Quelle insospettabili violenze

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di Ivana FABRIS

In questa giornata vorrei fermarmi a riflettere su come ci focalizziamo sempre e solo sulla violenza fisica, contro le donne, ma in realtà è della violenza che si annida nelle pieghe del perbenismo, del conformismo, del moralismo di un certo pensiero borghese che ci dovremmo occupare e preoccupare maggiormente.

Perchè spesso il sessismo e la discriminazione, ma anche le patologie peggiori, nascono e si nutrono avidamente proprio da questi modelli sociali.

In generale ognuno pensa di volere che le donne italiane e non, si emancipino definitivamente e vedano riconosciuti i loro diritti che, ci tengo a ribadirlo, non sono di genere, ma sono UMANI.
Ma nei fatti, poi, non è così.

Praticamente tutti cadiamo in piccole o grandi trappole comunicative, in modelli preconfezionati dalla cultura patriarcale che ancora ammorba la nostra società e che, come un veleno, si insinua nelle nostre vene sin da piccoli anche a causa di un’educazione in cui l’idea della donna è ancora legata a doppio filo ad un’icona cattolico-moralista che la vede comunque in una posizione di subalternità rispetto all’uomo.

Proviamo solo a pensare che nell’immaginario collettivo, per esempio, una donna che nella sua vita sceglie di non diventare madre o di sposarsi (sì, anche quello, specialmente nella provincia italiana che costituisce una larga fetta del tessuto sociale del paese) viene vista come qualcuna che ha negato se stessa, una donna incompleta, una che ha “ripiegato” e che usa l’alibi della scelta consapevole, secondo la vulgata, e che alla fine viene considerata, a tutt’oggi, come una donna che ha una “marcia in meno” rispetto a tante altre che invece hanno scelto di avere figli.

Oppure soffermiamoci sull’insulto: verso le donne, anche da parte di altre donne, la prima parola che viene pronunciata spesso è “puttana”.
Inezia? No, semmai indicatore di come venga percepita la donna: corpo sessuato, moralmente esposto a continuo giudizio e a prescindere dal motivo per cui viene giudicata.

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8 domande sulla scuola. #Gianninirispondi

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di Claudia BALDINI

La scuola pubblica italiana è stata stravolta. La responsabile di questa riforma, in quanto ministro dell’Istruzione, è Stefania Giannini. A lei chiediamo delle risposte per tutti i cittadini sia nel metodo con il quale si è arrivati a questa riforma, sia nel merito delle scelte fatte.

Sul metodo:
1) Perchè non sono stati ascoltati gli insegnanti, gli studenti, le loro famiglie, che pure sulla scuola avevano tanto da dire?

2) Perchè sono stati presi in giro i docenti precari, illusi di ottenere un contratto stabile prima delle elezioni di maggio e poi abbandonati al loro destino?

3) Perchè non c’è stata una reale discussione parlamentare?

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Viva la scuola! Abbasso Renzi

vivalascuola

Articolo 33 della Costituzione Italiana

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
E` prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.
Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

di Claudia BALDINI

Da tempo in questo Paese succede che ogni governo, ogni ministro dell’Istruzione, dice che la scuola è il primo pensiero, la priorità nel proprio programma. E questa priorità la concretizzano, oltre che con visite d’immagine e “batti il cinque” con i bambini delle scuole, con una nuova Riforma. Tutti i governi l’hanno fatto. E non si preoccupano certamente di non avere ancora applicato completamente la precedente. Già questo la dice lunga: sia sulla priorità , sia sulla competenza. Così non si concorda la riforma con gli insegnanti , ma ad esempio si applicano i modelli Marchionne alla scuola.

La mentalità che affiora è chiara: punire gli insegnanti scarsi. Come? Lo decide il Preside. Pochi fondi per la gestione sia ordinaria (manutenzione compresa)? Le scuole si cerchino sponsor. Come si assume? Ci pensa il Preside. E tutti i docenti che già hanno fatto abilitazione, concorsi, speso soldi per stare in graduatoria supplenze? Vabbè dai, a settembre assumiamo quelli che hanno già cattedre a giugno , circa 100.000 e buona lì. Di programmi ? Non è affar loro. Scuole professionali “ghetto”? Non è affar loro.

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Ma dove andiamo?

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di Vincenzo G. PALIOTTI

L’argomento del giorno è la norma contenuta nel Jobs Act riguardante il controllo a distanza del lavoratore da parte dell’azienda. Così, sic et simpliciter, sembra che sia una pesante limitazione della libertà dell’individuo, cosa già grave, ma va al di là di tutto questo perché getta le basi su una serie di considerazioni di dove stia andando la società. Perché la cosa oggi riguarda solo il mondo del lavoro, ma domani potrebbe degenerare.

Come ha spiegato efficacemente Alessandro Gilioli, “In altri termini, se ti viene assegnato sul lavoro uno strumento elettronico aziendale (un computer o anche un telefonino, tipicamente) questo può essere usato con funzioni di controllo anche senza alcun accordo sindacale, a pieno arbitrio del datore di lavoro, e senza bisogno di alcuna motivazione. Non c’è molto da aggiungere: è il Grande Fratello aziendale legalizzato. Ed è una norma limpidamente e schiettamente propria della destra economica”.

In una società moderna, pulita, onesta c’è un fattore che si viene a determinare per disciplinare ogni genere di rapporto sia esso lavorativo, amichevole, sentimentale: questo è la fiducia reciproca. Fiducia reciproca che significa anche senso di responsabilità, senso civico, lealtà e quindi onestà.

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La filosofia del professor Bruno Mandalari: pensare?

