La mia lettera a Ciwati

saluti

di Giuseppe CARELLA

Caro Civati sei uscito dal PD dopo una lunga sofferenza, perché da quel partito non ti senti più rappresentato e non vuoi più rappresentare. Potevi farlo un anno fa e forse sarebbe stato diverso. O forse anche no, come dice qualcuno: poteva sembrare come il capriccio dello sconfitto che non si rassegna al successo del vincitore, che oltre che capo del partito diventa anche capo del governo. Punti di vista. Non sapremo mai se era meglio prima o adesso.

Ora ci chiedi di scriverti sul tuo blog, per dirti come la pensiamo e aiutarti a fare le scelte migliori per il futuro.
Io scelgo di scriverti da qui, da un altro blog e provo a spiegarti anche il perché, in modo semplice: non dobbiamo solo essere noi a leggere te, ma anche tu a leggere noi. E questo significa cercare, sulla rete e nella realtà, quanto di meglio esiste, perché tu possa unirti ad esso nella nuova avventura. C’è una bella differenza, sai.

Insieme ad altri ti ho sostenuto nelle primarie nazionali perché eri portatore di una proposta bella, interessante, praticabile. Ti ho sostenuto e seguito anche dopo le primarie perché mi ispiravi fiducia. Ti seguo anche ora, un po’ di meno, ma ti seguo.

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Se i Cinquestelle fanno oh

donna-stupore

di Massimo RIBAUDO

Se la serie di ricatti incrociati, di mercanteggiamenti dentro tutti i partiti per assicurare una sedia in un Parlamento di nominati, dovessero avere successo nell’arco di questa legislatura, il disegno presidenzialista (a Costituzione formalmente invariata) di Matteo Renzi  si realizzerà.

Non credo che le possibilità di referendum su una legge elettorale siano così semplici da attuare. Come ha ricordato il costituzionalista Gaetano AzzaritiNon è facile individuare le parti da sottoporre a questa procedura. La giurisprudenza costituzionale impone che l’abrogazione di una legge elettorale non comporti la “paralisi di funzionamento“. Ciò significa che si possa votare con una legge in vigore“. Si possono abrogare parti dell’Italicum mantenendone la funzionalità? Appare, al momento, molto complesso.

Più probabile, invece, che un ricorso alla Corte Costituzionale possa essere accolto e che prescriva con il suo annullamento (sarebbe il secondo per una legge elettorale) la non rispondenza ai principi ed alle norme della Carta. Ma i tempi per il ricorso saranno lunghi, e forse saremo costretti ad andare a votare con un sistema elettorale che annulla il principio di rappresentanza esaltando solo quello della governabilità. Con un monocameralismo che comprime fortemente le funzione dell’opposizione. Quattro i punti critici dell’Italicum, per Azzariti: il premio attribuito anche a una lista dalla scarsissima rappresentanza reale; i capilista che per i partiti piccoli e medi riguarderà il 100% degli eletti; le pluricandidature che rimetteranno nelle mani del partito la scelta dell’eletto; la diversità delle norme tra Camera e Senato che introduce non tanto una semplice differenza, quanto un’assoluta irrazionalità del sistema.

Ma, come è avvenuto per la precedente legge elettorale, la forza arbitraria del calcolo politico teso a far sopravvivere una classe politica incapace e collusa con gli interessi finanziari delle “famiglie” del capitalismo italiano, credo avrà la meglio sulle ragioni del diritto.

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