Cuore di pietra

strage

di Immacolata LEONE

Negli ultimi anni non esco quasi più la sera, per svariati motivi di natura economica, per comodità, per stanchezza e altro.

A volte mi sforzo per fare contento mio figlio, amore di mamma.

Ho pensato a quella mamma che era nel locale con i suoi figli , magari per passare un venerdì sera in serenità con la famiglia, un momento di pace, un attimo di svago, dopo una settimana di lavoro o altro.

Posso solo immaginare il terrore puro, agghiacciante, infinito, come un brivido che parte da dietro il collo fino a scendere alla spina dorsale.

Il primo pensiero sono i tuoi figli, li guardi uno ad uno, pensi a come farli stare in silenzio per non far arrabbiare questi esseri immondi , che sono qui per trucidare, ammazzare, seviziare, senti il tuo sudore freddo, la paura può essere glaciale, non può essere vero proprio qui, ora, con i tuoi bambini, speri che non piangano, li prendi per le mani e sussurri loro con occhi imploranti, di stare immobili e in silenzio.

Questi uomini con lo sguardo buio come un pozzo magari sono qui solo per spaventare e magari una volta spaventati tutti e fatti mettere tutti giù per terra se ne andranno, se ne devono andare.

Invece no, cominciano a prendere uno ad uno le persone e sparano loro a sangue freddo.

L’orrore genera altro orrore, è solo un incubo, abbracci i tuoi bambini, loro, i mostri vestiti da umani, ti vedono e ti prendono , urli in silenzio ai tuoi bimbi di non piangere, sì fate quello che volete basta che lasciate vivi i miei figli.

Un colpo due o tre, questo non lo so, ma la mamma è a terra davanti ai suoi bambini.
Non contenti i mostri prendono i bambini e li ammazzano.
Tutto è buio.
E’ finito tutto.

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Un paese ipocrita che dimentica i bambini

solitude

di Luca SOLDI

Mentre arrivano dati che raccontano di un Paese a crescita demografica zero (salvato solo dagli immigrati), vanno anche ricordate, sopratutto in risposta agli ipocriti che dicono di pensare agli italiani, le cifre fornite dal sito di Unicef, già a Novembre dello scorso anno,  che ci condannano severamente per la scarsa attenzione nei confronti dei bambini che vivono nel nostro territorio.

Numeri che confermano una triste realtà che non fa altro che evidenziare quanto lontano sia il raggiungimento di quei diritti minimi almeno nei confronti della prima infanzia. Leggendo questi dati ci arriva la conferma che questo nostro Paese offre ben poco per i suoi bambini e di conseguenza per le sue famiglie.

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Il talento del dolore

amici
di Monica NOBILE

Giorgio, lo chiamerò così, ha tredici anni. E’ stato adottato all’età di quattro anni. E’ in perenne tumulto, fisico ed emotivo. Con la scuola fa fatica. O meglio, gli insegnanti fanno fatica con lui. Disturba, ha improvvisi attacchi di aggressività verso i compagni, interviene a sproposito.
Gli insegnanti, in questi anni, hanno sovente telefonato ai genitori, chiedendo di venire a riprenderselo perché non sapevano come tenerlo.
In quinta elementare tanta era la difficoltà che la famiglia è stata caldamente invitata a ritirarlo da scuola, così Giorgio ha seguito un percorso di educazione parentale e ha fatto gli esami da privatista. Quando è arrabbiato vede rosso, spacca, alza la voce, cerca lo scontro fisico.
Sta meglio con gli adulti, forse perché i coetanei sono spaventati dalle sue modalità irruente e bizzarre.
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Un progetto: scuola oggi. I percorsi della poesia.

siria02

 

di Vincenzo SODDU

Sono tempi complessi, che privilegiano il calcolo, la valutazione, la programmazione e si dice che gli studenti non amino la poesia a scuola: tranne poche eccezioni, è un fatto.

C’è una poetessa e scrittrice straordinaria, oggi, e si chiama Elena Mearini, ma è difficile da proporre, nonostante i suoi versi siano splendidi, arrivino direttamente all’animo; sulle antologie non c’è e le LIM – le lavagne attive multimediali – non sono state ancora collaudate.

Elena ha scritto un bellissimo racconto in forma di versi su: “Siria. Scatti e parole“, che quest’anno ho scelto come sfrontato libro di testo, un racconto che parla di tre bambini prigionieri di uno scantinato durante uno dei tanti bombardamenti in Siria. Amir, il fratello più grande, esce allo scoperto a cercare l’acqua, ma rimane incantato di fronte al crollo del negozio di falafel di Omar. Ricorda i loro momenti felici in quel luogo, dinanzi ai vassoi colmi di falafel, e allora decide di cercarne almeno uno, superstite, che possa fare la felicità della sorellina, incurante degli spari che gli piovono accanto…

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