La mano invisibile ora la vediamo. E’ un artiglio

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di Cosimo D. MATTEUCCI

C’è crisi, vero?
Una crisi amarissima, devastante, globalizzata, che sta erodendo non solo i patrimoni e i salari, ma anche credenze, dogmi, privilegi, idee radicate, tante speranze, e tanti diritti, specialmente quelli delle persone che stanno là, in fondo alla scala sociale.

E’ una crisi che ha investito gli Stati, che ha investito l’Italia e tutti i suoi comparti economici: dall’industria al commercio, dal lavoro dipendente al lavoro autonomo, sia manuale che intellettuale, colpendo innanzitutto i più deboli di ciascuna di esse; tuti gli altri infatti hanno sicuramente un reddito sufficiente per resistere ed attendere congiunture economiche più favorevoli, salvo non stiamo traendo profitto proprio da quelle attuali..

Ma perchè? Quali sono le sue cause di questa crisi? Ci avete mai pensato?
La risposta viene da sé: basti pensare che di fatto stiamo vivendo in una società modellata in base alle esigenze del mercato.

Quella “MANO INVISIBILE” E’ DIVENTATA VISIBILE e governa la politica, la morale, ed anche il diritto.

Quella mano opera in quello Stato, e poi in quell’altro, si inframmette in quel rapporto e in quell’altra relazione perchè deve prendere, deve prendere sempre, deve prendere il tuo lavoro, deve prendere i tuoi soldi, deve prendere la tua energia, deve prendere la tua vita, e deve prenderla per alimentare la sua.

Quelle che noi stiamo vivendo sono le conseguenze del liberismo, del libero mercato, delle libertà economica, che è solo arbitrio del più forte, in cui tutto è subordinato al profitto, a cominciare dai diritti delle persone.
E’ un sistema che non dovrebbe far stare tranquillli nemmeno i capitalisti, perche c’è sempre un capitale più grande di un altro.

E adesso prova ad alzare la testa: la vedi quella mano?

La realtà e i sogni. La lettera di Fidel Castro ai cubani e al mondo

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[Traduzione della lettera di Fidel Castro Ruz nel giorno del suo compleanno. 13 Agosto 2015]

Scrivere è un modo di essere utile se si pensa che la nostra martoriata umanità debba essere migliore e più pienamente istruita, data l’incredibile ignoranza in cui siamo tutti avvolti, fatta eccezione per i ricercatori che, nelle scienze, cercano risposte soddisfacenti.
È una parola che implica in poche lettere il suo infinito contenuto.

Tutti noi nella nostra gioventù abbiamo sentito parlare a un certo punto di Einstein, in particolare dopo l’esplosione delle bombe atomiche che hanno polverizzato Hiroshima e Nagasaki, ponendo fine alla crudele guerra tra Stati Uniti e il Giappone.
Quando le bombe sono state lanciate, dopo la guerra scatenata dall’attacco sulla base degli Stati Uniti a Pearl Harbor, l’impero Giapponese fu conquistato. Gli Stati Uniti, un paese il cui territorio e le sue industrie sono rimaste al di fuori della guerra, è diventato il paese con la più grande ricchezza e il miglior armamento sulla terra, in un mondo lacerato, pieno di morti, feriti e affamati.

Insieme, l’Urss e la Cina avevano perso più di 50 milioni di morti, con enormi danni materiali.

Quasi tutto l’oro del mondo è andato nelle casse degli Stati Uniti. Oggi si stima che tutte le riserve auree e valutarie di quella nazione raggiungono gli otto milioni 133,5 tonnellate di metallo.

Tuttavia, strappando unilateralmente gli impegni assunti a Bretton Woods, gli Stati Uniti, dichiararono di non voler onorare l’obbligo di sostenere l’oncia di oro per il valore della loro carta moneta. Tale misura decretata da Nixon ha violato gli impegni assunti dal Presidente Franklin Delano Roosevelt.

Secondo un gran numero di esperti del settore, questo ha creato le basi di una crisi che, tra le altre calamità, minaccia con forza il modello di economia di quel paese.

Nel frattempo, è dovuta a Cuba un’indennità pari ai danni, che ammontano a diversi milioni di dollari, come riportato dal nostro paese, con argomentazioni e dati inconfutabili in tutti i suoi interventi presso le Nazioni Unite.

