Ma cos’è quest’economia?

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di Pino CACUCCI

Ma in fin dei conti, cos’è l’Economia?
Ci dicono che l’Italia è in una botte di ferro e che la sua “economia” è notevolmente migliorata (vedi lo spread, che fino a qualche tempo fa credevo fosse termine onomatopeico usato nei fumetti quando un personaggio soffre di attacchi di diarrea), e tutto questo miracolo economico solo perché “sono state fatte le riforme”.
Riforme?

Vuol dire che poter licenziare i lavoratori e prendere a calci in culo gli insegnanti, influisce positivamente sull’Economia?
Che ignorante, che troglodita son io: pensate che credevo che l’Economia dipendesse dai prodotti di una nazione, dai manufatti, dai commerci, dall’andamento di industrie e agricoltura, insomma, dalle cose concrete che crea e vende agli altri, sia nel mercato interno che all’estero.
Invece no: l’Economia dipende (almeno in Italia) dal JobAct e dalla “Buonascuola”.

Un motivo in più per ricordare cosa urlavano i manifestanti in Spagna: “Questa non è una crisi, è una truffa”.
E a proposito di Spagna: poco fa ho assistito allibito a un’intervista al corrispondente in Italia del quotidiano El Mundo (che sicuramente non è affine a Podemos) che dichiarava in termini schietti e inequivocabili: “L’atteggiamento della Germania si chiama vendetta. Vogliono vendetta perché i greci al referendum hanno votato No”. E poi ha aggiunto che è anche un chiaro monito agli spagnoli, che, se votano per Podemos, faranno la fine di Tsipras & Co.

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8 domande sulla scuola. #Gianninirispondi

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di Claudia BALDINI

La scuola pubblica italiana è stata stravolta. La responsabile di questa riforma, in quanto ministro dell’Istruzione, è Stefania Giannini. A lei chiediamo delle risposte per tutti i cittadini sia nel metodo con il quale si è arrivati a questa riforma, sia nel merito delle scelte fatte.

Sul metodo:
1) Perchè non sono stati ascoltati gli insegnanti, gli studenti, le loro famiglie, che pure sulla scuola avevano tanto da dire?

2) Perchè sono stati presi in giro i docenti precari, illusi di ottenere un contratto stabile prima delle elezioni di maggio e poi abbandonati al loro destino?

3) Perchè non c’è stata una reale discussione parlamentare?

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Lorenza Carlassarre: la Costituzione è un progetto di vita

di La Redazione

Il 6 giugno a Roma, l’Assemblea costitutiva di Coalizione Sociale si è aperta con l’appello dell’illlustre giurista Lorenza Carlassarre a difendere principi e prassi costituzionali che stanno per essere divelte e colpevolmente messe in disparte dalla legislazione dell’attuale governo di Matteo Renzi.

La Costituzione Italiana è la grammatica della nostra libertà, della nostra democrazia parlamentare, dei diritti sociali.

E’ un progetto di vita per le generazioni attuali e quelle future. Il potere governativo deve applicarla, non ignorarne i principi e tradire il progetto su cui si fonda la coesione del Paese.

Lorenza Carlassare si è quindi rivolta agli operatori del diritto: magistrati e avvocati. Si deve fare di tutto per far riconoscere come incostituzionali le norme del Jobs Act che violano i principi relativi all’equa retribuzione e ai diritti di chi lavora. Così come si devono portare l’Italicum e la Buona Scuola, che non è affatto buona, davanti alla Corte per verificarne tutti gli aspetti che non attuano il dettato costituzionale, ma che invece ne distorcono il progetto. Il suo progetto di democrazia dove la sovranità APPARTIENE al popolo. Che ne è stato defraudato.

Ascoltiamola.


 

La cinghia di trasmissione

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di Massimo RIBAUDO

 

Abbiamo costituito un Gruppo di discussione e proposta su Facebook per elaborare un vero e proprio programma politico in modo collettivo. Senza tesi predeterminate, ma con elementi che fuoriescano da un dialogo aperto e libero tra persone – in questa fase, sul web – che sentono di appartenere alla sinistra.

