Matrimonio all’italiana, bollito di famiglia naturale con contorno di unioni infedeli

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di Ivana FABRIS

Tolto l’obbligo di fedeltà all’unione civile perchè nessuno si confonda scambiandola per matrimonio naturale, punto di partenza dell’italica sacra famiglia naturale.
Bisogna riconoscere che questo è un governo profondamente attento alle tematiche ecologiste.
Dove c’è natura, c’è la Trimurti Renzi-Alfano-Verdini. Ed hanno un senso dell’umorismo mai visto prima.

Quindi, invece di togliere l’obbligo di fedeltà nel matrimonio, come sarebbe giusto per un paese che vuole definirsi evoluto e maturo, si toglie alle unioni civili.
Davvero, queste scelte scatenano un’ilarità incontenibile perchè se non sono paradossali sono proprio solo grottesche.

Il bello è che, secondo chi ci governa, così facendo la famiglia è protetta. E’ il festival della farsa, altro che Sanremo.
Trionfa l’amore, come ha dichiarato Renzi e siamo tutti felici dell’happy-end.
Perchè la cosa disperante è che c’è pure chi ci crede.

Eh sì, perchè le unioni omosessuali, l’adozione omogenitoriale sono contronatura e pertanto minacciano la naturalità della famiglia.
Quindi la famiglia è salva, la famiglia naturale è salva (poco importa se proprio questo concetto è contronatura, considerato che la famiglia così come la conosciamo è un’istanza sociale, determinata da modelli e bisogni sociali, NON naturali), con tutta l’ipocrisia che è contenuta nel modo di essere famiglia in Italia. Continua a leggere

Approvate subito la legge per le unioni civili

di Luca SOLDI

IN QUATTROCENTO, INSIEME AL PAESE, LO CHIEDONO ALLA POLITICA

Il mondo della cultura, della musica, dello spettacolo, dell’arte, della moda e dell’editoria ha deciso di mobilitarsi a favore, in sostegno, della legge sulle unioni civili.

Chiedono insieme alla maggioranza del paese di non perdere l’appuntamento con la storia e riconoscere finalmente anche in Italia i diritti alle coppie omosessuali. È questo il senso della lettera rivolta ai parlamentari e firmata da più di quattrocento fra attori, registi, cantanti, ballerini, presentatori, giornalisti, musicisti, dj, stilisti, editori, scrittori, intellettuali e imprenditori.

L’appello, adesso è anche un appello a firmare la petizione, aperta a tutti, lanciata sulla piattaforma Change.org

Di seguito il testo della lettera:

Agli onorevoli membri del Parlamento italiano,

la legge Cirinnà rappresenta, oggi, l’occasione storica di fare un primo passo verso il riconoscimento di diritti civili e umani fondamentali.
È tardi per perdersi in strategie politiche, si sta parlando delle vite concrete di milioni d’italiani in estenuante attesa di esistere agli occhi dello Stato.
Siamo fuori tempo massimo, come hanno chiaramente indicato la Corte Costituzionale e la Corte Europea dei Diritti Umani.
La legge Cirinnà è già frutto di numerosi compromessi con un Parlamento che, in nome di una presunta difesa dell’infanzia, sceglie di ignorare i bambini italiani che oggi crescono privati dei loro diritti. Continua a leggere

Unioni civili = Italia civile

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di Francesco MAZZUCOTELLI

E ora segue il pippone del giorno.
Credo, come ho sempre detto, che sia necessaria una riflessione approfondita relativamente al rischio che il materiale genetico umano (spermatozoi, ovuli, ovociti fecondati) diventi merce che può essere venduta e acquistata secondo logiche di mercato e di profitto.

Non è una questione di precetti religiosi relativi ai comportamenti sessuali, ma di ponderare il rischio che porzioni di acido desossiribonucleico diventino proprietà privata per fini di lucro.
Le pratiche “disinvolte” di alcuni medici che hanno speculato per anni sul desiderio di coppie eterosessuali sposate di avere dei figli tramite la fecondazione assistita dovrebbero suggerirci qualche cautela.

