Nient’altro che bestie

aabormioli

 

di Antonio DITARANTO

Ma che razza di bestie stiamo diventando; possibile che nostri concittadini protestano da giorni per il mantenimento del posto di lavoro e dei propri diritti di lavoratori che non vogliono sottostare alla mercificazione del lavoro e del salario, prendono le botte, manifestano in solitudine per le vie del centro alla ricerca di un minimo di solidarietà e noi, noi tutti benpensanti, noi che fregiamo del titolo di persone civili, attenti alle problematiche della società, lasciamo che il tutto avvenga sotto i nostri occhi nella più totale indifferenza? Possibile?

Ancora ieri sera i facchini della Bormioli sono stati sgomberati dal presidio davanti ai magazzini della Bormioli dalla polizia in tenuta antisommossa e inseguiti fin’anche in tangenziale, si perché non basta allontanarli dal picchetto, li si deve inseguire per centinaia di metri perché devono capire chi comanda, chi è il vero padrone. Continua a leggere

Canto di Natale

senzatetto

di Francesco MAZZUCOTELLI

Giorgio era lì che ciondolava alla rotatoria con una mela in bocca. Le poche macchine tirano diritto, pensando che sia un tossico o un ubriacone. Gli zero gradi pungono il viso ed entrano nelle ossa.

Mi fermo a chiedere se ha bisogno di aiuto. Mi chiede un passaggio verso una struttura di prima accoglienza in un paese a sette minuti di macchina.
Giorgio racconta che ha cinquant’anni e che è stato un perito chimico fino a un anno e mezzo fa.

Una vita relativamente normale. Poi i tagli al personale e qualche scelta sbagliata gli hanno fatto perdere tutto quello che aveva, e si è trovato nel giro di pochi mesi in mezzo a una strada.

Giorgio racconta l’umiliazione, il senso di vergogna, le botte nei parcheggi, il disorientamento e la rabbia di non sapere più dove andare a sbattere la testa. Dice di aver pagato trent’anni di contributi e “sempre l’otto per mille alla Chiesa cattolica” e oggi di ricevere un euro e venti centesimi al giorno per mangiare e dover elemosinare un posto al riparo dove dormire la notte.

Chissà se quello che mi racconta è tutto vero, ma in fondo che differenza fa?

Mi domanda di me e decido di raccontargli anche i miei fallimenti e le mie paure.

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I have a dream

madrefiglio

di Immacolata LEONE

Tutto è cominciato quando, l’altra mattina, mio figlio nel preciso istante in cui stavamo uscendo, sull’uscio di casa, mi ha chiesto:

– Mamma qual è il tuo sogno?

“Cosa?”

–  Qual è il tuo sogno mamma ?

Attimo di smarrimento e sbigottimento, misto ad imbarazzo e confusione. Cosa potevo rispondere ad un’anima candida di 10 anni?

Già cosa rispondere. Panico.

Subito la mia mente è sbarcata a quando lavoravo da piccola donnina in carriera, anni di duro lavoro, ripagati con soddisfazioni personali e uno stipendio. Già. Come raccontare e quali parole scegliere per descrivere l’inizio della fine, la discesa negli inferi, per una sopravvivenza apparentemente dignitosa? Un nuovo limbo, non cercato ma subito.

Un nuovo inizio fatto di incertezze, di approssimazione e sufficienza. Vivere alla giornata insomma. Senza più sogni né speranze, ma subire l’incertezza senza piu obiettivi né programmazione.

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Schizzinoso? No. Universitario e disoccupato

polettibuzzi

di Vincenzo G. PALIOTTI

Dichiarazioni come quelle del ministro Giuliano Poletti danno l’idea precisa di quanto questi sfrontati manichini del potere finanziario siano lontani dalla realtà, quanto ignorino le tematiche e le problematiche che si presentano a un giovane che spera di avviarsi al lavoro e/o allo studio.

Il ministro incita i giovani “schizzinosi” ad “andare a lavorare”, che – per come lo dice – pare che questi vogliano perdere tempo all’università e, sempre per i suoi toni arroganti e sprezzanti, quasi privando il Paese di quelle “risorse” che sono indispensabili per mandare avanti il mondo del lavoro. E qui non ci starebbe male una risata sonora.

Confermando quanto detto rispetto alla conoscenza della realtà, oggi un giovane è quasi “costretto” a prolungare il suo percorso studi perché dove lo trova il lavoro? Un tempo era così: quando non si poteva arrivare alla laurea, si entrava nel mondo del lavoro, con il diploma superiore e c’era anche chi ci entrava con la terza media.

Allora si poteva, allora un lavoro lo si trovava. E’ veramente ridicolo che il ministro del Lavoro (suo, personale) non si sia fatto questo elementare discorso. Credo che come il suo premier, lui viva degli annunci vuoti e falsi che parlano di aumento dell’occupazione, lui come il suo premier ha vissuto sempre in “discesa”: le salite le hanno sempre lasciate agli altri.

