Il Capitano Ultimo, le bufale e le bufere

ferrandino

di Luca SOLDI

Povero paese, dover affidarsi di nuovo al Capitano Ultimo. A colui che credevamo già in meritata pensione, a raccontare le gesta ai nipotini.
Invece eccoci qui, di nuovo in mezzo ad un’inchiesta per la quale non troviamo più il titolo adatto.
Per i tanti appellativi, i titoli, i cappelli, già usati. Pensavamo, in questa Settimana Santa di dedicarci ad altro. Potevano persino leggere con una certa leggerezza, con un sorriso, di una bufala che aveva coinvolto, complice il mondo del web il “codino nazionale”, Roberto Baggio, dato per morto e poi prontamente resuscitato.
Ci eravamo dedicati con partecipazione – si fa per dire – alla Direzione del Pd che anch’essa celebrava a suo modo la Settimana con l’annuncio di una scissione certa ma non probabile. Di una chiusura della Ditta, data imminente, ma rimandata. Insomma ci saremmo dilettati con le amenità prefestive, con le bufale, e le mozzarelle del loro latte, certi che ormai il repertorio degli scandali fosse compiuto.
Invece, grazie proprio a Capitan Ultimo, ecco scatenarsi l’ennesima bufera.

Il racconto di un malaffare che avviene senza alcun ritegno, complice un mondo politico che fa rabbrividire. Di colletti bianchi che guidano le mafie e non più il contrario. (E se fosse sempre stato così?). L’inchiesta coordinata dai pubblici ministeri Woodcock, Carrano e Loreto e condotta dai reparti speciali del Comando per la Tutela dell’Ambiente del colonnello Sergio De Caprio, il ‘Capitano Ultimo’, avrebbe preso il via nel 2013 e sta portando in superficie, in Campania, un sistema di corruzione basato sulla costituzione di fondi neri in Tunisia da parte della cooperativa Cpl Concordia, una storica cooperativa emiliana nata alla fine del ‘900.
Fondi con cui retribuire pubblici ufficiali per ottenerne i ‘favori’ nell’aggiudicazione di appalti. Ancora una volte si legge che i reati contestati vanno dall’associazione per delinquere alla corruzione, dalla turbata libertà degli incanti al riciclaggio, all’emissione di fatture per operazioni inesistenti. Il solito peggio che non finisce di essere peggio.

Continua a leggere

Annunci

Gli scatoloni della sinistra

weremoving1

di Alfredo MORGANTI

Prima ancora che la minoranza PD decida il proprio futuro, Renzi ha già deciso il suo.
Ieri 30 marzo in Direzione è nato il Partito della Nazione, o almeno i suoi prodromi.
Senza la ‘zavorra’ della sinistra il partito democratico è ormai pronto a spiccare il volo verso i verdiniani e verso quel mondo politico profondamente anticomunista che ha visto come manna piovuta dal cielo l’assunzione al trono dell’attuale premier.

Sarà un partito né di destra né di sinistra, ma piazzato là in mezzo come un grande carrozzone su cui possono salire tutti a partire dai passanti, ma meno i comunisti (a meno che non siano pronti a fare tappezzeria in streaming).
Rosy Bindi oggi su Repubblica è più precisa. Lo chiama ‘il partito unico della nazione, che avrà alla sola Camera una maggioranza pigliatutto di 340 deputati e avrà intorno 4 o 5 partiti in lotta tra loro”. “È la fine del bipolarismo nel nostro Paese”, aggiunge.

Continua a leggere

Il mondo di Poletti

sfruttamento

di Claudia BALDINI

E’ da un po’ che volevo riordinare tutto quello che ho sentito, visto e letto sul mondo cooperativo. Il mio punto di osservazione è buono ed amico, ma non con le bende sugli occhi e i tappi nelle orecchie.
Questo punto di vista si forma nelle tante assemblee che ho seguito come socia trentennale di Coop, si forma parlando con chi ci lavora, ma si forma anche ascoltando le esperienze del mio sindacato nelle realtà Coop.

Rivendico la legittimità e l’importanza, peraltro riconosciuta dalla Costituzione, di questa forma di associazione produttiva che dopo il fascismo ebbe una grande funzione propulsiva verso l’occupazione e la ricostruzione. Non solo le cooperative di produzione, ma anche quelle di consumo, piccole botteghe sorte nelle città o negli spacci aziendali che, acquisendo un certo numero di soci, sfamarono letteralmente chi non poteva permettersi la sopravvivenza quotidiana. Ricordo che avevo 10 anni, quando mamma mi mandava alla Coop Goldoni a comprare un etto di mortadella con i soldi contati in mano. Ma ricordo bene che tornavo sempre con ben più di un etto di mortadella, perché sapevano che babbo era stato licenziato perché della Fiom e che non avevamo nulla. Ecco il principio affermato della mutua solidarietà. Principio che resse fino agli anni ’60, quando nuovi dirigenti si posero l’obiettivo di diventare la terza economia del Paese.

Continua a leggere