Mi scusi signor padrone, ossequi a vossia!!!

AAnon mi avrete mai rossa

 

di Antonio DITARANTO

Mi scusi signor padrone, ossequi a vossia!!!
Mi scusi signor padrone, ossequi a vostra signoria; scusatemi di cuore, non volevo arrecarvi danno, cosa posso fare per farmi perdonare?
Lo accettate un fazzoletto di uova? O volete che vi porto uno di quei conigli che crescono nel mio cortile?

Vi sembrerà una cavolata, ma è proprio quello che succedeva nel lontano sud nella prima metà del secolo scorso, quando presi dalla rabbia e dalla disperazione i contadini ed i braccianti del meridione diedero vita alla più grande rivoluzione dei lavoratori contro i grandi latifondisti.

Era il ‘49 e i braccianti di Montescaglioso, guidati dalla CGIL, occuparono le terre dei vari conti e marchesi lasciando sulla terra il sangue di Giuseppe Novello. Stessa cosa a Melissa in Calabria e in tanti altri comuni di tutto il mezzogiorno d’Italia.
Ecco, la storia di quei giorni, tramandatami da mio padre, bracciante agricolo e da mia madre. Continua a leggere

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C’era una volta il sindacato

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di Nello BALZANO

C’era una volta un sindacato che si chiamava CGIL che si diceva essere legato al Partito Comunista Italiano, ma anche la Democrazia Cristiana per non sentirsi inferiore aveva il suo sindacato di riferimento ed era la CISL, in mezzo ci stavano i Socialisti che scelsero di legarsi alla UIL: poi venne un giorno che questi tre partiti decisero di unire i loro valori (è una fiaba, chiaramente) e fondarono un partito che si chiamava Democratico.

Cosicché non si poteva più pensare ad una cinghia diretta di trasmissione con tutti e tre i sindacati, ma non cessò un riconoscimento della loro importanza sociale, e si cercò il più possibile di mantenere un rapporto di collaborazione, tanto da accogliere a braccia aperte tra le loro fila esponenti di spicco dei sindacati stessi.

Ma i democratici, ubriacati dalla loro bramosia di potere, capirono che questa vicinanza stava stretta ed era di impiccio rispetto ai rapporti, che lentamente diventavano privilegiati, con i gruppi di comando dell’economia del Paese.

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Come i minatori inglesi?

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di Nello BALZANO

Leggere oggi i quotidiani e vedere che sulle prime pagine campeggiava, più o meno in evidenza, la notizia dello sdegno del Presidente del Consiglio italiano in merito alle proteste dei lavoratori degli scavi di Pompei e dell’Alitalia, mi ha portato subito a quel triste periodo: lo sciopero dei minatori inglesi, quello che nonostante la dura lotta di quasi un anno, consacrò la politica neoliberista della Thatcher.

So che da molti anni ormai (dal 1990 per la precisione con l’approvazione della legge 146 relativa al diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali) è in atto una sotterranea battaglia contro i diritti dei lavoratori, questa cosa che dovrebbe sdegnare tutte le persone che vivono di lavoro, sta diventando il leit motiv per la loro condanna.

Viene mischiato tutto, chi rispetta e chi non rispetta le regole, con un unico obiettivo: disarmare il potere contrattuale dei sindacati, con l’approvazione generale.

Tutto ciò che ha reso possibile la crescita economica e sociale diventa nemico, malattia del sistema, allora il nemico non è più chi non rispetta le persone, chi le sfrutta con il ricatto del lavoro, chi si arricchisce indebitamente con i proventi da lavoro non redistribuito e investito nel gorgo della Finanza speculatrice, ma i lavoratori che per l’opinione pubblica sono ingrati nei loro confronti, per il “privilegio e la fortuna” di lavorare.
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E’ primavera, svegliatevi toscani…

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di Claudia BALDINI

L’avete ascoltata la propaganda? “Renzi è contro i poteri forti”, “Renzi è contro il capitalismo di relazione”. Matteo Renzi inventerebbe di essere contro Renzi, pur di prendere in giro qualcuno, come riesce sempre a fare così bene.

Perché l’attuale Presidente del Consiglio è proprio un prodotto del capitalismo dinastico e di relazione che ha cambiato pelo, ma non certo il vizio di privilegiare i cognomi, e i patrimoni, a discapito delle competenze e della libera concorrenza.