Non conosco sufficientemente l’argomento, ma ho la sensazione che ci sia bisogno di una discussione in cui il principio di precauzione temperi il nostro desiderio comprensibile e legittimo di genitorialità.
La genitorialità può peraltro prendere forme che non sono necessariamente quelle della maternità surrogata, ma anche quelle dell’adozione e dell’affido.

Detto questo, trovo scandaloso e sconfortante che un tema così delicato e vitale sia strumentalizzato selettivamente e manipolato solo per impedire che le persone LGBT e le coppie dello stesso genere possano accedere a forme di riconoscimento giuridico e simbolico delle proprie relazioni affettive. Continua a leggere

Ieri, anche il cielo è sceso in piazza

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di Luca SOLDI

Ieri, anche il cielo e’ sceso in piazza. Si è fatto aiutare da un arcobaleno di colori che solo lui riesce a fare. Ed insieme a lui, un milione di persone.
Insieme, in tutte quelle piazze d’Italia. Con la gioia, con il sorriso sulle labbra. Senza paura.

A dirlo, subito, Gabriele Piazzoni, per Arcigay: “Un milione di persone nelle piazze italiane a favore della legge sulle unioni civili.
Una giornata storica per questo Paese, una mobilitazione vastissima che si è nutrita del desiderio e dell’entusiasmo di tante e tanti che hanno a cuore il valore dell’uguaglianza”.

Il mondo arcobaleno è sceso in piazza a favore del ddl Cirinnà e non proprio contro quel Family Day che si terrà a Roma sabato prossimo.
In migliaia, in centinaia di migliaia hanno sfilato, cantato non certo per una battaglia a a distanza. Continua a leggere

Il discorso di Zoi Konstantopoulou all’ONU. Sostenete la democrazia greca contro la dittatura del debito

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[Il discorso tenuto all’ONU di Zoi Konstantopoulou, Presidente del disciolto Parlamento greco, adel 2 Settembre 2015. Traduzione da Mediapart.fr]

“Il debito sovrano è attualmente utilizzato contro il popolo greco e il Parlamento greco per indebolire la democrazia”.

Signore e signori, membri dei parlamenti di tutto il mondo, in occasione del 70° anniversario delle Nazioni Unite, che ricorda anche i 70 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, nella 4^ Conferenza mondiale dei presidenti dei Parlamenti la quale colloca la democrazia al servizio della pace, lo sviluppo sostenibile e la costruzione di un mondo come la sua popolazione lo desidera, mi rivolgo a voi e sono tra voi, in qualità di Presidente del Parlamento ellenico recentemente sciolto per rivolgervi un appello alla solidarietà per il popolo greco e per la Grecia, la terra in cui è nata la democrazia e dove questa viene brutalmente aggredita e violentata oggi.

La Grecia e la sua popolazione sono le vittime, da cinque anni,  di politiche che presumono una soluzione duratura al debito incombente del paese e una via d’uscita dalla crisi economica, le politiche contenute in accordi chiamati “memorandum – Protocolli d’Intesa [MoU]”, stipulati dal governo greco e un trio di istituzioni internazionali, in particolare il Fondo monetario internazionale, la Commissione europea e la Banca centrale europea, note come la Troika, che agisce a titolo dei creditori della Grecia, che hanno dato come risultato gravi violazioni dei diritti umani, dei diritti sociali, in particolare delle libertà fondamentali e dello stesso stato di diritto.

Ciò che è stato pubblicizzato come un accordo di salvataggio ha avuto come effetti la povertà, la disoccupazione a livelli che non si sono mai visti in precedenza, il 72% tra le giovani e il 60% tra i giovani, centinaia di migliaia di giovani spinti verso l’emigrazione, l’aumento esplosivo di suicidi, l’emarginazione dei giovani, gli anziani, i deboli, i migranti, i rifugiati, con la metà dei bambini del paese che vivono al di sotto della soglia di povertà, una situazione che rappresenta una crisi umanitaria, documentata nei rapporti e nelle dichiarazioni di esperti indipendenti delle Nazioni Unite in materia di debito e di diritti umani, nonché in una serie di sentenze e di rapporti.

