Un fiero e deciso NO alla guerra!

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di Michele CASALUCCI

Alcuni anni fa, a Foggia, una insipiente decisione, della quale mai nessuno ha osato assumersi pienamente la responsabilità, ha portato all’utilizzo di un aereo da combattimento (dismesso) dell’Aeronautica militare, quale elemento dell’arredo urbano.

L’aereo in questione svetta sulla rotatoria (rondò, roundabout, chiamatela come volete), tra Via Paolo Telesforo, via Mario Natola (le tre corsie insomma), e via Silvio Pellico e Tratturo Camporeale.

L’iniziativa provocò discussioni assai accese e le motivazioni addotte da quanti sostenevano il valore della localizzazione erano sostanzialmente risibili; ne ricordo una che metteva in connessione l’aereo con i bombardamenti subiti dalla città di Foggia durante la seconda guerra mondiale. Ma si sa, quando si parla di guerra, la stupidità impera e la logica va a farsi quattro passi da un’altra parte.

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Il volare alto e la ferocia (Riflessioni, 1° parte)

parigi

 

di Gianni MARCHETTO

Le foto dei ragazzi

• La foto del ragazzino che in Siria spara alla nuca dei prigionieri o le due ragazzine nere che si fanno esplodere in mezzo ad altre persone in un mercato in Nigeria mi hanno decisamente sconvolto per il loro intento feroce. Feroce evidentemente in chi li ha fatti fare, non nei ragazzi che materialmente li hanno fatti.

• Riflettendoci su, un momento dopo mi hanno fatto pensare a quanta ferocia ci sia in chi ha pensato all’utilizzo di “droni” per bombardare (tecnologicamente) siti nemici (arabi).

• Chi aveva iniziato erano stati gli americani nella guerra in Vietnam che, con i B52, volavano talmente alto che neanche la contraerea li raggiungeva. Per converso i vietnamiti quando catturavano gli americani come prigionieri non andavano molto sul tenero. Continua a leggere

L’avanzata dell’ISIS ed il paradosso curdo

 

isis

di Vincenzo SODDU

C’è un aspetto paradossale negli sviluppi di quello che più che un conflitto ha assunto ormai l’aspetto di un massacro atroce e unilaterale.

La marcia dei Jihadisti dell’Isis all’interno dell’Iraq è purtroppo una triste realtà. Finanziati dall’Arabia Saudita e dal mercato nero del Petrolio, grazie ai diecimila barili al giorno venduti a mercanti senza scrupoli, i fanatici sunniti non conoscono più ostacoli nella progressiva quanto feroce eliminazione delle minoranze religiose irachene.
Così gli Stati Uniti, più volte accusati di aver creato con l’eliminazione di Saddam questa instabilità interna al Paese, sembrano finalmente decisi a intervenire duramente per tentare almeno di fermarla.
Spinto anche dalla diplomazia iraniana, Barack Obama ha deciso di rifornire regolarmente di armi i Peshmerga curdi schierati a nord di Mosul, che stanno combattendo per il controllo dell’importante diga che garantisce energia all’intero Nord del Paese.

Quando si parla dei Curdi si parla della popolazione più bistrattata nella storia del Medio Oriente e dell’Altipiano Iranico: etnia indoeuropea discendente nientemeno che dall’antico popolo dei Medi, il cui numero complessivo di componenti oggi si aggira sui 35 milioni di persone.
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