I fratelli Cervi. Martiri per la democrazia e la libertà

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di Luca SOLDI

“Le nuore mi si avvicinarono, e io piansi i figli miei. Poi, dopo il pianto, dissi: Dopo un raccolto ne viene un altro. Andiamo avanti”.

Il 28 dicembre di settantadue anni fa i sette fratelli della famiglia Cervi conclusero le loro giovani esistenze al poligono di tiro di Reggio Emilia.

I fascisti li misero al muro e li fucilarono. Il loro impegno, la storia e la loro fine rappresentano uno degli episodi che più è rimasto scolpito nella storia dell’antifascismo italiano. Un richiamo ancora attuale e vivo al valore della democrazia. Erano stati arrestati un mese prima. Ma nominare la parola “arrestati” è un’offesa all’intelligenza umana ed anche alla pur minima parvenza di governo che allora i nazisti e repubblichini avevano messo in piedi.

Diciamo pure in modo crudo, ma reale, che furono “strappati” ai loro cari, alla loro terra, ai sogni di una vita migliore. La famiglia Cervi, in quel podere di Praticello di Gattatico pieno di avvallamenti, aveva lavorato duramente. Avevano le mucche, allevavano piccioni ed anche le api che producevano un finissimo miele.

Addirittura, avevano comperato il primo trattore della zona ed inoltre avevano piantato per la prima volta in Emilia, l’uva americana.

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