“Libero”: i bastardi siete voi

libero-2015-11-14

di Antonio DITARANTO

Dobbiamo sconfiggere la cultura dell’odio.

Il quotidiano Libero titola a tutta pagina “BASTARDI ISLAMICI” in riferimento alle terribili stragi di Parigi.
Stragi che sconvolgono noi tutti e che ci sprofondano in un grandissimo senso di rabbia e di impotenza di fronte a tali azioni e attacchi alla nostra quotidianità. Questo però non deve mai farci perdere la ragione e abbandonarci alla generalizzazione nella ricerca dei colpevoli e della parte dalla quale arrivano i pericoli.

Sotto gli attacchi del terrorismo oggi non è solo Parigi o il mondo occidentale; l’atroce notizia naturalmente ci scuote molto da vicino e ci colpisce nell’intimo al punto da spingerci verso sentimenti di reazione immediata.

Non va dimenticato però che oltre a noi europei e cittadini del cosiddetto mondo occidentale, sotto gli attacchi del fondamentalismo e del fanatismo, ci sono da anni milioni di persone di cultura diversa dalla nostra, arabi e musulmani che vengono trucidati negli attacchi quotidiani nelle città del medio oriente, della Turchia e dell’Africa, gente che pure crede nello stesso Dio al quale si riferiscono i terroristi, ma che vengono allo stesso modo massacrati e cacciati dalle loro terre.

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La morte: fermo immagine assoluto e totale

nonvedenti

di Franz ALTOMARE

 

Abbiamo due tipi di morale fianco a fianco:

una che predichiamo, ma non pratichiamo,

e un’altra che pratichiamo, ma di rado predichiamo.
(Bertrand Russell)

La morte assume sempre la forma e il colore di un corpo.
Certo che conta il contesto dove un’immagine viene pubblicata ma conta soprattutto il profilo e le finalità di chi la pubblica.
E vedo che su  Essere Sinistra si sta discutendo,  tra le altre cose, di guerre e di immigrazione.

Vorrei che si arrivasse a documentare sempre di più il legame causa-effetto tra la predazione delle risorse in Africa perpetrata dalle multinazionali con l’avallo esplicito dei governi cui fanno riferimento (compreso quello italiano),
la complicità delle oligarchie governative africane corrotte e indebitamente arricchite, la destabilizzazione politica del continente nero costruita a tavolino nelle stanze del Pentagono e della Casa Bianca che fomentano guerre per nutrire I’Impero dove interessi geostrategici e business,  compreso quello delle armi, coincidono sempre.

Se poi non si colgono queste relazioni consequenziali e infernali, e non si vuole vedere che persino l’ipocrita Unione Europea, “della pace e dei popoli”, forte anche,e soprattutto, per la propaganda di una sinistra di sistema asservita al neoliberismo e ai dominatori del mondo,  è anche l’altra faccia della NATO che sostiene e combatte guerre d’affari per il suo alleato americano;

se gli USA vengono visti da certi che ancora hanno l’impudenza di dichiarsi di sinistra come il migliore dei mondi possibili, e versano lacrime di coccodrillo ma dimenticano che anche soldati italiani sono stati attori in diversi ruoli in questo film dell’orrore, in Iraq, Afganistan, Libia, nei bombardamenti su Belgrado nel 1999 durante un governo di sinistra a guida Massimo D’Alema, in Ucraina sempre a diverso titolo in un’altra guerra creata a tavolino,
guerra strategica e di trivellazione voluta sempre dal premio nobel per la pace Obama;

se la democrazia americana per certa gente (di sinistra?) diventa addirittura un modello cui ispirarsi;

se in tutti questi anni si è preferito voltare lo sguardo dall’altra parte per non vedere, per non capire, perché non conviene e non è remunerativo, capire, se ancora oggi di fronte ad una foto cruda, terribile ma maledettamente reale perché la morte diventa reale nel preciso istante in cui un corpo cessa di vivere, si preferisce polemizzare sull’opportunità o meno di rappresentare la morte per quello che è,
un FERMO IMMAGINE ASSOLUTO E TOTALE,

se chi obietta perché non si parla del fenomeno e critica chi sceglie di far vedere, li mette sullo stesso piano di chi con tutte le immagini, di vita o di morte fa sciacallaggio;

se queste persone poi, per misteriose ma intuibili ragioni non riescono a trarre la conclusione politica più logica e coerente che implica una messa in discussione più generale del sistema con tutto quello che consegue;

se queste persone criticano le scelte di chi rappresenta queste immagini proprio perché inguardabili ma utili per mettere di fronte a una scelta che deve essere etica e politica insieme;

se tutto questo accade forse è perché per certe persone queste immagini di dolore e di morte sono davvero insostenibili…. oppure riflettono la falsa coscienza non di chi è cieco ma di chi non vuol vedere.