Il 25 gennaio 2015, dal quale sono trascorsi sette mesi, il popolo greco, attraverso una scheda elettorale nazionale, ha dato al governo e al Parlamento un mandato chiaro e chiaro: sbarazzarsi di queste politiche omicide.

I negoziati iniziarono, si formò una una speciale commissione parlamentare, chiamata la Commissione della verità sul debito pubblico, con la missione di effettuare una verifica e una valutazione giuridica del debito greco.

Questa commissione ha prodotto un rapporto preliminare nel mese di giugno. La relazione ha rilevato che il debito sovrano dello Stato è illegale, illegittimo, odioso e insostenibile. Ha stabilito che il debito sovrano è stato contratto in seguito a delle procedure che sono in flagrante violazione del diritto costituzionale, giustificando così la risoluzione del debito.

Ha stabilito che i creditori avevano agito deliberatamente in malafede per far pesare sulla Grecia l’onere di prestiti insostenibili per salvare le banche private francesi, tedesche e greche. Nonostante queste conclusioni, i creditori della Grecia hanno richiesto che il mandato elettorale del popolo fosse completamente annullato.

Il 25 giugno, il governo greco è stato posto davanti a un ultimatum di 48 ore, chiedendogli di accettare, in contrasto con il mandato popolare, una serie di misure di smantellamento del diritto del lavoro, di abolizione delle garanzie di sicurezza sociale e della tutela giuridica dei cittadini indebitati e che si debba ricorrere, allo stesso tempo, alla svendita dei beni e delle aziende pubbliche più importanti,  nonché dei porti principali, degli aeroporti e delle infrastrutture che dovranno essere venduti o ceduti per rimborsare un debito odioso e insostenibile.

La democrazia ha vinto. Il Parlamento ellenico ha approvato la proposta del governo di tenere un referendum sull’ultimatum, e il popolo greco, con la grande maggioranza del 62%, ha respinto quelle misure.
Durante la settimana del referendum, i rappresentanti di organismi internazionali e i governi stranieri hanno tentato di influenzare l’esito del referendum, attraverso dichiarazioni volte a terrorizzare la popolazione, e il referendum si è svolto con le banche chiuse e controlli sui capitali imposti a causa del rifiuto della BCE di fornire liquidità dopo l’annuncio della proclamzione del referendum; ma la democrazia ha prevalso, la gente ha parlato chiaro e ha detto NO, con il 62%,  a queste azioni omicide.

Ciò che ne è seguito è un incubo per qualsiasi coscienza democratica, e una vergogna. I creditori hanno rifiutato di prendere in considerazione il referendum. Hanno insistito, con la minaccia di un collasso bancario e una catastrofe umanitaria, per l’adozione di misure ancora più severe di quelle che erano stata respinte. Il governo è stato costretto ad accettare che il Parlamento dovesse legiferare su testi già preparati di centinaia di pagine, senza deliberazione, e in date prestabilite, secondo una procedura d’urgenza, e con le banche ancora chiuse. Questa estorsione è stata denominata “presupposto per un accordo” e il Parlamento è stato chiamato ad abolire le leggi che erano state approvate durante i precedenti quattro mesi, e ad astenersi da qualsiasi iniziativa legislativa senza il preventivo consenso dei creditori.

Un disegno di legge di cento pagine, presentato come un unico articolo, è stato approvato il 15 luglio in meno di 24 ore; un altro, più lungo, di circa 1000 pagine che si compone di 3 sezioni è stato adottato in meno di 24 ore il 22 luglio; un altro di quasi 400 pagine, è stata adottata il 14 agosto in 24 ore.

