A Milano stanno arrivando i cowboy

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di Luca SOLDI

I delinquenti a Milano possono cominciare a tremare. Stanno arrivando i nuovi cowboy.

Il tema della legalità, di come affrontare le fragilità di fronte ad una recrudescenza generalizzata della paura (non confermata dalle statistiche sulla criminalità, ma solo da una percezione sapientemente alimentata dai media) sale prepotente come la principale fra tutte le istanze (e ce ne sarebbero di molto più importanti) che dovranno essere affrontate dai partiti, al prossimo turno elettorale, per le amministrative del 2016.
E la destra si prepara al confronto proponendo dei candidati alle comunali che faranno “missione” (impossible?) della loro scesa in campo anche nel nome del contrasto ad ogni “mollezza” del passato.
Il loro motto sarà guerra senza quartiere, armi in pugno, contro il disordine e l’illegalità.
In puro spirito da far west.

Tanti sceriffi che, proclamata in modo plebiscitario l’incapacità dello Stato, a loro volta, investiranno un popolo di loro vice.
Ed uno dei candidati più chiacchierati e ricercati degli ultimi tempi che aveva già deciso di scendere in campo con le idee chiare è quel signor Francesco Sicignano, il pensionato 65enne, indagato per omicidio volontario per aver sparato, uccidendolo, all’interno della sua proprietà il 22enne albanese Gjergj Gjoni.

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Bersani e la sindrome di Stoccolma

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di Vincenzo PALIOTTI

“Se io resto nel PD non lo faccio per una nostalgica passionaccia per la ditta, per motivi sentimentali. Lo faccio perché senza il PD il centrosinistra non esiste più, perciò mi chiedo come fanno altri a pensare di costruirlo al di fuori del PD. La mia idea dell’Italia sta qui. E se gli elettori abbandoneranno il partito, temo finiscano nelle braccia di Grillo piuttosto che in quelle di una sinistra che non è nel PD”.

Questo è quanto dichiara Bersani a La Repubblica a chi gli chiede perché resta nel PD. Come si fa a dire che senza PD non esiste il centrosinistra se il PD è più a destra di Forza Italia? Questo non lo dico io, lo dicono le riforme, i decreti che Renzi ha messo in atto e che Bersani stesso ha criticato, anche se poi “per disciplina di partito”, sue testuali parole, ha votato. Non una di queste è stata pensata guardando ai bisogni dei più deboli, si è andati in una sola direzione: compiacere la troika, la CONFINDUSTRIA le classi più protette che con questo governo lo sono ancora di più proprio grazie alle riforme che anche lui ha votato.

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Ciak si gira. L’Italia è come un film

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di Nello BALZANO

Nel 2006 uscì nelle sale cinematografiche “Il Caimano” di Nanni MORETTI. Le polemiche che lo accompagnarono, furono molte e in piccola misura, nonostante le intenzioni sempre negate dal regista di dare un colpo al potere berlusconiano, successe qualcosa che potremo sommare alle tante cause dell’inconcludenza politica italiana, che ci hanno portato a vedere ciò che viviamo oggi. La spettacolarizzazione mediatica della vita politica. Una vera e propria postdemocrazia.

Le elezioni politiche di quello stesso anno segnarono l’inutile vittoria dell’Unione di centrosinistra per pochi voti (24000), che per gli effetti del Porcellum (una legge incostituzionale, ricordiamolo), comportò una maggioranza in termini numerici alla Camera dei Deputati netta che non corrispose al Senato, dove per governare risultavano determinanti i voti dei Senatori a vita, con la conseguenza che al Cavaliere bastò “convincere” pochi per far cadere il Governo. Anche se questa non fu l’unica causa: per correttezza non bisogna dimenticare ciò che fece all’epoca Veltroni: cavalcando le difficoltà del “professore”, anticipò strumentalmente l’innaturale nascita del Partito Democratico, per le sue velleitarie voglie di leaderismo. Molti italiani stanchi di un centrosinistra che non riusciva a trovare uno sbocco, si illusero che fosse la volta buona ed alle elezioni del 2008, nonostante l’ottimo 34% si vide un centrodestra compatto che sfiorò il 40% e lo portò ad avere numeri importanti per la governabilità anche al Senato.

