Pinotti sottolinea che: “All’interno dei Paesi Arabi ci sono fondazioni private che finanziano i terroristi e vanno estirpate, ma dire di non fare più affari con quei Paesi è come dire che non bisognava più avere rapporti con l’Italia perchè c’era la mafia”.

Mi viene voglia di usare l’espressione resa nota da Antonio Di Pietro, inveendo con un bel: “e che ci azzecca?”.

Qui, mica state vendendo agrumi.

State vendendo armi che, tralasciando l’aspetto morale, che non compete più a questo governo, e del contrasto con i valori della Costituzione dove c’è scritto che “L’Italia ripudia la guerra”, queste armi, cedute all’IS, possono essere usate contro di noi, cioè contro lo stesso paese che le ha prodotte e vendute a loro, anche se indirettamente.

Capisco che per amore di “marketing” e di pecunia si ricorra a tutto ma che un ministro della difesa non capisca le conseguenze di un atto del genere ti fa cadere le braccia.

Alla domanda di un giornalista che fa osservare al ministro che ieri dalla Sardegna è partito un altro carico di armi con uguale destinazione, l’Arabia Saudita, prontamente il Ministro risponde che sì, è vero, ma queste armi sono state vendute “a norma di legge”.

Una volta tanto dobbiamo verificare che il governo è dalla parte della legge. Questo per dire come la questione morale non esiste più, meno che meno un pò di “prudenza” sapendo che queste armi potrebbero finire nelle mani di quelli che stanno minacciando il mondo occidentale, noi compresi.

Ma che importa: noi agiamo “a norma di legge”.

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Le barzellette di J.C. Juncker e soci

JunckerSaufnase

di Maria Cristina FERRARI

Il mercato più grande del mondo e’ in crisi, ma tranquilli, si mormora che gli arabi puntino sull’instabilità di Egitto, Tunisia, etc, per costruire la nuova Shanghai del mediterraneo, una megacity.
Morta una bolla, se ne fa un’altra.
La Cina da tempo ha capito che per mandare avanti l’economia ci vogliono stabilità e pace.
Tutte queste guerre sia economiche che cruente intorno alla fascia di quello che dovrebbe essere il continente euroasiatico colpiscono il cuore dell’economia e dello sviluppo. Attenzione: la Cina sostiene diverse economie, ha un doppio legame coi suoi stessi concorrenti.
Gioca una partita doppia.
Sostiene parte del debito statunitense diventando nel 2014 il maggior acquirente di petrolio saudita. Ma il suo problema rimane ancora il mercato interno e il controllo ambientale.

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L’Unione Europea delle armi

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di Francesco GENTILINI

[dal suo blog Bereshit]

Nessuno potrà negarlo: questi ultimi mesi sono stati il teatro degli orrori della guerra.
In Europa, il commercio delle armi approfitta di vari regimi autoritari. La presenza di armi europee nei conflitti che violano i Diritti Umani è moneta corrente. Sui 51 regimi che furono etichettati nel 2012 come “autoritari” dall’indice democratico dell’Economist Intelligence Unit, 43 hanno potuto comprare armi dall’Unione Europea.

ALCUNE CIFRE TERRIFICANTI

Tra le quindici imprese d’armamenti più grandi del mondo, cinque sono europee: BAE Systems, EADS, Finmeccanica, Thales e Safran. L’industria europea degli armamenti ha beneficiato nel 2012 di un giro d’affari intorno ai 96 miliardi di euro, dei quali circa 40 destinati all’esportazione. L’esportazione di armi è dunque un’attività lucrativa, essenziale alla redditività dell’industria europea della difesa. Nel 2012 (anno in cui la UE è stata insignita del premio Nobel per la Pace, nonostante abbia fatto segnare un record nell’esportazione di armi, spesso destinate a regimi antidemocratici, laddove non apertamente dittatoriali, ndr), i paesi europei hanno accordato 47.868 licenze d’esportazione, mentre solo 459 sono state rifiutate. Se le cifre danno un’idea minima dell’esportazione, non possiamo che supporre che la realtà supera i numeri.

Nel 2011, anno delle Primavere arabe, il bilancio delle licenze d’esportazione di armi europee ha raggiunto i nove miliardi di euro, cioè due volte di più che nel 2007. L’Arabia Saudita è di gran lunga il più grande mercato. In cinque anni, gli Stati membri della UE hanno venduto ai sauditi per più di dieci miliardi di dollari in armamenti. Ora, si sa che si tratta d’un paese che è rifornimento d’armi costante per delle reti jihadiste locali. Una gran parte di quelle armi che sono state destinate all’Arabia Saudita per rinforzare la ribellione siriana è caduta nelle mani di gruppi radicali come Daesh (altro nome per indicare l’ISIS, ndr). Una prova che una politica europea toppo lassista in materia d’esportazione d’armi può agire come un catalizzatore in svariati conflitti mondiali.

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L’avanzata dell’ISIS ed il paradosso curdo

 

isis

di Vincenzo SODDU

C’è un aspetto paradossale negli sviluppi di quello che più che un conflitto ha assunto ormai l’aspetto di un massacro atroce e unilaterale.

La marcia dei Jihadisti dell’Isis all’interno dell’Iraq è purtroppo una triste realtà. Finanziati dall’Arabia Saudita e dal mercato nero del Petrolio, grazie ai diecimila barili al giorno venduti a mercanti senza scrupoli, i fanatici sunniti non conoscono più ostacoli nella progressiva quanto feroce eliminazione delle minoranze religiose irachene.
Così gli Stati Uniti, più volte accusati di aver creato con l’eliminazione di Saddam questa instabilità interna al Paese, sembrano finalmente decisi a intervenire duramente per tentare almeno di fermarla.
Spinto anche dalla diplomazia iraniana, Barack Obama ha deciso di rifornire regolarmente di armi i Peshmerga curdi schierati a nord di Mosul, che stanno combattendo per il controllo dell’importante diga che garantisce energia all’intero Nord del Paese.

Quando si parla dei Curdi si parla della popolazione più bistrattata nella storia del Medio Oriente e dell’Altipiano Iranico: etnia indoeuropea discendente nientemeno che dall’antico popolo dei Medi, il cui numero complessivo di componenti oggi si aggira sui 35 milioni di persone.
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