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“La Spagna va bene”

crisispagna

[Articolo pubblicato da Agenor sul sito A/simmetrie.org. Traduzione a cura di Serena Corti]

Nessuno in Spagna osa utilizzare in modo esplicito lo slogan con cui Aznar cercava di silenziare qualsiasi voce critica nel suo governo, proclamando che “la Spagna va bene”.

Tuttavia, questo è il messaggio che implicitamente si sta cercando di vendere in questi mesi di avvicinamento alla campagna per le elezioni generali di dicembre. Il dibattito sull’economia diventa più vivace, ma non più informato.

La Spagna è il paese in cui si parla meno del problema fondamentale dell’economia europea: l’unione monetaria, la sua instabilità, la sua inefficienza e la sua difficile sostenibilità.
Sette anni dopo la caduta in recessione il paese non ha ancora recuperato il livello del PIL nel 2008.

Mai nella sua storia ha vissuto una recessione più lunga. Il paese che ha sofferto di più gli eccessi e le carenze di questo sistema monetario, è anche quello che sembra meno disposto a metterlo in discussione. E sarebbe sufficiente chiedersi il motivo per cui la Spagna ha subito e continua a subire, una perdita di ricchezza, di occupazione e di diritti maggiore rispetto ad altri paesi.

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I privilegiati e gli umiliati

povero

di Immacolata LEONE

L’ingiustizia dello Stato e nello Stato la si trova ovunque ormai, negli obbrobri nuovi e in quelli vecchi.

Pongo all’attenzione uno scritto rilasciato dalla ASL per l’esenzione del tiket sanitario:
Rientrano nella categoria dei disoccupati esclusivamente coloro che hanno perduto una precedente occupazione alle dipendenze , quindi non un’occupazione autonoma e libero professionale”.

Lo sanno pure i piccioni, i cani, i gatti e i topi che ci sono titolari di partita IVA sul lastrico, che non hanno più niente. NIENTE: sono ferme perché è fermo il mercato.

In pratica se hai avuto un reddito fino a 8000 euro circa come dipendente hai diritto all’esenzione e pure alla disoccupazione (ed è giusto), se non hai avuto nessun reddito ma sei detentore di P.IVA lo Stato decide che non hai diritto a nulla: NULLA!

E’ lo Stato che crea, fomenta, aizza, condanna alle differenze sociali: ci sono i privilegiati (quelli veri sono coloro che dividono sempre più coloro che dipendono da un reddito) e gli umiliati.
Devi fare delle analisi importanti per tuo figlio, mica un capriccio.

Sul momento ti assale una sensazione di rabbia non verso l’impiegata del CUP che ti guarda con un aria di sufficienza tipica di chi non sa cosa fare, né cosa sia succedendo.

No, nella tua rabbia c’è frustrazione e costrizione sia fisica che psicologica, potresti perdere il controllo, ti si irrigidisce la muscolatura, diventi irrequieto e senti un caldo bruciante.

La voce si fa più intensa, il tono sibilante, a tratti stridulo. Senti accelerare il battito cardiaco, senti aumentare la pressione arteriosa e la tensione muscolare e la sudorazione.
In tutto questo frangente, con il tuo tipico aplomb ti dirigi alla macchina, entri e mentre pensi di spaccare la faccia a qualcuno, scoppi in un pianto liberatorio, ma impotente.

E senti che l’unica cosa da fare è una rivoluzione VERA.

Acqua di Lourdes

cappio

di Manuela PASQUARELLI

C’è un giorno in cui si muore. Non sempre coincidente col giorno in cui si ferma il cuore.
Capita che sia un giorno qualunque, un giorno apparentemente come un altro, ma poi tutto è solo un sopravvivere. A testa bassa, cuore stretto in una morsa ed occhi spenti.

Profondo e sordo e tormentoso il male che spezza respiro e gambe. E giorno dopo giorno e le notti divorano la forza di andare avanti. La voglia di vivere.

Se il giovane disoccupato fa pena (ma mi sorprendo ad incitarlo: “fuggi da questo insano paese”), l’ultra-quarantenne-cinquantenne esodato o licenziato perché l’azienda ristruttura o cede una sua parte e lui, che sembrava sano e forte, LUI si sente respinto perché VECCHIO e si ritrova “a spasso”, perché l’azienda punta sui giovani (meglio manovrabili?)… beh, LUI ti strazia d’impotenza!

Cosa vuoi che gli freghi all’azienda di tutta la sua esperienza e delle sue indubbie capacità? Una ceppa gliene frega all’azienda!
Quando non è direttamente il capo dell’azienda a soccombere alle regole sregolate e disumane…

E di tutti quei DEBOLI sfruttati e schiavizzati, d’ogni colore e religione e latitudine, ne vogliamo parlare?
E dell’IGNORANZA che ottunde e livella al basso più basso?

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L’unità della sinistra. Ovvero, la grande ammucchiata

disoccupati

di Franz ALTOMARE

Chi di noi non desidera l’Unità della Sinistra?
Ma quanti di noi sono capaci di spiegare cosa potrebbe essere questa unità, oltre il cartello elettorale utile a riciclare politici alle svendite da fallimento?
La sinistra d’apparato è il cancro della sinistra.