Il Parlamento ha legiferato tre volte sotto costrizione e coercizione, e dato il fatto che,  una parte significativa dei deputati del principale partito di governo, tra cui il Presidente del Parlamento, ha rifiutato di votare tale normativa, il Parlamento è stato disciolto in modo improvviso per garantire una maggioranza più stabile per attuare quanto il  popolo greco ha rifiutato.

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La realtà e i sogni. La lettera di Fidel Castro ai cubani e al mondo

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[Traduzione della lettera di Fidel Castro Ruz nel giorno del suo compleanno. 13 Agosto 2015]

Scrivere è un modo di essere utile se si pensa che la nostra martoriata umanità debba essere migliore e più pienamente istruita, data l’incredibile ignoranza in cui siamo tutti avvolti, fatta eccezione per i ricercatori che, nelle scienze, cercano risposte soddisfacenti.
È una parola che implica in poche lettere il suo infinito contenuto.

Tutti noi nella nostra gioventù abbiamo sentito parlare a un certo punto di Einstein, in particolare dopo l’esplosione delle bombe atomiche che hanno polverizzato Hiroshima e Nagasaki, ponendo fine alla crudele guerra tra Stati Uniti e il Giappone.
Quando le bombe sono state lanciate, dopo la guerra scatenata dall’attacco sulla base degli Stati Uniti a Pearl Harbor, l’impero Giapponese fu conquistato. Gli Stati Uniti, un paese il cui territorio e le sue industrie sono rimaste al di fuori della guerra, è diventato il paese con la più grande ricchezza e il miglior armamento sulla terra, in un mondo lacerato, pieno di morti, feriti e affamati.

Insieme, l’Urss e la Cina avevano perso più di 50 milioni di morti, con enormi danni materiali.

Quasi tutto l’oro del mondo è andato nelle casse degli Stati Uniti. Oggi si stima che tutte le riserve auree e valutarie di quella nazione raggiungono gli otto milioni 133,5 tonnellate di metallo.

Tuttavia, strappando unilateralmente gli impegni assunti a Bretton Woods, gli Stati Uniti, dichiararono di non voler onorare l’obbligo di sostenere l’oncia di oro per il valore della loro carta moneta. Tale misura decretata da Nixon ha violato gli impegni assunti dal Presidente Franklin Delano Roosevelt.

Secondo un gran numero di esperti del settore, questo ha creato le basi di una crisi che, tra le altre calamità, minaccia con forza il modello di economia di quel paese.

Nel frattempo, è dovuta a Cuba un’indennità pari ai danni, che ammontano a diversi milioni di dollari, come riportato dal nostro paese, con argomentazioni e dati inconfutabili in tutti i suoi interventi presso le Nazioni Unite.

Come è stato chiaramente espresso dal partito e il Governo di Cuba, come pegno di buona volontà e per la pace tra tutti i paesi in questo emisfero, e l’assemblea dei popoli che formano la famiglia umana, e per contribuire in tal modo a garantire la sopravvivenza della nostra specie nel modesto spazio che ci appartiene nell’universo, noi non smetteremo mai di lottare per la pace e il benessere di tutti gli esseri umani, indipendentemente dal colore della pelle, e il paese di origine di ogni abitante del pianeta, nonché per il pieno diritto di tutti di possedere o no una credenza religiosa.

L’eguale diritto di tutti i cittadini alla salute, educazione, lavoro, cibo, sicurezza, cultura, scienza e benessere, vale a dire, agli stessi diritti che abbiamo proclamato quando abbiamo iniziato la nostra lotta, oltre a quelli che emergono dai nostri sogni di giustizia e uguaglianza per tutti gli abitanti del nostro mondo, è quello che auguro a tutti; che per la comunione in tutto o in parte con le stesse idee, o molto più elevate ma nella stessa direzione, io vi ringrazio, cari compatrioti.

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Due secoli e mezzo di lotte passati invano?