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L’imprenditore e lo speculatore. Due soggetti differenti

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di Mario GALLINA

A proposito delle imprese e degli imprenditori italiani vorrei sottolineare un concetto sul quale, credo, ci siamo ormai cristallizzati, trascurandone il senso vero e profondo, e per questa” distrazione” la nostra società continua su una china che porterà sempre più danni e tensioni sociali.

In Italia viene definito imprenditore (a norma dell’articolo 2082 del Codice Civile) «chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi».
Senza troppe elucubrazioni, cercando l’aiuto della “dea sintesi”, diciamo che l’attività che l’imprenditore attua deve essere economica, quindi redditizia con il fine però della produzione di beni o servizi e, solo intesa sotto questo profilo, essa interessa tutta la società che ne trae beneficio “arricchendosi”nel suo complesso.

Premesso ciò, si comprende come non può essere il fine unico dell’imprenditore quello di aumentare il suo capitale, quindi la mera speculazione finanziaria, perchè questo afferisce al bisogno soggettivo di arricchimento personale, finalità legittima, ma assolutamente indifferente sotto il profilo sociale.

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La verità, il coraggio e la nostra Resistenza

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di Ivana FABRIS

Quando parliamo di Resistenza, di partigiani, di lotta, noi, gente di sinistra, non riusciamo a non provare un moto di commozione.
I nostri detrattori ci sberleffano tacciandoci di essere nostalgici, di voler rimanere ancorati ad un passato che non è più e che non tornerà mai più.

Vabbè, tocca rassegnarsi a queste pochezze perchè altri argomenti non ne hanno e si attaccano all’unica meschineria che hanno a portata di mano, considerato che chi fa queste affermazioni di politica evidentemente sa davvero poco per non dire niente.

Il punto però, che a me interessa valutare per farci una riflessione, è un altro.
In questi giorni, per il 70° Anniversario della Liberazione, nella nostra pagina Facebook, abbiamo raccontato molto della Resistenza e di come si sia articolata nel corso di almeno 50 anni di storia repubblicana, proprio perchè volevamo far capire a quante più persone possibili, che la Resistenza non si è fermata col 25 Aprile del 1945, ma è proseguita anno dopo anno, attentato dopo attentato, strage dopo strage, ingiustizia sociale dopo ingiustizia sociale, conquista dopo conquista. Ed è proprio su questo dato storico che si smentiscono tutte le amenità sul nostro essere nostalgici. Continua a leggere

Il battito d’ali di una farfalla in Grecia…

Yanis+Varoufakis+Alexis+Tsipras+Attends+New+haBtpJDAhtol

 

di Massimo RIBAUDO

La boxe mi piace solo sul ring, quindi non vorrei parlare della situazione del Parlamento italiano, istigato dai modi da bullo di Renzi a prove muscolari – nel vero senso del termine – tra maggioranze ed opposizioni continuamente variabili.

C’è sicuramente un forte nervosismo in tutti i partiti, e provo a darne una motivazione.
Il modello di organizzazione costituzionale creato dalle riforme promosse dalla Troika e dal Patto del Nazareno – noti organismi democratici – elimina la rappresentanza politica in parlamento e crea una sola camera al servizio del Presidente del Consiglio.

Si, succede anche in Inghilterra, ma lì tutti i partiti – tranne adesso l’UKIP, rispettano le convenzioni liberali e costituzionali della democrazia parlamentare da secoli. Lo scenario italiano sembra molto più dirompente e sregolato. Continua a leggere

Fermiamoli!

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di Giuseppe CARELLA

Sì, fermiamoli davvero.
I nuovi criminali di guerra, gli Obama, i Putin, le Merkel e anche i Renzi. Per quel poco che conta lui nello scenario internazionale.
E fermiamo tutti gli altri, che in zone diverse del pianeta, inscenano guerre ad uso e consumo di pochi, non certo delle migliaia di vittime, uomini, donne, bambini, bianchi, negri, gialli, cristiani, musulmani, sciiti, atei che ci rimettono la loro unica esistenza.

