Pensieri di Sinistra (a pugno chiuso)

1975-peschiera-pugni-chiusi

di Giuseppe CARELLA

Non si fa alcuna fatica a riconosce l’autore di queste riflessioni, scritte oltre un trentennio fa. Ho
solo cambiato la parola “comunista” con “Sinistra”. E sembrano scritte oggi.
Ma allora, se sono ancora valide, perché sono cadute nell’oblio?

Da ragazzo c’era in me un sentimento di ribellione. Contestavo,se vogliamo usare una parola di moda, tutto. La religione, lo Stato,le frasi fatte e le usanze sociali [..] Penso che la mia migliore qualità sia quella di non aver abbandonato gli ideali della mia gioventù e di essere
ancora oggi di sinistra, smentendo il percorso per cui si è rivoluzionari a 20 anni, socialdemocratici a 30, moderati a 40 anni, fino ad arrivare con l’età ad essere reazionari e rinnegare gli ideali della propria gioventù
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Stretti nella morsa

Morsa
di Massimo RIBAUDO

Mi ha molto colpito leggere, e ringrazio Andrea Nobile per avermela ricordata in un post su Facebook, l’intervista del 1978 di Luciano Lama – allora Segretario Generale della CGIL – ad Eugenio Scalfari.
Sono quei casi in cui si pensa: “tutto nasce da qui“. Nel 1970, infatti, si prende coscienza, nelle economie occidentali, che la domanda di beni non segue il volere dei capitalisti. Che il tasso di accumulazione del capitale si riduce. Che la crescita non è infinita e perenne. E che il Patto del dopoguerra tra Stato democratico e capitalismo può vacillare.

E fu per non farlo vacillare che Luciano Lama accettò la linea dei sacrifici per la classe lavoratrice. Ecco le sue parole: “Sì, si tratta proprio di questo: il sindacato propone ai lavoratori una politica di sacrifici. Sacrifici non marginali, ma sostanziali“.

Si chiede, in nome del patto faustiano col capitalismo, di perdere l’anima. Alcuni lo chiamano riformismo, dimenticando che le riforme sociali aiutano ed emancipano la classe lavoratrice, mentre oggi abbiamo altissima disoccupazione e bassi stipendi.

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