Se chiedi a uno qualsiasi dei sostenitori dei vari Civati, Vendola, Ferrero, Revelli quali potrebbero essere i primi tre obiettivi di una coalizione di sinistra degna di questo nome,
nessuno sa rispondere.
Nessuno!

Tutto il loro impegno è nel copia incolla fatto male di Syriza (che, dobbiamo confessarcelo, ha fallito), di Podemos ( che deve ancora passare il vaglio di una eventuale vittoria elettorale)… per il resto nessuna idea.

I presunti leader a loro volta fanno discorsi vaghi e non dichiarano nemmeno un obiettivo concreto di governo che dovrebbe costituire la base del consenso.
A loro basta essere eletti e ai loro sparuti elettori è sufficiente che i loro idoli vengano eletti.
Ma per fare cosa?
Resta un mistero.
Continuo a leggere documenti politici (se così si possono definire) e dichiarazioni astruse provenienti da quella parte che si dice di sinistra ma che è il vero ostacolo all’avvio di un processo di emancipazione politica.
Ci sono domande (poche) e piagnistei (tanti), ma non c’è una risposta.

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Varoufakis: l’accordo sul piano di salvataggio permette agli oligarchi greci di mantenere la loro morsa sul paese

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[Traduzione dell’articolo su The Guardian “Yanis Varoufakis: bailout deal allows Greek oligarchs to maintain grip”, di Phillip Inman]

L’ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis ha accusato i leader europei di permettere agli oligarchi di mantenere la loro morsa sulla società greca mentre si punisce la gente comune in una critica riga per riga dell’accordo di salvataggio per il suo paese di € 86Mld (£ 61Mld).

Varoufakis ha affermato che il parlamento greco ha spinto per il raggiungimento di un accordo con i creditori internazionali che permetterebbe alle oligarchie economiche presenti nel Paese, quelle che dominano settori dell’economia, di generare enormi profitti e di continuare a non pagare le tasse.

Il chiaro e diretto economista ha pubblicato una versione annotata del memorandum d’intesa sul suo sito, Lunedi scorso, sostenendo in tutto il documento di 62 pagine che la maggior parte delle misure imposte alla Grecia potrebbe peggiorare la già disastrosa situazione economica del Paese.

La sua prima annotazione chiarisce il suo sgomento per i drammatici eventi dello scorso mese, quando il primo ministro greco, Alexis Tsipras, è stato costretto ad accettare condizioni capestro per un nuovo piano di salvataggio, tra le richieste dalla Germania per l’uscita temporanea della Grecia dalla zona euro.

Varoufakis, che si è dimesso dal suo incarico nel mese di giugno, ha dichiarato: “Questo protocollo d’intesa [Memorandum of Understanding] è articolato in modo da dimostrare la capitolazione umiliante del governo greco del 12 luglio, sotto la minaccia di Grexit a cui è stato sottoposto Tsipras dal vertice euro.”

Dopo il vertice di Luglio, Atene ha approvato un memorandum triennale d’intesa la scorsa settimana che rilascerà € 86 Mld di fondi, in gran parte destinati a ripagare i debiti relativi ai due accordi di salvataggio precedenti. In cambio, Atene attuerà le riforme, tra cui modifiche al sistema pensionistico e la svendita di beni pubblici dello Stato.

Ma Varoufakis ha detto che il programma di riforme supervisionato dalla troika dei creditori – la Commissione europea, il Fondo monetario internazionale e la Banca centrale europea – porterà solamente in schiavitù i lavoratori comuni e le famiglie imponendo incisivi tagli al welfare mentre lascia alle imprese straniere la possibilità di prendersi attività imprednitoriali locali a basso costo attraverso le privatizzazioni. Ha detto che i proprietari di affari miliardari in Grecia sono stati anche messi in grado di sfuggire a ogni controllo.

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La povertà ha gli occhi di vetro

poor

di Immacolata LEONE

Giulia è una bella donna, ha forse due o tre anni più di me: la conosco dai tempi del liceo, all’epoca io ero una “squiccia” timidona e lei era la più bella dell’istituto.
Ci accomodiamo nel salottino, Martina è a scuola.
Mi guarda e sorride, di un sorriso triste, ormai rassegnato, all’improvviso mi sembra una vecchia, senza più speranze, senza più nessuna voglia di andare avanti.
Sono tre anni che continua questo stillicidio. Dapprima lei, che lavorava in uno studio privato è stata licenziata e poi è successo al marito, promettente ingegnere, senza più rinnovo di lavoro.

All’inizio, mi racconta, sei smarrito ti senti mancare la terra sotto i piedi, alla prima cosa che pensi è il mutuo, poi alle bollette alla spesa e, cosa ne sarà di tua figlia.
Poi arriva il senso di vergogna, il segreto da mantenere e fare finta di niente in attesa di tempi migliori che dovranno pur arrivare.

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