Leggi elettorali fasciste: Acerbo (1924) e Renzi (2015)

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di Ilda MARINO
[Ilda Marino – Il crocevia delle idee]

Legge elettorale Acerbo del 1923 e Italicum di Matteo Renzi: un parallelo irriguardoso ed esagerato? Non mi sembra.

La legge Acerbo del 18.11.1923 fu adottata in occasione delle elezioni politiche del 1924 e fu voluta in quei termini da Mussolini per assicurare al Partito Nazionale Fascista una solida maggioranza parlamentare.

Modificava il sistema proporzionale in vigore dal 1919 (4 anni) integrandolo con il premio di maggioranza a favore del partito che avesse superato il 25% dei voti, aggiudicandogli i 2/3 dei seggi; si votava a collegio unico nazionale suddiviso in 16 circoscrizioni elettorali.

A quell’epoca votavano solamente gli uomini.

L’opposizione tentò di modificare almeno i parametri chiedendo l’aumento del quorum dei voti al 40% o in alternativa l’abbassamento del premio ai 3/5 dei seggi.

Ma inutilmente: la legge passò con la maggioranza di 223 sì e 123 no. Votarono contro solo i socialisti, i comunisti, la sinistra liberale e i popolari che facevano riferimento a Don Sturzo, tra cui suppongo anche Alcide De Gasperi.

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