Basta!

kobane

di Ivana FABRIS

Non riesco a non pensare a lui.
Non faccio che chiedermi se avrà sofferto, se si sarà reso conto, se avrà avuto paura.
Sì, parlo di Aylan, la cui immagine ha devastato tutti quelli che ancora provano una morsa dentro ogni volta che pensano alla disperazione del popolo siriano come a quella del popolo palestinese e a quella di ogni popolo che soffre una guerra che non ha voluto.

La guerra…non possiamo nemmeno pensarci senza provare angoscia, se non addirittura terrore.
Eppure siamo al sicuro, ci sentiamo fortunati ma il più delle volte non comprendiamo che non si possa volgere altrove lo sguardo e tirare un sospiro di sollievo solo perchè non ci investe direttamente il fatto che, in paesi lontani, vite umane si spezzano come fossero matite di carta che qualcuno accartoccia con ferocia tra le dita.

Abbiamo paura di renderci conto che nessuno è salvo, che nessuno si salva da solo.
Qualcuno si illude che sia così, qualcun altro addirittura gioisce di queste morti e su questi non entro nel merito, non sono neanche degni di avere la mia rabbia, posso solo compiangere la loro sconfitta, il loro assoluto fallimento come esseri umani.

No, a me importa riflettere su chi, tra noi, ancora prova dolore per quei bambini morti ma poi recita una parte, poi finge con se stesso che tanto non gli sta succedendo in prima persona, che tanto non può nulla contro tutto questo orrore.
Non siamo mostri e quelle immagini e quelle informazioni comunque dentro lavorano e la coscienza, la civiltà che diciamo di aver acquisito insieme a quel po’ di sensibilità e di empatia che ancora residuano, ci portano inevitabilmente a sentirci colpevoli.
Non di rimanere vivi, non di essere fortunati a non vivere in paesi che vedono fame, miseria, dolore e morte.
Ci sentiamo colpevoli di non reagire.

In giro per la rete si legge un po’ ovunque un moto di dolore collettivo per l’immagine del corpicino di Aylan riverso sull’arenile.
Sembrerebbe dormire come tutti i bambini della sua età, a pancia in giù, sereno.
Ma basta un attimo e gli occhi corrono all’acqua che lambisce il suo corpo e alla sabbia bagnata che sporca il suo faccino.
Ed è a quel punto che l’orrore allaga la mente.
Un orrore senza confini che in un attimo si tramuta in dolore, in una sorda disperazione.

Ed è a quel punto che il senso di impotenza si fa spazio, perchè è a quel punto che ognuno di noi, capisce che non abbiamo la capacità di raccogliere tutto il dolore collettivo e per farne uno strumento che possa gridare un BASTA! da ogni paese del mondo.

Così, il vuoto si appalesa nella mente.
Un istante di vuoto in cui molti sentono di avere il dovere di gridare quella semplice parola e la gridano, ma non contro quei governi che stanno provocando le migrazioni di questi popoli ormai alla disperazione assoluta, non contro chi foraggia l’ISIS, non contro chi genera morte a danno di un’umanità fatta di migliaia e migliaia di bimbi come Aylan.
Non la gridano contro l’ONU che si prende tutto il tempo che le comoda per porre fine ad un genocidio, non contro la UE che non solo finge che il problema non la riguardi ma che addirittura attraverso alcuni dei suoi paesi appartenenti, fa affari con i signori della guerra vendendo loro armi e soprattutto non lo gridano contro il capitalismo che col suo imperialismo sta trascinando milioni di innocenti verso una fine atroce.
No. La gridano, invece, contro chi mostra la foto di Aylan.

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OXI!

oxigen

di Yuri Crea #cuococlandestino

Siamo i greci, i migranti, i siriani, i curdi, siamo donne e uomini precar*, siamo cittadine e cittadini di un mondo che sognamo e desideriamo libero, senza confini e senza padroni.
Siamo i coraggiosi combattenti di Kobane, che lottiamo e diciamo OXI ai tagliagole nazisti dell’ Isis, tenuti in vita dall’occidente, l’ antica civiltà che preferisce guardare indifferente, senza intervenire con la nostra stessa forza e coerenza.

Diciamo OXI all’Occidente, che ha creato questo mostro fondamentalista e nazista, che in nome di Dio, della morte, dell’odio e dell’ Islam distrugge con violenza popoli e culture bellissime, millenarie, che appartengono all’ Islam.

