La farsa di Renzi continua. Ed è una tragedia

puntina

Rubrica “IN BREVE”


di Araldo SPAIRANI

Alle Regionali il Partito democratico numericamente ha vinto. Oggi governiamo in 17 Regioni. Non era mai successo nella storia”. Parola di Matteo Renzi che, intervenendo a Genova, sottolinea come l’Italia sia l’unico Paese in Europa in cui il partito della sinistra riesce a vincere. E sulla sconfitta in Liguria precisa: “Mi dispiace per questa regione ma oggi non c’è partita“.

 

Ma Renzi‬, secondo voi, è da TSO, oppure è solo un imbroglione incallito grazie a gonzi che gli credono e che lo votano?

Continua con la sua improponibile vergognosa definizione che il PD (quello reazionario in ogni sua forma, del quale, al momento salvo solo una parte che sta tentennando, però, vergognosamente) sia un partito di sinistra, quando ha vinto, quel che ha vinto, per voti che sono arrivati grazie a De Luca: un indagato e condannato in primo grado. E perso invece due milioni di voti di cittadini onesti che hanno capito che un modello di autoritarismo bieco (leggi fascismo) annebbia la mente di quest’affarista che si finanzia con cene schifose da 1000 euro alla luce non molto chiara del sole: mentre per altre cene schifose (sempre garantisti bisogna essere) chiedo ancora a Poletti: che ci faceva a tavola con i boss di mafia capitale?

Se fare politiche economiche che arricchiscono la destra economica arraffona e disonesta e colpire i diritti di chi lavora, vuol dire essere di sinistra, credo che per Mattarella (come garante della Costituzione) si apra anche per lui un problema di credibilità, quando la sua penna continuerà a porre la firma su leggi che colpiscono la democrazia e la convivenza del Paese, a lui tanto cara, a parole.

Egregio Presidente Mattarella, si ricordi del cognome che porta e non diventi come chi l’ha preceduto e cacci se ne è capace, questo “usurpatore”, pericoloso per la convivenza, la crescita e la lotta alla corruzione: autentiche soluzioni per la crisi italiana che questo omino ridanciano non potrà mai, e sottolineo mai, fare.

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“Chi vince governa”, ha detto De Luca. Quando gli sceriffi sono come i banditi

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di Vincenzo PALIOTTI

Continua la polemica a distanza tra il neo eletto presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e Rosy Bindi sulla lista degli “impresentabili”. “L’iniziativa dell’onorevole Rosaria Bindi è grave sul piano umano, diffamatoria e gravissima sul piano politico – ha dichiarato De Luca ai microfoni del Tg1 – è chiaramente un tentativo di colpire il presidente del Consiglio”. De Luca, che ieri si è intrattenuto a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio Matteo Renzi per più di un’ora, è tornato a parlare del suo inserimento nella lista degli “impresentabili” a due giorni dalle elezioni da parte della Commissione Antimafia presieduta dalla stessa affermando che quello della Bindi è “chiaramente un tentativo di colpire il presidente del Consiglio”.

Questa la dichiarazione di Vincenzo De Luca all’uscita dall’incontro avuto con Matteo Renzi, parole pesanti e gravissime, rappresntano una vera e propria dichiarazione di guerra a chi combatte contro l’illegalità, contro le organizzazioni criminali. Una dichiarazione di guerra allo Stato di diritto.

Naturalmente di questa dichiarazione è certamente al corrente il premier e se è stata data è anche perché questi approva e condivide.

Un Presidente del Consiglio, quindi, che si mette dalla parte di chi viola la legge e critica chi la legge la deve e la vuole far rispettare. Al di là della questione morale che ormai non interessa più a nessuno, se mai è stato così, questa presa di posizione è molto grave proprio nella giornata in cui è scoppiata in tutta la sua virulenza la questione di Roma: il cancro di Mafia Capitale.

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Una prima analisi del voto. E poi, andiamo avanti

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di Riccardo ACHILLI

Sarò breve, come disse Pipino da piccolo.

Primo punto.
Evidentemente, siamo al punto di flesso del renzismo. Il Pd a trazione renziana è ancora molto forte nel Paese, ma non è più egemone. Anche laddove vince, perde una marea di voti. Anche dove vince in modo più facile: 400.000 voti persi rispetto alle Europee del 2014 ed alle Regionali del 2010 in Toscana, 150.000 voti persi in Puglia, fra i 150.000 ed i 300.000 in Campania, a seconda che si confronti con le Regionali o con le Europee, frai 28.000 ed i 100.000 voti persi in Umbria, ancora una volta a seconda del termine di confronto, fra i 40.000 ed i 175.000 nelle Marche, e così via.
Il fattore nazionale di chi governa c’entra, ovviamente, checché ne dica Renzi (basterebbe stare più in contatto con il Paese reale per sentire quanta gente che ha votato Pd l’anno scorso non abbia ripetuto la stessa scelta oggi) però le elezioni regionali sono guidate anche, e soprattutto, da fattori locali, e ciò significa che è sul territorio che gli elettori si sentono molto meno rappresentati da un partito che ha tagliato i servizi pubblici essenziali, ha fatto carne di porco degli enti regionali in cui ha governato, non ha difeso le prerogative delle Regioni, si è chiuso in una ristretta cerchia di potere, lontano dagli elettori, e si è reso protagonista di gravissimi episodi di corruzione ed inquinamento.

Serve a molto poco accusare Pastorino o la Bindi, questo risultato era nell’aria da settimane, l’estrema fatica con cui la Marini ha vinto dimostra che fa acqua l’intero Pd, non c’è dentro quel partito, se così lo possiamo ancora chiamare, un’area esterna al renzismo che è in grado di cogliere la protesta e la disaffezione dei cittadini.

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Gli scatoloni della sinistra

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di Alfredo MORGANTI

Prima ancora che la minoranza PD decida il proprio futuro, Renzi ha già deciso il suo.
Ieri 30 marzo in Direzione è nato il Partito della Nazione, o almeno i suoi prodromi.
Senza la ‘zavorra’ della sinistra il partito democratico è ormai pronto a spiccare il volo verso i verdiniani e verso quel mondo politico profondamente anticomunista che ha visto come manna piovuta dal cielo l’assunzione al trono dell’attuale premier.

Sarà un partito né di destra né di sinistra, ma piazzato là in mezzo come un grande carrozzone su cui possono salire tutti a partire dai passanti, ma meno i comunisti (a meno che non siano pronti a fare tappezzeria in streaming).
Rosy Bindi oggi su Repubblica è più precisa. Lo chiama ‘il partito unico della nazione, che avrà alla sola Camera una maggioranza pigliatutto di 340 deputati e avrà intorno 4 o 5 partiti in lotta tra loro”. “È la fine del bipolarismo nel nostro Paese”, aggiunge.

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