Bruno Mandalari, autore di diverse monografie, è docente di Storia e Filosofia presso il Liceo Classico “Alessi di Turi” di Trebisacce (CS).
A partire da oggi darà diversi contributi ad Essere Sinistra, tra i quali questi video, molto godibili, dove ci permette di aprire ampi spazi di ragionamento.
Buona visione e buona riflessione a tutti.

La Redazione di Essere Sinistra

La scuola vera. Il libro di lettura

SchoolReading

di Vincenzo SODDU

Un giorno, non ricordo più nemmeno quando, ho deciso: niente più classici.
Non che sia stata una decisione improvvisa, intendiamoci E’ stato un processo lungo e graduale.
Sono diventato insegnante nell’epoca in cui I Promessi Sposi erano considerati, assieme, il primo testo della nostra letteratura e l’unico libro di lettura adottabile a scuola.
Per anni ho sottostato alla tirannia delle schede e degli approfondimenti sui brani vari tratti dalle sventurate avventure dei due contadini lombardi, finché un giorno, appunto, ho deciso, e ho interrotto piuttosto bruscamente la tradizionale lettura del sacro testo manzoniano; è stato, credo, nel momento in cui un’alunna mi ha detto, con aria piuttosto annoiata, che la storia della monaca di Monza l’aveva già vista in streaming, anche se la mamma le aveva spento il pc sul più bello… sic!

Passi per la versione dissacratoria del Trio Solenghi-Lopez-Marchesini, ma quello era troppo.
Ho scelto allora La coscienza di Zeno, pensando che un classico più vicino a noi potesse stimolare un dibattito serio e coinvolgente, ed invece, arrivato al Capitolo sul Fumo, mi sono subito arenato fatalmente sui personalismi degli alunni, sulle loro quotidianità personali.
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La “buona scuola”? Una scatola vuota

scolari

di Alfredo MORGANTI

La ‘buona’ scuola?
Perché dovrebbe essere ‘buona’ una scuola che affida al preside ogni potere, e lo tramuta nell’ormai classico ‘uomo solo al comando’, applicando anche qui, alla scuola appunto, la modalità ‘Italicum’? Circondato, peraltro, da uno staff di fedelissimi provenienti dall’albo territoriale, pronti a tutto per lui, pure a giudicare i ‘colleghi’ assieme agli studenti?
Come se fossero una sorta di ‘consulenti’ esterni di cui la PA è già abbastanza sovraccarica, numericamente e ideologicamente.
Perché dovrebbe essere ‘buona’ una scuola che resta TALE E QUALE sul piano della didattica e dell’offerta formativa? Dove starebbe la ‘bontà’ di tutto questo? Nel fatto che oggi, come dice l’esperto, ‘le scuole si scelgono i docenti’ e non il contrario? Che tradotto vuol dire: i presidi si scelgono i docenti.
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Il talento del dolore

amici
di Monica NOBILE

Giorgio, lo chiamerò così, ha tredici anni. E’ stato adottato all’età di quattro anni. E’ in perenne tumulto, fisico ed emotivo. Con la scuola fa fatica. O meglio, gli insegnanti fanno fatica con lui. Disturba, ha improvvisi attacchi di aggressività verso i compagni, interviene a sproposito.
Gli insegnanti, in questi anni, hanno sovente telefonato ai genitori, chiedendo di venire a riprenderselo perché non sapevano come tenerlo.
In quinta elementare tanta era la difficoltà che la famiglia è stata caldamente invitata a ritirarlo da scuola, così Giorgio ha seguito un percorso di educazione parentale e ha fatto gli esami da privatista. Quando è arrabbiato vede rosso, spacca, alza la voce, cerca lo scontro fisico.
Sta meglio con gli adulti, forse perché i coetanei sono spaventati dalle sue modalità irruente e bizzarre.
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La scuola vera è anche un videogioco.

videogioco

di Vincenzo SODDU

Voglio scrivere sulla scuola di oggi, quella vera, quella che incontro domani mattina, in aula. Non “La Buona Scuola” patinata, ancora in fieri, di Renzi, ma quella vissuta tutti i giorni, sulle barricate, piena di difetti, certo, ma forse proprio per questo vera e capace di essere migliorata per davvero.
Userò naturalmente per i ragazzi, come al solito, dei nomi fittizi.

L’altro giorno, alla radio, ho sentito che in Olanda la storia viene insegnata con i fumetti.
Una buona idea, se non fosse che gli unici fumetti che questi ragazzi leggono sono delle improponibili storie post futuriste di disperata sopravvivenza… va a finire che questi mi scambiano Cleopatra per una mummia post-industriale…
Far lezione non è facile, non è da tutti, e soprattutto non è improvvisabile.
Te lo devi guadagnare il DIRITTO di far lezione.
Giorno per giorno.
Davanti a te non hai più quegli antichi alunni disciplinati e compunti che si alzavano in piedi quando tu entravi in aula, ma piccoli geni informatici convinti di sapere tutto ciò che possa servir loro su questo pianeta.
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Mettete dei libri nei vostri cannoni

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di Claudia PEPE

 

Carpe diem, cogliete l’attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita. Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana; e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento; ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita.” “Perché sono salito quassù? Chi indovina? Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio!” cit. da L’attimo fuggente…

È proprio quando possiamo vedere oltre alla nostra mediocrità, è proprio in quel momento, ragazzi, che la vostra e la nostra anima, diventa lo sguardo a cui dovete sempre lasciare il passo. Tutti teniamo alla nostra verità, ma vi prego, dovete credere che i vostri pensieri sono unici e anche se ad altri sembrano strani e impopolari. Continua a leggere