Fermiamo gli imbecilli. Fermiamo gli imbecilli che sostengono anche solo con un commento le azioni criminali. Non importa se a favore degli uni o degli altri, qualunque posizione assuma a favore della guerra rimane un imbecille. Perché non ha ancora compreso l’unica verità: ogni guerra, da sempre, nasconde solo l’avidità di pochi. Continua a leggere

La parola fine

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di Vincenzo G. PALIOTTI

Lo abbiamo detto tante volte con scarsa convinzione: “adesso basta con questo PD” e ci siamo però sempre fatti prendere dai ricordi di un passato che è indelebile prima di tutto perché è basato sulla nostra gioventù che è la cosa che si rimpiange di più, anche più di tutto quanto ci sta scappando di mano.
Ma tornavamo quasi sempre sulle nostre decisioni perché la speranza che qualcuno potesse raccogliere le nostre delusioni, le nostre aspettative tradite era ancora viva, molto debolmente ma viveva.

Le vicende degli ultimi giorni, l’elezione del Presidente della Repubblica erano per me un test, l’ultimo, per vedere se c’era rimasto un po’ di buono in quello che un tempo fu il partito di Gramsci e purtroppo da come sono state gestite le cose ho capito che questa volta la decisione doveva essere definitiva.

Abbiano infatti assistito ad una volgare farsa intrecciata da chi oggi ha in mano il Paese – il trio Renzi Berlusconi Verdini – ufficialmente in dissenso ma sotto sotto d’accordo sul modo in cui si sta conducendo il Paese così come lo erano anche per la scelta del candidato al Quirinale, confessione spontanea del Verdini, che avrebbe incontrato a loro dire il consenso di tanti, anche quello delle minoranze del PD. Continua a leggere

Il presidente nazareno

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di Sil Bi

Addio crisi economica, jihadismo, disoccupazione: da qui alla fine del mese, i media saranno monopolizzati dall’attenzione spasmodica per la “partita del Quirinale” e dai retroscena spericolati ad essa connessi.

Fa un po’ tristezza che il momento istituzionale forse più alto per il Paese – l’elezione di colui che “rappresenta l’unità nazionale” (art.87 della Costituzione) – diventi l’oggetto dei pettegolezzi e delle illazioni più fantasiose: ma la causa di ciò sta nell’ambiguità del confronto tra i due principali partiti attivi in Parlamento (con la consueta insipienza, il M5S pare infatti intenzionato anche stavolta a non partecipare). Continua a leggere

All’Onorevole Pierluigi Bersani

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di Elsa LUSSO

 

On. Bersani,
è da tanto che volevo scriverle, ma non ho mai trovato la forza o la determinazione per farlo e per quasi due anni sono rimasta bloccata, con il desiderio di dire, scrivendo e immediatamente cancellando: in fondo, mi dicevo, sarebbe stato uno dei tanti messaggi che lei ha sicuramente ricevuto, e che magari riceve tutt’ora.

Solo che…ho anche realizzato che per voltare pagina, avevo bisogno di tracciare una linea di demarcazione tra ciò che è stato, e il cui ricordo è ancora vivo, e l’incertezza di ciò che sarà.
Io non avevo la tessera, ma credevo in un progetto, e quello bastava a farmi sentire bene, speranzosa e convinta di essere dalla parte giusta.

Ho vissuto quei giorni con grande gioia ed entusiasmo, perché sentivo di stare dove volevo essere, dove mi sentivo di essere, con lei a garanzia che, vincendo le elezioni, avremmo tentato di realizzare quel progetto, se non completamente almeno in parte. Perdere le elezioni non ha intaccato questa certezza, pur nell’enorme dispiacere per un risultato inaspettato, e certo severo.

Ma si vince e si perde, questo si può e si deve accettare: è bello sentire di stare con chi condivide le tue idee, non con chi vince a prescindere. E poi c’era lei…e tutta l’amarezza di quel risultato elettorale l’avrei buttata giù…perché c’era lei, a tenere insieme il Partito, e questo mi rendeva sicura che avremmo comunque proseguito sul medesimo solco, magari aggiustando il tiro, correggendo in corsa.

