Sono buonista e posso vantarmene

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di Ἀρχιμήδης ὁΠυθαγόρειος

Io sono del ’76 e a scuola mi hanno sempre spiegato come il razzismo e il fascismo siano cose terribili: film sulla Shoah alle superiori, per mostrarci a che cosa porta l’odio razziale (e indipendentemente da chi ne sia vittima), educazione civica alle medie, storia della Seconda Guerra Mondiale e spiegazioni di come la storia deve esserci maestra per non ricadere nel razzismo, e in generale nel fascismo, dalla prima elementare alla quinta superiore. Si cominciava alle elementari ed all’asilo a disegnare bimbi di tutto il mondo in girotondo. Cose da “buonisti”, vero? Dico a chi chiama “buonismo” quelli che sono i valori fondamentali dell’umanità, per i quali vale la pena di vivere e con i quali si riesce a guardarsi allo specchio senza farsi venire la nausea, come solidarietà e fratellanza, aderendo così ad un pensiero in cui è la cattiveria a diventare un valore; infatti la parola “buonista”, visto che è quasi sempre usata proprio in questo senso, è ormai un complimento a tutti gli effetti: dirmi “buonista!” è come dirmi “persona solidale che considera la fratellanza un valore!“, che è poi lo stesso di “persona non spregevole!“.

Da quando ho cominciato ad interessarmi di politica, da ragazzino, molti amici mi cercavano di convincere ad aderire all’ANPI, ma, mentre trovavo utile sostenere il mio partito tesserandomi, trovavo il tesseramento all’ANPI una cosa lodevole, ma ridondante: tutti si era antifascisti, non era necessario lottare contro il fascismo. I Rom e i Sinti erano ancora profondamente discriminati, ma nessuno invocava ruspe contro le baracche della povera gente.

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Lettera aperta al Presidente del Pd Matteo Orfini

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di Andrea NOBILE, Ivana FABRIS, Massimo RIBAUDO

 

Onorevole Orfini,

leggiamo in questi giorni la sua opinione rispetto all’ impossibilità di riaprire una discussione con il Movimento 5 Stelle a proposito della riforma elettorale e, di conseguenza, la riforma della struttura del parlamento.

Lei dice, prima ancora di entrare nel merito della loro proposta, che non si può “ricominciare da capo”.

E’ un’affermazione che abbiamo sentito anche da altri esponenti del PD e sinceramente questo ci lascia allibiti. Che cosa vuol dire “non si può ricominciare da capo”? Stiamo parlando di una riforma epocale che vuole ridisegnare le regole della rappresentanza in Italia, non stiamo parlando dell’organizzazione di una sagra di paese. Non ci conforta, peraltro, il segretario che incontra i cinque stelle in streaming dopo che Boschi, Verdini e Romani hanno chiuso altrove le trattative per assicurarsi i voti necessari all’approvazione dell’Italicum. Ci pare lecito pensare che si sia voluta sbrigare una formalità più che affrontare una discussione con una parte politica rilevante.

Fu lei stesso che criticò queste modalità il 23 ottobre scorso ad una trasmissione televisiva (Omnibus) : “Se noi questa discussione la facessimo con meno fuffa di quella che ha messo in campo Renzi ieri, cercando di discutere nel merito sarebbe meglio“… “Intanto in questo paese il bipolarismo non c’è più, poi mi può anche piacere l’idea di ripristinarlo, ma dato che abbiamo preso gli stessi voti di Pdl e M5S e non possiamo mettere fuori legge uno dei tre poli, stiamo facendo una discussione surreale. E poi non si può parlare così della Germania, il paese che ha retto meglio la crisi…Se ragionassimo di queste cose con meno slogan e con più serietà sarebbe meglio“.

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Giocare a ping pong con la Costituzione

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di Sil Bi

Stiamo discutendo di una riforma della Costituzione, ma la Costituzione è già cambiata.
Non è più la nostra Carta, sacra per ogni cittadino: è una pallottola di carta, che si può usare come una pallina da ping pong da gettare con abilità nel campo dell’avversario, sperando che lì cada, per segnare un punto.

La Costituzione prevede una procedura lunghissima per la propria modifica: un doppio passaggio dalle due Camere, con un intervallo di tre mesi a metà strada.

La Costituzione richiede una partecipazione straordinaria per essere cambiata: se la seconda votazione non avviene con la maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna ramo del Parlamento, è possibile (a un quinto dei membri di una Camera, o a cinquecentomila elettori, o a cinque Consigli regionali) chiedere un referendum confermativo, che avviene senza quorum.

Tempi lunghi, ampia condivisione parlamentare oppure dei cittadini italiani: non è strano, dato che la Costituzione è il codice genetico del nostro Paese, la cosa più preziosa che uno Stato deve tutelare.

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