É unione civile quella di Verdini per il governo Renzi

AARenzi-Verdini

 

di Luca SOLDI

Il presidente del consiglio Matteo Renzi ha sofferto non poco prima del voto.
Al termine della discussione nell’aula del Senato sul ddl Boschi ha preso la parola per la replica. É rimasto soddisfatto delle sue parole.

Dopo l’intervento le dichiarazioni di voto e quindi la votazione: il disegno di legge è stato approvato in terza lettura con 180 sì, 112 no e un astenuto. Il testo adesso dovrà tornare ora alla Camera, che fra tre mesi potrà votare in via definitiva.

Un margine ampio: 19 voti in più dei 161 richiesti dalla maggioranza assoluta prevista dall’articolo 138 della Costituzione per il secondo voto sulle riforme costituzionali. Continua a leggere

Il discorso di Verdenzi all’Expo

di Vincenzo G. PALIOTTI

Si, avete letto bene. Colui che da Presidente del Consiglio ha parlato all’Expo è un animale ibrido: formato da Denis Verdini e Matteo Renzi.

E quindi si tratta di prendere atto di un berlusconismo alla potenza ennesima. Gestito dal fu “più grande partito della sinistra italiana”.

Ora, il “Verdenzi”, ricordando i fasti di Berlusconi, annuncia di voler cancellare completamente la tassa sulla prima casa, al solito non entra nel merito e non ci dice dove andrà a prendere le coperture. Un’altra delle sue autocelebrazioni, quindi, e nulla più. Una “passerella” sulle cose fatte, sulle cosidette riforme, un riferimento ai “musi lunghi”, nuovo termine, che farebbero di tutto per “oscurare” i suoi grandi meriti e per nascondere i risultati che a suo dire sono eccellenti. Una lunga lista di benefici che avrebbe procurato al paese, di cui noi “musi lunghi” non troviamo traccia. Meglio musi lunghi che visi pallidi, mi permetto di dire.

Parafrasando un discorso di Bersani che si riferiva a Berlusconi, il quale in un discorso sulla fiducia parlava appunto di cosa egli avesse fatto a favore dell’Italia, Pierluigi gli disse: “Ma perché non chiede anche il Nobel per la pace?”.

Peccato però che il premier/segretario ora non dica che la disoccupazione è rimasta ai livelli insopportabili, specie tra i giovani dove ha raggiunto il 40%, e non parli dei poveri assoluti.

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Italicum: l’invasione dei “verdiniani”

boschi-verdini

di Luca SOLDI

Povera Maria Elena, verrebbe da pensare, se non si dovesse che opporsi ai suoi desideri, visto che l’Italicum è una legge elettorale ancora più manifestatamente antidemocratica – e contraria alla rappresentanza come delineata nella Costituzione – del Porcellum.
Povera Ministro Boschi, costretta ad affannarsi nel cercare di evitare quelle trappole che tanti in giro si stanno – dobbiamo augurarci funzionino – ingegnando a piazzare.
Il suo compito di fare da contraltare alle parole forti del Premier, almeno fino ad adesso, sembra proprio lettera morta.
Il suo appello più che di richiesta, risuona solo come preghiera dispensata al vento.
La conclusione, qui di seguito, n’è la conferma:
“Mi auguro che tutti i gruppi parlamentari- ha dichiarato il Ministro- decidano di discutere senza ricorrere al voto segreto, che è una possibilità e non un obbligo, e che la battaglia avvenga a viso aperto”.

Gli antefatti quotidiani d’altra parte lasciano poco spazio alla riflessione, l’atteggiamento che Matteo Renzi non mostra di saper possedere.
La maggioranza si è ritrovata, viste le sostituzioni imposte dal Presidente del Consiglio, del tutto compatta in Commissione Affari Costituzionali, a votare la riforma della legge elettorale.
Il testo “agevolmente” ha preso la strada che lo porterà lunedì prossimo alla discussione nella Camera.
Licenziato, però, in modo completamente snaturato rispetto allo spirito che sarebbe necessario per di una riforma di tale fatta.
In pratica ha ricevuto i soli voti dei nuovi nove componenti del Pd che avevano sostituito con quell’atto di forza i dieci precedenti, destituiti dal Premier-Segretario, perché troppo tiepidi e dubbiosi. Pensanti, insomma.

