É unione civile quella di Verdini per il governo Renzi

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di Luca SOLDI

Il presidente del consiglio Matteo Renzi ha sofferto non poco prima del voto.
Al termine della discussione nell’aula del Senato sul ddl Boschi ha preso la parola per la replica. É rimasto soddisfatto delle sue parole.

Dopo l’intervento le dichiarazioni di voto e quindi la votazione: il disegno di legge è stato approvato in terza lettura con 180 sì, 112 no e un astenuto. Il testo adesso dovrà tornare ora alla Camera, che fra tre mesi potrà votare in via definitiva.

Un margine ampio: 19 voti in più dei 161 richiesti dalla maggioranza assoluta prevista dall’articolo 138 della Costituzione per il secondo voto sulle riforme costituzionali. Continua a leggere

L’Edicola di Essere Sinistra del 31 agosto 2014

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Serve un cambio radicale, di Barbara Spinelli

 

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I sette individui che hanno distrutto la Sinistra, di Massimo Allulli

 

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Per una democrazia che sappia fare politica estera, di Micheal Walzer

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La riforma costituzionale senza pace, di Giuseppe Civati

 

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Il gelato di Renzi. Ingredienti e controindicazioni, di Luigi Bruschi

 

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Scusate, ma che fine ha fatto la lista Tsipras?, di Matteo Pucciarelli

I giovani in politica

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di Massimo RIBAUDO

Avevo dodici anni e il gruppo rock di mio cugino era tra i diciotto ed i venti.
Organizzarono una serata di prova per tutte le famiglie dei componenti, e io partecipavo a due loro interpretazioni di brani splendidi, come tastierista: “Europa”, di Santana, e “Comfortably numb” e “Wish you were here”, dei Pink Floyd.
E quindi, ad essere accettato tra loro, e suonare, era più di aver vinto un gran premio di Formula 1.

Ad un certo punto mio padre, come al solito, chiese un ritorno al passato. “Bravi, siete bravi“, disse. “Ma la sapete suonare “Vitti na crozza“?
Potete immaginare la mia vergogna e il disappunto. Stavamo cantando e suonando il futuro, e lui chiedeva che fossero ascoltate le sue radici.

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Grazie, Senatori

Ecco i nostri Senatori. Siamo con loro. Al loro fianco.

E li ringraziamo.

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Lettera aperta ai Senatori dissidenti del Pd

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di Sil Bi

(A Lucrezia Ricchiuti, Erica D’Adda, Nerina Dirindin, Vannino Chiti, Walter Tocci, Felice Casson, Corradino Mineo, Sergio Lo Giudice, Paolo Corsini, Massimo Mucchetti e agli altri con la schiena dritta)

Gentile Senatrice, caro Senatore,
all’inizio di questa settimana così impegnativa avverto il bisogno di scrivere a voi che con il vostro coraggio difendete l’autonomia dell’istituzione alla quale appartenete.

Siamo ad un punto cruciale. Una legislatura nata con le difficoltà che ricordiamo può segnare una svolta nella storia repubblicana. La modifica costituzionale di cui state discutendo rischia di indebolire eccessivamente il ruolo del Parlamento, di complicare il processo legislativo, di creare uno Stato controllato da un solo partito. Una rivoluzione che ci allontana dal principio di equilibrio dei poteri presente in tutte le principali esperienze costituzionali europee: definirla svolta autoritaria significa essere vicini alla realtà.
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Lettera aperta a Pierluigi Bersani

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di Vincenzo G. PALIOTTI

Caro (ex) Segretario,

mi sono deciso a scriverti perché, avendo votato per te alle politiche del 2013, credo di avere diritto a qualche spiegazione.

Premetto che ti ho sempre difeso condividendo non solo il tuo modo di essere ma, principalmente, il tuo modo di affrontare la campagna elettorale dicendo la verità a tutti e non promettendo quegli “effetti speciali”, peculiarità dei populisti oggi al governo.
E ti ho difeso anche per questo, perché a elezioni concluse tutti, o quasi, ti hanno accusato di essere stato troppo “soft”, poco incisivo. In effetti gli italiani, senza le proverbiali “promesse elettorali”, non sanno vivere.
Oggi, a più di un anno da quel “fatale” Febbraio 2013 vengo a chiedere conto a te del mio voto, prima di tutto perché con il governo attuale sono caduti tutti i presupposti e le motivazioni del mio consenso, e poi perché si stanno tradendo i principi fondamentali di quella che tu chiami “ditta”. Tutti: perché non mi verrai a dire che è normale fare alleanze, e riforme, con il nostro antagonista per antonomasia, pure condannato per frode fiscale e cacciato dal Senato. Basterebbe solo questo per chiedere di darmi “indietro” il voto che ho dato a te ed al PD nel 2013. Ed anche alle Europee, sempre seguendo il tuo esempio che invitava noi tutti alla responsabilità e nell’interesse della “ditta”, mi sono turato il naso ed ho eseguito.