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di Turi COMITO

La sentenza della Corte europea dei diritti umani che invita lo Stato italiano a legiferare in materia di unioni civili è, ovviamente, una notizia ottima. E le polemiche del “Ruspini” leghista o della Cei fondate sul “benaltrismo” (sono “ben altri” i problemi degli italiani) fanno solo un poco pena: è altrettanto ovvio. Ché lo sappiamo tutti benissimo, senza bisogno del loro interessato contributo, che c’è gente che rovista nei cassonetti, che perde il lavoro e non lo trova più, che non ha i soldi per farsi curare adeguatamente e via dicendo.
Solo che la Corte non si occupa di queste cose.
La Corte si occupa di “Diritti umani”.

E cioè, per la precisione, di garantire l’applicazione di alcuni diritti fondamentali dentro una comunità – chiamata Consiglio d’Europa (che non è l’Unione europea, ma un’altra cosa) – specificatamente previsti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Tali diritti sono:
1) il diritto alla vita (proibizione della pena di morte)
2) diritto a non essere sottoposti a tortura (proibizione della tortura)
3) diritto a non essere sottoposti a schiavitù (proibizione della schiavitù)
4) diritto alla libertà e alla sicurezza (inteso nel senso che la detenzione è fortemente regolamentata)
5) diritto ad un processo equo
6) diritto a non essere condannato senza una legge che preveda un certo reato
7) diritto al rispetto della vita privata e familiare (nessuna intromissione dello Stato nella vita privata dei cittadini)
8) diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione
9) diritto alla libertà di espressione
10) diritto alla libertà di riunione e di associazione
11) diritto al matrimonio
12) diritto a un ricorso effettivo
13) diritto di non essere discriminati (per sesso, razza, religione, ecc.)
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OXI!

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di Yuri Crea #cuococlandestino

Siamo i greci, i migranti, i siriani, i curdi, siamo donne e uomini precar*, siamo cittadine e cittadini di un mondo che sognamo e desideriamo libero, senza confini e senza padroni.
Siamo i coraggiosi combattenti di Kobane, che lottiamo e diciamo OXI ai tagliagole nazisti dell’ Isis, tenuti in vita dall’occidente, l’ antica civiltà che preferisce guardare indifferente, senza intervenire con la nostra stessa forza e coerenza.

Diciamo OXI all’Occidente, che ha creato questo mostro fondamentalista e nazista, che in nome di Dio, della morte, dell’odio e dell’ Islam distrugge con violenza popoli e culture bellissime, millenarie, che appartengono all’ Islam.

OXI!, l’ ISIS non è l’Islam che predica la fratellanza, la solidarietà, l’ amore per il prossimo e la tolleranza. Diciamo OXI, con forza, a questi regimi neonazisti che ci vogliono far vivere nella miseria, nell’ignoranza e nel terrore.

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Res Publica

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di Massimo RIBAUDO

Non si può fare politica, cultura, azione sociale soltanto resistendo, come una diga, al flusso degli eventi.
Ha ragione Walter Siti: “Resistere non serve a niente“.
Al meccanismo economico e sociale che privatizza le vite umane, che fa delle informazioni, dei servizi alla persona – anche i più essenziali e necessari – e delle capacità relazionali una merce di scambio, che fa dell’esistenza umana una scommessa da vincere o perdere in base alla situazione famigliare e di nascita è inutile opporsi con ragioni e metodi del passato.

Vogliamo più cultura e più possibilità. Uguali possibilità“.
Ci rispondono, sorridendo beffardi, che abbiamo Internet.
Poco importa che senza le basi del gusto, dell’estetica, del discorso, del ragionamento, della grammatica, della sintassi, della logica – gli elementi di una coscienza e conoscenza umana che i primi anni scolastici e ottimi docenti ti offrono – questa immensa mediateca non sia fruibile.

Lo sarà per chi si può permettere quei docenti, quei metodi, quelle aule, quei tempi che servono ad apprendere, ad “imparare ad imparare”. E poi, per scalare società e guadagnare sui fallimenti in Borsa, non serve cultura e capacità. Basta un buon algoritmo matematico.

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