Lo sentono, perché tra chi sfrutta il lavoratore e il lavoratore sanno da che parte stare.

Lo sentono, perchè sanno che senza migrazioni questo paese non sarebbe neppure nato.

Lo sentono, per le ragioni che Ivana Fabris ha spiegato nel suo articolo sulla necessità di appartenenza ad un’ideale e a una prassi sociale, prima ancora che politica. E sanno che non esiste ora un partito politico che li rappresenti. Quindi, ne vorrebbero uno.

Ma attenzione. Con intelligenza dobbiamo riconoscere che Maurizio Landini insieme a Stefano Rodotà e molto altri stanno dicendo la verità. Non c’è più fiducia nei partiti, nel Parlamento, nella politica. E non si ricrea questa fiducia dicendo: fondiamo un partito per un governo di sinistra!

In fondo, pur di aumentare la confusione ed il discredito delle istituzioni, potrebbe anche dirlo Berlusconi, visto che senza Stato e diritto è solo la politica delle aziende che vince. E questo lo sa bene anche Beppe Grillo.

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Il mito della Valutazione nell’età del Conformismo

conformismo

di Maria MORIGI

Sono un’insegnante pensionata che aspetta di essere risarcita. Quindi fortunata due volte, primo per aver potuto andare in pensione prima del fatale scioglimento del cervello, secondo perché – esente da sensi di colpa nei confronti dei giovani – riceverò ancora uno stipendio.

Non mi spetta, quindi, ma parlerò lo stesso di MERITOCRAZIA e di VALUTAZIONE, termini su cui si regge il sistematico lavaggio del cervello del popolo italico. Ogni giorno infatti viene proclamata la giustezza del Merito (rispetto alla raccomandazione o all’automatismo dello scatto di carriera) e in modo altrettanto convinto viene proclamata la necessità, ormai vissuta come inderogabile, di valutare l’insegnante per l’efficacia della sua azione educativa.

Sulla Meritocrazia affermo che chi ne parla tanto sembra ignorare:

1- il significato della parola Merito, cioè “Diritto alla stima, alla riconoscenza, alla giusta ricompensa acquisito in virtù delle proprie  capacità, impegno, opere, prestazioni, qualità, valore…”

2- Bisogna che ci sia qualcuno a riconoscerli pubblicamente, questi meriti. In caso contrario è un esercizio autoreferenziale di ipertrofia dell’ego. Insomma non bastano i fans che cliccano mi piace.  

3- Chi ha dei meriti reali o potenziali, forse non desidera affatto esercitare un potere, così come suggerisce “…crazìa”.

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Renzi e il dialogo sulla scuola che non c’è

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di Vincenzo SODDU

Insomma, Renzi una cosa finalmente l’ha fatta, dopo lo sciopero degli insegnanti, anzi due…
Ha mandato una mail a tutti gli insegnanti e ha scritto alla lavagna, sì, avete capito bene, ha scritto alla lavagna, mica una lavagna multimediale, una LIM, uno di quei mostri tecnologici di cui ci hanno dotato senza insegnarci come usarle… ma una vecchia lavagna d’ardesia… una lavagna a righe con dei gessetti colorati.

I politici, si sa, ormai sono uomini di spettacolo, e Renzi non poteva certo perdere un’occasione come questa.

Parlare agli insegnanti sostituendosi a loro, però facendo loro da maestro, perché come diceva il “suo” maestro Berlusconi bisogna parlare all’elettorato come a degli ipotetici bambini di 11 anni, magari anche scemi…

Dare lezioni e darle su un supporto vecchio, per lui che è solito usare mezzi all’avanguardia tecnologica, significa in realtà scendere al loro livello… magari gli insegnanti non capiranno, ma gli altri, quelli che la scuola l’identificano con le lavagne in ardesia, genitori in prima fila, sì, e infatti il gradimento, assoluto, allo show del Presidente del Consiglio, c’è stato. Insomma, alla fine niente di nuovo.

