Manifesto del Movimento Essere Sinistra – Prima parte

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dal Movimento Essere Sinistra

 

[documento 001-a/2015/P]


 

PRESENTAZIONE

 

Spesso ci sentiamo dire che i manifesti e i programmi, a leggerli, sono tutti belli e pieni di buone intenzioni, ma oltre questo non riescono ad andare e restano strumenti inutili per l’azione politica.

 

É vero, ma quello che ci capita spesso di leggere sono solo delle dichiarazioni d’intenti, vaghe e ben lontane dall’offrire soluzioni comprensibili e praticabili.

 

Il Manifesto che si propone qui non è una mera dichiarazione d’intenti ma una fonte di riflessione sulla crisi del capitalismo nella sua fase più crudele, quella del neoliberismo.

 

Il neoliberismo altro non è che la fase in cui il capitalismo assume una nuova identità, quella finanziaria globale, per continuare ad opprimere e sfruttare soprattutto attraverso il sistema del debito.

 

Quella fase in cui riduce la partecipazione dei cittadini alle scelte riguardanti un Paese, ad una mera operazione di facciata esattamente come accaduto in Grecia.

Quella fase in cui esautora la democrazia per meglio imporre la sua volontà di dominio.

 

Questo Manifesto è la dichiarazione di un posizionamento politico nell’area della sinistra e la giustificazione teorica dell’azione politica del programma che stiamo elaborando, a partire dall’individuazione degli stretti spazi di manovra democratica sopravvissuti alla crisi e alla destrutturazione del sistema di rappresentanza.

 

C’è la volontà di cogliere i limiti del capitalismo e le contraddizioni che esso produce ma anche i margini di manovra, per quanto ridotti, nell’ambito delle istituzioni liberaldemocratiche che hanno ceduto la propria sovranità a enti sovranazionali progettati a garanzia del profitto e dell’interesse privato.

 

Questa azione politica, per avere una speranza di successo, per evolvere dalla protesta verso la proposta, non dovrà svolgersi esclusivamente nei palazzi del potere ma dovrà necessariamente essere praticata attraverso la mobilitazione pacifica e democratica dei lavoratori e dei disoccupati e coordinarsi con le libere associazioni di cittadini e con le rappresentanze sindacali che non intendono abdicare alla tirannia neoliberista.

 

L’intesa e il coordinamento con formazioni politiche della sinistra alternativa di altri paesi europei, non è solo auspicabile ma necessaria per rafforzare il consenso e dare intensità alla lotta politica oltre gli orizzonti nazionali dove oggi, prevalentemente, si svolge.

 

La critica del capitalismo è storica, specifica e mai generica, lontana dalle posizioni opportunistiche tanto in voga oggi in cui ci si affretta a dichiarare di non essere né di destra né di sinistra, perché il corollario di questa definizione è essere di centro, o peggio di centro sinistra, formula che smaschera il miglior contenitore a suprema garanzia delle politiche conservatrici della destra per il mantenimento di privilegi di classe nell’azzeramento della dialettica politica.

 

La nostra specificità è quella di voler organizzare un soggetto politico che si faccia partecipe e promotore di una unione dei lavoratori tutti, dei disoccupati, dei pensionati e di tutti coloro che pur partecipando con il proprio lavoro e con il proprio sacrificio alla ricchezza di un sistema riservato a pochi, non ne godono i frutti perché la sperequazione e la disuguaglianza non consentono una giusta redistribuzione delle ricchezze prodotte.

Una sinistra non solo di gestione quindi, ma di ideali e di trasformazione.

 

MANIFESTO DEL MOVIMENTO ESSERE SINISTRA

ESSERE SINISTRA è un movimento politico autonomo della sinistra popolare e democratica.

Nasce in rete con l’intento di contribuire al dibattito attraverso l’approfondimento dei principali temi politici nazionali e internazionali affinché il confronto a sinistra possa produrre una visione politica libera che sia il presupposto di un’azione politica comune e condivisa, volta a ristabilire la giustizia e l’equità sociale.

Lo scopo è quello di costituirsi come SOGGETTO COLLETTIVO attorno ad una visione politica condivisa e partecipata, in un programma di obiettivi chiari e realizzabili, attraverso un metodo autenticamente democratico all’interno dell’organizzazione, affinché la volontà maggioritaria della base coincida sempre con le iniziative politiche effettivamente promosse e praticate a tutti i livelli, fuori e dentro le istituzioni, sui territori come a livello nazionale e internazionale.

Il fallimento delle politiche socialdemocratiche in Europa e in Italia, la definitiva mutazione dei partiti della sinistra storica istituzionale e la loro acquiescenza alle politiche del capitalismo globalizzato e neoliberista, hanno sancito un vuoto di rappresentanza per le classi lavoratrici, precarie e disoccupate.

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Io sono con il popolo GRECO

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di Ivana FABRIS

Ottobre 2014. Angelo, taxista greco col nonno originario di Bari ci dice: “Io sono per Tsipras, lui bravo, lui moderno, lui per la gente povera.
Prossime elezioni lui governa. Noi greci ormai solo fame, noi solo 300 euro al mese.”

