La medio-crazia

antoniorazzi

di Immacolata LEONE

Se “i sogni son desideri di felicità” staremmo tutti sognando, e invece no, non c’è tempo, perché la mattina quando ti alzi devi vedere cosa devi fare per far quadrare i conti, per mettere insieme il pranzo con la cena.

E mentre ti barcameni nella difficile scelta di quale visita medica devi scartare a favore di un’altra, capisci che tanto lo Stato ha già deciso per te, se sei povero devi pagare perché così è, caro il mio piccolo indifeso contribuente morto di fame.

Sono problemi tuoi se nella vita non sei nato nella famiglia giusta e non sei stato capace di trovarti da solo un lavoro a lungo termine, e se ora sei in difficoltà non esiste Welfare e neanche il famoso reddito di cittadinanza. Attaccati.

Perché noi italiani siamo sempre indietro anni luce, siamo alla servitù della gleba , nel nostro paese il metodo di reclutamento del personale è sempre “per conoscenza”, per partecipazione al clubbino dei mediocri.
È ancestrale.

Non sarà lo Stato ad aiutarti è troppo occupato a sistemare i parenti i figli e i figli dei parenti . E fatto ciò, voi ultimi morite pure, perché dovete capire che l’attuale piano della nostra classe dirigente è quello di asservire la cultura del diritto alla funzionalità dell’efficienza.

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24 maggio 1915. Il doloroso inganno della guerra

inganno

di Giovanni PUNZO

Sono trascorsi cento anni dal 24 maggio 1915. Le manifestazioni però – soprattutto in questi giorni, gravate dal fantasma dell’austerità e dal crisma dell’ufficialità –, stanno riversando anche un profluvio di luoghi comuni e banalità, prive del senso o delle interpretazioni che tutti attendono. Inutile d’altra parte cercarli nel quadro ufficiale perché le celebrazioni mai sostituiscono argomenti e ragionamenti, ma ne rappresentano semmai il punto di partenza.

C’è tuttavia da osservare – rispetto il trascorso centocinquantesimo dell’Unità d’Italia – che l’anniversario questa volta sembra più sentito, almeno a livello di curiosità, per la presenza di tante memorie familiari e collettive di un evento che rappresentò la vera nascita dell’Italia del XX secolo nella sua identità moderna. Parlando di Prima guerra mondiale soprattutto per il nostro Paese le domande restano sostanzialmente due: come e perché l’Italia entrò in guerra.

Dopo abili iperboli retoriche o aperte manipolazioni storiche, frutto dei regimi o delle tendenze culturali passate, sta emergendo con definitiva chiarezza l’aspetto principale: la maggioranza non voleva la guerra e fu trascinata lo stesso nel conflitto. Sappiamo che la regia, o meglio la ‘responsabilità’ dell’entrata in guerra, coinvolse solo pochissime personalità di alto rilievo: il re e due o tre ministri, appoggiati a loro volta da un confuso ed eterogeneo movimento interventista – molto attivo in piazza – che andava dalla sinistra rivoluzionaria ai nazionalisti, ma al cui interno agivano anche parte dei liberali, la quasi totalità della classe dirigente (industriali compresi), gli intellettuali e i giovani.

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