Si scrive austerity si pronuncia schiavitù

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di Massimo RIBAUDO

Quando si pensa in termini di azione politica si risponde ad un bisogno sociale. Vi sono bisogni, necessità razionali – mangiare, bere, dotarsi di un tetto sopra la testa, studiare, avere dei figli – e vi sono bisogni irrazionali, o che vogliamo ritenere tali.

Noi raffiguriamo sempre la società come una proiezione di noi stessi. La società pensa, o dovrebbe pensare per il suo bene, come me che la osservo, ed è una. Non è così. La società è plurale. Dentro vi sono classi, ma anche ceti, corporazioni, club, gruppi di Facebook, associazioni, sindacati, partiti. Varie gerarchie. La massa è divisa e multiforme. Un modo di suddividere in forze di pensiero e di azione politica la società è stato quello di dotarsi della rappresentanza di una Destra e di una Sinistra, entrambi fedeli ai principi costituenti del patto politico originario: la Costituzione di uno Stato. Dovrebbe essere così. Abbiamo combattuto due guerre mondiali perché fosse così.

La possibilità che queste forze si alternino al governo mediante il libero volere dei cittadini, rappresentato dalla loro partecipazione alla vita politica è la forma di democrazia che, al momento, viene ritenuto il miglior sistema per garantire libertà e diritti. Per garantire la risoluzione dei conflitti tra bisogni sociali diversi senza guerre civili. Sempre di più viene il sospetto che in molti Paesi europei, e soprattutto in Italia,  questa possibilità di alternanza sia solo una finzione. In più ci dicono che dobbiamo competere economicamente – l’unica competizione possibile – con quei Paesi che non hanno istituzioni democratiche e non hanno tutele sindacali.  E come? Trasformandoci in oligarchie economiche, garantite da partiti unici, dittatori o monarchi,  come loro. Assurdo, vero? E’ quello che si è fatto in questi ultimi venti anni.

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Educazione Civica

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di Andrea NOBILE

Non possiamo cascarci una volta ancora, credere una volta ancora che, nella migliore delle ipotesi, si tratti di qualche mela marcia e, nella peggiore, di un clamoroso errore giudiziario.
Non possiamo continuare a lamentarci della classe politica se non modifichiamo radicalmente i nostri atteggiamenti.
Questa classe politica è esattamente quello che ci stiamo meritando.

Per chi, come me, è veneziano, era noto da sempre che il Mose rappresentava, volendo essere buoni, una spesa folle ed inutile. Senza contare l’impatto ambientale disastroso che questa diga mobile sembra rappresentare nei confronti di un ecosistema straordinario come quello della laguna veneziana. Continua a leggere

Res Publica

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di Massimo RIBAUDO

Non si può fare politica, cultura, azione sociale soltanto resistendo, come una diga, al flusso degli eventi.
Ha ragione Walter Siti: “Resistere non serve a niente“.
Al meccanismo economico e sociale che privatizza le vite umane, che fa delle informazioni, dei servizi alla persona – anche i più essenziali e necessari – e delle capacità relazionali una merce di scambio, che fa dell’esistenza umana una scommessa da vincere o perdere in base alla situazione famigliare e di nascita è inutile opporsi con ragioni e metodi del passato.

Vogliamo più cultura e più possibilità. Uguali possibilità“.
Ci rispondono, sorridendo beffardi, che abbiamo Internet.
Poco importa che senza le basi del gusto, dell’estetica, del discorso, del ragionamento, della grammatica, della sintassi, della logica – gli elementi di una coscienza e conoscenza umana che i primi anni scolastici e ottimi docenti ti offrono – questa immensa mediateca non sia fruibile.

Lo sarà per chi si può permettere quei docenti, quei metodi, quelle aule, quei tempi che servono ad apprendere, ad “imparare ad imparare”. E poi, per scalare società e guadagnare sui fallimenti in Borsa, non serve cultura e capacità. Basta un buon algoritmo matematico.

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Il diritto della servitù

(immagine dal web)

(immagine dal web)

di Massimo Ribaudo

La doppia laurea è sempre un vezzo piacevole. Mi mancano, dal 1994, tre esami per laurearmi in Giurisprudenza. Uno di questi è Diritto del Lavoro. E ricordo ancora perché non me la sentii di presentarmi all’esame. Non ci credevo. Quello non era più Diritto del Lavoro. Quello era un’acquiescenza ai desiderata del libero mercato senza più freni pubblici e senza più orientamento ad una chiara e definita composizione degli interessi tra soggetti governati dalla propensione al massimo profitto e soggetti tutelati dalla giustizia sociale. Interessi diversi e tra i quali ogni confusione è dannosa: sia per i lavoratori che per l’impresa.
So bene che dopo la caduta del Muro di Berlino le politiche degli Stati occidentali dovettero piegarsi al modello thatcheriano senza poter quasi più usare l’arma dello sciopero. L’economia sovietica non esisteva più come avversario. E quindi ogni deterrente legale all’interesse del profitto sembrava e sembra ancora non realizzabile in quanto non ci sono più concorrenti al modello produttivo occidentale – oggi in gran parte appaltato ai lavoratori senza diritti asiatici e mediorientali. Modello che, infatti, è in crisi profonda.
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Primo Maggio. La voce di Carlo Petrini

Primo Maggio

Dal palco del concerto del Primo Maggio in Piazza San Giovanni a Roma si è udito un messaggio forte per la popolazione italiana e di tutto il Mediterraneo. E’ il messaggio di Carlo Petrini, il Presidente di Slow Food che da anni sta promuovendo un diverso modello alimentare ed economico per l’Occidente. Un modello che è l’unico a poter scongiurare le prossime crisi finanziarie, insite e connaturate allo stato attuale delle cose, e la tragedia alimentare per miliardi di persone. Un modello politico, economico, comportamentale, che va dall’individuo, alla società, al mondo della produzione, al senso stesso dell’essere umano. Senza concetti astratti e visioni utopistiche. Ma umane e concrete.

Ci sono Paesi, come la Cina, che per pochi soldi comprano la terra degli africani. Bisogna che gli africani riconquistino la loro terra“.
In questo momento migliaia di africani stanno provando a lasciare la loro terra e ad attraversare il Mediterraneo. I mari dove oggi muoiono gli immigrati africani ci devono ricordare i mari in cui morivano i nostri bisnonni e nonni che emigravano verso l’America. Dobbiamo rispettare questi nostri fratelli“.

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La buona occupazione, solida e sostenibile

L’intervento di Carlo Petrini, presidente di Slow Food, alla Conferenza internazionale ‘Il valore dell’Europa’ che si è tenuta alla Camera dei deputati il 13 e 14 marzo 2014.

 

(proposto da Andrea Nobile)