Con quelle poche parole ma soprattutto col trasporto con cui le ha pronunciate, ci ha raccontato un mondo di rinunce e sofferenza e insieme di una rinnovata speranza.

Perchè è così, che piaccia o no, è così.
Quando sei disperato e non hai più nulla, se quel brandello di speranza in qualcuno che possa fare, sottolineo, fare qualcosa per la tua condizione lo perdi, allora non hai più nulla, non hai più neanche le lacrime, non hai neanche più una ragione per sopravvivere. E i greci, con Tsipras, l’hanno ritrovata.

Ma per noi italiani, in genere, è difficile capire cosa significhi. Difficile perchè a quella fame ancora non ci siamo arrivati e di chi, invece, già ci vive in quella condizione, preferiamo non parlare, cerchiamo di rimuovere pensando che siano condizioni limite, situazioni isolate mentre non è così.

Leggo che alcuni si stanno schierando a favore della posizione assunta dalla BCE perchè gli accordi sono accordi e i debiti sono debiti.
Ma quali accordi, quali debiti?
Gli accordi presi da un governo truffaldino che ha gabbato il popolo greco riducendolo alla fame? I debiti contratti su un denaro che non esiste se non nella realtà virtuale su cui le banche hanno speculato come peggio(meglio) non si sarebbe potuto? Continua a leggere

Compagni dai campi e dalle officine…

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di Ivana FABRIS

Gira da tempo una storiella molto illuminante su come convenga comunicare certe notizie ed è questa: «Un ragazzo va a trovare i suoi genitori dopo lungo tempo e, ad un certo punto, mentre conversano e assumendo un’aria piuttosto preoccupata, dice loro: “Vi devo dare una brutta notizia, ho il cancro allo stadio terminale.”
Nel ricevere una simile la notizia, i genitori si disperano, non si danno pace. Scene di pianto irrefrenabile. A quel punto il ragazzo riprende dicendo: “Ho scherzato, volevo solo dirvi che sono gay”.»

Ecco, la comunicazione del nostro governo funziona esattamente così.
Reclamizza a reti unificate l’aumento dell’IVA al 25.5% per far ingoiare senza colpo ferire il taglio alla spesa pubblica che decreterà l’avvio della distruzione definitiva di settori determinanti nella vita sociale di un paese come la sanità, la scuola, il sistema pensionistico, l’ambiente e chi più ne ha più ne metta.
Proclama in ognidove che l’art. 18 impedisce le assunzioni dei giovani, che garantisce troppo chi gode di certi privilegi (!) da troppo tempo a scapito di chi non ne godrà per niente, per cominciare a demolire sistematicamente lo Statuto dei Lavoratori.
Ripete come un mantra che quella sulla difesa dei diritti è una battaglia ideologica per riuscire a sfilarci “elegantemente” qualcosa che migliaia di uomini hanno ottenuto, per tutti noi, lottando duramente, sacrificandosi e talvolta anche pagando con la vita. Continua a leggere

C’è chi vive in un videogioco. E chi preferisce la vita.

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di Giuseppe CARELLA

Mi sto convincendo ogni giorno di più che a me toccherà la stessa sorte di mio nonno, comunista, deceduto nel 1976, di mio padre , comunista, ancora vivente, 90 anni: lasciare questa terra, il più tardi possibile, spero, senza poter affermare di aver visto almeno l’inizio della costruzione di uno stato sia pur vagamente socialista.

Ho letto pochi giorni fa da qualche parte che in un centro di ricerca americano, corrispondente al nostro CERN, la vita che crediamo di vivere sarebbe una sorta di illusione bi-dimensionale e che nulla di quanto crediamo accada in realtà accade. Speriamo sia veramente così, almeno avremo la possibilità che in altre dimensioni la realizzazione di una società veramente più giusta sia ancora possibile.

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Scegliere o subire?

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di Andrea NOBILE

Elsa Lusso ha lanciato il sasso, con delle riflessioni, da me ampiamente condivise, sul perchè la vittoria schiacciante del Pd alle ultime elezioni, sia una vittoria che regala poco entusiasmo ad una fetta importante del suo elettorato.
Giuseppe Carella ha raccolto questo sasso e questo imbarazzo rilanciando una speranza legata a Pippo Civati e ai suoi. Una speranza di ravvedimento a sinistra di questo “partito mai partito”.

Ora, raccolgo il testimone e provo a pormi in una prospettiva diversa, ovvero in una riflessione sull’individualità esasperata dei nuovi “soggetti politici” e, per farlo, non posso nascondere da dove arriviamo.
Mi fa quasi orrore riparlare una volta ancora di Berlusconi, ma, temo, che il seme del ventennio da lui dominato, ci abbia lasciato un’eredità pesantissima nella capacità di scegliere a chi affidare i nostri sogni e le nostre speranze.
Per vent’anni, infatti, un uomo solo, “padrone” di un partito, ha attirato su se stesso l’attenzione delle persone e ha generato l’illusione di poter essere l’artefice unico del benessere di un popolo. Continua a leggere