Forse non tutti i fan di Matteo conoscono questo tipo di poteri forti. Forti, non perchè siano di antica nobiltà, ma perchè hanno investito bene il proprio blasone. Certamente certi successi si possono ottenere se la politica ti è amica. E quindi la politica va foraggiata, o meglio il rampollo designato va educato ed aiutato come fosse un erede nobile.

A introdurre in società il giovane Matteo, non è un mistero, sono stati i Frescobaldi.
Fresco chi? direbbe qualche Piddino scimmiottando il Capo. E allora bisognerà ricordare la storia e il Comitato dei Trecento.
Tale Comitato fu fondato dalla nobiltà veneziana nel 1729 mediante la BEIC (British East India Company, la Compagnia delle Indie) per occuparsi dell’attività bancaria internazionale, dei problemi legati al commercio e per sostenere il traffico dell’oppio. E’ controllato dalla Corona britannica. Niente complottismi. Le maggiori banche mondiali sono collegate, ancora, con questo comitato. Sono loro, “i vetero”, ma sono capitalisti.

Il capitalismo dinastico che sta distruggendo l’Europa, non secondo un sito complottista dai colori scuri, ma proprio come dimostrato da Thomas Piketty nella sua opera “Il capitalismo nel XXI secolo”. I patrimoni familiari, protetti da politiche fiscali leggerissime nei loro confronti, prosperano di più che prima della Rivoluzione francese.

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Fiducia? L’arroganza non fa parte della democrazia

puntina

Rubrica “IN BREVE”


di Lorenzo CIMINO

Vivere molti anni all’interno della CGIL mi ha permesso di capire il vero significato della parola “condivisione”.
Incontrare ogni giorno tante persone, confrontarsi, discutere, portare avanti un’idea e, a volte, vedere le stesse cose da un’altra prospettiva.
Mi è capitato qualche volta anche di cambiare idea e correggere il tiro.
Anche così si fa politica e si acquisiscono nuove certezze.
Questo non significa essere lenti, vecchi e inefficaci.
Significa semplicemente vivere la politica come un servizio, sentirsi parte di un tutto più grande.
Fatto questo arriva anche il momento di assumersi le responsabilità del caso.
Condividere, confrontarsi e arrivare ad una sintesi per poi decidere non significa essere deboli.
Significa essere democratici.
Non mi piace l’uomo solo al comando.
Non mi piace l’arroganza in politica.
Mi piace discutere e metterci la faccia. Ammettere di aver sbagliato quando è il caso.

Chiedere la fiducia per approvare l’Italicum è un atto di arroganza. È una modalità sbagliata di fare politica.
Quando dirigi un partito e governi un Paese non puoi usare continuamente il ricatto.
Anche per questo ritengo che sia necessario costruire un’alternativa che nasca da un’idea completamente diversa di come si fa politica.
Quella con la P maiuscola!

Io sono della CGIL

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di Claudia BALDINI

Io sono iscritta alla CGIL da una vita e trovo veramente assurdo e pericoloso il tentativo di relegare il sindacato al ruolo di “porta a casa un contratto”.
E’ quello che fanno già gli altri. E non è che si preoccupino dei diritti, della dignità e quindi alla fine nemmeno del diritto di battersi nei luoghi di lavoro perché tutti siano trattati a pari diritti.

La prova è che la storia sindacale ha sempre visto atti discriminatori verso la CGIL e non verso gli altri. Susanna Camusso dovrebbe studiarsi attentamente non i proclami della CISL per mirare all’Unità sindacale a basso livello, anzi ignobile. Dovrebbe ripercorrere da Di Vittorio a Cofferati (e dopo di lui, stop) la storia dell’emancipazione dei lavoratori fino allo Statuto oggi demolito. Ecco, si accorgerebbe che prima di arrivare alle lotte del 1969 col pansindacalismo, la CGIL ha lottato da sola, appoggiata dal PCI. E che, una volta cambiati i segretari di quel pansindacalismo, le pecorelle sono tornate all’ovile dei partiti e partitini di Centro. Quindi la smettano con la storia che il sindacato non deve fare politica. Il Sindacato è l’altra faccia della medaglia della lotta politica. Quello che aggrega il più possibile unitariamente individuando obbiettivi di miglioramento delle condizioni di lavoro: per i LAVORATORI!

E oggi, che addirittura un partito eletto dalla sinistra si è trasformato in partito di centro(destra), è del tutto evidente anche ai ciechi, e che una grande parte di lavoratori, oltre che di cittadini tutti, non ha più una voce significativa in Parlamento, pur avendola votata.