OXI!, l’ ISIS non è l’Islam che predica la fratellanza, la solidarietà, l’ amore per il prossimo e la tolleranza. Diciamo OXI, con forza, a questi regimi neonazisti che ci vogliono far vivere nella miseria, nell’ignoranza e nel terrore.

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Io dico OXI

oxi

di Andrea PROVVISIONATO

Qualche tempo fa ho scritto un articolo per Essere Sinistra in cui ipotizzavo un’uscita della Grecia dalla zona Euro. In quel pezzo tentavo di analizzare le conseguenze che questo avvenimento avrebbe avuto sull’Europa tutta. Oggi, quella che allora era solo un’eventualità, è divenuta una concreta possibilità.

Il prossimo 5 Luglio la Grecia potrebbe decidere di dire Oxi alla Troika. Potrebbe avere quel moto d’orgoglio che chiediamo noi italiani ai commercianti taglieggiati a Palermo. I greci potrebbero dire: “Oxi! Non ci stiamo più. Noi non vi paghiamo e voi spiegate ai vostri elettori perché e come avete perso 150 miliardi di euro”. Un bel problema per i creditori Europei, Francia e Germania in primis, ma anche per l’Italia che sarebbe esposta per miliardi di euro. Ma, al contrario di quello che leggiamo oggi sui giornali è un’opportunità per i greci.

Ipotizziamo che domenica 5 luglio, le cose vadano come tutti si aspettano: Oxi vince con schiacciante maggioranza. A questo punto la Troika avrebbe due opzioni a disposizione: fare un passo indietro, prendendo atto politicamente che non sta trattando con un governicchio di Sinistra, ma con milioni di greci alquanto alterati; per usare un eufemismo. Oppure iniziare immediatamente la procedura di default.

La prima opzione creerebbe il famoso “precedente”: le banche si piegano al volere popolare e le trattative tornano a Bruxelles, spostandosi dalle scrivanie dei banchieri a quelle dei politici.

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ISIS. Promemoria per il M5s ed il pacifismo ideale

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di Franz GUSTINCICH

Breve riassunto dei fatti che hanno portato all’ISIS (IS) e ai massacri in Iraq ad uso di quell’area della sinistra che ritiene di non dover inviare armi ai Peshmerga*

Piccola premessa. Se mi trovo nella condizione di poter esprimere liberamente il mio pensiero, lo devo ai partigiani e alle forze alleate che hanno sconfitto il nazifascismo. Con le armi e non con le saponette. Senza il fragore di quelle armi mi toccherebbe salutarvi con il braccio destro teso e dandovi del Voi.

In origine era al Qaeda. La morte di Osama bin Laden non ha sconfitto l’islam fondamentalista e terrorista, perché era già in atto una trasformazione degli obiettivi e della strategia.

Il passaggio da bin Laden ad Al Zarqawi conduce alla fondazione dello Stato Islamico (Jamaat al-Tawhid e Jihad), ma la strategia non è priva di opposizione nemmeno fra i più accaniti sostenitori del Jihad (l’impegno sulla Strada di Dio).
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L’avanzata dell’ISIS ed il paradosso curdo

 

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di Vincenzo SODDU

C’è un aspetto paradossale negli sviluppi di quello che più che un conflitto ha assunto ormai l’aspetto di un massacro atroce e unilaterale.

La marcia dei Jihadisti dell’Isis all’interno dell’Iraq è purtroppo una triste realtà. Finanziati dall’Arabia Saudita e dal mercato nero del Petrolio, grazie ai diecimila barili al giorno venduti a mercanti senza scrupoli, i fanatici sunniti non conoscono più ostacoli nella progressiva quanto feroce eliminazione delle minoranze religiose irachene.
Così gli Stati Uniti, più volte accusati di aver creato con l’eliminazione di Saddam questa instabilità interna al Paese, sembrano finalmente decisi a intervenire duramente per tentare almeno di fermarla.
Spinto anche dalla diplomazia iraniana, Barack Obama ha deciso di rifornire regolarmente di armi i Peshmerga curdi schierati a nord di Mosul, che stanno combattendo per il controllo dell’importante diga che garantisce energia all’intero Nord del Paese.

Quando si parla dei Curdi si parla della popolazione più bistrattata nella storia del Medio Oriente e dell’Altipiano Iranico: etnia indoeuropea discendente nientemeno che dall’antico popolo dei Medi, il cui numero complessivo di componenti oggi si aggira sui 35 milioni di persone.
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