Come è stato chiaramente espresso dal partito e il Governo di Cuba, come pegno di buona volontà e per la pace tra tutti i paesi in questo emisfero, e l’assemblea dei popoli che formano la famiglia umana, e per contribuire in tal modo a garantire la sopravvivenza della nostra specie nel modesto spazio che ci appartiene nell’universo, noi non smetteremo mai di lottare per la pace e il benessere di tutti gli esseri umani, indipendentemente dal colore della pelle, e il paese di origine di ogni abitante del pianeta, nonché per il pieno diritto di tutti di possedere o no una credenza religiosa.

L’eguale diritto di tutti i cittadini alla salute, educazione, lavoro, cibo, sicurezza, cultura, scienza e benessere, vale a dire, agli stessi diritti che abbiamo proclamato quando abbiamo iniziato la nostra lotta, oltre a quelli che emergono dai nostri sogni di giustizia e uguaglianza per tutti gli abitanti del nostro mondo, è quello che auguro a tutti; che per la comunione in tutto o in parte con le stesse idee, o molto più elevate ma nella stessa direzione, io vi ringrazio, cari compatrioti.

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Due secoli e mezzo di lotte passati invano?

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di Turi COMITO

La sentenza della Corte europea dei diritti umani che invita lo Stato italiano a legiferare in materia di unioni civili è, ovviamente, una notizia ottima. E le polemiche del “Ruspini” leghista o della Cei fondate sul “benaltrismo” (sono “ben altri” i problemi degli italiani) fanno solo un poco pena: è altrettanto ovvio. Ché lo sappiamo tutti benissimo, senza bisogno del loro interessato contributo, che c’è gente che rovista nei cassonetti, che perde il lavoro e non lo trova più, che non ha i soldi per farsi curare adeguatamente e via dicendo.
Solo che la Corte non si occupa di queste cose.
La Corte si occupa di “Diritti umani”.

E cioè, per la precisione, di garantire l’applicazione di alcuni diritti fondamentali dentro una comunità – chiamata Consiglio d’Europa (che non è l’Unione europea, ma un’altra cosa) – specificatamente previsti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Tali diritti sono:
1) il diritto alla vita (proibizione della pena di morte)
2) diritto a non essere sottoposti a tortura (proibizione della tortura)
3) diritto a non essere sottoposti a schiavitù (proibizione della schiavitù)
4) diritto alla libertà e alla sicurezza (inteso nel senso che la detenzione è fortemente regolamentata)
5) diritto ad un processo equo
6) diritto a non essere condannato senza una legge che preveda un certo reato
7) diritto al rispetto della vita privata e familiare (nessuna intromissione dello Stato nella vita privata dei cittadini)
8) diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione
9) diritto alla libertà di espressione
10) diritto alla libertà di riunione e di associazione
11) diritto al matrimonio
12) diritto a un ricorso effettivo
13) diritto di non essere discriminati (per sesso, razza, religione, ecc.)
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Pablo Iglesias difende Tsipras. Quello che è successo è la verità del potere

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Il segretario generale di Podemos Pablo Iglesias ha affermato che quel che è successo in Grecia – dove il governo ha finito con l’accettare un duro accordo con i creditori internazionali dopo il NO dei greci alla proposta precedente – è “la verità del potere”.

Durante la presentazione a Madrid del libro “Reti di indignazione e di speranza” del sociologo Manuel Castells, Iglesias ha difeso fermamente il primo ministro greco esprimendo disprezzoper coloro che si chiedono se Alexis Tsipras ha fiuto, o no” e se si è venduto, o meno”. I principi di Alexis sono molto chiari, ma il mondo e la politica hanno a che fare con le relazioni di potere“, ha spiegato.

Dal punto di vista degli avversari, la situazione era “morte o morte”, e l’esecutivo greco ha dovuto scegliere tra “accettare un cattivo accordo ma perlomeno parlare di ristrutturazione del debito”, o “fare qualcosa che la maggioranza dei greci non voleva”, ovvero abbandonare l’euro.
Iglesias ha affermato che Tsipras si è dovuto sedere a una scacchiera truccata, dove gli erano stati sottratti dei pezzi, e per questo motivo considera che “quel che ha fatto il governo greco è, tristemente, la sola cosa che poteva fare”. Le norme che regolano il sistema dimostrano che “non c’è democrazia in Europa”. “O facciamo politica, oppure torniamo tutti a fare accademia, continuando a produrre diagnosi geniali sui mali del mondo”.

Ma “se non hai potere, non hai nulla”. L’errore di Atene è stato credere che la troika e i paesi dell’Eurogruppo avrebbero mostrato “rispetto democratico” per i greci e avrebbero fatto loro maggiori concessioni. “Quando in politica non hai il potere non hai nulla, perché le ragioni non contano”, e “uno Stato del sud Europa ha molto poco potere”.
In questa situazione “l’unica cosa che possiamo fare è accumulare un po’ più di potere amministrativo” e cercare di “piegare il braccio ai socialdemocratici” perché in Europa si formino nuovi governi che “difendano i diritti sociali, la redistribuzione della ricchezza e del benessere”.