Le opposizioni, quelle vere, hanno colto al balzo l’occasione.
Con il pretesto di dare solidarietà ai vari Bersani, Cuperlo e Bindi, contro l’atto d’impero di Renzi, hanno deciso di ritirarsi sul solito, inconcludente, Aventino.
Voltata questa pagina tutto sembra ormai diventare finalizzato allo scontro che comincerà lunedì nell’Aula della Camera.
Scontate le bordare a salve di una Forza Italia, sempre più stanca e logorata, nella componente berlusconiana.
Ormai i tempi legati ai patti d’acciaio, che comunque ha già prodotto i suoi effetti nefasti col Jobs act, sembrano (non fidarsi è meglio) abbastanza lontani.
Brunetta, invocando a gran voce il voto finale segreto, ha più volte ripetuto allo scandalo in merito alla “deportazione di massa nei confronti dei Commissari allontanati dal Premier”.

Un “soccorso azzurro” invece, potrebbe arrivare dalla rinvigorita compagine dei “verdiniani”.

I seguaci, la pattuglia dei fedelissimi del mai rinnegato Denis Verdini, potrebbero diventare punto di sostegno non indifferente. Una quindicina di preziosissimi voti.
Rispolverando così un’amicizia che viene da lontano, e da vari interessi in comune.

Una vicinanza che era stata il fondamento di quel Patto del Nazareno che potrebbe proprio da questo passaggio tornare in auge anche per le future strategie di più ampio respiro.
Un po’ meno solidali e scontate, invece le parole di Enrico Letta e di Rosy Bindi su La7, intervistata da Lilly Gruber.
Parole piene di riferimenti, di segnali e di preoccupazioni per una legge che rischia di consegnare il Paese nella migliore (sic!) delle ipotesi al Partito della Nazione ma anche, in un futuro neppure troppo fantastico, a formazioni che di democratico potrebbero conservare ben poco.
In sostanza, da molte parti, salvo dunque gli opportunisti, si è ribadito la necessità di poter condividere quelle che dovranno essere le nuove “regole del gioco”.
Nello stesso modo, ne più ne meno, com’è avvenuto in tutte le altre occasioni nelle quali si sono toccati temi così delicati per la sopravvivenza di una Repubblica che vuole continuare a considerarsi democratica.

 

(Immagine dal web)

Non possiamo più credergli.

verdiniboschi

di Massimo RIBAUDO

Dobbiamo già prepararci a votare NO contro questa riforma del Titolo V che trasforma la Repubblica parlamentare italiana in un premierato monocameralista senza contrappesi costituzionali. Mentre Renzi già vuole porre sotto l’autorità del potere esecutivo anche la Rai. Un’ autocrazia oligarchica di tipo russo, messicano, od egiziano, fate voi.

La crisi non è superata ed è sistemica. Altre bolle speculative si susseguiranno nei prossimi anni erodendo risparmi, salari, pensioni. Tutto questo se non si cambia completamente politica economica. Una politica economica, che con attenzione ed umiltà esperimenti il modo di ricostruire un orizzonte di prosperità per la classe media, dissolta dal modello di Reagan e della Thatcher che ha impoverito il cittadino, togliendo servizi, e arricchito a dismisure le grandi holding, diminuendo le tasse per loro. “Reaganomics killed America’s middle class“. E così hanno fatto Berlusconi, Sarkozy, Lagarde, Blair. Producendo la più grave crisi culturale, sociale, economica, politica dell’Occidente.
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