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La filosofia del professor Mandalari: umanista?!

Un raglio d’asino: questo è il sunto del video di Matteo Renzi che propaganda, come fosse un materasso o un set di coltelli e padelle, la sua scuola. Che è “buona” perché è sua, come ogni piazzista sa molto bene.

Su un tema fondamentale, il Presidente del Consiglio fa una ben magra figura.

E giustamente, chi ama il suo lavoro d’insegnante, come il professor Bruno Mandalari, non può che indignarsi.

Trafficanti di parole e spacciatori di menzogne

trafficanti

di Luca SOLDI

Paese strano il nostro, attraversato di continuo, da un capo all’altro, da destra e ora da quella che si credeva – e purtroppo qualcuno vuole continuare a credere – sinistra, da correnti continue che favoriscono non solo il propagarsi di batteri killer ma anche nuove categorie del genere umano che a quanto pare, sembra che non abbiano ancora ben chiara la storia recente del Paese.

Veri e propri trafficanti di parole. Ad alto valore aggiunto, come quelle dei pubblicitari. Più probabilmente veri e propri spacciatori di menzogne che mirano ad accreditare la tesi della “pericolosità” del Sindacato in Italia.

Distinte e graziose figure senza remore, senza rispetto che si accalorano, appunto, caldeggiando la tesi che vede, oggi, il movimento sindacale utile solo come dispensatore di un’accozzaglia di servizi per pensionati, e poco altro.
Pieno di tutori solo per chi ha diritti acquisiti e di centurioni pronti al sacrificio ed al sostegno solo per il pubblico impiego.
Magari, una congrega dispensatrice di sostegno ai “vagabondi” di ogni genere.
Elemento fastidioso per un’economia che, ormai risulta chiaro, trova la sua strada, solo lasciandola andare dove vuole.
Dopo la resa incondizionata, favorita dalla globalizzazione ( e dal ventennio berlusconiano) verso tutto quello che veniva espresso come inevitabile declino del settore manifatturiero.

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E’ cominciato l’Esodo?

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di Vincenzo G. Paliotti

E quindi Pippo Civati ha “tratto il dado”: lascia il Partito Democratico, o se volete, quello che ne è rimasto.

Leggo i tanti commenti: c’è chi si compiace, c’è chi dice che è stato un gesto tardivo, chi adesso si aspetta che Civati riformi un partito, e chi come me ci va (ti) con i piedi di piombo.
E sì, perché la prima cosa da non fare è creare troppe aspettative, sarebbe sbagliato ed ingiusto pretendere da Civati soluzioni che devono essere collettive e non si possono pretendere da una sola persona, anche perché ricadremmo nel solito e pericoloso “mito” dell’uomo solo al comando.
Piuttosto io mi aspetto che Civati faccia mente locale, un giro di orientamento e cerchi la via migliore per poter concretizzare qualcosa che tutti noi ci aspettiamo: almeno il tentativo di ricostruire la sinistra, questo credo sia legittimo.

Badate bene ho parlato di ricostruire la sinistra, un movimento cioè e non un partito. Se fosse possibile io gli consiglierei di interfacciarsi con Landini e valutare se il suo progetto è condivisibile, è mia opinione personale che questa sarebbe la strada da percorrere primo per la “qualità” degli argomenti di Landini e poi perché questo progetto parla di riscatto civico e la parola partito è per il momento evitata, a giusta ragione visto il livello di degrado raggiunto dalla maggior parte di essi.