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Condominio Italia

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di Sil Bi

Immaginate un condominio che, nella sua assemblea annuale, stabilisse quanto segue:
– L’Assemblea può deliberare anche se non vi sono rappresentati i proprietari del 50%+1 dei millesimi;
– Le decisioni si intendono assunte se approvate dal 37.5% dei presenti;
– Il 37.5% dei presenti può scegliere il giudice eventualmente chiamato a dirimere le controversie che dovessero nascere a causa delle decisioni assunte.

Immaginate che queste novità venissero proposte dal nuovo inquilino del palazzo, giovane ed intraprendente, che ha ricevuto le deleghe da un buon numero di condòmini – alcuni anziani, altri in procinto di trasferirsi in un’altra città – e che il proprietario dell’appartamento del piano terra, sempre critico e brontolone, se ne fosse rimasto a casa.
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Deriva autoritaria?

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di Sil Bi

Sulla riforma costituzionale la situazione si fa sempre più intricata e il livello della tensione sale.

Uno dei fuochi polemici riguarda il rischio di “deriva autoritaria” che il Senatore Mario Mauro ha evocato nel presentare, insieme ai colleghi Vannino Chiti e Felice Casson, gli emendamenti “dissidenti” al ddl Boschi (quelli che, mantenendo il superamento del bicameralismo perfetto, prevedono però un Senato elettivo e una diversa ripartizione dei compiti tra le due Camere).

Di “svolta autoritaria” avevano parlato anche i firmatari dell’appello di Libertà e Giustizia diffuso a marzo, molto critico verso le riforme istituzionali proposte dal governo. Un eccesso retorico? Uno slogan efficace, ma ingiustificato? Temo di no, se la legge elettorale già passata alla Camera (l’”Italicum”) e il ddl Boschi uscito come testo base dalla Prima Commissione fossero approvati in via definitiva.
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Giocare a ping pong con la Costituzione

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di Sil Bi

Stiamo discutendo di una riforma della Costituzione, ma la Costituzione è già cambiata.
Non è più la nostra Carta, sacra per ogni cittadino: è una pallottola di carta, che si può usare come una pallina da ping pong da gettare con abilità nel campo dell’avversario, sperando che lì cada, per segnare un punto.

La Costituzione prevede una procedura lunghissima per la propria modifica: un doppio passaggio dalle due Camere, con un intervallo di tre mesi a metà strada.

La Costituzione richiede una partecipazione straordinaria per essere cambiata: se la seconda votazione non avviene con la maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna ramo del Parlamento, è possibile (a un quinto dei membri di una Camera, o a cinquecentomila elettori, o a cinque Consigli regionali) chiedere un referendum confermativo, che avviene senza quorum.

Tempi lunghi, ampia condivisione parlamentare oppure dei cittadini italiani: non è strano, dato che la Costituzione è il codice genetico del nostro Paese, la cosa più preziosa che uno Stato deve tutelare.

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#democraziastaiserena

renzi

La Redazione

Giornata nera per la democrazia, ieri, in Italia.

Segnatevi la data. L’11 giugno 2014, a trent’anni dalla morte di Enrico Berlinguer (!), il PD, partito che ancora viene definito da qualcuno come il più grande partito della sinistra italiana, compie una serie atti in profondo spregio della Costituzione, del ruolo e della dignità dei propri parlamentari e del loro compito istituzionale.

Atto primo. Alla Camera dei Deputati – e ricordiamo che il Partito Democratico alla camera detiene la maggioranza – viene votato, con l’apporto determinante di un nutrito drappello di “franchi tiratori” del PD l’emendamento leghista che inasprisce le pene per la responsabilità civile dei magistrati. Un atto oggettivamente intimidatorio nei confronti delle toghe che indagano su l’Expo e sul Mose.

Atto secondo. Il senatore Corradino Mineo viene escluso d’imperio dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato. La mattina Mineo aveva scritto sul “Manifesto”:
A questo punto il governo ha solo due strade. La prima è di muovere un passo verso le posizioni sostenute da Chiti, da me, da altri senatori del Pd e poi sottoscritte da SEL e dai senatori che hanno lasciato il Movimento 5 Stelle. Magari senza neppure darci ragione apertamente, ma facendo propria la proposta Quagliariello, non troppo diversa dalla Chiti. La seconda strada è di chiedere aiuto a Berlusconi, ma non oso immaginare cosa B. pretenderebbe in cambio“.

Il PD ha evidentemente scelto la seconda strada: non accettare mediazioni e procedere con l’ipotesi Boschi, che trasformerebbe il Senato in una dependance istituzionale per gli Enti Locali e null’altro. Un monocameralismo “de facto”, dove alla Camera potranno passare museruole per i magistrati e per chissà cos’altro ancora. Mineo era un ostacolo? Nessun problema, basta rimuoverlo, e serva da monito per tutti coloro che vorrebbero mantenere vivo anche dentro al PD uno spirito critico.

“Rottamare” il vecchio partito è forse risultato più difficile del previsto per la dirigenza renziana e neo-renziana, ma si può sempre passare alla rottamazione del dissenso.