«In caso contrario, colei che cambierà le cose è una signora che viene dal fascismo e l’estrema destra, Marine Le Pen”, ha affermato. A suo parere, se il Fronte Nazionale vincerà in Francia in “un Paese con armi nucleari”, questa potrebbe allearsi con la Russia, “né l’UE né la NATO.” Quindi, “potremmo essere alla vigilia della terza guerra mondiale”, ha avvertito.

Riferendosi alla situazione di Podemos in Spagna e al suo desiderio di fare “grandi cose”, come una riforma fiscale o difendere la salute pubblica e l’istruzione, ha detto: “In questo gioco di scacchi in cui non abbiamo nulla, siamo in grado di fare qualcosa di più di ciò che è sul tavolo. La Spagna un po’ di più della Grecia”.  “Se vinciamo, il nostro principale nemico saranno le élite locali e finalmente le faremo piangere un po’, molto più che i greci, ma i limiti sono enormi”, ha detto.

(Traduzione dall’articolo pubblicato su 20minutos.es a cura di Gianni Fabbris, che ringraziamo)

Ho visto cose che voi umani

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di Mario GALLINA

Ho sentito più di una volta definire il PD partito “trasformista”, ma interpretarlo così, a mio giudizio, è profondamente sbagliato, perché in un certo senso con questa definizione si va, seppure in una accezione negativa, a legittimare un suo percorso politico, quello appunto della trasformazione da un partito ad un altro, quasi una sorta di riformismo mascherato.

In realtà questo partito con Renzi, ma io credo anche da prima, con altri leader, è voluto diventare un’altra cosa dal ruolo che la democrazia italiana gli aveva, suo malgrado, assegnato, come ereditario in linea retta del patrimonio politico PCI-PDS, e più specificatamente, portavoce e bandiera della rappresentanza della sinistra.

Questo ruolo il Partito Democratico lo riveste tenendosi stretto, con autorefenzialità, il ruolo di schieramento di “centrosinistra”, mentre nei fatti è nato e si sta sempre più dimostrando nell’operato, cioè nel “governare”, come un partito di “destra” (per me), autenticamente conservatore, o più generalmente, se preferite, di centro-destra.

Questo in ragione del fatto che il suo segretario attuale Matteo Renzi, ma potrei dirlo anche per il suo fondatore Walter Veltroni, altro non è che un “furbetto”, un meschino, borseggiatore da fiera di consensi, che vuole comunque tenersi i voti dei distratti che credono di votare a sinistra, per consuetudine e non si pongono tante domande: sono una fetta considerevole, perché sono la dote, che è il portato della storia, che “paron Bersani” gli ha – bontà sua – conservato intanto che il Furbetto è diventato grande.

Nel frattempo ottiene i voti delle destre, che vedono realizzare i loro disegni, e non già perché hanno cambiato casacca, ma grati del fatti che, prima volta nella storia di un paese democratico, un partito di sinistra dal ruolo di oppositore e controparte della destra, ne diventa non già alternativa, ma “concorrente”, per andare a fare le stesse cose che la destra stessa non era mai stata in grado di realizzare, nemmeno in nome e per conto dell’Unione Europea.

Quindi questo partito altro non è che un grande, mastodontico imbroglio e una mistificazione politica, messa in campo per creare un centro di potere dominante, al fine di distruggere e disperdere tutte le conquiste, particolarmente quelle sociali, che la classe lavoratrice aveva ottenuto dal dopoguerra fino alla fine del secolo scorso, a costo di gravissimi sacrifici e lotte durissime!
Tutto questo, bisogna riconoscerlo per onestà intellettuale, a causa dell’errore imperdonabile commesso da noi di sinistra di pensare che quando si era conquistato un diritto, questo in quanto tale diventava automaticamente irreversibile e per sempre.

NON È COSÌ e non è mai stato così, i diritti vanno custoditi e difesi come dei bambini nel seno di una madre premurosa, altrimenti te li strappano, li rapiscono, li azzerano con una facilità impensabile.

E noi rimaniamo orfani e contemporaneamente inebetiti dallo scippo con il quale, con destrezza, il richiamato furbetto ci sta rubato tutti quei diritti che in un baleno sono stati dispersi come “LACRIME NELLA PIOGGIA”.

E’ tempo di tornare a lottare.