Senza contare la “bella compagnia” di cui gode Maurizio Landini: parlo di Stefano Rodotà, di Gustavo Zagrebelsky per fare qualche nome, personaggi che danno credibilità al progetto per il loro spessore morale e che hanno quale punto fisso di riferimento la nostra Costituzione. Se ci sarà qualcuno che lo seguirà in questa sua scelta sarà benvenuto, a patto però che non si crei quella conflittualità che distrugge, divide invece di unire. A mio avviso chiunque voglia partecipare, qualunque “transfugo” dovrà avere a mente un principio che per me è basilare: l’interesse comune ponendolo avanti a tutto, a partire dalle proprie ambizioni personali. Credo di poter dire questo perché ho capito questo nel seguire Landini e le sue idee. Per cui tirando le somme sono contento che Civati abbia fatto quel passo, che abbia preso le distanze da quel contenitore che si sta riempiendo sempre più di elementi indifendibili, contrari ai principi che hanno sempre animato la sinistra, ripeto sinistra per affermare che anche nelle divisioni la sinistra certi principi che Renzi ha calpestato li ha sempre tenuti ben presenti e rispettati, indipendentemente dal partito.

Soltanto un cenno sulla firma del presidente della repubblica che fa diventare legge l’italicum. Non mi piace dire: lo avevo detto!

Ma avevo già scritto che non mi aspettavo nulla di diverso dal signor “meno peggio”, ho anche detto che l’entrata a gamba tesa del presidente emerito Napolitano, entrata degna del miglior Nobby Styles e gli esperti di calcio lo conosceranno di certo, ha chiarito definitivamente le idee al signor “meno peggio” su come si doveva comportare sulle riforme del suo “pupillo” premier/segretario. Mi dispiace profondamente di averci preso in pieno.

In ultimo, non per importanza, la “barzelletta” del giorno che è la decisione di Renzi di mandare a trattare (?) con i Sindacati della Scuola due “funzionari” di partito, Guerini e Orfini, che oltre a non avere nessun titolo per dare risposte o prendere iniziative, dimostra come Renzi abbia confuso le sue due cariche, premier e segretario di partito, ma ancor di più è grave che invece di inviare un rappresentante governativo ad un incontro così importante ci manda due “funzionari” del partito che dopo di aver sostituito il Parlamento intende anche sostituirsi al governo, ed anche in questo caso potrei dire: “lo dicevo”. Infatti qualcuno mi ha detto che esageravo quando parlavo di “camera dei fasci e delle corporazioni”, con questa “manovra” Renzi mi ha dato ragione in pieno. Oltre al fatto che questo passo la dice lunga sul rispetto che il premier/segretario ha della scuola e delle sue funzioni.

E ora mi prendo tempo approfondire  quella che è un’altra “perla” di questo governo, quella delle pensioni, non perché ne sia responsabile, ma di come la sta affrontando in dispregio dei cittadini e della Consulta, cosa ormai diventata una costante.

Buona giornata.

Sempre e solo propaganda

ipnosi

di Vincenzo G. PALIOTTI

E quindi la riforma elettorale è andata in porto: a meno di strascichi costituzionali, che sono certo ci saranno, Renzi ha portato a casa la seconda riforma del suo “impero” (basso). Anche questa ottenuta con lo strumento ricattatorio della fiducia.
A nulla sono serviti gli “appelli”, le argomentazioni delle opposizioni, anche di quelle interne al PD futuro Partito della Nazione: lui è andato avanti come un treno che ferma solo nelle stazioni principali, o quelle che lui ritiene tali. Questa volta ha saltato anche Arcore, almeno secondo quanto dichiarava Brunetta alle dichiarazioni di voto, dimenticandosi che al Senato la legge è passata solo per voti di Forza Italia.
Dopo il Jobs Act e l’Italicum, in questo suo gioco al massacro delle tutele del lavoro e delle istituzioni pubbliche, seguirà la riforma della scuola ed è quasi certo, viste le reazioni delle opposizioni ma anche delle bellissime piazze dello Sciopero Generale di oggi, finirà come al solito con un nuovo ricatto di fiducia. Verrà così eliminato ancora una volta il dibattito in Parlamento che ogni giorno che passa perde le sue funzioni. Si, certo. Dopo la folla oceanica di oggi, pare che finalmente il Presidente del Consiglio voglia ascoltare gli insegnanti. Ma io, visti i precedenti, non mi fido.

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