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Come può uno scoglio…

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di Alfredo MORGANTI

Lo dice anche il Segretario Generale della CGIL. Non io, non un ‘passante’ casualmente entrato in un circolo PD durante le primarie credendo che fosse una festa di compleanno.
Ma Susanna Camusso, il vertice del più grande sindacato italiano, l’unico organismo che ancora adotti il rosso come emblema. “Credo che alla lunga è una dinamica naturale. Lo spazio c’è, è evidente, il PD non è più un tradizionale partito di sinistra e da qui alle prossime elezioni immagino che qualcosa di importante succederà”. Un nuovo soggetto che, però, non deve essere promosso dal sindacato, dice ancora la Camusso. A lanciarlo deve essere “nel modo più naturale” la politica. Lo ripete due volte: “naturale”.
Da l’idea di un processo che è già partito, che corre lungo il binario quasi senza la necessità o la spinta di una volontà o di un artificio umano.

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Landini: sveglia gente di Sinistra!

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di Cosima DI TOMMASO

E’ una fase prometeica, questa iniziata il 28 Marzo 2015.
Sono solo un’insegnante, “operaia della conoscenza” – dicono: di fatto, sono una “metalmeccanica” che opera nella scuola. Maurizio Landini, da sempre, parla per me e la sua proposta di coalizione sociale bene mi rappresenta e quando un uomo come Landini tuona, è bene finalmente insorgere tutti, contro l’attuale sistema politico, a dir poco indecoroso, per formare con lui una voce sola!

La coalizione sociale è, grazie al titanismo eroico di quest’uomo, un punto d’arrivo, un punto d’incontro e di riscossa che scuote le coscienze e le fa vibrare, in nome della dignità dell’essere umano.

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Eppur bisogna andar

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di Massimo RIBAUDO

Dopo la vittoria sull’URSS, invece di donare ai popoli occidentali maggiore libertà e incrementare le garanzie di emancipazione dal bisogno, come la tutela del lavoro e la qualità dello studio, i loro governi hanno tradito tutte le promesse e hanno permesso la “reconquista” dei privilegi del capitalismo dinastico che lo stesso aveva dovuto, in parte, contenere avendo causato la II^ guerra mondiale e dovendo sostenere e propagandare la rappresentazione di un mondo social o liberaldemocratico migliore del comunismo reale sovietico.

Dopo Ronald Reagan e Margareth Thatcher abbiamo vissuto, negli ultimi trenta anni, da parte dei loro epigoni uniti nella destra globale anche sotto vessilli socialdemocratici (come ora il Partito Democratico in Italia), la continua erosione di tutte le conquiste sociali maturate nelle lotte sindacali e politiche che vanno dalla fine della guerra a metà degli anni ’80.

La democrazia politica, il valore dei corpi intermedi come sindacati ed associazioni, il senso delle istituzioni pubbliche e le Costituzioni che tutelano e promuovono diritti inalienabili della società e dell’individuo sono da svilire e porre nel dimenticatoio. Vogliono ridurre queste istituzioni, concetti, valori alla completa resa ed inutilità per permettere il trionfo del calcolo matematico della produttività a minor costo possibile.

Senza di loro si vivrà nell’autoritarismo invisibile – e perciò più diffuso e pervasivo – degli interessi finanziari: del debito privato, della necessità di pagarsi relazioni sociali necessarie per avere e mantenere un lavoro, pagarsi le cure mediche, pagare viaggi e residenze all’estero al fine di preservare i figli da un futuro sicuramente peggiore del proprio, ove restassero in Italia.

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Il Jobs Act e la furia demolitrice del Governo Renzi

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di Elena TORALDO

Prima del Jobs Act, il regime di stabilità del rapporto di lavoro era classificato quale reale (per quei lavoratori che godevano delle tutele ex art. 18, Stat. Lav.: la reintegrazione) o quale obbligatorio (per quei lavoratori che godevano delle tutele ex L. 604/66: il risarcimento).

Con il Jobs Act, per gli assunti dopo il 7 marzo 2015, la determinazione del diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro è demandata al Giudice per cui i lavoratori non possono sapere se godono di stabilità reale o di stabilità obbligatoria (e non lo sapranno mai, a meno che non siano licenziati, decidano di adire l’autorità giudiziaria e di attendere il passaggio in giudicato della sentenza di decisione della causa). I decreti attuativi del Governo in materia di contratto di lavoro a tutele crescenti non lo specificano. Lo avranno dimenticato?
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