Di cadute ne avevamo viste altre, nessuna di queste mi aveva destabilizzato o fatto ricredere…io credevo nel progetto, e credevo in lei che lo portava avanti, e in un PD di Sinistra.
Quello che è successo in quei terribili giorni, lei lo sa bene…io invece l’unica cosa che capivo è che stavano combinando una porcheria immensa ai danni di tutti noi…si… noi, perché di fronte alla vergogna per quanto accadeva, il progetto cui avevo aderito restava il mio punto di riferimento, con lei a rappresentarlo. E in nome di questo, mi aspettavo un finale diverso, di rifiuto, di rottura con quanto accadeva, e con chi quel progetto tradiva.

Il suo farsi da parte in nome della sopravvivenza della “Ditta” era l’unica cosa che non potevo aspettarmi. Certamente lei avrà avuto le sue ragioni…ma quelle ragioni non potevano essere le mie, e non potevano avere a che fare col voto che fiduciosamente le ho dato, e in nome del quale avrei voluto solo un po’ di verità.

Io non so nulla di congiure di Palazzo o di come si fa la politica. Certamente vedere Berlusconi, che ho tanto avversato, ridere apertamente nel constatare che una parte del PD aveva fatto a pezzi le speranze dei propri elettori, o vedere Grillo che urlava soddisfatto mentre i suoi ci irridevano beffardi mi ha addolorato profondamente; ma vedere lei rimanere lì dentro nonostante l’aperto tradimento mi ha spezzata…perché tradendo lei la Ditta ha tradito un progetto comune in nome del quale l’abbiamo seguita, e tradendo lei hanno tradito tutti noi, che siamo caduti senza neanche sapere perché.

Non pensa che meritassimo un po’ di verità, se non altro per essere caduti insieme?
O forse sono io che non capisco, può anche essere…e le mie considerazioni le parranno assai semplicistiche: sicuramente le sue scelte sono state sofferte e fatte comunque in nome del Bene Comune, che va sempre riconsiderato a seconda dei contesti, delle situazioni contingenti.
Ma rivivo la sensazione di paura per le manganellate agli operai della Thyssen Krupp di Terni, e di sgomento per le “spiegazioni” del Ministro Alfano; e sempre sgomento provo per il fatto che, da quanto riferisce lo stesso Senatore Mineo, è stata votata la fiducia al decreto “Sblocca Italia” senza che i senatori del Pd abbiano trovato il tempo di discutere nel merito, visto che nell’Assemblea di deputati e senatori, “…Renzi è arrivato tardi, ha parlato molto e il dibattito è stato “rinviato”.

Ma d’altronde, di che stupirsi? La frase “ci siamo presi il Partito” mi sembra abbastanza in linea con quanto sta succedendo…mi sbaglio?
E oggi sento il Sottosegretario Delrio che, in caso di eventuali elezioni del Presidente della Repubblica, auspica grandi convergenze…cosa che a me, paradossalmente, non tranquillizza affatto.
Ma dico io, perché non auspicare piuttosto che al Colle arrivi una figura retta, dall’indiscutibile prestigio e spessore morale? Forse un Partito che ha realizzato il famoso 40% di consensi alle elezioni europee, non è in grado di proporre e portare avanti una candidatura “alta”, lasciando agli altri l’imbarazzo per una eventuale mancanza di convergenza?

Potrei citarne tante altre, ma mi fermo a queste considerazioni, che ritengo emblematiche, e mi chiedo: cosa è rimasto, nel PD, dell’antico progetto? E quale tessera potrei mai prendere in queste condizioni?
Lei si interroga sul perché della grande fuga…e io mi stupisco del suo stupore, ….nè ritengo Renzi l’unico responsabile: perché dovrei? E’ il Segretario di un partito che non sento più mio, e che col nostro progetto ben poco sembra aver a che fare.

Di confusione ne ho abbastanza, e lì dentro, a giudicare da ciò che sento, mi sembra tutto molto confuso…o molto chiaro, a seconda dell’angolazione dalla quale guardo.
Non penso, per concludere, che sia neanche questione di tessere, né in bene né in male. Quel Partito lo sentivo mio anche se non avevo la tessera, fino a quando lei si è fatto da parte lasciandomi sola…per salvare una Ditta che, a sentir lei, va comunque salvata, mentre io non voglio più averci a che fare, neanche per sbaglio.

Affido questa mia lettera ad una Comunità nel quale, dopo tanto smarrimento, ho ritrovato il senso dell’Essere di Sinistra, e che per questo ringrazio.

 

(Immagine dal web)